domenica 30 novembre 2008

satira: mi imitano senza conoscermi

Il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini non si riconosce nelle imitazioni che le fanno nei vari programmi televisivi. "Se gli imitatori avessero aspettato e mi avessero dato l'opportunita' di farmi conoscere - spiega - forse avrebbero colto qualche aspetto piu' divertente". Secondo il ministro, dunque, "devono lavorarci". E dopo averla conosciuta di piu' potranno fare meglio. Questa valutazione Maria Stella Gelmini ha voluto affidarla alle telecamere de "La 7", nell'intervista a Alain Elkann in onda domani alle 9.




Grazie a tutti quelli che c'erano!










Milano, 29 novembre 2008
Manifestazione ReteScuole in favore della scuola pubblica

ALTRE FOTO

Articolo de Il Manifesto: L'onda primaria

RASSEGNA STAMPA












Video manifestazione a Roma


venerdì 28 novembre 2008

La scure della Gelmini risparmia gli insegnanti di religione.

di Roberta Carlini

Zona protetta, qui non si taglia. E neanche si riordina. I 25.694 insegnanti di religione nella scuola pubblica italiana sono al riparo dallo tsunami di tagli e proteste che l'ha investita. Anzi, sono destinati ad assumere un peso crescente, essendo le loro ore intoccabili nella generale riduzione dell'orario delle lezioni in classe. Lo dice anche la Gelmini: macché maestro unico, c'è anche l'insegnante di religione. Che alle elementari e alle materne fa due ore a settimana per classe. Solo che adesso sono due su 30 (o 40, se c'è il tempo pieno), dall'anno prossimo saranno 2 su 24: l'8,3 per cento dell'orario curricolare.

Quadro orario a parte, a fare i conti in tasca alla spesa della scuola pubblica per gli insegnanti di religione si trova qualche sorpresa. A partire dal numero complessivo: in aumento costante, per le massicce immissioni in ruolo fatte negli ultimi anni. Tra il 2004 e il 2007 sono stati assunti oltre 15mila tra maestri e professori di religione. Adesso superano i 25mila, e cifra più cifra meno costano 800 milioni all'anno. Ottocento milioni pagati da tutti, incomprimibili e insindacabili. E non solo perché oggetto di un accordo sottoscritto con uno Stato estero: non è che nei patti col Vaticano siano stati scritti anche i dettagli organizzativi e burocratici, e spesso sono questi a fare la differenza. Un esempio: mentre da tutte le parti ci si affanna per razionalizzare, accorpare, risparmiare, l'insegnante di religione è attribuito rigidamente per classe. Questo vuol dire che c'è sempre, anche se solo uno studente di quella classe opta per l'insegnamento della religione.

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LA RIFORMA GELMINI E LO STUDIO DELLE LINGUE STRANIERE

Invito tutti i docenti e coloro che si interessano al mondo della scuola e della formazione a riflettere su quanto segue:
L'Unione Europea da tempo, impegna parte delle sue risorse nella promozione di scambi e tirocini. Ricorda continuamente ai paesi membri che una politica di multilinguismo positiva può migliorare le opportunità nella vita dei cittadini, può aumentare l'occupabilità, facilitare l'accesso a servizi e diritti e favorire una migliore coesione sociale. La diversità linguistica viene definita una risorsa preziosa per i cittadini europei tanto che si punta alla conoscenza di almeno due lingue comunitarie oltre alla lingua materna.
Ritengo quindi che nel momento in cui un paese europeo si accinge a progettare una riforma della scuola ed un riordino dei cicli scolastici, non possa non tener conto di quanto l'Unione Europea auspica, di quello che i singoli paesi firmano, fra cui anche l'Italia, e di quello che si impegnano a fare in termini di politica educativa. Se ne deduce che se dovessimo immaginare una scuola moderna europea per i nostri ragazzi, potremmo ad esempio pensare all'inserimento obbligatorio di due lingue comunitarie a partire dalle scuole elementari, con inserimento nel corso degli anni dello studio di alcune discipline in lingua straniera (CLIL), con programmi di apprendimento linguistico progressivo secondo quanto previsto anche dal Quadro di Riferimento Europeo in tutti gli ordini di scuola, senza distinzione perché le competenze linguistiche sono competenze trasversali e professionali spendibili in qualsiasi settore e con pari dignità.
Ciò significherebbe, in pratica, avere studenti in grado, dopo l'esame di maturità, di fare una scelta universitaria adeguata, sfruttando anche le diverse opportunità offerte dalle università europee oppure nell'ambito lavorativo, di poter usufruire di tirocini, od esperienze lavorative in più paesi europei e soprattutto usando la lingua del paese che, come sappiamo tutti benissimo, è fondamentale per viverci, studiare o lavorare.
Cosa fa il nostro governo? Penalizza le lingue straniere con una diminuzione di ore in alcuni indirizzi (2 ore a settimana) e nel caso delle seconde lingue comunitarie con addirittura l'eliminazione dello studio delle stesse in alcuni casi come il Liceo delle Scienze Umane o altrimenti riservando loro un posto in panchina: attività che gli studenti possono scegliere (in opzione).

Siamo sicuri che sia questa la scuola che desiderano i nostri ragazzi?
Prof.ssa Giovanna Lucchesi

Università, cambiato il decreto Gelmini: "Norme anti baroni"

Arrivano le norme "anti-baroni"? Il ministro dell'Università, Mariastella Gelmini, parla di "svolta nel sistema universitario" , l'opposizione frena e definisce il provvedimento "senza coraggio". Al centro del dibattito parlamentare la conversione in legge del decreto-legge dal titolo "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca". Dopo la contestazione studentesca delle scorse settimane, che ha più volte sottolineato come il decreto non affronta la questione del cosiddetto baronato universitario, questa mattina in commissione Cultura al Senato sono state apportate alcune modifiche al testo del decreto che sarà votato entro l'11 dicembre.

"Per la prima volta - dichiara il ministro Gelmini - le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta". In base alle modifiche apportate in VII commissione i docenti universitari che non si dedicheranno all'attività di ricerca saranno esclusi, a partire dal primo gennaio 2011, dagli scatti biennali" in busta paga e costituiranno un peso per gli atenei di appartenenza: verranno infatti esclusi "dalle ripartizioni dei fondi Prin", i Progetti di ricerca di rilevanza nazionale. Gli ignavi non potranno neppure fare parte delle commissioni di concorso per il reclutamento dei docenti e dei ricercatori.

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Piano programmatico: parere favorevole alla camera

  1. Non c'è alcun risparmio con l'introduzione del maestro unico nelle scuole elementari e addirittura la prima conseguenza saranno «oneri aggiuntivi» collegati all'allungamento dell'orario di docenza che passerebbe da 22 a 24 ore settimanali. A dirlo non sono i «facinorosi» dell'Onda ma è quanto si legge nel documento approvato ieri in Commissione Bilancio della Camera che ha comunque dato il suo «parere favorevole» al Piano programmatico di attuazione dei decreti Tremonti e Gelmini. «Le economie di spesa conseguenti al modello del maestro unico - si legge - risultano allo stato non quantificabili e, nel momento in cui verranno conseguite, ridurranno l'incidenza degli altri interventi indicati nel Piano programmatico. In ogni caso l'onere derivante dall'introduzione dell'insegnante unico è stimato inferiore ai risparmi realizzabili in applicazione del nuovo modello didattico-organizzativo».
  2. "...è confermata la possibilità di ottenere una riduzione complessiva di 11.200 unità di personale a seguito della graduale eliminazione dei posti di specialista di lingua inglese nella scuola primaria in quanto in tale ordine di scuola, in base alla normativa vigente, l'insegnamento della lingua inglese non può che essere impartito dagli insegnanti della scuola primaria in possesso della specifica qualificazione; all'attività di formazione linguistica obbligatoria prevista dal Piano per i docenti della scuola primaria sono destinate le risorse già stanziate allo scopo e ripartite..."

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Milano, le famiglie in rivolta per l'aumento delle mense scolastiche

Dopo quella contro il caro-parcheggi, parte la rivolta contro gli aumenti della refezione scolastica. La giunta ha annunciato la decisione di ritoccare le rette pagate dalle famiglie dei 70mila bambini che ogni giorno mangiano a scuola. E su Internet è cominciata la mobilitazione dal basso degli utenti del servizio offerto da Milano Ristorazione, la società comunale che per conto di Palazzo Marino rifornisce e gestisce 475 refettori.

«Le famiglie non dovevano essere agevolate? Sono indignata, spero in un vostro ripensamento, altrimenti era meglio pagare l’Ici», scrive rivolta al sindaco Stefania, impiegata part time, marito impiegato, tre figli. «Sono un padre di famiglia, ho due figli alle elementari, il Pdl mi ha tolto 200 euro di Ici e adesso me ne mette 400 in più di mensa scolastica. Vergogna», gli fa eco un genitore che usa “fantedipicche” come pseudonimo. Antonio Tuzzi aggiunge: «Se non ho capito male l’aumento non servirà per migliorare la qualità del servizio ma solo per riempire le casse vuote del Comune». E Rosanna fa notare: «Fa piacere apprendere che per il Comune da 23mila euro in su si entra nella categoria dei ricchi».

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giovedì 27 novembre 2008

La Lombardia di Formigoni ...

280 milioni di euro in sette anni e altri 45 milioni già messi in bilancio per il 2009. Beneficiari esclusivi di questa pioggia di denaro pubblico sono le scuole private, ma anche le famiglie lombarde benestanti: in 3.000 dichiarano al fisco un reddito tra 100 e 200mila euro e ricevono lo stesso un sussidio regionale. E mentre molte scuole pubbliche cadono a pezzi, la Regione storna 4,5 milioni di euro dai fondi per l'edilizia scolastica per finanziare la costruzione di una nuova scuola privata. Queste sono solo alcune delle inquietanti realtà che emergono dal dossier “Quelli che la crisi non la pagano”, contenente l'inchiesta del Gruppo consiliare regionale di Rifondazione Comunista sul finanziamento pubblico della scuola privata in Lombardia e da oggi gratuitamente a disposizione dei cittadini.

Regista dell'operazione di drenaggio di risorse pubbliche verso interessi privati è il Presidente Formigoni, che da tre lustri governa la Lombardia, ma il conto lo pagano i contribuenti, i cui figli frequentano in 9 casi su 10 la scuola pubblica. Il quadro che esce dalla nostra inchiesta è disarmante, preoccupante e scandaloso, poiché colpisce non soltanto per l’esorbitante entità del finanziamento, ma anche per il sistema di regole differenziato e discriminatorio.

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Gelmini, stella del firmamento?

Sarà per il nome, sarà per le parcelle astronomiche che fa pagare la categoria professionale cui appartiene, o semplicemente per i suoi meriti, fatto sta che la “nostra” Maria Stella Gelmini è diventata presidente della conferenza ministeriale per l’Agenzia Spaziale Europea.
In realtà, ha potuto assumere questa nuova carica per una serie di accordi e consuetudini che regolamentano la rotazione tra i diversi Stati membri. Semplicemente, ora è il turno dell’Italia, punto. Lei, in quanto ministro della ricerca (ma solo incidentalmente, come hanno finora dimostrato i fatti), può sedere su questa poltrona europea, peccato che tutte le agenzie stampa e i giornalisti dimentichino che il 26 settembre la Gelmini non si sia presentata a Bruxelles per il il meeting dell’European Space Council, che sarebbe il comitato congiunto del Consiglio Europeo e del Consiglio ESA a livello ministeriale, vale a dire dei ministri responsabili delle attività spaziali. Dimostrazione di quanto prenda sul serio i suoi innumerevoli impegni.
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Voci degli studenti


Outing civile dalle Università

dal sito di Sabina Guzzanti

Suor Gelmini: il Vaticano ringrazia

a cura di Paolo De Gregorio

A dimostrazione scientifica della alleanza di ferro tra governo di destra e Chiesa Cattolica, l’unico settore della scuola non toccato dai tagli della Gelmini è quello degli insegnanti di religione, che sono venticinquemila e costano 800 milioni di Euro l’anno.
Questi insegnanti non sono quasi mai preti, la maggioranza sono donne e, udite udite, è la Curia che dà l’idoneità all’insegnamento, che può revocare con potere inquisitorio, se l’insegnante ha una condotta morale non idonea, tipo la convivenza fuori dal matrimonio.
Il Medio Evo che viviamo nel rapporto tra Stato e Chiesa pretenderebbe una risposta laica e di difesa dalle ingerenze religiose, che veda l’abolizione di ogni trattato con il Vaticano, il taglio di ogni finanziamento statale alle religioni, l’abolizione dei simboli religiosi da tribunali, scuole, ospedali, l’abolizione dell’ora di religione nell’istruzione, l’introduzione all’insegnamento a cura dei professori di lettere della storia delle religioni. Dalla storia delle religioni emergerebbe il loro fondamentale concorso alle guerre, al colonialismo, alla repressione di istinti a piaceri naturali, fino agli orrori della Inquisizione e della teorizzazione della tortura come mezzo per accertare la verità.
Il ruolo fondamentale del Vaticano in Italia, ruolo per cui è profumatamente ricompensato e che si integra nei poteri della classe dominante, è quello di avere un forte rapporto con i poveri, gli ignoranti delle classi subalterne, che vengono ammaestrati alla rassegnazione e alla speranza di una vita ultraterrena migliore, mentre in questa terra sono tenuti a lavorare, sopportare, e spinti a votare per i loro padroni, tanto il mondo sempre andato avanti così.
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Piatto più caro

L’aumento, in parte anticipato negli scorsi me­si, è quello delle rette per la refezione scolastica. Qui davvero il piatto si fa più salato. Gli aumenti scattano per 47.901 fami­glie su 62.345. In pratica il 76 per cento. Ma gli au­menti colpiscono in modo diverso a seconda delle fasce di reddito parame­trate sull’indice europeo di ricchezza ( Isee). Per quelle con redditi compre­si tra 2mila e 6.500 euro (in tutto 36.768 bambini) le tariffe scenderanno da un minimo di 22 a un massi­mo di 119 euro. La tabella a fianco riporta tutte le variazioni. Con alcune bizzarrie: lo “sconto” per chi ha un reddito Isee infe­riore ai 2mila euro (equi­valente a 4-6mila euro di reddito effettivo) è di 112 euro, per quelle con reddi­to tra 4mila e 6.500 (ovve­ro reddito reale da 13.260 a 16.060) sale invece a 119. Insomma, chi è più povero paga di più, chi è “ricco” paga meno.
«Operazione di equità», ha comunque insistito l’assessore Mariolina Moioli presentando le nuove tariffe perché la ma­novra introduce anche fa­sce reddituali nuove per chi supera l’Isee di 6.500. I redditi tra 12.500 e 27mila pagheranno 290 euro in più per le mense nelle scuole d’infanzia e 208 per primarie e secondarie di primo grado. Oltre i 27mi­la l’aumento è rispettiva­mente di 440 e 338 euro. «E’ vero ci sono gli aumen­ti ma da quest’anno il Co­mune mette in cantiere un intero mese in più a luglio che prima non c’era», ri­marca Moioli.

Leggi articolo sulla "stangata"

Piano programmatico: ok della Commissione Bilancio

La Commissione Bilancio teme che le condizioni poste dalla Commissione Cultura non consentano di conseguire i risparmi previsti dalla legge. Al Senato Garavaglia (PD) parla di inevitabile rinvio delle iscrizioni degli alunni e forse anche di sospensione dei trasferimenti.

Nella seduta del 25 novembre la Commissione Bilancio della Camera ha messo le mani avanti rispetto alle “condizioni” poste sul Piano programmatico dalla Commissione Cultura.
Come si ricorderà nei giorni scorsi la presidente della Commissione Cultura Valentina Aprea aveva presentato una bozza di parere che era stata apprezzata dalla stessa opposizione.
La Commissione Bilancio ha però evidenziato che “dalle disposizioni del Piano programmatico non emerge un quadro tale da giustificare e assicurare il conseguimento degli effetti finanziari previsti”.
Se poi dovessero essere accolte le condizioni poste da Valentina Aprea la “squadratura di bilancio” potrebbe rendere del tutto inaccettabile il Piano, sotto il profilo finanziario.
La Commissione Bilancio ha avanzato anzi la richiesta di esaminare più approfonditamente i regolamenti applicativi nel caso in cui il Governo dovesse accogliere le condizioni della Commissione Cultura.

SEGUE>>>(Tecnica della scuola)

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mercoledì 26 novembre 2008

29 NOVEMBRE: di nuovo tutti in piazza


Uno dei più grandi economisti del Novecento, John Maynard Keynes, era solito ripetere: “ogni volta che risparmi 5 scellini togli ad un uomo un giorno di lavoro”. In fondo si tratta di una scelta, per quanto drastica: risparmiare o tagliare? E se si opta per i tagli, che cosa tagliare? Il governo Berlusconi pare avere le idee molto chiare a tale proposito: per risparmiare occorre tagliare le spese sociali, dalla sanità all'istruzione. Un'ottica liberistica, che ha già fatto i suoi danni e rischia di farne di più pesanti in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando. Ma sarebbe, tuttavia, pur sempre una scelta, se almeno fosse coerente. La realtà, invece, è che nel nostro paese esiste tutta una schiera di privilegiati molto potente, una vera e propria lobby, capace di bloccare ogni riforma del nostro sistema. Ci sono, per esempio, decine di migliaia di evasori fiscali che fanno mancare ogni anno nelle casse dello Stato trecento miliardi di euro, pari cioè alla somma delle ultime sei finanziarie! Uno scandalo, che tuttavia non pare preoccupare il governo, che considera una vera e propria emergenza le spese sociali, a partire dall'istruzione. Su questo settore il governo conta di risparmiare otto miliardi, una bella cifra per un settore che negli ultimi anni è stato fortemente penalizzato.

SEGUE>>>>

Quando le elementari incontrano l'università ...

di Gioconda Pietra, Comitato Genitori-Docenti
Sesto S. Giovanni (MI)


Ore 16:30, suona la campanella dell’uscita da scuola.
Oggi non si va a casa o ai giardinetti, si va all’Università!
Così è iniziata la bella avventura di una quarantina di bambini e bambine delle scuole elementari e materne che, accompagnati dalle mamme e da qualche papà, con alcune maestre e una dirigente hanno raggiunto la facoltà di Mediazione Linguistica e Culturale in Piazza Montanelli a Sesto San Giovanni. Con loro c'erano anche ragazzi e ragazze della scuola media
Nell’atrio della facoltà, si sono accomodati su una grande isola di cartone con fogli e matite colorate, per ascoltare la storia animata e narrata da due studentesse.
Bimbe e bimbi hanno interagito intervenendo, rispondendo alle domande e disegnando la storia della donna nera che tutti chiamavano di “colore”.
A seguire un’altra storia con animali, colori, parole e fantasia.
Poi, uno studente universitario ha spiegato ai bambini cosa si studia alla facoltà di Mediazione Linguistica. Bambini e bambine si sono mostrati molto attenti e interessati, facendoci capire, con le loro osservazioni, di essere consapevoli del ruolo sociale dei futuri mediatori culturali.
Sotto la guida della professoressa Guardi è iniziato il gioco della Scuola che vorrei. I suggerimenti espressi sono stati trascritti su un gran cartellone che tutti i bimbi hanno firmato.

SEGUE sul sito di ReteScuole>>>

martedì 25 novembre 2008

la Regione Emilia-Romagna si è schierata compatta contro i tagli

Marco Monari (Presidente del Gruppo Pd Regione Emilia-Romagna)
Perché riformare ciò che funziona?
Con la riforma Gelmini sulla scuola italiana milioni di bambine e bambini, il futuro del nostro Paese, diventano semplicemente un numero in una casella. E’ questa la conclusione, sconsolante, alla quale si arriva leggendo il conto dei tagli annunciati dal Ministro dell’Istruzione. 87mila docenti e 43mila tra personale Ata e tecnici in meno. Almeno 4mila istituti scolastici a rischio chiusura, soprattutto nei piccoli comuni. Blocco del ricambio del personale docente: i giovani precari della scuola rimangono fuori. Riduzione del numero degli insegnanti di sostegno. Devastazione dei progetti di qualificazione scolastica, del lavoro di integrazione per gli studenti stranieri. Un taglio di 8 miliardi di euro in tre anni. Ritorno al maestro unico.
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Paola Manzini * (Assessore alla scuola della Regione Emilia-Romagna)
Tagliare nella scuola significa tagliare le gambe al futuro
... Nei giorni scorsi il Ministro ci ha detto quanto investirà nella scuola pubblica la mano sinistra del Governo, tacendo però sul fatto che con la mano destra ne taglierà approssimativamente quattro volte tanto. A suo tempo, il superamento della figura del maestro unico venne accompagnato da un approfondito dibattito pubblico che coinvolse famiglie, mondo della scuola, pedagogisti, mentre oggi si procede con grande disinvoltura con un decreto che metterà fine ad un’esperienza che ha elevato i livelli di apprendimento dei bambini e ridotto le disuguaglianze sociali.
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Gabriella Ercolini (Consigliera regionale Partito Democratico - Emilia-Romagna)
Alla Gelmini non interessa la qualità della scuola, ma pensa solo a fare cassa
... Non neghiamo certo i problemi seri che la scuola deve affrontare, ciò che contestiamo è la efficacia della risposta che il governo intende dare. La proposta della Gelmini sposta infatti il suo intervento verso contenuti assolutamente sbagliati che vengono di fatto identificati come le cause di tutte le questioni aperte nella scuola: troppi insegnanti, il voto in condotta, l’orario scuola, la valutazione numerica. In tutto il decreto non c’è un solo elemento propositivo per lo sviluppo degli apprendimenti: niente sulla ricerca didattica, sulla qualificazione professionale dei docenti e sulla stessa organizzazione della scuola. Cioè sulla qualità, che è la vera necessità della scuola italiana.
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Laura Salsi (Consigliera regionale Partito Democratico - Emilia-Romagna)
Maggioranza compatta contro i tagli alla scuola
... La maggioranza di centrosinistra che governa la Regione Emilia-Romagna si è schierata compatta contro i tagli annunciati dal ministro Gelmini, attraverso una risoluzione che è stata approvata dall’Assemblea legislativa del 23 settembre scorso. Come ho avuto modo di sottolineare in aula presentando il testo della risoluzione, in questo modo le forze politiche di centro sinistra hanno inteso schierarsi a fianco delle famiglie e dei lavoratori (che vengono colpiti pesantemente dai cambiamenti del sistema scuola) chiedendo ampie consultazioni sulla riforma.
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L'Università nella Casa del Sole


L'Università nella Casa del Sole,
scuole del Parco Trotter a Milano,
in collaborazione con
il collettivo dei "diversamente strutturati"

vi invita a

L'Università
nella Casa del Sole

Giovedì, 27 Novembre
Nei padiglioni, in teatrino,
nella ex- chiesetta, a partire dalle 13.30

Una novità per i bambini, ma anche per gli studenti, i dottorandi, i ricercatori che per la prima volta si confrontano con i piccoli e l'occasione di una visione complessiva del concetto di scuola.

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Contro i provvedimenti del governo che dequalificano e mettono in discussione il futuro di tutta la scuola pubblica, dalla materna all'università, la scuola elementare "Casa del Sole", incontrerà docenti, ricercatori e studenti dell'università statale, in 2 ore di gioco-confronto-scambio per interviste reciproche, laboratori, esperimenti, giochi e magie.

E' a partire dalla scuola che si ragiona sul futuro: le classi differenziate o ponte, il maestro unico o prevalente, i tagli all'università e la privatizzazione galoppante,

non sono il futuro che vogliamo.

L'università al Trotter, nella "Casa del Sole" sarà l'occasione per vivere insieme un sapere libero e condiviso e per ripensare ad una nuova scuola e ad una nuova università, pubblica ed accessibile a tutti.

Tutti i genitori sono invitati

Programma dell'incontro

prime elementari: intervista "doppia" con gli esperti di lettere in teatrino. Sarà un confronto molto semplice su come e dove gli studenti "adulti" e gli studenti "bambini" fanno scuola. L'incontro sarà preparato dalle insegnanti qualche giorno prima con i bambini.

seconde elementari: incontro con gli esperti di chimica in Chiesetta. Simuleranno semplici esperimenti con l'aiuto di immagini e di filmati. Seguirà nel piazzale antistante esperimento di magia.

terze elementari: elaboreranno e costruiranno con gli esperti di geografia una mappa del quartiere (Pad. Grazioli).

quarte elementari: un docente di Storia condurrà una lezione elementare su argomenti accattivanti per i bambini (Pad.Da Feltre).

quinte elementari: i docenti di economia proporranno un laboratorio dal titolo "dalla paghetta alle tasse". (Pad. Gabelli)

nel pomeriggio alle 16,45 in Chiesetta: il Prof. Sandro Rinauro, rivercatore di scienze politiche, parlerà dell'immigrazione italiana clandestina nel dopo guerra, attraverso immagini, foto e video.


Il comitato genitori - insegnanti della Casa del Sole

diversamente strutturati - Coordinamento Dottorandi/Assegnisti/Contrattisti degli Atenei di Milano




Studenti in bici a Milano


Venerdì 28 Novembre

h: 10.30
PIAZZA CORDUSIO MILANO

CRITICAL MASS CONTRO LA 133 !

Una biciclettata
(o pattinata o skateboardata o qualcuno altro mezzo ecologico vi venga in mente)
dal centro della città contro la 133!!

Una protesta originale e ben visibile per far capire a tutti
che abbiamo cominciato per non fermarci !!!

lunedì 24 novembre 2008

Precari lavavetri a Napoli

È possibile agire e cambiare i progetti Gelmini. Il Sisa in piazza il 29 novembre e il 12 dicembre

In parlamento si sta aprendo il dibattito sui decreti attuativi della legge Gelmini.
Da un lato vi è chi ipotizza un maestro unico “a domanda” dei genitori, subito smentito - essendo noto il generale favore dei cittadini per il tempo pieno - da quei settori governativi che il maestro unico l’hanno inventato per ragioni di cassa. Ugualmente insanabile il problema sollevato dalle classi ghetto chiamate “ponte”, perché l’esame vincolante di lingua italiana imposto dalla Lega per il passaggio di classe è incostituzionale. Per non dire della “riorganizzazione” che chiude e accorpa scuole e le modalità relative al reclutamento che vogliono cacciare dalla scuola migliaia e migliaia di precari. Nei decreti attuativi rischia pure di nascondersi il gravissimo passaggio a 33/36 alunni per classe e la revisione delle scuole media e superiore con la soppressione, promessa dalla Gelmini, delle sperimentazioni di ogni tipo. Ancora aperta, per altro, la discussione sulla chiusura delle scuole dei piccoli centri, almeno per il momento bloccata dalla conferenza degli enti locali. Le leggi 133 e 137 devono infine essere recepite in forma definiva dalla legge finanziaria, che al di là dell’approvazione dei primi di agosto, deve essere votata nel suo quadro unitario entro fine dicembre. Tutto questo dimostra come il movimento dell’Onda abbia il diritto e il dovere di contestare e di agire in questi giorni per il blocco e il ritiro di un insieme vessatorio e sbagliato di proposte contro la scuola. Il tema degli alunni per classe si ricollega strettamente alla legge 626 sulla sicurezza nelle scuole. La tragica morte di un ragazzo a Rivoli deve obbligare il governo ad un piano straordinario di controllo e verifica delle strutture. Il sottosegretario Bertolaso ha dichiarato chiaramente che la metà delle scuole italiane è pericolosa e a rischio, se come crediamo, ha ragione e al massimo sbaglia per difetto, si deve provvedere concretamente e senza perdere tempo. Tutti questi motivi devono portare di nuovo docenti e cittadini democratici per le strade a manifestare, insieme agli studenti che ancora venerdì scorso hanno manifestato numerosi in molte città, senza che purtroppo l’informazione ne desse le giusta rilevanza. Le manifestazioni programmate per sabato 29 novembre e venerdì 12 dicembre, in questo caso con lo sciopero generale indetto dai sindacati di base e ci auguriamo confermato anche dalla Cgil, sono le occasioni perché il movimento faccia percepire alta, forte e chiara la propria voce. Noi del SISA ci saremo, in particolare a Roma e Milano, dentro i collettivi studenteschi e i comitati docenti – genitori nei quali siamo radicati il 29 novembre, con le nostre bandiere il 12 dicembre. Ragazzi e docenti sono anche nelle piazze d’Europa, di Parigi, Berlino, Lisbona, Barcellona, contro i tagli, anche loro, e per una scuola e una università capaci di futuro. Anche delle lotte continentali, purtroppo le notizie diffuse dai media sono scarse e imprecise. Per parte nostra faremo tutto il possibile perché il 12 dicembre diventi una giornata per la scuola e della scuola, dell’università e per l’università. Don Milani ha scritto: “non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dire loro che dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste, ma quando vedranno che non sono giuste dovranno battersi perché siano cambiate.” Il movimento, l’impetuosità dell’Onda, lontana da ogni risacca, ha chiaro l’insegnamento milaniano: le leggi ingiuste si combattono sino alla loro radicale revisione o soppressione.

Per il coordinamento Davide Rossi
(da tecnica della scuola)

Marta

Ci vuole tempo e cura - esattamente come ci vuole all’interno di una famiglia, ci vuole lo spazio e il tempo per ascoltare le domande, i dubbi e i desideri dei nostri bambini e delle bambine

Ogni giorno, in questo periodo, ricevo un centinaio di mail, le leggo, le inoltro, rispondo.
Partecipo a tante assemblee pubbliche e parlo davanti a genitori e insegnanti, parlo della scuola, del bisogno di tempo e cura che richiedono i nostri bambini e le nostre bambine perché possano trovare un ambiente accogliente e formativo, un ambiente in cui si impara ad imparare . Confronto le pratiche della nostra scuola con quello che invece la Gelmini vorrebbe imporci come modello.

Giovedi mentre ero, come sempre, davanti al mio computer a preparare un lavoro di storia, mi arriva una mail . È di Laura, una ex alunna. Ha 24 anni adesso. Me la ricordo: era una bella bambina, capelli lunghi, due occhioni chiari spalancati sul mondo, una gran voglia di partecipare e il coinvolgimento su qualsiasi cosa proponevamo….


Ha trovato il mio indirizzo nelle maglie della rete e ha deciso di scrivermi. Mi racconta di sé, della sua carriera lavorativa, del suo fidanzato, della sua fatica a stare dentro tempi stretti di vita.

“La cosa più pazzesca e più dolce allo stesso tempo – mi scrive Laura - è che, in tanti anni trascorsi, il nome Marta è ancora capace di emozionarmi, farmi scendere una lacrima e stamparmi un sorriso in viso nonostante l'immensa stanchezza della giornata.
Ho il tuo sorriso indelebile nella mente, come se fosse ieri... come se in borsa anzichè portafoglio e patente avessi quadernone giallo e rosso...e la penna cancellabile!!!
Mi ricordo le ore che passavo a fissare il tuo vestito di lana viola e gli scaldamuscoli dello stesso colore pensando che,quando sarei stata grande, mi sarei vestita come te... avrei voluto essere come te. Sento ancora la tua risata che mi faceva ridere... e proprio ieri, mentre ero ad un corso di aggiornamento, disegnavo intorno agli appunti i tuoi sorrisini. La ragazza di fianco a me si è messa a ridere e io le ho risposto che li faceva la mia maestra alle elementari anziché dare i voti!
Non so se sono proprio così uguale a te, sicuramente ho molti centimetri in meno per quanto riguarda l'altezza e in più in larghezza...ma sento di aver dentro il tuo stesso entusiasmo, il tuo sorriso,la passione nel proprio lavoro, la grinta, la voglia di fare, la decisione ,la forza nel difendere le proprie scelte, l'indipendenza...
Ti abbraccio forte, immensamente... ti stringo e ti dico grazie... perché parte di quello che sono è quello che tu e Carmen mi avete insegnato”.


Ci vuole tempo e cura - esattamente come ci vuole all’interno di una famiglia, ci vuole lo spazio e il tempo per ascoltare le domande, i dubbi e i desideri dei nostri bambini e delle bambine. Senza di essi non si può fare una buona scuola. 

Per questo sapere fatto di relazioni vive, gli interventi di Tremonti e Gelmini sono di quel particolare tipo di risparmio che porta distruzione. Noi insegnanti vogliamo difendere le nostre scuole, i luoghi che amiamo e in cui si svolge una parte importante della nostra vita – della vita dei bambini e delle bambine.

Apartheid a scuola? No, grazie!

Giorgio Morale
(dal sito la poesia e lo spirito)

Si appresta a diventare legge la mozione Cota, che prevede “classi ponte” per studenti stranieri. Il Presidente continua a fare opera di informazione. Intanto si vedono i risultati dell’attenzione del governo per la scuola, la quale il 29 novembre torna in piazza.

Una scuola di tutti e per tutti
di Daniela Bertocchi

La mozione Cota, presentata dal capogruppo della Lega alla Camera e approvata il 14 ottobre, è diventata (tristemente) famosa come norma sulle classi-ponte per gli immigrati (anche se in realtà la mozione parla di “classi di inserimento”). Molti ne hanno sentito parlare in Tv o letto sui giornali, molti fortunatamente l’hanno anche disapprovata o si sono indignati, ma in realtà pochi ne hanno letto il testo originale, come spesso capita con i provvedimenti legislativi.

Vale quindi la pena di spendere qualche parola per presentarla (oltre che magari leggerla in originale). Il testo è composto da una lunga premessa di tono vagamente sociologico, che dovrebbe giustificare le misure concrete assunte. Nella premessa si parla dell’alto numero di “studenti stranieri” “con cittadinanza non italiana” presenti nelle nostre scuole, con “diverso grado di alfabetizzazione linguistica”; si mette in rilievo che tali studenti non sono distribuiti in modo omogeneo sul territorio nazionale, ma si concentrano soprattutto al Centro Nord, in particolare nella scuola primaria e secondaria di 1° grado (ovvero elementare e media); si afferma che questi studenti provengono da 191 diversi paesi e che quindi spesso nelle classi si trovano studenti di provenienza differente.

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il protagonismo delle maestre

Una delle novità di questo prodigioso movimento in difesa della scuola pubblica sono le maestre e i maestri delle elementari scesi in piazza a difesa di un progetto educativo che è il vero obiettivo dell'attacco del governo. È, quindi, necessario, nella nostra discussione, capovolgere il punto di vista.
Sono i tagli del ministro Tremonti a servire da copertura a una reazione in campo educativo che ha i suoi punti di forza proprio in quegli atti simbolici (il grembiulino, i voti, la condotta) rispetto ai quali il senso comune, sia a destra che a sinistra, vede, invece, un rassicurante ritorno al buon tempo andato. Anche sul «maestro unico» l'opposizione politica ha fatto proprie le ragioni sindacali e di garanzia del servizio per le madri lavoratrici, ma non la questione di fondo. La scuola elementare italiana, che è tra le migliori del mondo, non piace alla destra, perché in essa, nelle sue maestre e maestri, è operante quell'insieme di culture di innovazioni pedagogiche e pratiche educative che, sono nate dalla rivoluzione copernicana dell'«educazione attiva»: mettere al centro l'attività spontanea, personale, produttiva dei bambini; educare attraverso la relazione con l'ambiente e l'esperienza pratica; dare un ruolo formativo all'attività manuale; individualizzare il programma educativo per esaltare attitudini e recuperare difficoltà di ciascuno.
L'abolizione del grembiule ribadiva l'idea che la scuola non doveva essere una caserma, ma una comunità, un modo di vita sociale.

Leggi tutto l'articolo di Mario Sai sul Manifesto

Dossier annuale sullo stato degli edifici scolastici

Ecosistema Scuola 2008: i risultati

Il dossier annuale sullo stato degli edifici scolastici nei 103 comuni capoluogo di provincia. Bene Prato, Asti e Forli'. Le peggiori Genova, Sassari e Catania

E' stata presentata oggi la ricerca annuale di Legambiente realizzata sui 103 comuni capoluogo di provincia, che tramite questionario, forniscono informazioni relative alla qualità delle strutture della scuola dell’obbligo. Partecipano all’indagine anche le Province italiane, che hanno competenza rispetto alle scuole superiori. L'indagine vuole restitutire una fotografia che racconti lo stato della qualità degli edifici scolastici in Italia. I dati che emergono ci indicano quanto gli enti locali competenti investono su queste politiche.

Scarica il documento allegato sul sito di legambiente

domenica 23 novembre 2008

Un sorriso ...



Un bambino crescerà e penserà con la sua testa se lo ascolti e lo rispetti


Un ritratto di Giovanna Legatti

Giovanna ha iniziato ad insegnare nel '40 quando alle donne era concesso farlo solo in prima e seconda elementare. Si suppo­neva che non fossero in grado, delicate e deboline di cervello, di affrontare fanciulli di 8, 9, l0 anni. E' una maestra che voleva rinunciare ad insegnare quando pensava di non essere in grado di farlo. Che poi è tornata in classe per provare i principi e i metodi del Movimento di Cooperazione Educativa. Che si è spesa nella scuola, completamente, costruendo una comunità di apprendimento in un piccolo paesino delle Marche, Coldigioco, dove ha insegnato dieci anni, dal 1960 fino al 1970.
Giovanna Legatti Tamagnini, ex partigiana decorata con le croci di guerra, arrestata dalle SS, è nata a Lugugnano Val d’Arda nel piacentino, nel 1921, vive a Senigallia, con la sua pensione di 1100 euro.
Suo marito era Giuseppe Tamagnini, il fondatore del Movimento di Cooperazione Educativa che si ispira al pedagogo francese Celestin Freinet.
Tamagnini ottenne negli anni '50 di poter sperimentare il metodo d'apprendimento, che mette il bambino al centro del proces­so educativo in alcune scuole elementari.
Così incontrò Giovanna, diventata poi una delle maestre simbolo del movimento.
Non è una povera vecchietta indifesa che vive di ricordi. Lucida, attiva, scrive e lavora, si batte ancora per la scuola. Una scuola massacrata e, ci tiene a dirlo, non certo solo dalla ministra Gelmini ora o dalla Moratti prima.

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Chi si rivede, i maestri unici


Approvata la legge il governo sperava che la protesta si placasse,

ma le elementari saranno in piazza il 29 novembre


Non bisogna farsi ingannare dalla calma piatta, perché sta arrivando lo tsunami. Ci sono onde che hanno origine da un terremoto sottomarino, scrutando l'orizzonte piatto delle notizie telecomandate sembra che non stia succedendo niente, e invece tutte le sere, in tutta Italia, centinaia di scuole si riempiono di maestre, maestri e genitori. Sanno già tutto, ma continuano a discutere. Vogliono durare un minuto in più del ministro Mariastella Gelmini. L'energia è invisibile ma costante e quando l'onda si avvicina alla terra la sua altezza aumenta e coglie tutti all'improvviso. Il prossimo approdo - perché negli abissi della scuola elementare ci si sta attrezzando per durare tre anni - è già stato fissato per sabato 29 novembre e conviene non stupirsi se altre centinaia di migliaia di persone (senza l'appoggio di partiti o sindacati) riempiranno di nuovo le piazze del paese.
La macchina organizzativa, messa in piedi da un impressionante reticolo di contatti che fa capo all'associazione ReteScuole, è già al lavoro dallo scorso 31 ottobre, il giorno dopo lo straordinario sciopero generale in difesa della scuola pubblica. Ma già dopodomani, a macchia di leopardo, le scuole elementari di decine di città scenderanno in piazza per un primo ritorno di visibilità (Bologna, Cologno Monzese, Merate, Concorezzo, Sesto San Giovanni, Lucca, Torino...).
«In tutto il paese - spiega Mario Piemontese, che tutte le sere rimbalza nelle scuole della provincia di Milano - stiamo facendo una valanga di riunioni con uno scopo ben preciso. In ogni scuola elementare stiamo lavorando affinché si formi un comitato di genitori e maestre, mentre nelle superiori cerchiamo di costruire comitati che tengano insieme studenti e professori. Questa sorta di meticciato tra ordini di scuole diverse, dalle elementari all'università, è un fatto assolutamente nuovo». E sta funzionando? «La prova ce l'avremo il 29 novembre», dice Piemontese. Si direbbe però che la fiducia non manca, considerando che a Milano, la città dove ReteScuole è da anni il primo vero motore della protesta, sono già stati convocati non uno ma tre cortei che convergeranno su piazza Duomo trascinati da camion musicali, clown, bambini e compagnie cantanti. Decine di migliaia di persone diranno «Io non ci sto» partendo da piazzale Baracca (ritrovo per le scuole dei comuni della zona nord e ovest), da piazza Lima (scuole dei comuni dell'est) e da Porta Romana (zona sud).

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(Luca Fazio - Il Manifesto)

Sul maestro unico

In questo periodo mi è capitato più volte di sentirmi chiedere: “Ma perché siete contrarie al ritorno del maestro unico? E’ comprensibile la difesa di posti di lavoro, ma sul piano della conduzione della classe cosa cambia?”
In effetti, non è facile spiegare la complessità di una situazione a chi non ne sia direttamente coinvolto, ma provo a individuare alcuni punti per aiutare chi ha voglia di capire.
I momenti di crisi, in fondo, sono anche occasioni di verifica, di confronto. Perché non coglierne l’aspetto positivo?
Comincio dal rapporto maestra/o – bambini.

Oltre al curricolo “formale” ogni insegnante porta con sé la sua storia affettiva e il suo bagaglio di conoscenze che trasmette quasi inconsapevolmente attraverso il linguaggio, lo stile comunicativo, il comportamento. Una classe di bambini che affronta un percorso di cinque anni merita di conoscere a fondo almeno due adulti. Se crediamo che compito della scuola sia insegnare a pensare e non insegnare un pensiero, la presenza di due insegnanti garantisce che non si incorra nell’equivoco di credere che l’unico pensiero possibile sia quello dell’unico insegnante.

Mi è accaduto più volte che un bambino o una bambina trovandosi a vivere momenti difficili – personali e/o familiari – abbiano sentito il bisogno di chiedere aiuto alle insegnanti. In questi casi, di solito la richiesta è arrivata ad una sola di noi, a volte a me, altre alla mia collega, quella che per qualche motivo il bambino individuava come la persona più vicina, o più in sintonia, o più affidabile.
Chi riceve una richiesta di questo tipo, risponde ovviamente con un forte coinvolgimento emotivo ed ha bisogno di confrontarsi con un’altra persona che conosce a fondo quel bambino e la sua situazione. Le risposte, personali e familiari, devono essere fondate su scelte ponderate, devono essere condivise. In genere abbiamo cercato di ottenere dal bambino l’assenso a informare anche l’altra insegnante. I bambini ce l’hanno dato, e aver fronteggiato in due il problema ha dato maggior respiro alla situazione.

Mettiamo che l’insegnante viva un periodo difficile a livello personale, e – anche inconsapevolmente – comunichi tensione, insoddisfazione, malessere ai bambini. Essere in due significa garantire un certo equilibrio, accogliere eventuali segni di disagio dei bambini, confrontarsi con la collega per superare le difficoltà.

Se invece è la classe ad attraversare un periodo di particolare agitazione, mettendo a dura prova la tenuta delle insegnanti, è molto efficace che i bambini si confrontino con la reazione delle due insegnanti che, seppur con modalità diverse, evidenziano la presenza del problema e la necessità di risolverlo.

Quanto al rapporto maestri – genitori, vale anche in questo caso quello che ho detto fino ad ora.
Due voci, due pensieri, due sistemi di valutazione, anziché uno, forniscono più elementi di comprensione, maggiori garanzie di oggettività, un giudizio più articolato. Tutto questo diventa tanto più importante quando non vi sia piena condivisione tra le due insegnanti e, in tal caso, le diverse valutazioni rendono conto delle diverse facce di un bambino.

Succede a volte che un genitore o entrambi vivano momenti difficili e chiedano agli insegnanti di essere aiutati a gestire la situazione con i figli (malattia o morte di un genitore, o di un parente; separazione o divorzio; problemi di lavoro ecc.). Essere in due a ricevere questa richiesta fa sì che il genitore non scambi l’insegnante per lo psicologo personale, e il colloquio scolastico per una seduta psicoterapeutica, ma sia consapevole che si sta confrontando con gli insegnanti di suo figlio. Quello che il genitore confida agli insegnanti serve solo per aiutare insieme il bambino.

Infine, il curricolo.
Tanto nel modello a tempo pieno, quanto nel modello a moduli a ciascun insegnante è affidato l’insegnamento di alcune discipline. In entrambi i casi la possibilità di “specializzarsi” consente una conoscenza più approfondita dei contenuti della disciplina e della didattica degli stessi. Tra conoscere una disciplina e saperla insegnare c’è una bella differenza! Allo stesso tempo il dialogo e lo scambio tra gli insegnanti (garantito da un tempo settimanale di programmazione) permette che gli ambiti trovino dei momenti di incontro. Solo per fare un esempio, se l’insegnante di italiano parla di dialetti, lo stesso argomento può essere trattato da chi insegna geografia. Affrontare i temi da più punti di vista, fa sì che si infittisca la rete delle conoscenze dei bambini.

Fin qui non ho parlato di compresenza. Nella mia esperienza di tempo pieno abbiamo due ore di compresenza alla settimana (altre due sono utilizzate per l’insegnamento della religione e dell’attività alternativa). Come le usiamo? Per uscite didattiche con la classe; per preparare queste o altri eventi particolari (feste, incontri, attività che hanno bisogno di una programmazione condivisa per essere seguite anche da una sola insegnante, secondo linee prestabilite); per attività a piccolo/medio gruppo (laboratorio di informatica, pittura…); per attività di recupero e/o consolidamento; infine per i “discorsi seri”, quando il gruppo, per problemi di comportamento, è chiamato a raccolta per una “strigliata” a due voci, oppure quando accadono eventi speciali che richiedano un momento di riflessione collettiva.

La scuola è un luogo dove relazioni e apprendimento vanno a braccetto, diventare “buoni” cittadini è una finalità precipua quanto quella di imparare a pensare, decifrare la realtà, costruirsi una capacità di giudizio, che sono ben altro dal sapere quante furono le guerre puniche.
Per far fronte a questo all’adulto si chiede autorevolezza e non autorità, servono capacità di mediazione e di ascolto e non di comando. Non serve “il prevalente”, tanto meno “l’unico”. Servono almeno due maestri/e in condizione paritaria che in prima persona si misurano giorno per giorno con il rispetto reciproco, il dialogo, la capacità di ascoltarsi, pur nella diversità.
Servono due maestre/i che si impegnino a dare il meglio di sé relativamente agli ambiti disciplinari di cui sono responsabili, mantenendosi aggiornati, confrontandosi con colleghi, sperimentando sul campo con i bambini, scambiandosi opinioni, esperienze, emozioni.
Se mi penso maestra unica, non mi vergogno a dire che attualmente, delle mie quattro e più discipline, non per tutte riesco a garantire la stessa preparazione. Non è solo una questione di tempo e di energie, è anche una questione di interesse e di piacere. Figuriamoci se ne avessi ancora di più!

Non ho parlato del tempo, dell’importanza di svolgere il lavoro in un arco di tempo che preveda un’alternanza di attività più impegnative e più rilassanti, più teoriche e più operative, di gruppo e individuali. Il tempo di 24 ore, per questo ordine di scuola, per questa età dei bambini, in questa situazione sociale per la maggior parte delle famiglie così complessa, è un tempo “mal ridotto”.

Chiudo con una riflessione: credo che il tempo di non insegnamento più proficuo (per me e per i bambini) speso con le mie colleghe sia quello dedicato allo scambio di osservazioni sui singoli bambini: esternare le osservazioni, i dubbi, i giudizi ad una collega significa anche ri-pensarli prima di esprimerli, oppure esprimerli con la curiosità di vedere cosa ne pensa l’altra, se li condivide, se li “contesta”, se ha altre/diverse osservazioni da affiancare. Ascoltando la collega puoi accorgerti che qualcosa ti è sfuggito, non hai colto, non gli hai dato peso, oppure il bambino non ti ha svelato di sé. Puoi scoprire che ti è mancato quello sguardo in più, per distrazione, per fretta, per fatica. Succede. Essere in due vuol dire che il bambino è più protetto. Ed essere protetto, quanto più possibile, è un diritto di ogni bambino.

Condividere le scelte educative di una classe in due (tempo pieno) o più (moduli) persone, progettare e lavorare insieme è un lusso che questo paese non può permettersi? Quali sono le priorità assolute? Il lavoro? Non lavoriamo per il futuro dei nostri figli? Il PIL? Non produciamo per i cittadini di domani?

Anna Sarfatti

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Nota tecnica alla mozione "Cota"

SIG - Società Italiana di Glottologia
SLI - Società di Linguistica Italiana
AItLA - Associazione Italiana di Linguistica Applicata
GISCEL - Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica

Ogg.: Nota tecnica alla mozione "Cota ed altri n. 1-00033".

"...l’acquisizione di una L2 è tanto più ‘facile’, rapida, completa quanto più giovane è l’età del soggetto apprendente, e quanto più piena è l’immersione nella nuova realtà linguistica e culturale. Tale ‘piena immersione’ (studiata fuori d’Italia in paesi tradizionalmente bilingui come il Canada) facilita non solo il processo di acquisizione della lingua seconda, ma anche i processi di socializzazione e di reciproca conoscenza, premessa indispensabile alla costruzione di una società complessa e multietnica come si avvia a diventare l’Italia. È pertanto opportuno che si continui ad immettere i bambini e gli adolescenti non italofoni nelle classi normali. Inoltre si dovrebbe poter disarticolare le classi in certi momenti attentamente programmati dell’attività scolastica, quando certi contenuti disciplinari, linguisticamente troppo impegnativi, escluderebbero di fatto i non-italofoni neo-arrivati dalla loro corretta fruizione. Ma con tutta evidenza esistono nelle classi ore di educazione fisica, di inglese o altre lingue straniere, di matematica, di informatica e certo di altro, che potrebbero essere immediatamente accessibili a tutti, con qualche forma di sostegno..."


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sabato 22 novembre 2008

La scuola si fa sentire

Dimostrazione molto sonora per una scuola di qualità
Milano, 22 novembre 2008 - piazza Oberdan





La Gelmini travolta dall'Onda???


“Il Pdl sconfessa la Gelmini. Maestro unico, solo a richiesta”, di Maristella Iervasi


La Gelmini potrebbe essere travolta dall’Onda. Per ora è la sua stessa maggioranza a fare marcia indietro, a corrodere i pilastri della controriforma sulla scuola. Sarà proprio la Pdl a far diventare il maestro unico un optional, conun voto al piano programmatico sul sistema scolastico atteso per giovedì prossimo alla Camerain commissione Cultura e poi anche al Senato.
Proprio cavalcando l’Onda delle proteste di studenti, insegnanti, genitori, Regioni, sindacato (con la Cgil in primis) e dell’opposizione, la relatrice Valentina Aprea (Forza Italia), «corregge» il ministro Mariastella Gelmini presentandouna bozza di parere condizionato al piano in 21 punti.
Una operazione politica di facciata per andare incontro alle famiglie, come la propaganda di questo governo ha più volte ribadito. Una mossa che sembra accondiscendere alla richieste del movimento e dell’opposizione. Ma con un grosso neo: non elimina i tagli imposti da Tremonti in Finanziaria per la scuola. Gli 8 miliardi di euro in meno nei prossimi in 3 anni restano confermati. Idem la scure sui docenti.

SEGUE L'ARICOLO>>>


CAMERA DEI DEPUTATI - XVI LEGISLATURA Resoconto della VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) -

Piano programmatico di interventi voltialla razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico (Atto n. 36). PROPOSTA DI PARERE DEL RELATORE

venerdì 21 novembre 2008

Tempo pieno, doppio organico e autonomia scolastica

In articoli precedenti relativi alla scuola primaria abbiamo ripetutamente sottolineato la differenza sostanziale fra un “tempo scuola di 40 ore” e il modello pedagogico del tempo pieno (*). Sul piano degli organici docenti - per chiarire nuovamente con un esempio - per garantire le 40 ore di scuola su quattro classi bastano sei o sette insegnanti che, con le ore degli insegnanti specialisti di religione e di inglese, possono ricoprire l’intero orario settimanale. Il Tempo Pieno invece, dalla sua legge fondativa in avanti (art.1 della L.820 del 1971 ripreso dall’art.8 comma 2 della legge 148/1990 poi art.130 del Testo unico n.297/1994, quindi dall’art.1 della legge 25 ottobre 2007, n.176) ha sempre comportato, come presupposto, il doppio organico su ogni classe. Non solo due insegnanti, ma due insegnanti “contitolari”, con pari dignità quindi, entrambi corresponsabili delle attività e della gestione del gruppo alunni assegnato.

Dopo il ripristino del maestro unico come modello base della scuola primaria (art.4 dpr 137 poi legge n.169 del 30 ottobre 2008), con la possibilità, subalterna e opzionale, di un ventaglio di diverse proposte orarie (in buona parte mutuate dal decreto legislativo Moratti, n.59/2004) abbiamo formulato l’ipotesi che per tempo pieno si intendesse – da parte governativa – la possibilità, appunto, di un tempo scuola di 40 ore inteso come prolungamento orario del maestro unico (in questo caso “prevalente”) o comunque come “spezzatino orario”. In questo modo, in ogni caso, si tenderebbe a dare una risposta in termini quantitativi alle esigenze di carattere assistenziale (un tempo scuola lungo) delle famiglie, smontandone i possibili motivi di protesta.

LEGGI>>>

tutto l'articolo di G. Gandola e F. Niccoli dal sito ScuolaOggi

Incontro nazionale delle scuole Firenze

Il 15 novembre si è svolto a Firenze un incontro cui hanno partecipato genitori e insegnanti di coordinamenti, assemblee e scuole di Firenze, Sesto Fiorentino, Pontedera, Capannoli, Versilia, Lucca, Pistoia, Pisa, Arezzo, Cavriglia, Siena, Perugia, Roma, Napoli, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Milano, Torino, Venezia.

Alla fine della discussione l'Incontro nazionale delle scuole dichiara:

di opporsi al disegno di distruzione del sistema scolastico italiano e difende l’attuale modello di scuola elementare (il tempo pieno e i moduli) e dell’infanzia che negli anni ha prodotto risultati eccellenti, oltre a sostenere UNA SCUOLA A MISURA DI BAMBINO.

Inoltre, l'Incontro nazionale delle scuole ritiene fondamentale battersi affinché:
  • la scuola sia di tutti e sia laica;
  • sia la scuola della collegialità;
  • sia rafforzata e sviluppata la democrazia degli Organi Collegiali;

persegue i seguenti obiettivi:

  • ritiro degli articoli 16, 64 e 66 della Legge 133/2008 e della Legge 169/2008 ( ex D.L. 137);
  • ritiro del disegno di Legge Aprea e DL/leggi collegate;
  • difesa e applicazione coerente degli articoli 3, 9, 33 e 34 della Costituzione;
  • difesa della Scuola della Repubblica e della sua laicità;

si oppone:

  • alla privatizzazione della Scuola e della Università e alla trasformazione di esse in fondazioni, oltre che a qualunque forma di gestione aziendalistica e privatistica dell'istruzione;
  • alla istituzione delle cosiddette classi-ponte, all’emarginazione delle diversità, alle classi differenziali;
  • all’istituzione di classi a maestro unico;
  • ai tagli di orario e discipline e agli accorpamenti delle stesse alle medie e alle superiori;
  • alla cancellazione di 40 anni di percorso delle scuole;
  • al ritorno alla valutazione in decimi e al voto in condotta, a maggior ragione in assenza dei regolamenti attuativi;
  • all'aumento del numero di alunni per classe.

L'Incontro nazionale delle scuole, per attuare i propri scopi, si prefigge di:

  • fare informazione attraverso la distribuzione di volantini, assemblee nelle scuole e dibattiti cittadini;
  • di predisporre moduli di iscrizione alle scuole dell'infanzia, elementare, media e superiore che confermino gli attuali modelli didattici e organizzativi;
  • di richiedere agli Organi collegiali di ciascuna scuola la conferma degli attuali modelli didattici e organizzativi;
  • di promuovere manifestazioni ed eventi come occasioni per parlare di scuola e per sensibilizzare l'opinione pubblica, anche dal punto di vista dell'approfondimento pedagogico;
  • di coordinarsi con le altre realtà del movimento (rete degli studenti medi, universitari, docenti, ricercatori, peronale ATA e i precari, oltre che tutti i genitori) per trovare momenti e obbiettivi comuni ;
  • di adottare tutte le forme di obiezione di coscienza contro le cosiddette classi ponte.

L'Incontro nazionale delle scuole ritiene fondamentale che vengano rispettate tutte le norme di sicurezza stabilite dalla legge 626/1994 e dal decreto legislativo 81/2008.

L'Incontro nazionale delle scuole invita genitori e insegnanti a lanciare in ogni città, in ogni circolo didattico, in ogni Istituto iniziative di protesta nella giornata di sabato 29 novembre con l'obiettivo di mantenere alta l'attenzione sulla scuola. Segnala inoltre che in diverse realtà si terranno manifestazioni e incontri anche il 22 novembre.

L'Incontro nazionale delle scuole indica nella data del 16 di ogni mese il NO GELMINI DAY AND NO APREA DAY, una giornata di mobilitazione delle singole scuole da attuarsi secondo modalità proprie di ciascuna scuola.

L'Incontro nazionale delle scuole invita genitori, insegnanti, assemblee, coordinamenti cittadini e tutto il mondo della scuola e dell'Università a pronunciarsi sullo sciopero generale del 12 dicembre mettendo in rilievo le ragioni della protesta della scuola.

L'Incontro nazionale delle scuole lancia un appello a genitori, insegnanti e a tutti i cittadini che facciano pressione su tutte le organizzazioni sindacali per la proclamazione unitaria di uno sciopero generale per la scuola pubblica, laica e di tutti.

Firenze 15 novembre 2008

Scuola, ancora sale sulla ferita

Nella giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza il premier interviene sulle classi ponte per difenderle, oltre che sulla "riforma del grembiulino". Un comportamento che testimonia l'assenza di conoscenza in materia ma anche l'inopportunità istituzionale

Il presidente del Consiglio Berlusconi si è contraddistinto anche oggi per la gravità del suo comportamento, spargendo sale sulla già profonda ferita inferta all'istruzione dal suo governo. Il premier ha infatti utilizzato un'occasione importante come quella odierna, ovvero la giornata mondiale dedicata ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, per intervenire non in merito ai gravi problemi che affliggono il mondo dei più piccoli, bensì per discutere di aspetti marginali che afferiscono alla riforma proposta dal suo governo e che dimostra per altro di conoscere approssimativamente.

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Leggi tutto l'articolo di Manuela Ghizzoni

Gelmini: tre canali per la scuola superiore

La consultazione di una bozza clandestina del regolamento sul riordino dei licei rende chiare le linee di intervento Tremonti Gelmini sulle scuole superiori.

L’impostazione di fondo è quella della L. 53/05 della Moratti, mai abrogata dal Ministro Fioroni, con le correzioni introdotte dal Decreto n. 7/07 del Ministro Bersani, che rilanciava la centralità dell’istruzione tecnica contro la licealizzazione morattiana ed eliminava i licei economico e tecnologico, seguendo l’impostazione industrialista della Confindustria.

Con la bozza Gelmini viene sancita la definitiva separazione fra licei e Istituti tecnico professionali per i quali sono previsti regolamenti differenziati non solo nei contenuti ma nello stesso linguaggio.

L’istruzione liceale è vista come propedeutica per l’accesso agli studi universitari o tecnici superiori, quella tecnico professionale è essenzialmente rivolta a finalizzare gli indirizzi ad uno stretto collegamento con le richieste territoriali delle aziende. Solo per i licei si ventila la riduzione degli studi a 4 anni.

SEGUE>>> sul sito di ReteScuole

Bimbi a colori

I Bambini di Sesto incontrano l'Università

Martedì 25 Novembre
Ore 16,45

Polo di Mediazione Linguistica e Culturale
P.zza Indro Montanelli, 1
Sesto San Giovanni (MM Marelli)

Favolose storie, riflessioni giocose
sul nostro sogno di scuola
DIFENDIAMO LA NOSTRA SCUOLA!!!
All'interno dell'università si narreranno storie
e tutti insieme faremo teatro giocando e parlando di noi.

giovedì 20 novembre 2008

Una voce del Tempo [Modulo] che non ci sarà più ...


lettera a una Ministra

di Francesca Audino

Da quattro anni faccio la maestra. Insegno in due classi a tempo normale (il cosiddetto modulo che prevede tre insegnanti su due classi sul quale s’è accanita la Riforma) in una scuola del quartiere Garbatella. Le classi modulari hanno mediamente una ventina di alunni di cui circa un terzo composto da stranieri, bambini rom e bambini con famiglie svantaggiate. Sono arrivata a questo lavoro dopo una laurea in pedagogia e la vincita del concorso anche se, a livello di esperienza d’insegnamento, ho dovuto “arrangiarmi”sul campo. Mi ha giovato molto, di conseguenza, la possibilità di seguire progetti e laboratori didattici con professionisti interni ed esterni alla scuola. Dal prossimo anno queste possibilità, che richiedevano un organico più ampio e tempi scuola più distesi, non saranno più offerte. Anche le poche ore di compresenza e le riunioni con le mie colleghe del team mi hanno permesso di conoscere altri stili d’insegnamento e di confrontare impressioni sui bambini. I maestri unici non potranno più concertare la linea didattica con altri docenti e, cosa più grave, anche i bambini verranno giudicati solo da un’insegnante.

SEGUE>>>

Uno sguardo anche al voto "numerico"

Parole e numeri, giudizi e voti

Nel decreto 137 e nella successiva l. 169/2008 l’attenzione generale è stata calamitata dal cosiddetto “ritorno al maestro unico”. Ma anche nella valutazione i “ritorni” non sono irrilevanti.
Esprimo qualche avviso intorno alla valutazione degli alunni, con riferimento anche a quella secondo parole e giudizi o secondo numeri e voti. Sono considerazioni personali dovute sia alle ricerche e agli studi cui ho partecipato sia al mio trascorso mestiere di maestro e di professore. Dirò pure di quelli che mi sembrano essere i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le formalizzazioni del valutare.

Parola e numero

La prima differenza è inerente alla tipologia formale dello strumento. Penso che, nei confronti dei genitori e degli stessi ragazzi (o anche di noi stessi), non ci si possa nascondere dietro il velo del voto né, nei giudizi, dietro un gergo "tecnico". E' noto che un linguaggio non é solo confezionamento esterno di un prodotto; fa il prodotto stesso. Si dice quel che il linguaggio adottato ci fa dire e la sua identità o anonimia fanno la valutazione.
La parola è intimamente situata nella storia, esprime dei volti e delle relazioni intersoggettuali, contiene (e normalmente esplicita) margini di polivalenza, di ambiguità, di in-definizione; delimita debolmente un campo semantico elastico, agile, variabile; accorda crediti; concede proroghe. La parola apre, espone; attrae il soggetto verso l’intero campo del possibile.
Il numero è normalmente percepito come in una bolla sospesa dalla storia, “nome” di qualcosa di oggettivo, forma stabile di identità permanenti, sovrapponibili e interscambiabili; è percepito o almeno presentato come indipendente da chi enumera, univalente e univoco, preciso, esattamente definito, inelastico, inflessibile. Riflette –si opina- quel che c’è al momento e basta; è dichiaratamente aintenzionale e “protettivo” dell’esistente e –da solo- archiviativo del possibile.

Comunque, atti linguistici

Il rispettivo potenziale del numero e della parola si riflette sul giudizio e sul voto.
Essenzialmente, il giudizio guarda in volto ed esprime il “come ti vedo”, il voto guarda il prodotto e aspira a riprodurre il “cosa vale il tuo agire”.

SEGUE>>> sul sito di ScuolaOggi


Il Tempo Pieno finanzia le 40 ore

Martedì 18 novembre l’onorevole Valentina Aprea ha presentato in VII Commissione Cultura e Istruzione della Camera il testo della proposta di parere favorevole al Piano programmatico. Il testo prima del voto subirà probabilmente qualche modifica, ma non cambierà nella sostanza.

Il parere, in quanto favorevole, non mette in discussione il taglio di 8 miliardi in tre anni previsto dall’articolo 64 del decreto legge n. 112/08 convertito nella legge 133/08, e di conseguenza il taglio di 132.000 posti di lavoro. Per evitare equivoci deve essere chiaro che non si potrà parlare di vittoria del movimento fino a quando il Governo non deciderà di abrogare tale articolo, la legge n. 169/07, conversione in legge del decreto legge n. 137/08, e l’articolo 3 del decreto legge n. 154/08, nonostante le modifiche apportate dal Senato.

Il testo della proposta di parere prevede una serie di condizioni che all’atto della presentazione il sottosegretario Giuseppe Pizza, a nome del Governo, ha ritenuto condivisibili.

Vediamo di cosa si tratta scegliendone alcune.

Per la scuola primaria sono diverse le richieste rivolte al Governo.

LEGGI IL SEGUITO DEL'INTERVENTO

LEGGI
UN'ITEGRAZIONE ALL'INTERVENTO

Qualche consiglio ai coordinamenti docenti-genitori

Università a parte, che fine ha fatto la protesta del mondo della scuola dell'obbligo dopo l'approvazione del decreto Gelmini e il ritorno al maestro unico alle elementari? E' ancora viva? Certo. Tanti coordinamenti genitori-insegnanti stanno lavorando per difendere dallo smantellamento la scuola pubblica. E questo nonostante i dirigenti scolastici, in queste settimane, abbiano convocato collegi docenti per comunicare più o meno apertamente agli insegnanti che il momento di ricreazione della protesta è finito, il decreto è legge e ora occorre rimboccarsi tutti le maniche e fare il proprio dovere seguendo rigorosamente le applicazioni del ministro senza mugugnare troppo per non ricorrere in sanzioni.

Che fare, dunque? Intanto vigilare. Rendere operativo il decreto-legge non è cosa semplice. Già con la riforma Moratti, per fare un esempio, Portfolio & ore opzionali si rivelarono un buco nell'acqua di cui, a distanza di pochi anni, nessuno si ricorda. Tante sono le applicazioni in sospeso. E poco il tempo per metterle a regime. Il prossimo mese caldo sarà gennaio. Il momento delle iscrizioni degli alunni al prossimo anno scolastico.

Vigilare, dicevamo. I modelli di iscrizione offriranno alle famiglie la possibilità di scegliere realmente, per i propri figli, i modelli di scuola desiderati? Il tempo pieno sarà veramente garantito o sarà trasformato in doposcuola? Insomma, quale sarà l'organizzazione oraria per gli alunni? E gli eventuali costi aggiuntivi per le famiglie? Nelle future prime elementari quale sarà l'effettiva offerta formativa? Come verrà articolato l'orario settimanale delle materie di studio? A quanto ammonterà il tempo-mensa e il tempo-interscuola nei tempi pieni? Con che personale sarà gestito? Ci saranno spese aggiuntive che cadranno sulle famiglie o sui comuni?

Leggi tutto l'articolo di Giuseppe Caliceti del Manifesto

Il sogno di una scuola

L’organizzazione del tempo pieno
(si tratta di tendenze omogenee in tutte le esperienze, che avrebbero dovuto
costituire il punto di riferimento in una possibile estensione a tutta la scuola):
- formazione di classi eterogenee al loro interno (si cerca di reagire
all’abitudine di raggruppare in ghetti i ripetenti e i ragazzi in difficoltà) e
meno numerose (massimo 25 alunni);
- diminuzione del numero di classi per insegnante, con aumento del monteore
settimanale degli insegnanti rispetto a quello degli alunni;
- diversa struttura dell’orario e diverso rapporto didattico, caratterizzato da
lezioni in compresenza per lavori interdisciplinari a piccoli gruppi;
sdoppiamenti di classi; laboratori interclassi (classi aperte) opzionali;
tendenza a un orario meno rigido, con possibili rapporti individualizzati, di
recupero, più rispondente alle effettive esigenze e tempi di lavoro dei
ragazzi;
- riequilibrio delle «materie» nella prospettiva del superamento delle rigide
divisioni a favore delle attività di tipo espressivo-manuale-corporeo
integrando in un piano di lavoro e in un orario organico, distribuito sia sulla
mattina che sul pomeriggio, le «libere attività» opzionali; tendenza ad
integrare gli animatori delle LAC (Libere Attività Complementari) nella
stessa funzione didattica degli insegnanti, sia abolendo la separazione delle
LAC e dell’interscuola, sia tendendo a far gestire queste attività da tutti gli
insegnanti (con la necessità di una conseguente riqualificazione);
- abolizione dei libri di testo e formazione di biblioteche di scuola e di
classe; abolizione del voto e della bocciatura; promozione dello sviluppo
delle capacità complessive dei ragazzi rispetto ai livelli di partenza e non
rispetto a presunti livelli oggettivi da raggiungere;
- introduzione di ore di aggiornamento autogestito e di ore di
programmazione didattica costante e frequente (un pomeriggio o una mattina
alla settimana, spesso utilizzando parte delle 18 ore di cattedra);
- servizio mensa, come momento anch’esso formativo;
- aumento dell’organico dei non docenti in base non al numero delle classi,
ma degli spazi utilizzati;
- necessità della presenza continua di adeguate strutture sanitarie.

Il rinnovamento delle strutture
La nuova didattica intacca, ovviamente, la rigidità dello spazio scolastico.
Le classi cominciano ad avere a disposizione e ad usare nuovi strumenti: la
biblioteca, la macchina per scrivere, il ciclostile ad alcool, il registratore, la
macchina fotografica, il proiettore di diapositive. Il materiale è sempre poco
(perché i finanziamenti sono scarsi) e si deteriora facilmente: a volte, per la
riuscita di un lavoro, per non spegnere l’entusiasmo dei ragazzi, bisogna
supplire col volontariato.
L’esperienza degli ateliers di pittura, ispirati all’esperienza di Arno Stern,
non solo richiede nuovi spazi, ma introduce materiali nuovi e diversi nella
scuola delle matite colorate, dell’inchiostro di china o al massimo
dell’acquerello, e soprattutto in quantità sconosciute: rotoli di carta da
pacchi, cartone ondulato, polistirolo, secchi di tempera, materiali «poveri» di
ogni genere ma che stimolano la creatività e permettono a tutti di fare
liberamente, di esprimersi. I corridoi, le aule, i muri esterni della palestra
prendono un nuovo aspetto. Non solo: le molteplici attività presenti nella
scuola richiedono sempre nuovi spazi (le stanze in cui si riuniscono la
sezione sindacale e il collettivo degli studenti; le bacheche o le pareti su cui
appendere cartelloni e comunicati; le aule per il cineforum65, per l’ascolto
della musica, per il montaggio degli audiovisivi; gli spazi da usare per le
animazioni teatrali o per le mostre dei lavori dei ragazzi).
[...]

E soprattutto è necessaria la mensa. […] Ma ancora una volta non si tratta solo
di custodia e di fornire ai ragazzi un pasto caldo: come si può rilevare nei
documenti della programmazione, la mensa è anche un momento importante,
perché rompe la rigidità dei rapporti scolastici, permette di stabilire contatti
informali e più personali con altri insegnanti e altri studenti, di vivere in
modo consapevole, meno legato alla routine, il rapporto col cibo (controllo
sulla qualità degli alimenti, confronti sulle abitudini alimentari, critica di
certe cattive abitudini indotte dal consumismo) 66. Un momento formativo e
di socializzazione, dunque, in una scuola che rifiuta i compartimenti-stagni e
tende a guardare il ragazzo nella sua interezza.


Dal IV capitolo (scaricabile qui) di:
Il sogno di una scuola. Lotte ed esperienze didattiche negli anni Settanta: controscuola, tempo pieno, 150 ore - 2006, Ed. Petite Plaisance

mercoledì 19 novembre 2008

COMUNICATO STAMPA DEL COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI

Circola su diversi siti un comunicato stampa dell’agenzia Apcom del 28 ottobre 2008 dal titolo “ GENITORI APPROVANO IL DECRETO GELMINI “, che fa riferimento all’incontro in tale data delle associazioni genitori italiane col ministro.
Le posizioni delle stesse associazioni vengono assunte sotto un titolo che mortifica ogni diversità d’opinione, censura e annulla il dissenso.
Il Coordinamento Genitori, dalla sua nascita nel 1976, si è sempre distinto nell'impegno per la laicità e la qualità della Scuola Pubblica.
Tra le nostre battaglie, alcune delle quali condotte in splendida solitudine, l'ora di religione, la riforma e la difesa degli OO.CC., l'obbligo scolastico a 18 anni e l'istituzione del biennio unitario formativo ed orientativo, la difesa del Tempo Pieno e del Tempo Prolungato, l'accoglienza delle bambine e dei bambini provenienti da altre culture e da altri Paesi.
Come una più attenta lettura del comunicato in questione rivela, il CGD ha chiesto anche in questa occasione al Ministro il ritiro del decreto.
Il dibattito politico in corso ed i suoi toni ci costringono a rivendicare la nostra identità rispetto a malevole ed omologanti campagne di stampa

Roma 19/11/2008