sabato 22 novembre 2008

La scuola si fa sentire

Dimostrazione molto sonora per una scuola di qualità
Milano, 22 novembre 2008 - piazza Oberdan





La Gelmini travolta dall'Onda???


“Il Pdl sconfessa la Gelmini. Maestro unico, solo a richiesta”, di Maristella Iervasi


La Gelmini potrebbe essere travolta dall’Onda. Per ora è la sua stessa maggioranza a fare marcia indietro, a corrodere i pilastri della controriforma sulla scuola. Sarà proprio la Pdl a far diventare il maestro unico un optional, conun voto al piano programmatico sul sistema scolastico atteso per giovedì prossimo alla Camerain commissione Cultura e poi anche al Senato.
Proprio cavalcando l’Onda delle proteste di studenti, insegnanti, genitori, Regioni, sindacato (con la Cgil in primis) e dell’opposizione, la relatrice Valentina Aprea (Forza Italia), «corregge» il ministro Mariastella Gelmini presentandouna bozza di parere condizionato al piano in 21 punti.
Una operazione politica di facciata per andare incontro alle famiglie, come la propaganda di questo governo ha più volte ribadito. Una mossa che sembra accondiscendere alla richieste del movimento e dell’opposizione. Ma con un grosso neo: non elimina i tagli imposti da Tremonti in Finanziaria per la scuola. Gli 8 miliardi di euro in meno nei prossimi in 3 anni restano confermati. Idem la scure sui docenti.

SEGUE L'ARICOLO>>>


CAMERA DEI DEPUTATI - XVI LEGISLATURA Resoconto della VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) -

Piano programmatico di interventi voltialla razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico (Atto n. 36). PROPOSTA DI PARERE DEL RELATORE

venerdì 21 novembre 2008

Tempo pieno, doppio organico e autonomia scolastica

In articoli precedenti relativi alla scuola primaria abbiamo ripetutamente sottolineato la differenza sostanziale fra un “tempo scuola di 40 ore” e il modello pedagogico del tempo pieno (*). Sul piano degli organici docenti - per chiarire nuovamente con un esempio - per garantire le 40 ore di scuola su quattro classi bastano sei o sette insegnanti che, con le ore degli insegnanti specialisti di religione e di inglese, possono ricoprire l’intero orario settimanale. Il Tempo Pieno invece, dalla sua legge fondativa in avanti (art.1 della L.820 del 1971 ripreso dall’art.8 comma 2 della legge 148/1990 poi art.130 del Testo unico n.297/1994, quindi dall’art.1 della legge 25 ottobre 2007, n.176) ha sempre comportato, come presupposto, il doppio organico su ogni classe. Non solo due insegnanti, ma due insegnanti “contitolari”, con pari dignità quindi, entrambi corresponsabili delle attività e della gestione del gruppo alunni assegnato.

Dopo il ripristino del maestro unico come modello base della scuola primaria (art.4 dpr 137 poi legge n.169 del 30 ottobre 2008), con la possibilità, subalterna e opzionale, di un ventaglio di diverse proposte orarie (in buona parte mutuate dal decreto legislativo Moratti, n.59/2004) abbiamo formulato l’ipotesi che per tempo pieno si intendesse – da parte governativa – la possibilità, appunto, di un tempo scuola di 40 ore inteso come prolungamento orario del maestro unico (in questo caso “prevalente”) o comunque come “spezzatino orario”. In questo modo, in ogni caso, si tenderebbe a dare una risposta in termini quantitativi alle esigenze di carattere assistenziale (un tempo scuola lungo) delle famiglie, smontandone i possibili motivi di protesta.

LEGGI>>>

tutto l'articolo di G. Gandola e F. Niccoli dal sito ScuolaOggi

Incontro nazionale delle scuole Firenze

Il 15 novembre si è svolto a Firenze un incontro cui hanno partecipato genitori e insegnanti di coordinamenti, assemblee e scuole di Firenze, Sesto Fiorentino, Pontedera, Capannoli, Versilia, Lucca, Pistoia, Pisa, Arezzo, Cavriglia, Siena, Perugia, Roma, Napoli, Bologna, Reggio Emilia, Parma, Milano, Torino, Venezia.

Alla fine della discussione l'Incontro nazionale delle scuole dichiara:

di opporsi al disegno di distruzione del sistema scolastico italiano e difende l’attuale modello di scuola elementare (il tempo pieno e i moduli) e dell’infanzia che negli anni ha prodotto risultati eccellenti, oltre a sostenere UNA SCUOLA A MISURA DI BAMBINO.

Inoltre, l'Incontro nazionale delle scuole ritiene fondamentale battersi affinché:
  • la scuola sia di tutti e sia laica;
  • sia la scuola della collegialità;
  • sia rafforzata e sviluppata la democrazia degli Organi Collegiali;

persegue i seguenti obiettivi:

  • ritiro degli articoli 16, 64 e 66 della Legge 133/2008 e della Legge 169/2008 ( ex D.L. 137);
  • ritiro del disegno di Legge Aprea e DL/leggi collegate;
  • difesa e applicazione coerente degli articoli 3, 9, 33 e 34 della Costituzione;
  • difesa della Scuola della Repubblica e della sua laicità;

si oppone:

  • alla privatizzazione della Scuola e della Università e alla trasformazione di esse in fondazioni, oltre che a qualunque forma di gestione aziendalistica e privatistica dell'istruzione;
  • alla istituzione delle cosiddette classi-ponte, all’emarginazione delle diversità, alle classi differenziali;
  • all’istituzione di classi a maestro unico;
  • ai tagli di orario e discipline e agli accorpamenti delle stesse alle medie e alle superiori;
  • alla cancellazione di 40 anni di percorso delle scuole;
  • al ritorno alla valutazione in decimi e al voto in condotta, a maggior ragione in assenza dei regolamenti attuativi;
  • all'aumento del numero di alunni per classe.

L'Incontro nazionale delle scuole, per attuare i propri scopi, si prefigge di:

  • fare informazione attraverso la distribuzione di volantini, assemblee nelle scuole e dibattiti cittadini;
  • di predisporre moduli di iscrizione alle scuole dell'infanzia, elementare, media e superiore che confermino gli attuali modelli didattici e organizzativi;
  • di richiedere agli Organi collegiali di ciascuna scuola la conferma degli attuali modelli didattici e organizzativi;
  • di promuovere manifestazioni ed eventi come occasioni per parlare di scuola e per sensibilizzare l'opinione pubblica, anche dal punto di vista dell'approfondimento pedagogico;
  • di coordinarsi con le altre realtà del movimento (rete degli studenti medi, universitari, docenti, ricercatori, peronale ATA e i precari, oltre che tutti i genitori) per trovare momenti e obbiettivi comuni ;
  • di adottare tutte le forme di obiezione di coscienza contro le cosiddette classi ponte.

L'Incontro nazionale delle scuole ritiene fondamentale che vengano rispettate tutte le norme di sicurezza stabilite dalla legge 626/1994 e dal decreto legislativo 81/2008.

L'Incontro nazionale delle scuole invita genitori e insegnanti a lanciare in ogni città, in ogni circolo didattico, in ogni Istituto iniziative di protesta nella giornata di sabato 29 novembre con l'obiettivo di mantenere alta l'attenzione sulla scuola. Segnala inoltre che in diverse realtà si terranno manifestazioni e incontri anche il 22 novembre.

L'Incontro nazionale delle scuole indica nella data del 16 di ogni mese il NO GELMINI DAY AND NO APREA DAY, una giornata di mobilitazione delle singole scuole da attuarsi secondo modalità proprie di ciascuna scuola.

L'Incontro nazionale delle scuole invita genitori, insegnanti, assemblee, coordinamenti cittadini e tutto il mondo della scuola e dell'Università a pronunciarsi sullo sciopero generale del 12 dicembre mettendo in rilievo le ragioni della protesta della scuola.

L'Incontro nazionale delle scuole lancia un appello a genitori, insegnanti e a tutti i cittadini che facciano pressione su tutte le organizzazioni sindacali per la proclamazione unitaria di uno sciopero generale per la scuola pubblica, laica e di tutti.

Firenze 15 novembre 2008

Scuola, ancora sale sulla ferita

Nella giornata mondiale per i diritti dell'infanzia e dell'adolescenza il premier interviene sulle classi ponte per difenderle, oltre che sulla "riforma del grembiulino". Un comportamento che testimonia l'assenza di conoscenza in materia ma anche l'inopportunità istituzionale

Il presidente del Consiglio Berlusconi si è contraddistinto anche oggi per la gravità del suo comportamento, spargendo sale sulla già profonda ferita inferta all'istruzione dal suo governo. Il premier ha infatti utilizzato un'occasione importante come quella odierna, ovvero la giornata mondiale dedicata ai diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, per intervenire non in merito ai gravi problemi che affliggono il mondo dei più piccoli, bensì per discutere di aspetti marginali che afferiscono alla riforma proposta dal suo governo e che dimostra per altro di conoscere approssimativamente.

.......
Leggi tutto l'articolo di Manuela Ghizzoni

Gelmini: tre canali per la scuola superiore

La consultazione di una bozza clandestina del regolamento sul riordino dei licei rende chiare le linee di intervento Tremonti Gelmini sulle scuole superiori.

L’impostazione di fondo è quella della L. 53/05 della Moratti, mai abrogata dal Ministro Fioroni, con le correzioni introdotte dal Decreto n. 7/07 del Ministro Bersani, che rilanciava la centralità dell’istruzione tecnica contro la licealizzazione morattiana ed eliminava i licei economico e tecnologico, seguendo l’impostazione industrialista della Confindustria.

Con la bozza Gelmini viene sancita la definitiva separazione fra licei e Istituti tecnico professionali per i quali sono previsti regolamenti differenziati non solo nei contenuti ma nello stesso linguaggio.

L’istruzione liceale è vista come propedeutica per l’accesso agli studi universitari o tecnici superiori, quella tecnico professionale è essenzialmente rivolta a finalizzare gli indirizzi ad uno stretto collegamento con le richieste territoriali delle aziende. Solo per i licei si ventila la riduzione degli studi a 4 anni.

SEGUE>>> sul sito di ReteScuole

Bimbi a colori

I Bambini di Sesto incontrano l'Università

Martedì 25 Novembre
Ore 16,45

Polo di Mediazione Linguistica e Culturale
P.zza Indro Montanelli, 1
Sesto San Giovanni (MM Marelli)

Favolose storie, riflessioni giocose
sul nostro sogno di scuola
DIFENDIAMO LA NOSTRA SCUOLA!!!
All'interno dell'università si narreranno storie
e tutti insieme faremo teatro giocando e parlando di noi.

giovedì 20 novembre 2008

Una voce del Tempo [Modulo] che non ci sarà più ...


lettera a una Ministra

di Francesca Audino

Da quattro anni faccio la maestra. Insegno in due classi a tempo normale (il cosiddetto modulo che prevede tre insegnanti su due classi sul quale s’è accanita la Riforma) in una scuola del quartiere Garbatella. Le classi modulari hanno mediamente una ventina di alunni di cui circa un terzo composto da stranieri, bambini rom e bambini con famiglie svantaggiate. Sono arrivata a questo lavoro dopo una laurea in pedagogia e la vincita del concorso anche se, a livello di esperienza d’insegnamento, ho dovuto “arrangiarmi”sul campo. Mi ha giovato molto, di conseguenza, la possibilità di seguire progetti e laboratori didattici con professionisti interni ed esterni alla scuola. Dal prossimo anno queste possibilità, che richiedevano un organico più ampio e tempi scuola più distesi, non saranno più offerte. Anche le poche ore di compresenza e le riunioni con le mie colleghe del team mi hanno permesso di conoscere altri stili d’insegnamento e di confrontare impressioni sui bambini. I maestri unici non potranno più concertare la linea didattica con altri docenti e, cosa più grave, anche i bambini verranno giudicati solo da un’insegnante.

SEGUE>>>

Uno sguardo anche al voto "numerico"

Parole e numeri, giudizi e voti

Nel decreto 137 e nella successiva l. 169/2008 l’attenzione generale è stata calamitata dal cosiddetto “ritorno al maestro unico”. Ma anche nella valutazione i “ritorni” non sono irrilevanti.
Esprimo qualche avviso intorno alla valutazione degli alunni, con riferimento anche a quella secondo parole e giudizi o secondo numeri e voti. Sono considerazioni personali dovute sia alle ricerche e agli studi cui ho partecipato sia al mio trascorso mestiere di maestro e di professore. Dirò pure di quelli che mi sembrano essere i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le formalizzazioni del valutare.

Parola e numero

La prima differenza è inerente alla tipologia formale dello strumento. Penso che, nei confronti dei genitori e degli stessi ragazzi (o anche di noi stessi), non ci si possa nascondere dietro il velo del voto né, nei giudizi, dietro un gergo "tecnico". E' noto che un linguaggio non é solo confezionamento esterno di un prodotto; fa il prodotto stesso. Si dice quel che il linguaggio adottato ci fa dire e la sua identità o anonimia fanno la valutazione.
La parola è intimamente situata nella storia, esprime dei volti e delle relazioni intersoggettuali, contiene (e normalmente esplicita) margini di polivalenza, di ambiguità, di in-definizione; delimita debolmente un campo semantico elastico, agile, variabile; accorda crediti; concede proroghe. La parola apre, espone; attrae il soggetto verso l’intero campo del possibile.
Il numero è normalmente percepito come in una bolla sospesa dalla storia, “nome” di qualcosa di oggettivo, forma stabile di identità permanenti, sovrapponibili e interscambiabili; è percepito o almeno presentato come indipendente da chi enumera, univalente e univoco, preciso, esattamente definito, inelastico, inflessibile. Riflette –si opina- quel che c’è al momento e basta; è dichiaratamente aintenzionale e “protettivo” dell’esistente e –da solo- archiviativo del possibile.

Comunque, atti linguistici

Il rispettivo potenziale del numero e della parola si riflette sul giudizio e sul voto.
Essenzialmente, il giudizio guarda in volto ed esprime il “come ti vedo”, il voto guarda il prodotto e aspira a riprodurre il “cosa vale il tuo agire”.

SEGUE>>> sul sito di ScuolaOggi


Il Tempo Pieno finanzia le 40 ore

Martedì 18 novembre l’onorevole Valentina Aprea ha presentato in VII Commissione Cultura e Istruzione della Camera il testo della proposta di parere favorevole al Piano programmatico. Il testo prima del voto subirà probabilmente qualche modifica, ma non cambierà nella sostanza.

Il parere, in quanto favorevole, non mette in discussione il taglio di 8 miliardi in tre anni previsto dall’articolo 64 del decreto legge n. 112/08 convertito nella legge 133/08, e di conseguenza il taglio di 132.000 posti di lavoro. Per evitare equivoci deve essere chiaro che non si potrà parlare di vittoria del movimento fino a quando il Governo non deciderà di abrogare tale articolo, la legge n. 169/07, conversione in legge del decreto legge n. 137/08, e l’articolo 3 del decreto legge n. 154/08, nonostante le modifiche apportate dal Senato.

Il testo della proposta di parere prevede una serie di condizioni che all’atto della presentazione il sottosegretario Giuseppe Pizza, a nome del Governo, ha ritenuto condivisibili.

Vediamo di cosa si tratta scegliendone alcune.

Per la scuola primaria sono diverse le richieste rivolte al Governo.

LEGGI IL SEGUITO DEL'INTERVENTO

LEGGI
UN'ITEGRAZIONE ALL'INTERVENTO

Qualche consiglio ai coordinamenti docenti-genitori

Università a parte, che fine ha fatto la protesta del mondo della scuola dell'obbligo dopo l'approvazione del decreto Gelmini e il ritorno al maestro unico alle elementari? E' ancora viva? Certo. Tanti coordinamenti genitori-insegnanti stanno lavorando per difendere dallo smantellamento la scuola pubblica. E questo nonostante i dirigenti scolastici, in queste settimane, abbiano convocato collegi docenti per comunicare più o meno apertamente agli insegnanti che il momento di ricreazione della protesta è finito, il decreto è legge e ora occorre rimboccarsi tutti le maniche e fare il proprio dovere seguendo rigorosamente le applicazioni del ministro senza mugugnare troppo per non ricorrere in sanzioni.

Che fare, dunque? Intanto vigilare. Rendere operativo il decreto-legge non è cosa semplice. Già con la riforma Moratti, per fare un esempio, Portfolio & ore opzionali si rivelarono un buco nell'acqua di cui, a distanza di pochi anni, nessuno si ricorda. Tante sono le applicazioni in sospeso. E poco il tempo per metterle a regime. Il prossimo mese caldo sarà gennaio. Il momento delle iscrizioni degli alunni al prossimo anno scolastico.

Vigilare, dicevamo. I modelli di iscrizione offriranno alle famiglie la possibilità di scegliere realmente, per i propri figli, i modelli di scuola desiderati? Il tempo pieno sarà veramente garantito o sarà trasformato in doposcuola? Insomma, quale sarà l'organizzazione oraria per gli alunni? E gli eventuali costi aggiuntivi per le famiglie? Nelle future prime elementari quale sarà l'effettiva offerta formativa? Come verrà articolato l'orario settimanale delle materie di studio? A quanto ammonterà il tempo-mensa e il tempo-interscuola nei tempi pieni? Con che personale sarà gestito? Ci saranno spese aggiuntive che cadranno sulle famiglie o sui comuni?

Leggi tutto l'articolo di Giuseppe Caliceti del Manifesto

Il sogno di una scuola

L’organizzazione del tempo pieno
(si tratta di tendenze omogenee in tutte le esperienze, che avrebbero dovuto
costituire il punto di riferimento in una possibile estensione a tutta la scuola):
- formazione di classi eterogenee al loro interno (si cerca di reagire
all’abitudine di raggruppare in ghetti i ripetenti e i ragazzi in difficoltà) e
meno numerose (massimo 25 alunni);
- diminuzione del numero di classi per insegnante, con aumento del monteore
settimanale degli insegnanti rispetto a quello degli alunni;
- diversa struttura dell’orario e diverso rapporto didattico, caratterizzato da
lezioni in compresenza per lavori interdisciplinari a piccoli gruppi;
sdoppiamenti di classi; laboratori interclassi (classi aperte) opzionali;
tendenza a un orario meno rigido, con possibili rapporti individualizzati, di
recupero, più rispondente alle effettive esigenze e tempi di lavoro dei
ragazzi;
- riequilibrio delle «materie» nella prospettiva del superamento delle rigide
divisioni a favore delle attività di tipo espressivo-manuale-corporeo
integrando in un piano di lavoro e in un orario organico, distribuito sia sulla
mattina che sul pomeriggio, le «libere attività» opzionali; tendenza ad
integrare gli animatori delle LAC (Libere Attività Complementari) nella
stessa funzione didattica degli insegnanti, sia abolendo la separazione delle
LAC e dell’interscuola, sia tendendo a far gestire queste attività da tutti gli
insegnanti (con la necessità di una conseguente riqualificazione);
- abolizione dei libri di testo e formazione di biblioteche di scuola e di
classe; abolizione del voto e della bocciatura; promozione dello sviluppo
delle capacità complessive dei ragazzi rispetto ai livelli di partenza e non
rispetto a presunti livelli oggettivi da raggiungere;
- introduzione di ore di aggiornamento autogestito e di ore di
programmazione didattica costante e frequente (un pomeriggio o una mattina
alla settimana, spesso utilizzando parte delle 18 ore di cattedra);
- servizio mensa, come momento anch’esso formativo;
- aumento dell’organico dei non docenti in base non al numero delle classi,
ma degli spazi utilizzati;
- necessità della presenza continua di adeguate strutture sanitarie.

Il rinnovamento delle strutture
La nuova didattica intacca, ovviamente, la rigidità dello spazio scolastico.
Le classi cominciano ad avere a disposizione e ad usare nuovi strumenti: la
biblioteca, la macchina per scrivere, il ciclostile ad alcool, il registratore, la
macchina fotografica, il proiettore di diapositive. Il materiale è sempre poco
(perché i finanziamenti sono scarsi) e si deteriora facilmente: a volte, per la
riuscita di un lavoro, per non spegnere l’entusiasmo dei ragazzi, bisogna
supplire col volontariato.
L’esperienza degli ateliers di pittura, ispirati all’esperienza di Arno Stern,
non solo richiede nuovi spazi, ma introduce materiali nuovi e diversi nella
scuola delle matite colorate, dell’inchiostro di china o al massimo
dell’acquerello, e soprattutto in quantità sconosciute: rotoli di carta da
pacchi, cartone ondulato, polistirolo, secchi di tempera, materiali «poveri» di
ogni genere ma che stimolano la creatività e permettono a tutti di fare
liberamente, di esprimersi. I corridoi, le aule, i muri esterni della palestra
prendono un nuovo aspetto. Non solo: le molteplici attività presenti nella
scuola richiedono sempre nuovi spazi (le stanze in cui si riuniscono la
sezione sindacale e il collettivo degli studenti; le bacheche o le pareti su cui
appendere cartelloni e comunicati; le aule per il cineforum65, per l’ascolto
della musica, per il montaggio degli audiovisivi; gli spazi da usare per le
animazioni teatrali o per le mostre dei lavori dei ragazzi).
[...]

E soprattutto è necessaria la mensa. […] Ma ancora una volta non si tratta solo
di custodia e di fornire ai ragazzi un pasto caldo: come si può rilevare nei
documenti della programmazione, la mensa è anche un momento importante,
perché rompe la rigidità dei rapporti scolastici, permette di stabilire contatti
informali e più personali con altri insegnanti e altri studenti, di vivere in
modo consapevole, meno legato alla routine, il rapporto col cibo (controllo
sulla qualità degli alimenti, confronti sulle abitudini alimentari, critica di
certe cattive abitudini indotte dal consumismo) 66. Un momento formativo e
di socializzazione, dunque, in una scuola che rifiuta i compartimenti-stagni e
tende a guardare il ragazzo nella sua interezza.


Dal IV capitolo (scaricabile qui) di:
Il sogno di una scuola. Lotte ed esperienze didattiche negli anni Settanta: controscuola, tempo pieno, 150 ore - 2006, Ed. Petite Plaisance

mercoledì 19 novembre 2008

COMUNICATO STAMPA DEL COORDINAMENTO GENITORI DEMOCRATICI

Circola su diversi siti un comunicato stampa dell’agenzia Apcom del 28 ottobre 2008 dal titolo “ GENITORI APPROVANO IL DECRETO GELMINI “, che fa riferimento all’incontro in tale data delle associazioni genitori italiane col ministro.
Le posizioni delle stesse associazioni vengono assunte sotto un titolo che mortifica ogni diversità d’opinione, censura e annulla il dissenso.
Il Coordinamento Genitori, dalla sua nascita nel 1976, si è sempre distinto nell'impegno per la laicità e la qualità della Scuola Pubblica.
Tra le nostre battaglie, alcune delle quali condotte in splendida solitudine, l'ora di religione, la riforma e la difesa degli OO.CC., l'obbligo scolastico a 18 anni e l'istituzione del biennio unitario formativo ed orientativo, la difesa del Tempo Pieno e del Tempo Prolungato, l'accoglienza delle bambine e dei bambini provenienti da altre culture e da altri Paesi.
Come una più attenta lettura del comunicato in questione rivela, il CGD ha chiesto anche in questa occasione al Ministro il ritiro del decreto.
Il dibattito politico in corso ed i suoi toni ci costringono a rivendicare la nostra identità rispetto a malevole ed omologanti campagne di stampa

Roma 19/11/2008

un sabato a Milano all'insegna delle iniziative



20 novembre 1989 L’ONU APPROVA LA
CONVENZIONE DEI DIRITTI DELL’INFANZIA
Ratificata dall’Italia con legge 176 del 1991

Articolo 28. Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all'educazione… rendono l'insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti;

Sabato 22 e Domenica 23 Novembre

PARCO TROTTER A MILANO

CRESCERE DIRITTI
GRANDE FESTA DEI DIRITTI DI TUTTI I BAMBINI

Scarica il programma da diffondere
(account name e password ambedue vivalascuola)


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UNA DIMOSTRAZIONE MOLTO SONORA
PER UNA SCUOLA DI QUALITA'


Sabato 22 Novembre 2008

Genitori, bambini, insegnanti e cittadini milanesi
venite a cantare insieme a noi
con musicisti, coristi e orchestrali la
"Marcia trionfale dell'Aida"



alle COLONNE DI SAN LORENZO (zona 1) ore 16.30 - 17.30
in PIAZZA OBERDAN (zona 3) ore 16.30 - 17.30
in LARGO MAHLER (zona 5) ore 14.00 - 15.00
in PIAZZA GERUSALEMME (zona 8) ore 16.30 - 17.30

Scaricate il volantino da diffondere
(account name e password ambedue vivalascuola)


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I DOCENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI
IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA
invitano gli studenti e i genitori a partecipare
alle seguenti lezioni all'aperto il giorno

Sabato 22 Novembre 2008
alle ore 15,00 in Piazza della Scala a Milano


INFO


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lezioni in piazza

Sabato 22 Novembre 2008

dalle ore 15,00 alle ore 18.00
in Piazza Carrobiolo a Monza


coordinamento monzese in difesa della scuola pubblica







L'altra metà dell'onda è pronta:

Photobucket


IO NON CI STO!

IL FUTURO E' DI CHI LO RICERCA
manifestazione in difesa della Scuola Pubblica

SABATO 29 NOVEMBRE 2008


CONCENTRAMENTO ORE 14.30; PARTENZA ORE 15.30;
ARRIVO IN PIAZZA DUOMO ORE 16.30/17.00


I CONCENTRAMENTI SARANNO 3 e precisamente:

PIAZZA LIMA
per le zone 1,2,3,9 e i comuni della zona est.
Percorso: B.AIRES, PTA VENEZIA, CSO VENEZIA, S.BABILA, CSO VITTORIO EMANUELE.


PORTA ROMANA
per le zone 4,5 e i comuni della zona sud.
Percorso: CSO di PTA ROMANA, PZZA MISSORI, VIA LARGA, PZZA FONTANA, ARCIVESCOVADO.


PLE BARACCA
per le zone 6,7,8 e i comuni della zona nord e ovest.
Percorso: CSO MAGENTA, VIA MERAVIGLI, PZZA CORDUSIO, VIA OREFICI.


Ogni corteo sarà aperto da un camion con un adeguato impianto di amplificazione. In Piazza Duomo vorremmo organizzae una piccola festa in concomitanza con l'arrivo dei tre cortei. Cerchiamo bande musicali, animatori, giocolieri clown e saltimbanchi.
Per contatti Paolo, paololimonta@gmail.com

Scarica VOLANTINO
(account name e password ambedue vivalascuola)


LA MANIFESTAZIONE E' TOTALMENTE AUTOGESTITA,
ABBIAMO BISOGNO ANCHE DEL TUO SOSTEGNO!
OGNI PICCOLO CONTRIBUTO SARA' ENORMEMENTE APPREZZATO


GRAZIE RETESCUOLE


Tempo pieno, un rebus irrisolto

Rebus è parola latina che significa legata alle cose. Nella enigmistica,” rebus “ è un gioco spesso abbinato ad una vignetta da interpretare per ricavare la frase risolutiva.
Ebbene se noi prendiamo il tempo pieno nella scuola primaria così come uscito dagli atti parlamentari di questa legislatura, quello del Piano programmatico applicativo dell’art.64 della L.133/08 compresa la relazione tecnica illustrativa nonché dalle reiterate prese di posizioni del Ministro, eccoci di colpo proiettati al cuore del cosiddetto “triangolo brighiano”, un rebus che a tutt’oggi rimane irrisolto perché “le cose” che fanno da sfondo non riescono a darci la frase risolutiva.

Non ce la dà la legge n.169/08 (ex decreto-Gelmini) con tutte le ambiguità che si trascina sul maestro unico (art.4 ) e sulla “ più ampia articolazione del tempo-scuola”.

I regolamenti su questo punto non si conoscono ancora mentre dalla bozza del Piano all’esame delle Commissioni parlamentari i tagli e le riduzioni riguarderebbe esclusivamente il tempo modulare con esclusione del tempo pieno. Il Ministro Gelmini addirittura rincara la dose, spergiurando che il tempo pieno aumenterà coi docenti risparmiati sui moduli . Ma è tempo pieno o qualcos’altro quello che ha in mente il Ministro? L’asse portante della sua riforma, il maestro unico, si applicherà anche al tempo pieno o né resterà fuori ? Sono domande alle quali la legge 169 non dà risposte anche perché non parla affatto del tempo pieno.


Leggi tutto l'articolo di Pippo Frisone da ScuolaOggi


Ma veramente spendiamo troppo???






Intervista al professore Saverio Giulini (ordinario di Statistica e Analisi Matematica dell' Università di Genova) che illustra, attraverso i dati raccolti dalle ricerche dell OCSE, quale sia l' effettiva spesa dell' Italia nel campo dell' istruzione, dalla primaria all' università.

martedì 18 novembre 2008

e alla quarantena non ci ha ancora pensato nessuno?

Iscrizioni con certificato medico: lo chiede la Lega

La richiesta è contenuta in una interrogazione dell'on. Grimoldi che verrà discussa in Commissione Cultura nei prossimi giorni. Secondo Grimoldi si tratta di scongiurare la trasmissione di decine di malattie, dall'HIV, all'epatite fino alla gonorrea, alla sifilide, all'amebiasi e alla tricocefalosi.
Dopo la “mozione Cota” con la quale il Parlamento ha impegnato il Governo ad attivare “classi di inserimento” per gli alunni stranieri di prima immigrazione, è in arrivo l’ “interrogazione Grimoldi” che sarà esaminata dalla Commissione Cultura della Camera e che potrebbe suscitare altrettanto clamore.
Il deputato della Lega Paolo Grimoldi chiede infatti al Ministro dell’Istruzione di valutare la possibilità che, d’ora in poi, le domande di iscrizione di tutti gli alunni (italiani e stranieri) siano corredate da adeguata documentazione medica che “escluda la trasmissibilità di malattie infettive e virali”.
Le preoccupazioni di Grimoldi sono legate soprattutto alla constatazione che “alcune malattie quali la malaria e la tubercolosi, le malattie veneree, la gonorrea e la sifilide, sono patologie trasmesse per via transplacentare o connatale, rare nei nati in Italia ma da prendere in considerazione nei bambini provenienti dai paesi che non fanno parte dell'Unione europea, di recente arrivo sia per adozione che per ricongiungimento familiare”.

SEGUE>>>

Ecco perché io, insegnante precario, protesto

Sergio Catalano, 30 anni, maestro elementare siciliano insegna nella scuola A.L. Moro di San Vito al Tagliamento in provincia di Udine. Contrario alla legge Gelmini appena varata, scrive al Direttore, argomentando punto per punto le contestazioni al provvedimento.

Egregio Direttore,
Sono un insegnante che aderisce allo sciopero proclamato dai sindacati contro la riforma della scuola contenuta nel decreto Gelmini approvato ieri. La mia contrarietà al decreto Gelmini scaturisce da motivazioni di ordine pedagogico-didattiche che vorrei spiegare e argomentare e elencandole qui di seguito:

Maestro unico - Il ritorno al maestro unico è una perdita di risorse a favore degli alunni, infatti, la personalizzazione dell’insegnamento, obiettivo già presente nella riforma Moratti, con il maestro unico diventerà un obiettivo sempre più lontano da potersi attuare. Un solo insegnante sarà difficile che possa seguire con attenzione un‘intera classe di bambini dai sei ai dieci anni. L’attenzione dei bambini, sempre più scarsa in queste ultime generazioni, condiziona l’apprendimento e sempre di più gli alunni hanno la necessità di essere seguiti singolarmente dagli insegnanti della classe. Inoltre, soprattutto nelle prime classi della scuola primaria, i livelli di maturità degli alunni sono differenti e alcuni bambini manifestano difficoltà a seguire il lavoro dell’intera classe e necessitano dell’intervento individualizzato dell’insegnante. Come sarà possibile senza compresenze garantire questo fondamentale diritto?

SEGUE>>>

le commissioni di camera e senato chiedono un dietro front alla Gelmini

I pareri che le commissioni istruzione di camera e senato si apprestano a dare, quasi certamente favorevoli ma che passeranno a maggioranza, pare prevedano un sostanziale dietro front su alcune delle questioni che hanno fatto esplodere l’Onda(ta) di proteste in questi mesi.

Questi i punti: nelle scuole dell’infanzia dovrebbe essere garantito l’orario obbligatorio per 40 ore (non più fino alle 12,30 come prevede il decreto) si suppone con due insegnanti (una/o al mattino una/o al pomeriggio);

il maestro unico a 24 ore settimanali ci sarà ma in maniera residuale, ovvero solo lì dove viene richiesto dai genitori (nel decreto è il modello da preferire); il tempo pieno va garantito con due docenti per classe;
resterebbe anche il tempo prolungato alle medie;
chieste delle garanzie per gli insegnanti di lingua inglese che dovranno restare ad affiancare l’insegnante di classe; per le superiori, dovendo essere ridotti indirizzi ed orari (specie ai tecnici ed ai professionali) pare si chieda uno slittamento delle iscrizioni.
Sembra ci sia una marcia in dietro anche sull’aumento degli alunni per classe.
Si chiede di innalzare il numero medio e non più quello massimo, poiché quest’ultimo metterebbe a rischio la sicurezza degli alunni e dei docenti.
Per quanto riguarda i disabili, dovrà essere garantito un docente di sostegno ogni due alunni.
In merito agli Ata, bisognerà prestare attenzione a dove si opereranno i tagli; sarebbe bene non tagliare, per esempio, sui bidelli poiché potrebbero essere utilizzati anche per le pulizie, lavoro che oggi viene esternalizzato.

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importante delibera del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione

Il CNPI, il massimo organo collegiale nazionale, riunito in seduta plenaria, ha approvato all'unanimità un ordine del giorno, proposto dal consigliere FLC Cgil Mario Battistini, che nei fatti sconfessa tutto l'operato del Governo sulla cosiddetta riforma della scuola.

Il giudizio negativo è a 360 gradi, infatti il CNPI esprime dissenso per l'entità e le modalità della manovra finanziaria che riduce quantità e qualità dell'offerta formativa, giudica pregiudiziale a qualunque cambiamento il confronto democratico con la scuola, chiede la revisione della norma sul maestro unico e rivendica il diritto dovere ad un suo coinvolgimento in tutti i processi decisionali.

Una delibera con cui il Ministro della pubblica istruzione dovrà confrontarsi, un atto di pesante condanna politica che non può rimanere lettera morta e che conferma in pieno le ragioni della grande mobilitazione sindacale.

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L'ideologia della meritocrazia

Da una parte c'è la meritocrazia, dall'altra l'egualitarismo: voi da che parte state? Questa è la subdola domandina che la Gelmini sta ponendo da giorni all'opposizione. Come se egualitarismo e meritocrazia fossero facce di una stessa medaglia. «Noi vogliamo cancellare dalla scuola e dall'università l'ideologia dell'egualitarismo», ha detto, «vogliamo cancellare l'ideologia del 18 o del 6 politico a tutti». E ha aggiunto: «Lo vogliamo fare perché abbiamo fiducia nelle persone e vogliamo premiare il merito». Figurarsi. Di fronte al crescere dell'Onda, appare chiaro che le parole «meritocrazia» - declinata ora nella volontà di cancellare una presunta «ideologia dell'egualitarismo» - resta la preferita da Gelmini per tendere una trappola all'opposizione, se è vero che, parlandone, fa «un appello all'opposizione e a una parlamentare che stimo», Mariapia Garavaglia, sua omologa del governo-ombra, a cui chiede «un contributo per migliorare la scuola». A parte che Garavaglia non rappresenta l'Onda, Gelmini non parla comunque a caso di «ideologia dell'egualitarismo». Così facendo, intende tirare in ballo i movimenti del '68 e del '77. Per correttezza, occorrerebbe che ricordasse anche come tutto o quasi quello che di nuovo si è avuto nella scuola pubblica italiana e nell'università negli ultimi 30 anni avvenne proprio in quegli anni. Per esempio, si deve a quegli anni il superamento di un'idea classista e privatistica dell'istruzione e della formazione, troppo simile a quella che propone oggi il governo riportando le lancette della storia della scuola italiana indietro di almeno 40 anni.

Leggi tutto l'articolo di Giuseppe Caliceti (Il Manifesto)

sabato in musica


UNA DIMOSTRAZIONE MOLTO SONORA

PER UNA SCUOLA DI QUALITA'


Sabato 22 Novembre 2008

Genitori, bambini, insegnanti e cittadini milanesi
venite a cantare insieme a noi
con musicisti, coristi e orchestrali la
"Marcia trionfale dell'Aida"


Perché la Marcia trionfale?
È un inno che si fa sentire
come le nostre voci a sostegno di una scuola pubblica
democratica e aperta a tutti
È una marcia impossibile da fermare
come la nostra determinazione a bloccare l’applicazione della legge Gelmini:
una misura miope e iniqua, che nega ai bambini
una formazione adeguata per la società del futuro
È di Giuseppe Verdi
un musicista che ha saputo unire italiani che parlavano lingue diverse
sui valori fondanti della nazione, come la scuola pubblica oggi
Marcia trionfale dell’Aida

alle COLONNE DI SAN LORENZO (zona 1) ore 16.30 - 17.30
in PIAZZA OBERDAN (zona 3) ore 16.30 - 17.30
in LARGO MAHLER (zona 5) ore 14.00 - 15.00
in PIAZZA GERUSALEMME (zona 8) ore 16.30 - 17.30

PARTECIPATE NUMEROSI

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Vogliamo capire

Non vogliamo essere strumentalizzati e neppure strumentalizzare

Siamo un nutrito gruppo di genitori, insegnanti e bidelli delle scuole primarie Manzoni e Stradivari.
Abbiamo analizzato i provvedimenti che il Governo ha approvato e presentato negli ultimi mesi: legge 133 (articolo 64), decreto 137 Gelmini e disegno di legge Aprea.
Ecco le nostre riflessioni:

• I nostri bambini frequentano un tempo scuola di 40 ore con due insegnanti titolari della classe. Lavorare insieme per i maestri rappresenta la possibilità di collaborare e di confrontarsi continuamente, per cercare di offrire le risposte migliori e i percorsi più adeguati per tutti i bambini. I maestri lavorano con classi di 25 – 26 – 27 alunni nelle quali sono presenti bambini disabili e stranieri. Le ore di contemporaneità degli insegnanti utilizzate per interventi individualizzati a sostegno di alunni in difficoltà sono 4 o 6 alla settimana. Nel restante tempo scuola i maestri lavorano con la classe intera. Un’ organizzazione di questo tipo non crediamo rappresenti uno spreco, piuttosto una risorsa anche per le famiglie che possono contare su poche figure di riferimento e su un tempo adeguato alle necessità lavorative. Non possiamo infatti dimenticarci che i dati OCSE riconoscono l’elevata qualità della scuola primaria italiana.

• Abbiamo scoperto che, a partire dal prossimo anno scolastico, l’introduzione del maestro unico dovrebbe essere generalizzata e che la continuazione del tempo pieno sarà garantita solo se l’organico a disposizione sarà sufficiente.
Rimanere a scuola lo stesso tempo, ma con interventi frammentari può funzionare allo stesso modo? Può garantire dei punti di riferimento per bambini e famiglie? Con un orario ridotto si riuscirà ad offrire le stesse opportunità a tutti, senza troppo semplificare?


• A partire dall’anno scolastico 2005/06, la nostra scuola ha già subito il taglio di un insegnante, nonostante le richieste del tempo pieno da parte delle famiglie; ciò ha comportato un’alternanza di figure diverse in alcune classi della scuola “Manzoni” e una riduzione della qualità dell’offerta formativa.
Se diminuirà ulteriormente il numero degli insegnanti, come potrà essere garantito il modello educativo del tempo pieno? Diventerà un doposcuola a pagamento?

• Anche i tagli indiscriminati nelle scuole materne, medie e superiori ci preoccupano come cittadini. Le classi diventeranno sempre più numerose: con questa premessa come sarà possibile garantire, (come recita l’art.64 della legge 133), una scuola di qualità? Le scuole diventeranno fondazioni? Dovranno procurarsi i finanziamenti da sole? E allora per quale motivo noi cittadini paghiamo le tasse?

• Siamo d’accordo nel sostenere che l’università va riformata! Ma lo si fa con i tagli indiscriminati e bloccando le assunzioni dei giovani?

• Nelle nostre scuole il numero dei bidelli non è eccessivo! Essi si occupano non solo delle pulizie, ma anche della sorveglianza e del pronto soccorso e intervengono a supporto del lavoro degli insegnanti e della segreteria. La loro presenza contribuisce a creare un ambiente che accoglie i bambini sotto tutti gli aspetti, non ultimo quello della sicurezza e a far funzionare, nel migliore dei modi, il complesso sistema scuola. Il taglio previsto comporta una riduzione del 17 % nel triennio: per completare il servizio interverranno gestori privati con personale sempre diverso?

Abbiamo capito che i tagli previsti sono generalizzati e se è vero che in un momento economico difficile si devono operare delle economie è altrettanto vero che bisognerebbe mirare gli interventi individuando i reali sprechi, senza dimenticare che l’istruzione e il diritto ad apprendere sono un investimento sul futuro dei nostri figli, della nostra società e del nostro Paese. Pertanto:

CHIEDIAMO DI MODIFICARE RADICALMENTE LE LEGGI CHE PRODURRANNO, NEL FUTURO IMMEDIATO, I SOPRACCITATI TAGLI.
Da parte nostra, fin da subito, assicuriamo che:
➢ continueremo ad impegnarci nel quotidiano per costruire un patto educativo tra maestri e genitori;
➢ daremo il nostro contributo anche operativo per sostenere la raccolta di firme finalizzata all’ abolizione della legge Gelmini.


I genitori, i maestri e i bidelli delle scuole cittadine Stradivari e Manzoni

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Lezioni in piazza della Scala a Milano

I DOCENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI
IN DIFESA DELLA SCUOLA PUBBLICA
invitano gli studenti e i genitori a partecipare
alle seguenti lezioni all'aperto il giorno

Sabato, 22 Novembre
alle ore 15,00 in Piazza della Scala a Milano


“La scuola, agenzia di socializzazione e inculturazione:
tra merito e imposizione dei valori dominanti”


“Il Volto del Teatro alla Scala: Linguaggio e narrazione di un monumento”

“L'enigma della mente”

“Il tema della dislocazione culturale nella letteratura inglese di immigrazione”

“Il problema della conoscenza nella storia della filosofia”


Le ragioni della nostra protesta Alla fine del triennio 2009/2010 - 2011/2012 il governo Berlusconi farà sparire 132 mila posti con i seguenti provvedimenti: aumento del numero di alunni fino a 35 per classe; riduzioni d'orario in ogni ordine di scuola; accorpamento delle classi di concorso; eliminazione di ogni sperimentazione; diminuzione delle compresenze; taglio di posti di sostegno. Inoltre il ddl Aprea intende trasformare le Scuole in Fondazioni, privatizzare l’istruzione, minare il diritto costituzionale all’eguaglianza facendo lievitare le tasse scolastiche.

I tagli nel settore educativo (scuola, università, ricerca) produrranno gravi conseguenze sulla formazione di tutti i futuri cittadini.


Comitato docenti dell'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Torno – Castano Primo
Comitato docenti del Liceo Classico Beccaria – Milano
Comitato docenti Istituto Machiavelli – Pioltello
“Coordinamento 3 ottobre” - PScoordinamento@googlegroups.com

lunedì 17 novembre 2008

Non potranno ignorarci a lungo

Ha senza dubbio ragione Domenico Chiesa, attivissimo esponente del Cidi, il Centro d’Iniziativa Democratica degli Insegnanti, già collaboratore del Ministero, quando sostiene, come ha fatto nell’assemblea cittadina di mercoledì 1 ottobre presso i locali del centro polifunzionale di Bra ed ancora nella discussione pubblica di mercoledì 8 ottobre presso la scuola media Macrino di Alba, che finora, in merito al dibattito sulla riforma del ministro Gelmini, si sono perlopiù espressi incompetenti delle più disparate categorie, a partire dal ministro stesso che, persino troppo ovvio dirlo, non possiede la minima preparazione psicopedagogia.
Ritengo dunque necessario che coloro che vivono la scuola in ogni modo possibile, dai collaboratoti scolastici ai dirigenti, dagli insegnanti agli alunni e alle loro famiglie, debbano, secondo le proprie competenze, mettere al corrente tutti del proprio punto di vista rispetto a quanto sta accadendo.
Per quanto mi riguarda, sono un’insegnante di scuola primaria nella provincia di Cuneo, credo di avere le idee abbastanza chiare su quanto accadrà nella scuola primaria se dovesse attuarsi la restaurazione del maestro unico proposta dal Ministero, nonché gli altri provvedimenti relativi ai tagli e all’accorpamento delle scuole dei piccoli comuni.
Innanzitutto le insegnanti si troveranno a gestire classi sempre più numerose, trenta o più alunni, non avendo in questo modo la possibilità di seguire ciascun alunno in funzione delle proprie specificità individuali e dei propri tempi d’apprendimento.
Tale situazione sarà resa ancora più grave dalla mancanza di un team di insegnanti; la soluzione del modulo permette di organizzare l’orario in modo tale da prevedere anche alcune ore di compresenza tra due insegnanti e ciò, da parecchi anni, rappresenta per le maestre un preziosissimo momento di collaborazione in cui è possibile organizzare attività di recupero per i bambini in difficoltà o predisporre attività didattiche creative ma complesse come i laboratori di scrittura, di pittura, di drammatizzazione. Nessuno può pensare che l’insegnante unico possa portare avanti una proposta didattica così ricca ed accattivante per i nostri alunni, e alla luce di ciò, risulta particolarmente irritante la promessa del Ministro secondo cui “la qualità della scuola non diminuirà”.
Altro grave colpo alla qualità dell’insegnamento sarà l’impossibilità di suddividere le discipline: si pretende che il maestro unico sia competente in tutte le materie senza tenere conto né delle proprie inclinazioni né del potenziamento di quelle abilità sviluppate nell’insegnamento continuativo di una specifica disciplina. Ci sono maestre che da quindici anni insegnano lingua e lo fanno nel migliore dei modi perché nel corso degli anni hanno acquisito una tale familiarità didattica con questa materia che non immagino con quale scarso entusiasmo possano accostarsi all’insegnamento della matematica o delle scienze; e lo stesso può dirsi per chi da anni ha potenziato le proprie abilità d’insegnamento nell’ambito scientifico e debba adesso avere a che fare con ortografia e riassunti. Il team funziona benissimo proprio perché ciascuna maestra insegna nel migliore dei modi ciò che è più affine alla propria sensibilità, e la sicurezza che trasmette agli alunni nel farlo è qualcosa di straordinariamente stimolante per l’apprendimento stesso. La riflessione di coloro che sostengono che le maestre degli anni Cinquanta erano espertissime in tutte le materie e riuscivano senza difficoltà a gestire classi di trenta o più alunni è fintamente ingenua e non tiene conto delle enormi trasformazioni della società e della famiglia avvenute in questi decenni; gli alunni presentano oggi situazioni socio-psichiche sempre più complesse perché sempre più complessa è la realtà sociale e familiare da cui provengono. A ciò si aggiunga la presenza nelle nostre classi di moltissimi alunni extracomunitari che spesso hanno talmente tanta imperizia con la lingua italiana da non comprendere nemmeno le più elementari consegne.
E ancora, come può il Ministro sostenere che non verrà intaccato il tempo pieno quando le ore formative per l’alunno verranno ridotte da trenta a ventiquattro piuttosto che aumentate? È vero che, laddove le famiglie ne manifestino la necessità, verranno attivate soluzioni di prolungamento, ma appunto, si tratterà di un prolungamento del tempo trascorso a scuola, non di un tempo formativo in cui l’alunno potrà godere di opportunità di crescita. A quali figure verrà affidato inoltre il tempo scuola pomeridiano? A spese di chi? Nonostante avanzi furiosamente dalla Camera al Senato, il decreto, su questo punto, rimane piuttosto ambiguo.
Non tutte le famiglie inoltre sono a conoscenza del fatto che le scuole dei piccoli comuni con meno di 50 bambini saranno chiuse o accorpate ad altri plessi. Ciò comporterà dei disagi enormi per gli alunni, per le famiglie e per i comuni stessi che dovranno provvedere, e di tasca loro, al trasporto degli alunni nelle scuole dei centri più vicini.
Tutto questo riesce a dare un’idea di quanto il decreto Gelmini violi il diritto dei bambini ad un’istruzione di qualità come quella finora ricevuta e minacci la serenità delle famiglie rispetto al futuro dei propri figli?
E’ importante che ciascuno di noi si impegni per scampare il pericolo di un tale disastro. Tutti, non solo noi appartenenti al mondo della scuola, abbiamo validissime motivazioni per manifestare in ogni modo un dissenso compatto: gli alunni e gli studenti reclamino il loro diritto ad un’istruzione di qualità, i genitori protestino perché non venga tolta ai loro figli la possibilità di una formazione multidisciplinare e competitiva, gli insegnanti, tanto quelli di ruolo quanto quelli precari, combattano per vedere garantite le migliori condizioni entro le quali esprimere la propria professionalità.
E sono molteplici i modi in cui possiamo darci da fare: partecipare alle assemblee sindacali, indire collegi straordinari all’interno delle proprie scuole, mettere al corrente con documenti collegiali le famiglie del pericolo cui stiamo andando incontro, esortare i comuni, i sindaci, gli enti locali ad appoggiare il nostro dissenso, scrivere a tutti i giornali, leggere tutti i giornali, monitorare quotidianamente i siti scolastici di maggiore interesse, uno per tutti il sito www.retescuole.net, vera miniera di proposte ed iniziative e puntualissimo nel dare voce ad ogni manifestazione, grande o piccola, sparsa sul territorio nazionale.
Nonostante di importanti iniziative come l’affollatissimo corteo di sabato 4 ottobre a Torino e delle centinaia di proteste di insegnanti, comitati studenteschi o di genitori si parli, e non a caso, ancora troppo poco, noi continueremo la nostra battaglia e nei prossimi giorni, nei prossimi mesi, fino a che non vedremo garantito, e in termini pedagogici e in termini di risorse, il sistema della pubblica istruzione, faremo sentire la nostra voce.
Il Ministro e il governo non potranno ignorarci ancora a lungo.

Agata Pappalardo

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La prima occupazione elementare ad ottobre



Intervista a Stefania un docente delle XXI APRILE DI BOLOGNA che per prima in Italia ha occupato i locali della scuola per la protesta contro la Gelmini



interviste a genitori e docenti

Nuovo attacco ai libri di testo

Dal Sito la Poesia e lo Spirito

… All’interno dell’attacco frontale (e strategico) alla scuola e all’università si colloca la delegittimazione del lavoro intellettuale; e si colloca la brutale aggressione all’editoria scolastica. Ecco: meno scuola, meno lavoro, meno studio; e dunque meno libri. Ora, senza dubbio alcune case editrici hanno gestito poco responsabilmente il proprio ruolo, in modi che potrebbero essere pacatamente denunciati e contenuti con accordi e interventi legislativi. Ma questo attacco ai libri di testo è nel suo insieme del tutto ingiustificato, ed esprime un’alleanza fra il senso comune più volgare e la strategia della destra. Il fatto che non una voce si sia levata per rivendicare la funzione di civiltà dell’editoria scolastica, e che anzi anche la stampa di opposizione abbia preferito lasciarsi trascinare nella stessa crociata ci aiuta a capire – sulla scorta di un dettaglio non del tutto secondario – perché la sinistra resti per ora destinata a una sconfitta così disastrosa.

Perché il governo Berlusconi attacca i libri di testo? Nessuno pare esserselo chiesto; ma la domanda, prima di dargli man forte, sarebbe stata opportuna. Le ragioni sono quattro. Uno: perché l’avversione alla cultura e alla scuola che domina oggi in Italia gli permette di raccattare demagogicamente qualche facile consenso. Due: perché è proprietario di una decina di importanti case editrici scolastiche e ha significativi interessi in gioco; mettendo alle corde i concorrenti (e soprattutto gli invisi editori scolastici puri) può fare altri passi verso il sognato monopolio (o duopolio al massimo). Tre: perché l’editoria scolastica è prevalentemente di sinistra. Ministro Storace, alcuni anni fa, si pensava a censure e visti governativi per i manuali di storia (ma qualcuno se ne ricorda?); ora si è trovata una strada più efficace e più radicale. Quattro: per distruggere un secolare modello di formazione, affidato al libro e alla cultura critica, e sostituirlo con una girandola di Internet, Tv e becchime di altro genere; così da creare meglio il gorilla ammaestrato che produce e consuma e non sa e non pensa.

le proposte dll'onda



video sulla due giorni di incontri nazionali tenutasi alla Sapienza di Roma

Libere da ogni deriva ideologica

Libere da ogni deriva ideologica, da ogni sentirci schierate da una parte o dall'altra della sponda politica, dilatando il nostro sguardo sulle realtà “vere e vissute” della scuola, vogliamo comunicare il nostro pensiero di maestre della scuola dell’infanzia sulla legge approvata in questi giorni.
L'immagine distorta che a nostro parere viene oggi consegnata all'opinione pubblica ci ferisce. L'eco dei luoghi comuni che in questo periodo risuona nella piazza evoca la metafora di un mostro-scuola fagocitante denaro pubblico, esageratamente speso a causa dei troppi insegnanti, di un tempo scuola troppo dilatato e di una media di alunni per classe troppo bassa. Sì, nei vari contesti della “polis” - siano essi il bar o la sala di attesa di un ambulatorio o la “piazza” stessa – le opinioni, su questo argomento, confermano una visione di un'istituzione parassita prima ancora che educativa, l'insegnante un onere prima ancora che garante di un processo di civilizzazione, umanizzazione, conoscenza, cultura.
Per chi fa della nostalgia l'elemento guida delle sue valutazioni, vorremmo ricordare che la deamicisiana maestra dalla penna rossa, può essere stata la nostra occasione di crescita, maturazione, apprendimento, ma ciò che ha portato, nel 1985, a legiferare per una riforma della scuola primaria, furono i nuovi orizzonti culturali, i nuovi saperi che si erano radicati nella società. Andavano perciò reimpostati su una nuova base epistemologica e metodologico-didattica gli obiettivi di apprendimento nonché tutte le discipline e il piano di studi, perchè i bisogni di apprendimento dei bambini e delle bambine non erano più quelli del 1955. Non è stato per capriccio che si è ricorsi alla formazione di insegnanti specialiste, ma per la necessità di meglio organizzare i saperi.
Ciò che ci brucia nel profondo in questa congiuntura, soprattutto come insegnanti di scuola dell'infanzia, è che siano stati stabiliti dall’alto, come prioritari, il voto in condotta, il grembiulino e la valutazione espressa in numeri. Non c'erano altre priorità? Il rapporto numerico ad esempio, che per noi da anni è di una maestra a 28 bambini, l'edilizia scolastica, l'impossibilità di frequentare contesti altri dall'edificio scuola perchè le uscite hanno i loro costi, il materiale insufficiente: queste erano le nostre attese, altro che cinque in condotta! Ci si metta nelle condizioni di lavorare bene e riusciremo a fare del bambino più “bullo” un vero cittadino.

Eppure ci sembrava che il nostro lavoro non si configurasse soltanto come professione, ma anche e soprattutto come un vero e proprio servizio alla società intera. Servizio beninteso non di tipo assistenziale, ma servizio alla costruzione di una cultura che fa delle bambine e dei bambini dei cittadini a pieno titolo. Com'è possibile allora il sistematico insulto nei nostri confronti da parte di chi dovrebbe incoraggiare, anziché creare discredito e sfiducia?
Insomma, le scelte politiche che si vanno configurando per la scuola italiana e la giustificazione di tali scelte, inducono inevitabilmente a pensare che il legislatore davanti al significato educativo abbia messo l'economia di mercato, davanti al valore degli ambiti educativi per eccellenza, abbia abdicato a favore del valore del denaro.
Già, il denaro! Sperimentiamo quotidianamente quanto il “mercato” sia uno dei più importanti regolatori delle relazioni tra le persone e le istituzioni, come la “Borsa” e la “Banca” facciano parte del vissuto quotidiano dei cittadini. Tutto questo, secondo noi, ha compromesso l'aspetto valoriale, etico delle relazioni e come insegnanti, ma non solo, ne sopportiamo le conseguenze.
Massimo Fini in un suo libro ha scritto:”Il denaro da utile mezzo è diventato fine, da servo si è fatto padrone, crediamo di maneggiarlo e invece ci manipola, crediamo di usarlo e invece ci usa, crediamo di muoverlo e invece ci fa muovere, anzi, trottare, crediamo di possederlo e invece ci possiede”.
Vi garantiamo che, nonostante tutto, nonostante l'inverno mortifero dell'attuale congiuntura, nonostante la fatica quotidiana dell'educare in condizioni che spesso trasformano la nostra professione in missionarietà, ci sforzeremo di lavorare per contrastare la potenziale barbarie che potrebbe abitare qualsiasi persona non educata al rispetto di sé stessa, degli altri e delle cose.
Consegniamo al cuore della società il frutto delle nostre riflessioni, consapevoli che “la goccia che è un nulla rispetto all'oceano, può scavare la roccia”.



Insegnanti della scuola dell'infanzia Archimede, Sacile (Pn)

Mariarosa Nadal
Emanuela Santarossa
Carmela Litto
Mara Amadio
Maria Donatella Zanette
Maria rosa Gardenal

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Pensare oltre

Di Antonio Valentino

Sulla straordinaria protesta di studenti e insegnanti di queste settimane, andrebbero evitati fraintendimenti e ambiguità per impostare riflessioni e cercare sbocchi. E dette con chiarezza alcune cose. E in primo luogo
1. che i mali della nostra scuola e del nostro sistema universitario sono enormi e non cominciano con la Gelmini. Pensare che basti allontanare l’attuale ministro, per quanto inadatto e chiaramente eterodiretto, perché tutto riprenda a funzionare al meglio, è cosa contraria al principio di realtà, oltre che molto rischiosa;
2. che Il principio di economicità, assieme a quello di efficienza ed efficacia, è irrinunciabile in ogni caso e che quindi situazioni insostenibili non solo sotto il profilo economico, ma anche educativo vanno corrette. Pensare che scuole di 12 ragazzini non possano confluire in scuole più grandi raggiungibili in 20 minuti (e ce n’è, e non solo al sud) è fuori non solo da una sana gestione delle risorse, ma anche da politiche educative sensate;
3. che, rispetto a questo stato di cose, chi è senza peccato, scagli la prima pietra.
Solo dentro questa quadro di considerazioni, a mio avviso, il movimento di protesta contro le misure della finanziaria di agosto e dei provvedimenti “urgenti” della Gelmini può acquistare senso e darsi una prospettiva; a partire da alcune consapevolezze ulteriori che riguardano il merito e il metodo, come si dice, delle politiche scandalose di questo governo sulla scuola.

leggi tutto l'articolo si ScuolaOggi>>>

L'onda che autoriforma l'università

Una marea gioiosa e propositiva ha invaso la cittá universitaria de LaSapienza: due giorni intensi di assemblee, workshop e musica in cui le diverse figure della formazione hanno continuato a dare corpo a quell'incredibile momento costituente che è l'autoriforma dell'Universitá. L'autoriforma come processo che già vive nelle pratiche del movimento, come passaggio di consolidamento delle forme di autorganizzazione e rilancio degli elementi del conflitto. Migliaia di studenti, dottorandi e ricercatori hanno discusso nei workshop tematici riguardanti la didattica, il welfare e il rapporto tra formazione e lavoro. Centinaia di interventi da tutti gli atenei italiani in mobilitazione che hanno avuto la capacitá di tradurre l'autoriforma in concreti elementi di programma e di agenda politica: proposte per continuare a costruire un'universitá autonoma, nuove pratiche di conflitto attraverso cui costituire delle vertenze diffuse, la partecipazione allo sciopero del 12 dicembre ed il lancio delle mobilitazioni diffuse per il 28 novembre. L'assemblea plenaria di domenica è stata partecipata da migliaia di persone, centinaia di interventi che hanno continuato a connettere le lotte tra universitá, scuole e studenti medi, tra l'onda anomala e la european anomalous wave che in questi giorni ha diffuso la potenza dell'onda in tutta Europa (Barcellona, Copenhagen, Parigi, Lione, Londra, Madrid, Bruxelles, Lisbona, Amsterdam, Berlino, Valencia, Aarhus, Tubinga, Istanbul). Non solo non pagheremo la vostra crisi, ma abbiamo anche la forza di costruire uno spazio forte e aperto, di dare vita ad un processo costituente per riprenderci il nostro futuro...e questo è solo l'inizio!

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Un applauso ai dirigenti scolastici

domenica 16 novembre 2008

IO E LA SCUOLA

di sonohra (Medie Inferiori) scritto il 14 11 2008

Frequentare la scuola è un diritto, essa ci permette infatti di crescere a livello culturale e sociale. Agli studenti dovrebbe essere garantita un’ottima formazione per poter poi affrontare nel miglior dei modi il mondo del lavoro. Proprio in questi giorni ad alimentare le molteplici polemiche sono le nuove norme che l’attuale Ministro Gelmini vuole introdurre. Si ritorna ai voti numerici, a un giudizio in condotta introdotto come battaglia contro il bullismo (con un solo cinque si può ripetere l’anno), al maestro unico alle elementari: questo è uno dei punti più contestati della riforma, secondo il ministro è indispensabile per eliminare l’alto tasso di occupazione nella scuola; in questo momento mi chiedo: dove vanno tutti gli altri insegnanti a lavorare? Perché non risparmiano dallo stipendio dei politici, anziché da quello dei semplici lavoratori? Poi c'è la divisa; la divisa va bene se sei un poliziotto, carabinieri, medico ecc… perché ha comunque una funzione. Al liceo bisognerebbe che i ragazzi arrivassero educati alla non discriminazione e questo non attraverso una divisa con camicia rossa e pantaloni o gonna blu, come ha detto la Gelmini; è veramente terribile, non ha alcun senso, la cosa bella di noi giovani sono i colori! Se ci tolgono anche quelli… è giusto che ognuno si vesta come vuole, ma senza discriminare nessuno! Ci vuole solo educazione, non imposizioni assurde o odiose. Sono veramente disgustata e rimasta a bocca aperta quando ho sentito che probabilmente gli stranieri verranno messi in classi separate. Mi sono chiesta, perché? Non sono persone umane come noi? Purtroppo per alcune persone la risposta è no! Forse perché non sanno parlare la lingua italiana allora sono diversi. Vorrei poter chiedere alle persone che pensano che sia giusto mettere i ragazzi stranieri in classi separate: se loro si trovassero ad abitare in un paese straniero di cui non conoscono la lingua vorrei vedere se sarebbero così contenti di essere raggruppati in una classe “per stranieri” in disparte. Il problema è che si sta parlando ancora di ragazzetti, credo che per loro sarebbe traumatico venire segregati; si sentirebbero diversi e non riuscirebbero a socializzare con altri ragazzi. La scuola oltre a insegnare serve anche ad abituare i ragazzi a socializzare e a vivere in un gruppo. Questo sarà impossibile se la riforma verrà applicata. Secondo me è importante far imparare ai futuri scolari che esistono ragazzi che non sono italiani ed è per questo che il mondo è bello, perché è vario. Sarei molto più felice se l’attuale Ministro, Mariastella Gelmini, avesse continuato ad occuparsi dei parchi attorno a Brescia piuttosto che del futuro del nostro paese. Detto questo, che è sostanzialmente il contesto in cui si muove la riforma, come considerazione generale affermerei che i tagli previsti possono essere considerati giusti, tuttavia dovrebbero essere reinvestiti nel settore educativo, cosa che non è puntualizzata nel decreto! In questo momento in testa mi si pone la domanda: è una riforma dell’istruzione o delle finanze?

Preso da: Repubblica@scuola

La spesa fuori controllo della Ministra

"C'è la necessità di razionalizzare la spesa, rivederne i meccanismi. E' innegabile che in questi ultimi anni la spesa dell'istruzione era fuori controllo". E' quanto ha sottolineato il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini, a margine di un convegno di Forza Italia a Rezzato, nel Bresciano. Per il ministro è stata l'occasione anche per rispondere alle critiche e agli attacchi verso la riforma che porta il suo nome.

Spesa. Secondo il ministro "non è vero che noi spendiamo meno degli altri Paesi, in alcuni casi spendiamo anche di più, ma spendiamo male. Dobbiamo abituarci a spendere meglio, come fanno tutte le famiglie italiane. Credo che sia dovere di un buon amministratore e di un buon governo la massima trasparenza nell'utilizzo delle risorse pubbliche".

Leggi il resto dell'articolo di Repubblica.it

i politici dovrebbero essere più credibili (?)

La politica si fa anche con i segnali. Con dei provvedimenti che non necessariamente portano un reale beneficio alla collettività, ma che dimostrano un'inversione di tendenza. Con delle scelte che, almeno dal punto di vista dell'immagine, riavvicinano i cittadini alle istituzioni.

Per esempio, se con durezza si interviene sui dipendenti pubblici per arginare i tassi di assenteismo e si finisce così per punire anche chi assenteista non è (pensate a quella maggioranza d'impiegati non fannulloni che oggi si vede decurtare lo stipendio in caso di malattia), è bene che chi fa le leggi dimostri di voler partecipare ai sacrifici. Solo così si può sperare che anche le persone cui si chiede di stringere la cinghia comprendano come, dietro le nuove norme, ci sia la volontà di tutelare il bene comune (la burocrazia dello Stato) e non quella di punire indiscriminatamente un'intera categoria. È necessario insomma essere credibili.

Da questo punto di vista, ieri il parlamento ha perso ancora una volta una buona occasione. L'Italia dei Valori, durante la discussione della finanziaria, ha proposto di abolire il doppio stipendio incassato da chi oltre che parlamentare è anche ministro, di cancellare le comunità montane e i rimborsi elettorali concessi per cinque anni ai partiti anche se la legislatura finisce in anticipo. Tutti e tre gli emendamenti sono stati bocciati da un voto contrario bipartisan e dall'astensione degli onorevoli prodiani e dellUdc.

Certo, riforme epocali di questo tipo è difficile immaginare di farle a colpi di emendamenti. Tagliare, come è giusto, i rimborsi elettorali che Udeur, Pdci, Verdi e Rifondazione (ma anche gli altri partiti) continueranno ad incassare sino 2011, nonostante non siano più presenti in parlamento, porterebbe alla definitiva scomparsa delle formazioni minori. E quindi si dovrebbe forse calibrare meglio una norma tanto drastica. Stesso discorso vale per le comunità montane. Sono quasi tutte inutili, ma non tutte. Bisognerebbe saper scegliere caso per caso.

Sui doppi stipendi dei parlamentari che fanno anche i ministri, invece, non può esserci discussione di sorta. Un Berlusconi che, oltretutto, è già molto ricco di suo, perché deve ricevere una busta paga da premier e una da onorevole, quando alla Camera non ci mette mai piede? Intendiamoci, non che abolire le doppie retribuzioni finisca per incidere realmente sulle casse dello Stato. La spesa, dal punto di vista del debito complessivo, è minima. Ma non farlo incide sulla testa dei cittadini.

Insomma, con i dipendenti pubblici non si va per i sottile, si taglia con il machete e si finisce per punire anche chi ha sempre fatto il proprio dovere. Sui componenti della Casta, invece, non si interviene. Mai.

E allora tra gli elettori si fa sempre più strada un dubbio, che giorno dopo giorno, si trasforma in certezza. L'oligarchia sta cambiando strategia. Punta a creare il nemico individuando una serie di gruppi sociali già poco popolari per conto loro (i dipendenti pubblici, i piloti, gli immigrati, eccetera, eccetera) sui quali scaricare le colpe di tutti i mali. E non lo fa perché l'alternativa alla riforma dello Stato è la bancarotta. L'obiettivo primario è un altro: mantenere i consensi, sviando l'attenzione dai privilegi e i comportamenti di chi siede nelle istituzioni e in parlamento. Sperando, inutilmente, che nessuno se ne accorga.

Peter Gomez da voglioscendere

un occhio sulla questione libri di testo ...

Che cosa succederebbe se una legge vietasse agli Italiani di cambiare automobile nei prossimi sei anni? La Fiat chiuderebbe.

Ebbene, qualcosa di simile sta accadendo all’editoria scolastica. Con un rischio non solo economico ma anche politico e culturale: il controllo, da parte del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, della formazione delle giovani generazioni. Un nuovo, per certi versi più grave e inquietante, conflitto di interessi.

Ma andiamo con ordine. Tra le pieghe del cosiddetto “decreto Gelmini” (quello del ritorno al maestro unico e al voto in condotta) - la cui approvazione è prevista al Senato questa mattina, dopo aver già superato il vaglio della Camera - si annida infatti un provvedimento (l’articolo 5) in base al quale i libri adottati a partire dal prossimo anno scolastico dovranno essere confermati alle elementari per cinque anni, alle medie e alle superiori per sei. Ciò significa che molte case editrici rischiano di fallire (se non si può più produrre, si è costretti a licenziare, e poi a chiudere), con una perdita di posti di lavoro stimata nell’ordine di diverse migliaia. Ma se gli operatori del settore sono preoccupati, lo sono anche i docenti, che nello spostarsi da una scuola all’altra (o da una sezione all’altra all’interno dello stesso istituto) rischiano di non poter scegliere gli strumenti del loro lavoro, vedendo così leso il diritto alla libertà di insegnamento.

Qual è la ratio del provvedimento? L’idea nasce dalla volontà di contenere i costi per le famiglie che hanno figli in età scolare: è noto che quella per i libri di testo è una spesa piuttosto onerosa (più ammontare anche a diverse centinaia di euro). “Il problema per le famiglie esiste”, ci dice Giorgio Palumbo, presidente dell’omonima casa editrice, “ma il decreto Gelmini lo affronta in maniera rozza e demagogica. Questa legge, infatti, produce due effetti negativi: non aiuta le famiglie e mette in ginocchio un intero comparto produttivo, soprattutto gli editori scolastici ‘puri’”.

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Università, compito per il weekend: scrivere l'autoriforma

Dopo settimane di mobilitazione, è arrivato il momento di mettere tutto nero su bianco. L’Università La Sapienza di Roma, sabato e domenica, accoglie l’assemblea nazionale degli studenti: due giorni per discutere di “autoriforma”. Ovvero, per dare voce a chi negli atenei ci studia e ci lavora. E forse sa meglio della Gelmini cosa c’è che non va.

Obiettivo dell’assemblea è quello di elaborare, al posto dei provvedimenti volti a «razionalizzare e ridurre la spesa e il debito pubblico» del decreto 133, una serie di proposte per riformare davvero il sistema universitario italiano. Una «costituente», la chiamano gli studenti. Perché nessuno vuole difendere lo status quo – che è fatto di precariato, di logiche baronali, di una formazione sempre più spizzicata e superficiale – ma tutti vogliono poter dire la loro.

Il weekend di mobilitazione si apre sabato con un’assemblea plenaria, poi tocca ai gruppi di lavoro affrontare le singole questioni, i pilastri dell’autoriforma: si discuterà innanzitutto di didattica, altri si concentreranno su welfare e diritto allo studio, altri ancora elaboreranno proposte su formazione e lavoro.

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Un supplente del tutto particolare!

(vi consiglio di leggere fino in fondo)

2008 – 1902 ovvero “Dimmi quando, quando, quando”

di Cosimo De Nitto


Tenendo dietro alla mia curiosità di spigolare tra vecchi libri mi è capitato di leggere una relazione finale scritta nel giugno 1902 da un maestro-supplente 1) a Pieve Saliceto, piccola frazione di Gualtieri, provincia di Reggio Emilia. Riporto alcune parti che mi sembrano interessanti per gli spunti di riflessione che mi suggeriscono (scusandomi per la lunghezza):

"Frequenza: La frequenza fu lodevole. Ebbi su trentacinque iscritti una media di trentatré frequentanti giornalieri. Anche questo è un segno dei tempi. La scuola s’innalza nel concetto delle masse e diviene necessità sociale. Anche la parziale refezione scolastica contribuì alla frequenza.

Stato intellettuale e fisico degli alunni. Non posso dir nulla sullo stato fisico ed intellettuale degli alunni all’ingresso della scuola per la ragione semplicissima che non c’ero. Al termine dell’anno scolastico i gobbi lo erano ancora ed idem dicasi dei deficienti. Per i primi la cura consigliabile è quella dell’Istituto ortopedico Rizzoli, per gli altri occorre un altro organamento della vita scolastica che dia agio all’educatore di porre in atto, almeno in parte, la trangugiata teoria pedagogica.

Disciplina. La disciplina l’ho sempre ottenuta con mezzi semplicissimi: destando l’allettativa, l’interessamento; vigilando. Non è disciplina, quella che si ottiene con mezzi coattivi. Comprime l’individualità infantile e genera tristi sentimenti. Il maestro deve prevenire e rimuovere le cause del male per non dover poi dolorosamente reprimere.

Diligenza. Finché scuola e famiglia non saranno unite nell’opera educativa la vera diligenza resterà pio ed utopico desiderio. Come pretendere un foglietto pulito da un bambino che fa il compito in una stalla per dura necessità di cose? La pratica qui ebbe la salutare virtù di farmi buttare alle ortiche molta e forse ingombrante zavorra idealistica.

Risultati conseguiti. Per un complesso di cause indipendenti dalla mia volontà i risultati non furono troppo soddisfacenti quantunque non abbia trascurato nulla per migliorare le sorti psichiche di bambini massacrati da lunghi anni di sgoverno scolastico. *** Noto che mal s’appone al vero chi crede con coscienza di giudicare la valentia di un maestro dal numero dei presentati e promossi all’esame. Perché? Perché l’esame fatto come si fa oggi, acquista i poco pedagogici caratteri di un giudizio di Dio, e non sono rari i maestri , che unitamente ai bimbi si affidano alla medesima dea: la fortuna.

Programma e suo svolgimento; giornale di classe. Il programma lo svolsi come potei, il giornale di classe non l’ho fatto.

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Destra sinistra sessantotto fannulloni…qui si lavora, silenzio!

E poi questo continuo richiamo a destra, sinistra, sessantotto, che scocciatura!
Ma qui chi è che è fannullone?! Chi gira per l’Italia a sostenere corbellerie, o chi ogni giorno salta, balla, fa vocalizzi, tiene le mani dei bambini, di ogni bambino, chi ascolta il più piccolo respiro, chi risponde ai richiami costanti e urlanti di piccole persone, le quali chiamano a gran voce e sempre, e tutte insieme, “maestra, maestra, maestra, maestra…….”, chi fa da mediatore ai conflitti continui e naturali, chi con i polmoni di fuori conversa e fa conversare fino allo sfinimento, chi nei refettori vocianti e stipati insegna a tenere la forchetta e il coltello ripetendo per cinque anni come si collabora nello sparecchiare, come si rispettano i commensali, come si abbassa la voce, come non si toccano le scarpe mentre si pranza, che non ci si infila sotto il tavolo tra le gambe dei compagni…o qualcun altro è il fannullone di turno?
Chi è fannullone? Chi studia e legge di notte, ogni notte, di pedagogia, strategie, disagio e recupero, chi corregge montagne di elaborati subito, e poi il giorno dopo, per non lasciar por tempo in mezzo alla comprensione degli errori, e alla riflessione dei bambini, giunge a scuola con la sporta dei quaderni e il cuore grosso, perché teme di non aver dato abbastanza energia e competenza, o qualcun altro che guadagna fior di quattrini sparlando in modo scandalistico e semplificatorio senza neppure aver messo il naso dentro una scuola elementare reale e averne studiato la complessità della gestione e delle situazioni? Un po’ di rispetto, please!

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Sono almeno 10 anni ...

Sono almeno 10 anni che, cambiando il Governo, i Ministeri dell'Istruzione si arrabattano ad inventare modifiche "creative" alla scuola (soprattutto elementare) con l'intento di passare alla storia come grandi innovatori o salvatrici delle giovani generazioni.

A ogni minimo cambiamento, all'interno delle scuole, i dirigenti più zelanti riuniscono immediatamente i Collegi per apportare cambiamenti, istituiscono Dipartimenti per far ricadere nella quotidianità dell'operato delle scuole quello che altri partoriscono nel chiuso delle aule parlamentari.

Ed ecco che rivediamo i nostri curricoli, adattandoli alle Indicazioni Nazionali, poi l'anno dopo escono le UdA e allora tutte a programmare per unità di apprendimento, con uno spreco inverecondo di energie e tempi. Ci inventano poi il portfolio e facciamo a gara a chi lo inventa più adeguato alla realtà della propria scuola. Poi le Indicazioni non vanno più bene e introducono le Indicazioni per i curricoli e i Piani si studio e allora, da capo tutto, quello che abbiamo fatto non va più bene, si ricomincia.
Tagliano il tempo scuola? Mettono le ore opzionali? E noi subito pronte a trovare strategie più o meno efficaci per tamponare il tamponabile.
Modificano geneticamente la nostra pratica valutativa (gli Ogm non sono niente in confronto!) da un giorno all'altro? Ecco che subito i collegi sono chiamati a prendere decisioni su come organizzare questo cambiamento adattandolo ai nostri alunni e alunne ignari di tutto.

Basta!Davvero. Non possiamo andare avanti così.
Prendiamoci il tempo per capire cosa ci sta succedendo, per discutere i cambiamenti e soprattutto non prendiamo decisioni didattiche-organizzative di nessun tipo all'interno dei Collegi Docenti /Consigli di Istituto.
Perché? Io penso che i motivi siano due.
Primo: siamo maestre, siamo professioniste della didattica. Non possiamo accettare che 4 righe di un decreto siano sufficienti per motivarci pedagogicamente a un cambiamento così strutturale della nostra pratica educativo-didattica.
Secondo: la legge 133, ex decreto Brunetta, all'art.64, comma 4, recita: Per l'attuazione del piano di cui al comma 3, con uno o più regolamenti da adottare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto (…) si provvede ad una revisione dell'attuale assetto ordinamentale organizzativo e didattico del sistema scolastico (…).

E allora, aspettiamoli questi regolamenti.
Poi decideremo cosa fare.
Che almeno siano costretti a sforzarsi di dare una parvenza pedagogica alla loro riforma che di pedagogica niente ha.

Marta Gatti

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La scuola vista con gli occhialini del contabile

Cosimo De Nitto

I governi prima

Da anni i dibattiti sulla scuola, da parte dei governi, cominciano così: nella scuola ci sono troppi insegnanti, il deficit pubblico non permette questi sperperi, negli altri Paesi europei il rapporto insegnanti-alunni è più alto, bisogna aumentare gli alunni per classe, diminuire le classi e gli insegnanti, diminuire le scuole, l’azienda Italia non ce la fa più (a causa della scuola?), bisogna razionalizzare, dimensionare, ridurre drasticamente gli sprechi.

La grande stampa

Da anni la stampa, la cosiddetta grande stampa, Repubblica e Corriere della Sera in testa, fa da sponda alle campagne governative dando risalto esorbitante a episodi di cronaca negativi, solo quelli però, perché gli episodi positivi, si sa, non fanno notizia. In questo modo fanno montare un’opinione pubblica negativa sulla scuola, che ormai viene descritta come uno scatafascio sgarrupato che “rovina” (termine usato da Tremonti, Gelmini, Bossi) generazioni di studenti, al limite del linciaggio morale e professionale dell’intera categoria degli insegnanti. Si nascondono dietro il diritto di cronaca e trascurano, colpevolmente, il dovere di dare sempre una rappresentazione equilibrata della realtà, non sbilanciata, una sorta di par condicio dell’informazione. Si fa finta di non sapere che la stampa e l’informazione in generale hanno anche il compito, che lo si voglia o no, di “formare” la coscienza critica e la cittadinanza.

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