lunedì 13 luglio 2009

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Annuncio. Il 15 luglio a Roma

APPELLO A TUTTE LE RETI, COMITATI, ASSOCIAZIONI, SINGOLI PRECARI PER CONTINUARE LE MOBILITAZIONI E LE LOTTE FINO AL RITIRO DEI TAGLI, AL RITIRO DEL PDL APREA, ALL’ASSUNZIONE DI TUTTI I PRECARI A TEMPO INDETERMINATO SU TUTTI I POSTI VACANTI E DISPONIBILI IN ORGANICO DI DIRITTO E DI FATTO.


Info qui

e qui

sabato 28 marzo 2009

Definitivi i Regolamenti Gelmini. Devastanti gli effetti

Con la firma del Presidente della Repubblica si conclude l’iter procedurale dei primi due Regolamenti attuativi dell’art. 64 della legge 133 che diventano pertanto definitivi. Com’è noto i Regolamenti approvati riguardano la riorganizzazione della rete scolastica, l’utilizzo delle risorse umane, la revisione dell’assetto ordinamentale della scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione. Con la prossima pubblicazione in Gazzetta Ufficiale i due Regolamenti potranno entrare immediatamente in vigore e, tra l'altro, consentire il varo del decreto interministeriale sugli organici atteso, con la relativa circolare, nei prossimi giorni. Vediamo, a questo punto, di riepilogare in sintesi quali sono gli effetti sulla scuola pubblica.

La riduzione del tempo scuola e dell’offerta formativa
Innanzi tutto con i nuovi regolamenti per la prima volta nella scuola dell’obbligo il tempo scuola arretra e si riduce anche l’offerta formativa rivolta agli adulti . Già dal prossimo anno scolastico la riduzione degli organici e delle compresenze impedirà a molte classi della scuola primaria di mantenere l’offerta formativa di trenta ore settimanali e/o di confermare i rientri pomeridiani perché non ci saranno le disponibilità di personale docente e ausiliario per coprire la mensa scolastica.
Anche nella scuola secondaria di primo grado il tempo scuola arretra, tutti i modelli di tempo normale con orari superiori alle 30 ore settimanali non saranno più possibili e il tempo prolungato sarà pesantemente ridotto a causa dei nuovi vincoli da rispettare per autorizzarlo (garantire il funzionamento di un corso intero ed esistenza di strutture e servizi per almeno due o tre rientri pomeridiani).
Nell’istruzione degli adulti per il prossimo anno scolastico si prevede un taglio di 1500 insegnanti ed una conseguente riduzione dei moduli e dei corsi la cui attivazione dovrà far riferimento non più agli iscritti ma alla serie storica degli studenti scrutinati e che hanno conseguito una certificazione relativa ai saperi previsti per l’obbligo di istruzione.
Nella scuola primaria il disegno del governo di riduzione del tempo scuola è assai più radicale e punta a far diventare “tempo normale” l’articolazione oraria di 24 ore settimanali (la più coerente con il modello del maestro unico), ma dopo gli scioperi e le manifestazioni dello scorso autunno ha dovuto limitarsi a proporla e a sponsorizzarla. Con scarso successo visto che solo il 3% dei genitori ha scelto questo modello nelle iscrizioni.
La riduzione del tempo scuola nella scuola di base non risponde alle esigenze di offrire a tutti maggiori opportunità di successo scolastico né alle esigenze familiari e sociali.
In questi anni la diffusione del tempo pieno e prolungato e in generali di modelli scolastici con tempi lunghi e distesi ha ridotto la dispersione nella scuola di base e ha potenziato le capacità di decondizionamento sociale della scuola.

L’imposizione del modello del maestro unico nella scuola primaria
Il regolamento del primo ciclo impone alla scuola primaria il modello maestro unico o prevalente a partire dalle prime classi del prossimo anno scolastico, mentre il tempo pieno (25% delle attuali classi) continuerà ad avere due docenti per classe e si potrà attivare nei limiti dell’organico assegnato (rimane confermato il numero dei posti attivati complessivamente per l’a.s. 2008/09).
Le compresenze sono cancellate in tutte le classi della scuola primaria che, in questo modo, perde la principale risorsa per realizzare attività essenziali: recupero, percorsi individualizzati, attività di arricchimento, laboratori, uscite didattiche.
Inoltre, la decisione di imporre il modello del maestro unico attraverso una norma generale rappresenta una palese invasione di campo dell’autonomia scolastica sulla base della quale (vedi Dpr 275/99) le decisioni circa le modalità di organizzazione didattica sono di competenza delle scuole.
Vengono in questo modo eliminati tutti gli aspetti qualitativi che hanno fino ad oggi permesso alla scuola primaria italiana di conseguire risultati positivi riconosciuti in tutte le indagini internazionali: gruppo docente corresponsabile, specializzazione degli insegnanti per ambiti disciplinari, programmazione unitaria, tempi distesi, compresenze per individualizzare i percorsi e arricchire i curricoli.

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lunedì 9 marzo 2009

Dati straordinari e drammatici

I dati sulle iscrizioni, via via che vengono confermati, vedono una crescita straordinaria della domanda di tempo scuola con una bocciatura colossale della piccola scuola al risparmio delle 24 e 27 ore. Non solo. Le notizie che cominciano ad arrivare dalle città come da tanti piccoli comuni ci raccontano anche del grande successo della campagna nazionale per la conferma del modello di scuola attuale, che si è espresso in questi giorni con la valanga di modelli integrativi di iscrizione (e riconferma) alla scuola del tempo pieno, della pluralità docente, delle compresenze, dell’inclusione.
Ma questi risultati, straordinari sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo, sarebbero al tempo stesso drammatici se ora fosse dato corso ai tagli previsti dalla legge finanziaria e dalle norme delle legge Gelmini.
Se questa grande domanda di tempo scuola di qualità che giunge da ogni angolo del paese non viene sostenuta da una grande mobilitazione per avere in tutte le scuole gli organici adeguati, questi risultati rischiano di vanificarsi nel nulla. Anzi, paradossalmente, potrebbero, nella accresciuta domanda di tempo scuola, causare la liquidazione anche di ciò che rimane del modello del tempo pieno, cioè la “coppia docente”, andando alla creazione, con l’ipocrita motivazione di rispondere alle richieste delle famiglie, di tanti spezzatini orari con 5, 6 docenti per classe…
E’ fondamentale oggi che le protagoniste e i protagonisti del grande movimento d'autunno, in primo luogo genitori e insegnanti della scuola elementare, si attivino in tutti i modi per chiedere che la scuola del prossimo anno sia quella che loro hanno vissuto e che hanno voluto riconfermare e non la scuola del tempo vuoto della Gelmini.
Tra poche settimane sarà assegnato alle scuole l’organico di diritto per il prossimo anno scolastico. Abbiamo tutti una grande responsabilità in questo momento. Dal mondo della scuola deve venire una grande sollevazione democratica, prima che sia troppo tardi, affinchè vengano ritirate tutte le norme legate alla sciagurata pedagogia della miseria, quella del cosiddetto maestro unico e dei tagli di risorse, tempo e qualità alla scuola pubblica.

di Mirco Pieralisi
dal sito di Retescuole

martedì 3 marzo 2009

Un tempo pieno di vita

dal blog "la poesia e lo spirito"

A iscrizioni chiuse, una bocciatura del modello del maestro unico: sei famiglie su dieci hanno scelto l’orario scolastico delle 30 ore, mentre il 34% chiede le 40 ore. Analizzando le iscrizioni per l’anno scolastico 2009/2010 di un campione di circa 900 scuole rappresentative e distribuite su tutto il territorio nazionale risulta che il 3% ha scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore, il 34% le 40. E adesso?

Ci vuole tempo
di Donata Glori

Proviamo tutti per un attimo ad aprire la porta di un’aula.

Ci vengono subito incontro bambini e bambine, avidi di sapere, desiderosi di riportare le proprie esperienze, ricchezze e disagi. Portano con sé un mondo complesso, a volte difficile da interpretare, hanno un bisogno enorme di entrare in dialogo tra pari e con adulti capaci che abbiano il tempo di ascoltarli, adulti competenti nella loro costante opera di mediazione, capaci di aiutarli ad ordinare le esperienze. La scuola di tutti i giorni è un continuo laboratorio di apprendimento di consolidati e nuovi linguaggi.

Soffermiamoci ancora a guardare i bambini e le bambine di una qualsiasi classe. Ci appaiono sono molto diversi dalla massa silente che immagina la Gelmini: vediamo subito che c’è chi è veloce nell’apprendimento, intuitivo, chi ha bisogno di provare e riprovare per passaggi progressivi, chi impara osservando gli altri, chi impara in gruppo, chi da solo, chi ha bisogno di essere continuamente rassicurato. Per tutto questo ci vuole tempo.

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lunedì 2 marzo 2009

Elementari: il 95% sceglie le 30 ore ma i fondi non sono sufficienti

LE famiglie italiane sparigliano le carte alla Gelmini. O il governo, per accontentare le richieste di mamme e papà della scuola elementare, dovrà rinunciare alle economie di spesa previste dalla Finanziaria oppure le famiglie non potranno essere accontentate.

I dati diffusi ieri dal ministero dell'Istruzione sulle scelte che riguardano la scuola primaria (l'ex elementare) nascondono una verità: nove famiglie su 10 non potranno avere le 30 ore settimanali richieste all'atto dell'iscrizione. A meno che il governo non modifichi i criteri sulla formazione degli organici del personale della scuola già concordati con il ministero dell'Economia. Insomma, un bel pasticcio.

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"Bocciato" dagli italiani il maestro unico

Nelle iscrizioni alle elementari l'80 per cento sceglie le 30 o 40 ore
Fioroni: "Come farà il governo, con i tagli, a garantire la stessa qualità?"

Pioggia di 5 in condotta agli scrutini intermedi. E le lingue hanno la meglio sulla matematica nelle insufficienze dei ragazzi. Dai dati del ministero dell'Istruzione, al termine degli scrutini del primo quadrimestre nella scuola secondaria di secondo grado, risulta che il 72% degli studenti ha riportato almeno una insufficienza (nel 2008 era il 70,3%). Le maggiori carenze negli Istituti professionali (con l'80% dei ragazzi che ha riportato insufficienze) e nelle regioni del Centro Sud. Nel Meridione anche il record dei 5 in condotta. Dati che allarmano in particolare per gli studenti dell'ultimo anno che, anche con una sola insufficienza (condotta compresa), non saranno ammessi all'esame di Stato.

scrizioni alle elementari. Il ministero ha diffuso un campione statisticamente significativo delle richieste di iscrizione alle elementari. Un sostanziale "bocciatura" del modello del maestro unico: sei famiglie su dieci hanno scelto l'orario scolastico delle 30 ore, mentre il 34% chiede la 40 ore. Analizzando le iscrizioni per l'anno scolastico 2009-2010 di un campione di circa 900 scuole rappresentative, e distribuite tra tutto il territorio nazionale, risulta dunque che il 3% ha scelto le 24 ore, il 7% le 27 ore, il 56% le 30 ore, il 34% le 40.

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mercoledì 25 febbraio 2009

NAPOLITANO BACCHETTA LA GELMINI

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa un altro passo e, dopo il “no” alla legge express sul caso Englaro, si cimenta in un secondo sgambetto all’esecutivo della libertà. Nel discorso tenuto ieri a Perugia, in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dell’Università, il capo dello Stato ha rimesso il dito nella piaga dei tagli all’istruzione pubblica, invitando il governo a rivedere i piani di spesa oramai approvati della riforma Gelmini-Tremonti. Sottolineando il contesto nazionale, che è “di straordinaria difficoltà per via della crisi e dei pesi che l'Italia si porta, tra cui l'ingente debito pubblico”, Napolitano ha espresso l’esigenza di salvaguardare il nostro capitale umano evitando “la dispersione di talenti e risultati del nostro sistema scolastico e universitario, che troppo spesso non sono tradotti in occasioni di lavoro e di sviluppo”.

Un monito che riapre un dibattito ormai dato per defunto dopo il riflusso natalizio dell’onda studentesca e che riporta ai margini delle cronache un problema, quello della scuola pubblica, che è ben lungi dall’essere risolto con le linee guida dello scarno fascicoletto ministeriale. Un esempio recente è l’annuncio della scomparsa definitiva dell’insegnamento all’utilizzo di internet, nelle ore di informatica alle elementari e alle medie: dal prossimo anno scolastico, il taglio delle compresenze alle primarie e la riduzione delle ore di tecnologia alle medie, renderanno praticamente impossibile l’apprendimento dei rudimenti di informatica e internet, cancellando così uno dei pilastri della precedente riforma Moratti, questo a riprova del fatto che i berluscones hanno le idee molto chiare in fatto di istruzione.

SEGUE>>>

martedì 17 febbraio 2009

La scuola privata della Gelmini se ne frega

Di Giorgio Morale
dal Blog "La poesia e lo spirito"


Prosegue la battaglia delle iscrizioni e delle valutazioni: con l’obbedienza coatta, il 10 in pagella (qui, qui, qui, qui, qui), il rifiuto delle pagelle da parte dei genitori. Intanto il CNPI dà parere fortemente negativo sulla “riforma” Gelmini. Mentre dopo la trasmissione di Jacona esplode il “sistema”-truffa di tante scuola private (qui, qui, qui). Ripropongo l’ appello ai vescovi di Giuseppe Caliceti. E il 18 a Milano

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lunedì 16 febbraio 2009

Com'è andata?



Sabato 14 febbraio si è conclusa la campagna
"Segreterie della Buona Scuola"
con una manifestazione in piazza Duomo a Milano.


Com'è andata?




C'erano i camper gialli che hanno condotto la campagna "Segreterie della Buona Scuola" in giro per Milano e provincia; c'erano le scatole gialle piene di moduli di iscrizione e di riconferma alla scuola elementare e scuola media con il Tempo Pieno, il tempo Prolungato, le compresenze e la Buona Scuola che tutti vogliamo; c'erano i genitori, c'erano gli insegnanti.
C'erano i gadgets venduti per finanziare la manifestazione, c'era chi raccoglieva sottoscrizioni per pagare impianto voce, generatore, camper e l'autoarticolato che è stato usato
come palco.
E poi ci sono stati i giocolieri, le danze popolari, la fanfara degli Ottoni a Scoppio, i truccatori.

E, cosa importante: c'erano i bambini.
I bambini si sono divertiti a fare con le loro mamme ed i loro papà tutto quello che facevano le loro mamme ed i loro papà.

Erano in una piazza che il vicesindaco non vuole dare più a nessuno, in una città che si mostra sempre più chiusa, arcigna, impaurita; una città che sembra diventata capace solo di odiare, escludere, consumare.

Sabato 14 febbraio i bambini hanno cambiato il volto della piazza simbolo di quella città, con il loro gioco e la loro voce.

L'Assemblea delle Scuole del milanese, organizzatrice della manifestazione, aveva
invitato in piazza tutti quelli che ci volevano essere, realtà sindacali e di partito che volevano, insieme con i genitori, gli insegnanti ed i bambini, riprendere la parola. In tanti sono venuti,
hanno raccolto l'appello dell'Assemblea.

Perché in Italia, e non solo a scuola, e non solo a Milano, pochi decidono e tutti devono ubbidire.
La democrazia e la nostra Costituzione sono sotto attacco: a scuola, ma non solo. Sul posto di lavoro, nelle strade, nei palazzi del potere.

A partire dalla scuola pubblica, occorre riprendere la parola: per dire come vogliamo vivere, quali sono i nostri desideri, che cosa vogliamo per i bambini ed i ragazzi che sono il futuro nostro e del nostro Paese.I provvedimenti di legge Tremonti-Gelmini, che distruggono
scuola pubblica ed università, sono stati emanati con grande arroganza e disprezzo delle opinioni di tutti: uno decide, gli altri devono adeguarsi.

"Devono farci il callo" ha dichiarato il Presidente del Consiglio.

"Noi non ci stiamo" è lo slogan dell'Assemblea delle scuole del milanese.

Se per decidere sul futuro della scuola nessuno ha chiesto il parere di chi si intende di scienze della formazione - pedagogisti, mondo accademico- e nemmeno di chi nella scuola vive e lavora - studenti, insegnanti, genitori - allora è proprio questo popolo della scuola che ha la responsabilità ed il dovere di alzare la voce, riprendere la parola, farsi sentire.

Per questo è andato in piazza. Il popolo della scuola a Milano ha fatto perciò un altro pezzo di strada: i genitori, veri protagonisti della campagna, in tutte le scuole di Milano e provincia hanno firmato e raccolto iscrizioni alla prima elementare e prima media che richiedono una scuola di qualità, le compresenze, il tempo mensa gestito dagli insegnanti, un tempo scuola
abbastanza lungo da garantire tempi di apprendimento distesi.In centinaia e centinaia, poi, sono stati i genitori degli alunni già frequentanti a firmare riconferme del modello scolastico prescelto
all'atto dell'iscrizione.

L'Assemblea delle scuole del milanese porterà all'Ufficio Scolastico Regionale tutte le richieste, per far pesare la voce, fino ad ora inascoltata, delle persone.
Questo sarà il prossimo pezzetto di strada che il popolo della scuola farà.

E sarà una strada di democrazia.Perché difendere la scuola dello Stato è un
atto di amore verso la Costituzione e verso il futuro di tutti.

Questo ha detto piazza Duomo, il 14 febbraio, a Milano.

Carlo Avossa
(maestro elementare veramente UNICO!)

venerdì 13 febbraio 2009

Disinformati? Bugiardi?

Parere del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione sullo schema di Regolamento concernente la revisione dell’assetto della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione. In sostanza il Regolamento (non ancora assunto in via definitiva) di attuazione della legge 169/08 (Gelmini).

SCARICA IL DOCUMENTO
(username e password ambedue vivalascuola)

È ASSOLUTAMENTE INEQUIVOCABILE NELLA CENSURA DEL MINISTERO.
Il CNPI è organismo istituzionale tecnico (non politico) che è chiamato a formulare pareri facoltativi o obbligatori più o meno vincolanti (vedi http://www.pubblica.istruzione.it/dg_ordinamenti/premessa.shtml) “Nei casi di questioni generali in materia di programmazione dello sviluppo della scuola e di contenuti culturali e didattici nonché di riforma di struttura di uno degli ordini scolastici”.

Quindi è obbligatoriamente consultato nel caso delle "riforme", così come la Conferenza Unificata Stato-Regioni.

Il parere espresso oggi NON DA VIA DI SCAMPO A TUTTO L'IMPIANTO DELL'ATTUAZIONE DELLA RIFORMA. Basta leggersi preambolo e conclusioni.

Che sia un covo di disinformati anche il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione?

giovedì 12 febbraio 2009

'10' politico in pagella per tutti

Cosi’ i docenti delle scuole elementari di Bologna hanno disobbedito ad una delle principali novita’ della riforma scolastica. Al termine degli scrutini di meta’ anno i consigli di classe hanno infatti premiato l’impegno di ogni alunno con un 10 in pagella in tutte le materie

Bologna, 11 febbraio 2009 - A quarant’anni dal ‘68 torna il voto ‘politico’. Con una pagella tutta di dieci e lode per protestare contro il ritorno dei voti numerici voluto dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Cosi’ i docenti delle scuole elementari Longhena di Bologna hanno disobbedito ad una delle principali novita’ della riforma scolastica. Al termine degli scrutini di meta’ anno i consigli di classe hanno infatti premiato l’impegno di ogni alunno con un 10 in pagella in tutte le materie. Il voto e’ stato giustificato da un giudizio scritto: “l’alunno possiede conoscenze e competenze esaurienti in relazione alle proprie capacita’. Obiettivi raggiunti in modo personale”.

Il dieci d’ufficio della scuola bolognese, pero’, non e’ solo un modo per protestare contro i cambiamenti imposti dal ministro, ma un chiaro segnale indirizzato alla preside, Ivana Summa. La dirigente scolastica, con un ordine di servizio emanato a dieci giorni dagli scrutini ha infatti obbligato i docenti ad esprimersi con i voti, andando cosi’ contro una delibera del collegio dei docenti, votata all’unanimita’, in cui si stabiliva invece che gli studenti sarebbero stati valutati ancora con i vecchi giudizi.

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LE CONTEMPORANEITA’ NON VENGONO “ABOLITE”, PAROLA DI DUTTO!

A proposito del tempo pieno e del fatto che nella circolare si specifichi che non ci sono le compresenze

A proposito del tempo pieno e del fatto che nella circolare si specifichi che non ci sono le compresenze, Dutto, avallando la preparazione dei dirigenti scolastici che sottolineano l’improrogabilità di far deliberare i Collegi dei Docenti sulla finalità didattiche e pedagogiche delle ore di contemporaneità, garantendole agli alunni dai tagli d’organico, dice:
” Si dice senza compresenze, questo non per abolire i momenti, diciamo, di presenza dei due insegnanti, ma per richiedere che queste compresenze siano finalizzate esplicitamente, cioè mentre prima erano un dato, come dire, garantito, o comunque che poi la scuola gestiva, oggi, anche perché è difficile altrimenti organizzare il servizio scolastico tenendo conto della presenza di due insegnanti, quelle quattro ore in più o le ore che derivano magari dalla presenza dell’insegnante di inglese come specialista o dell’insegnante di religione, queste devono essere esplicitamente finalizzate; quindi, diciamo, una buona gestione da parte delle scuole consente di mantenere l’idea del tempo pieno come progetto educativo e non semplicemente come orario 40 ore, questa è la nostra posizione.”

Alla domanda relativa ai moduli integrativi presentati dai genitori in aggiunta a quelli deliberati dai Consigli d'Istituto“Questi moduli in cui si chiede la compresenza e che possono essere protocollati, hanno un valore?” Dutto risponde:
Questi sono altri moduli con cui la scuola raccoglie le scelte e le preferenze dei genitori, quindi se ci sono altre informazioni o altre richieste, la scuola deciderà, valuterà.

Relativamente alla scelta del modello orario nel modulo di iscrizione approvato nelle singole scuole, Dutto, smentendo completamente le rassicurazioni della Gelmini, dice che alla fine le richieste dei genitori devono fare i conti con il tempo scuola presente nei POF e con gli organici che alla fine verranno comunicati agli istituti :
Questa non è la scelta dei genitori del modello, è una preferenza che il genitore esprime, questo consentirà alle scuole, una volta che ricevono gli organici assegnati all’istituto, di decidere qual è l’offerta formativa reale."

Riguardo al modulo di iscrizione allegato alla circolare, Dutto dice:
Abbiamo dato un modello a titolo meramente indicativo, ci mancherebbe che andassimo oltre l’autonomia delle scuole.

Dall'intervista rilasciata a “RepubblicaTV”

mercoledì 11 febbraio 2009

In quanti in classe con la gelmini?

Analisi dello schema di regolamento recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 dicembre scorso.

Lo Schema di Regolamento recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 dicembre scorso, prevede la formazione delle classi - dall’anno scolastico 2009-‘10 - con un numero maggiore di studenti per aula.


Lo Schema di Regolamento deve ottenere il parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e del Consiglio di Stato, per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale come Decreto del Presidente della Repubblica, prima di diventare norma a tutti gli effetti, ma è bene prendersi per tempo per valutare la possibilità di autodifendersi.


Dando per scontata la necessità di proseguire la lotta per il ritiro dell’art. 64 della legge 133, il quale sovrintende ai pesanti tagli previsti dai Regolamenti attuativi, proviamo però a vedere se esiste la possibilità di rendere inapplicabili queste norme.
L’aumento generalizzato del numero degli alunni per classe, se da una parte va a peggiorare la qualità dell’offerta didattica ed educativa, rendendo impossibile l’intervento individualizzato, il recupero in itinere e la lotta alla dispersione scolastica, dall’altra rappresenta un attentato al benessere a scuola e alla sicurezza.


I nuovi parametri per la formazione delle classi, infatti, confliggono con le norme previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica) e dal D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica).


Scuola per scuola, plesso per plesso, in sede di formazione delle classi, dobbiamo controllare, puntando sulla contraddizione che il Dirigente Scolastico è responsabile dei tagli (comma 5 dell’art. 64 della legge 133) e del rispetto dei parametri relativi alla formazione delle classi conseguenti ai tagli (comma 6 dell’art.4 dello Schema di Regolamento in questione), ma è anche responsabile della sicurezza come datore di lavoro, ai sensi della 626 (ora Decreto Legislativo 81 del 2008).

in dettaglio negli articoli a seguire>>>>

martedì 10 febbraio 2009

Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.


A Milano si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia


Il 3 febbraio è stata pubblicata a Milano la circolare per le iscrizioni alle scuole dell'infanzia comunali per l'a.s. 2009/2010.

Confrontando la circolare di quest'anno con quella dello scorso anno si notano delle differenze non trascurabili a proposito di "ORARI E FREQUENZA".
Ecco i due testi a confronto.

Circolare N. 20 del 17 dicembre 2007

ORARI E FREQUENZA

La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 9,00 alle 16,00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale, con possibilità di uscite anticipate alle 14.00 o alle 15.00. Solo in casi particolari e documentati è prevista, previa autorizzazione della Responsabile del Servizio, la possibilità di uscita durante le attivitá.
E’ altresì prevista un’anticipazione e/o prolungamento, dalle 7,30 alle 18.00, dell’orario base, su motivata richiesta della famiglia.

Circolare N. 2 del 3 febbraio 2009

ORARI E FREQUENZA

La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 18.00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale.
L’orario di funzionamento è di 10 ore giornaliere.
Su richiesta delle famiglie in fase di iscrizione e sentito il Consiglio Scuola, l’apertura può essere anticipata alle 7.30. Sempre in fase di iscrizione, i genitori possono scegliere orari diversificati con uscita alle 13.00/13.30, alle 16.00/16.30 o alle 17.30/18.00

L'offerta delle 25 ore settimanali in alternativa alle 40 o 50 si sta concretizzando, in altri termini questo vuol dire che si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia. Il Comune di Milano vuole generalizzare il servizio a costo zero riducendo il tempo a scuola.

Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.

Milano, 10 febbraio 2009

Mario Piemontese

lunedì 9 febbraio 2009

IO CI SARO'

Il 14 febbraio in piazza Duomo si chiuderà la campagna delle "Segreterie della Buona Scuola" lanciata dall'Assemblea delle scuole del milanese. APPELLO.



Il 14 febbraio in piazza Duomo si chiuderà la campagna delle "Segreterie della Buona Scuola" lanciata dall'Assemblea delle scuole del milanese.
Una campagna che si oppone al processo di distruzione della scuola pubblica avviata dal governo Berlusconi con i suoi ministri Gelmini e Tremonti e che ha visto il popolo della scuola dire con chiarezza che l'istruzione, per tutti e per tutte, è un bene comune e l'impoverirsi di questa risorsa impoverirà l'intera società.

Oggi insieme alla scuola pubblica sono oggetto di un attacco massiccio tutti i settori del sapere, della ricerca e del pensiero produttore di conoscenza; anche la Storia del nostro paese viene smontata e riscritta cancellando la memoria e svilendo addirittura alcuni principi fondanti della nostra Costituzione.

A Milano lo sgombero del Conchetta e quello annunciato dell'ambulatorio popolare di Via dei Transiti è indice di una situazione di assoluta chiusura di una parte di questa città nei confronti del lavoro invisibile dell'intelligenza, verso quei luoghi in cui la società si sogna, si inventa e sperimenta i modi e le forme del fare cultura, solidarietà, integrazione.

Non vogliamo rassegnarci alla lenta agonia di una città, la nostra, che ha in sé, nella sua storia, nelle sue donne e uomini la capacità di ricominciare a vivere, a desiderare e a pensare.

Per questo il 14 febbraio dalle 15 alle 19 e anche oltre, vorremmo trasformare piazza Duomo in un luogo di incontro dove tutte le realtà, le persone, le associazioni, i gruppi che esprimono quotidianamente questa volontà rendano viva la piazza e la città ciascuno con le proprie modalità, con la propria creatività, la propria storia, la propria passione.
Vorremmo che il 14 febbraio piazza del Duomo sia di tutti quelli che non si rassegnano a veder morire Milano, soffocata dall'egoismo, dall'ignoranza, dal razzismo e dalla xenofobia...

Noi amiamo la scuola pubblica: non ci stancheremo... si stancheranno prima loro!

Noi ci saremo


Quelle e quelli di Retescuole

venerdì 6 febbraio 2009

Il Provveditore ritira la circolare sulle iscrizioni. Dirigenti scolastici incerti e confusi.


di G. Gandola e F. Niccoli

A Milano il Direttore dell’Ufficio scolastico provinciale ha ritirato la Circolare sulle iscrizioni alla scuola primaria del 2 febbraio scorso con la quale si chiedeva ai dirigenti scolastici di formulare, in via previsionale e come prima ricognizione, proposte di quadri orari e quindi di organici. A noi una simile iniziativa - in un contesto ancora caratterizzato da un quadro normativo indefinito e discutibile, quando non è ancora chiaro sulla base di quali parametri il MIUR intende assegnare gli organici e, soprattutto, ad iscrizioni ancora in corso nelle scuole, quando ancora i genitori devono esprimersi - era sembrata francamente improvvida e iperrealista.

Nel corso della Conferenza di servizio con i dirigenti scolastici di giovedì 5 febbr. il dott. Lupacchino ha affermato che questa circolare – che doveva avere appunto lo scopo di una prima ricognizione delle possibili richieste delle scuole in modo da avere un’idea della consistenza organica necessaria- era stata suggerita da un gruppo di lavoro ristretto di dirigenti scolastici costituito dall’USP ma che di fatto aveva finito per creare più problemi interpretativi e confusione che altro. Di qui la decisione di ritirarla, esentando i dirigenti scolastici e le scuole dalla compilazione. Questo spiega perché già nei giorni scorsi la circolare in oggetto non era più reperibile nel sito dell’USP.
Il direttore ha ribadito più volte la sua intenzione di difendere il più possibile la dotazione organica esistente, consolidata nel corso degli anni nella provincia di Milano, assicurando che il tempo pieno nella primaria avrà il doppio organico e che verrà fatto il possibile per garantire il tempo mensa anche nelle situazioni di 27 e 30 ore con rientri pomeridiani. Più o meno stesso ragionamento per la scuola secondaria di primo grado.

Continua>>>>


giovedì 5 febbraio 2009

Caos Tempo Pieno


Guarda il video su repubblica TV



A fine mese scadono i termini per le iscrizioni del prossimo anno. Ma ci sarà la scuola pomeridiana?
In studio a Roma Marco Olivieri, preside scuola elementare Cesare Battisti di Roma, Mario Giacomo Dutto, dir. ordinamenti scolastici ministero Istruzione. In studio a Milano Alberto Ciullini, genitore Rete Scuole. Conducono Paolo Garimberti e Edoardo Buffoni

I ragazzi dell'Onda nascosta

di Marco Rossi Doria
L'Unità - 5.2.2009 - pag. 13



Nel mezzo dell'autunno italiano, mentre un'onda di ragazzi riempiva le strade a difesa di istruzione e formazione pubblica, altre migliaia di ragazzi continuavano a lavorare nei bar e nelle officine; servivano a tavola, fabbricavano pantaloni, camicie e borse in piccole manifatture nascoste nei vicoli o in periferia. Per sei o settecento euro al mese. O decidevano di prendere il treno come avevano fatto i loro nonni per entrare in una fabbrica lontana, tornando ogni sera in un appartamento diviso con gli amici del quartiere con cui si erano dati reciproco coraggio per partire. Diciassette, diciannove, ventuno anni. Pochi parlano di questa onda silenziosa, fatta da ragazzi e ragazze di un'altra Italia.

Nel mezzo dello stesso autunno, una sera veniva fatto fuoco su quattro ragazzini davanti a una sala giochi, a cinque chilometri dal centro della terza città italiana, probabilmente da parte di altri ragazzi, legati alla malavita organizzata. E qualcuno per un giorno si è chiesto come mai. Ma né i giornali né le tv si sono interrogati più di tanto sulle persone dell'età dei ragazzi dell'onda o più piccoli che sono parte di tribù adolescenziali e giovanili senza rete e fuori controllo e troppe volte già in balia dei miti e dei comportamenti ispirati al crimine organizzato. Fatti di modelli e riti che tanto più attraggono quanto più forniscono una sponda identitaria, un'appartenenza.

C'è un mare fatto da centinaia di migliaia di ragazzi italiani che hanno lasciato presto la scuola o l'hanno fatta male o comunque sono andati presto a lavorare. Spesso in regime di precarietà, di bassi salari, con mansioni a basso contenuto di sapere e di apprendimento e con quasi nessuna prospettiva di futura formazione. Al Nord come al Sud, questi nostri giovani concittadini producono ricchezza. Senza avere in cambio alcuna reale prospettiva di «sviluppo umano» che ogni paese civile dovrebbe dare ai suoi figli nati meno fortunati. Ve ne sono, inoltre, alcune migliaia che ogni giorno vivono nella immediata vicinanza di mercati illeciti o criminali, in prossimità di armi da fuoco e di alcool. E di sostanze che generano comportamenti incontrollabili e danni duraturi, ottenibili a costi irrisori.

Di chi sono figli questi nostri giovani concittadini con poca scuola? Sono quasi tutti figli di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà. E non sono pochi. Secondo l'Istat i minori poveri in Italia sono 1 milione e 809 mila, il 17% del totale; ma di questi, 1 milione e 245 mila risiede nel Mezzogiorno. E' il 70 percento del totale dei bambini e ragazzi poveri italiani, uno su tre dei minori meridionali, concentrati nelle grandi aree urbane.

La nostra scuola o non li conquista o comunque non riesce a favorire la loro emancipazione dall'esclusione precoce. Proprio no. E' fatta per gli altri. Nonostante i molti sforzi di tanti di noi. E la scuola pubblica, per essere tale, non può essere più difesa così com'è. Deve cambiare. Sono i fatti ad esigerlo. Il «Social situation report 2007» della Unione Europea ce lo conferma: la nostra scuola rimane di classe. Più che altrove. I figli di chi ha fatto l'università e ha un lavoro sicuro hanno sempre più possibilità di completare bene l'intero corso degli studi. Tale possibilità va moltiplicata per 2,1 per la Germania, per 2,4 per il Regno Unito, per 2,8 per l'Olanda, per 3,3 per Spagna e Francia, per 3,6 per la media dei 25 paesi dell'Unione Europea. Ma in Italia la possibilità del figlio di chi ha studiato e ha un buon lavoro di finire bene scuola e università è di ben 7,7 volte quella del figlio di chi ha in tasca la terza media! E l'istruzione ancora serve a vivere meglio. E' il primo fattore a determinare buon lavoro e guadagno. E' il primo antidoto alle dipendenze, alle malattie mal curate, alla violenza recata e subita, alle povertà.

L’Italia subito dopo la vittoria della Repubblica, mostrò di esistere anche perché la sua parte migliore, di ogni colore politico, del Nord e del Sud, riconobbe nel libro di Carlo Levi - «Cristo si è fermato ad Eboli» - che vi era una parte d'Italia chiusa nella miseria, esclusa dalle possibilità, che doveva ricevere risposte. Oggi le risposte le si devono ai bambini e ai ragazzi figli di poveri. E del Mezzogiorno in particolare. Ci vuole una grande politica. Che metta insieme le esperienze migliori di scuola, volontariato, banche, imprese. Che ripristini, certo, la forza della legge. Che deve tornare a difendere i diritti e a presidiare i limiti e a essere visibile ai ragazzi di tanti quartieri pieni di rischi. Ma che offra anche scuola innovata, vera formazione. E lavoro dove si produce, si guadagna e si impara anche.

Dov'è questa politica?

mercoledì 4 febbraio 2009

Il Ricorso al TAR contro il Piano Programmatico

Il Coordinamento Genitori Democratici (CGD) il Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, (C.I.D.I.), il 126° Circolo didattico di Roma, assistiti dall’avv. Riccardo Marone hanno presentato nei giorni scorsi un ricorso al TAR del Lazio per richiedere l’annullamento del Piano Programmatico per la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico, di cui all’art. 64, comma 3, D.L. n. 112/08 (convertito con modificazioni in legge 6.8.2008 n. 133) e l’annullamento di ogni atto preordinato, connesso e conseguente al medesimo Piano. Cioé nell’ipotesi dell’ annullamento del Piano risulterebbero annullati anche i Regolamenti che ne dovrebbero, a quanto sostiene il comma 4 del medesimo articolo 64, fornire una ”puntuale attuazione”.

In Ricorso pone in via incidentale e in subordine all’annullamento del Piano varie questioni di legittimità costituzionale dell’art. 64 della legge 133/08, che il Tar del Lazio, in alternativa o congiuntamente all’annullamento del Piano, potrebbe trasmettere alla Corte Costituzionale.

Il ricorso ricorda che con decreto legge in data 25 giugno 2008 n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008 n. 133, sono state approvate misure urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione finanziaria e la perequazione tributaria.

LEGGI IL RESTO>>>>

martedì 3 febbraio 2009

La scuola tagliata


In onda su RAI3
domenica 8 febbraio 2009 alle 21.30 a
Presadiretta

LA SCUOLA TAGLIATA

Protagonista della seconda puntata di Presadiretta è la Scuola, afflitta dai suoi mali cronici, alle prese con le novità della riforma Gelmini. Un racconto a più mani che restituisce la complessità del mondo della scuola a diverse latitudini: dalla molteplice realtà italiana al modello formativo svedese.
Il nostro viaggio si aprirà con un’inchiesta di Domenico Iannacone sui precari della scuola. Le telecamere si accendono sui pendolari che per raggiungere il posto di lavoro si spostano per l’Italia, per pochi euro, ad orari impossibili, su treni di discutibile efficienza e prosegue con altri precari che, pur di non perdere il posto in graduatoria e rimanere disoccupati, finiscono nelle torbide maglie dei “diplomifici”. Il servizio di Iannacone mostra inoltre un’altra incongruenza strutturale: edifici scolastici moderni e attrezzati, ma mai utilizzati per cavilli burocratici messi a confronto con fatiscenti aule scolastiche ricavate all’interno di condomini.

L’inviato Vincenzo Saccone ci restituisce poi la passione e le lotte di una “Preside coraggio” che si batte affinché i ragazzi di una periferia degradata campana possano attraverso la scuola riscattare la loro difficile condizione. In questo microcosmo sfilano bidelli rassegnati, insegnanti sconfitti, ragazzi demotivati, figli di storie drammatiche, e lei, la preside, che lotta contro tutto ciò.

Insieme a Riccardo Iacona scopriamo invece realtà scolastiche positive: partiamo dalla Svezia dove in una scuola alla periferia di Stoccolma si investe con i migliori insegnanti e le migliori risorse proprio sulla formazione degli studenti stranieri, per tornare infine in Italia dove accompagnato da Sabrina Carreras, Iacona ci mostra il modello emiliano, in particolare quello di una scuola di Bologna, un esempio di eccellenza, che rischia però di essere messo in discussione dalla recente riforma Gelmini.

lunedì 2 febbraio 2009

IO CI SARO'


MILANO, 14 FREBBRAIO


Oggi insieme alla scuola pubblica sono oggetto di un attacco massiccio tutti i settori del sapere, della ricerca e del pensiero produttore di conoscenza; anche la Storia del nostro paese viene smontata e riscritta cancellando la memoria e svilendo addirittura alcuni principi fondanti della nostra Costituzione.




mercoledì 28 gennaio 2009

la semplificazione di Mariasella superstar ... nuovi episodi





Gelmini confusa, conta solo la condotta

Ormai sembra certo che la ministra Gelmini Maria Stella, l'unica classe che conosce è quella della sua data di nascita e, completamente in balia degli eventi, stando almeno al giudizio che ne danno gli studenti: “il ministero sembra essere ormai allo sbando”, non perde occasione per dimostrarlo.
[...]
Alla faccia della chiarezza e della coerenza. Scusate ma ci sfugge il progetto educativo e didattico. Soprattutto rispetto al voto in condotta che fa media? Si vuole intendere cioè che il voto inferiore a 6/10 comporta un abbassamento della media di profitto? Ma che succede allora se lo studente riporta un voto in condotta pari a 10/10? Gli si abbuona un anno di scuola per buona condotta?
Un solo punto, al momento ci è chiaro, ed è lo sconforto della ministra ombra del Pd, Maria Pia Garavaglia: “In Italia si profila sempre più una scuola povera, povera, povera. Alle elementari, che costituiscono uno dei momenti formativi più importanti, è stato reintrodotto il maestro unico che, secondo i nuovi regolamenti, dovrà insegnare tutte le materie finora previste più quelle che i cambiamenti della società impongono. Il tutto in 24 ore, mentre rimane un mistero, nonostante i tanti tentativi di rassicurazione, di che cosa ne sarà del tempo pieno. Sarà per questo - spiega ancora la Garavaglia - per distogliere l'attenzione da questo problema, che nei giorni scorsi sono giunti annunci altisonanti, come nel caso delle email e degli sms che dovrebbero sostituire le pagelle cartacee. E forse sempre per questo motivo oggi il ministro Gelmini ha sentito il bisogno di tornare sul voto in condotta”.

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Il mistero del voto in condotta

Da otto mesi stiamo vivendo nella scuola delle banane, subissati da norme che smentiscono norme, da circolari che smentiscono circolari e da dichiarazioni del ministro Gelmini che smentiscono ... il ministro Gelmini

Francesco d'Esposito ha intervistato il Ministro della Pubblica Istruzione (sul "il Riformista" di martedì) e... credibile dictu, perché ormai da questo ministro possiamo aspettarci di tutto, la Gelmini gli dichiara testualmente: "Sul voto in condotta non c'è nessun passo indietro, quella circolare vale solo per il primo quadrimestre, che abbiamo considerato come una fase di rodaggio. Ma nel giro di una settimana presenterò al Consiglio dei ministri un regolamento per disciplinare il voto in condotta".

E tutti noi che, invece, avevamo pensato che quella circolare ministeriale avesse un più ampio respiro! Ma siamo noi che non sappiamo leggere?

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martedì 27 gennaio 2009

avviso ai genitori in via d'iscrizione ....

... di NON utilizzare la modalità, prevista nei moduli suggeriti dal Ministero, di numerare le scelte di tempo da 1 a 4.

E' una specie di "cavallo di Troia"perché, se lo si fa, risulterà che i genitori - anche se magari per quarta opzione - hanno scelto comunque pure le 24 ore.
Sottoscrivete una riconferma di tempo scuola scelto e della qualità scolastica (mensa come momento educativo, compresenze, due docenti contitolari).
Chiedete informazioni su come fare ad allegare il documento all'iscrizione ufficiale. (per Milano chiedete i moduli delle Segreterie della buona Scuola ... info)

VALE ANCHE PER LE RICONFERME ALLE CLASSI INTERMEDIE, NON SOLO PER LE CLASSI PRIME - specificate che volete continuare ad utilizzare il tempo scuola così come lo avevate sottoscritto al momento dell'iscrizione alla classe prima.



Leggi l'articolo "Le 27 e le 30 ore sono esche per far cascare i genitori nella trappola delle 24"
di M. Piemontese


la falsa innovazione di Gelmini&Brunetta

Gelmini e Brunetta, coppia perfetta, propongono soluzioni per innovare la scuola: telecamere, voti online, sms per aggiornare le famiglie sulle assenze dei figli da scuola.
Ancora una volta siamo costretti a lanciare un’emergenza balle: Gelmini&Brunetta non fanno altro che rispondere con delle false soluzioni a problemi reali e gravi della scuola.

Proprio la settimana scorsa alcuni Uffici periferici del ministero dell’Istruzione hanno denunciato l’assenza di fondi per il 2009 per le supplenze brevi, e le scuole non possono stilare i bilanci di quest’anno perché non sanno di quanti fondi potranno disporre. Un caos che si aggiunge alla confusione sulle iscrizioni e sul voto in condotta.
Le proposte “modernizzatrici” non sono altro che un’iniziativa mediatica per distogliere l’attenzione da quello che è un vero delirio all’interno della scuola pubblica. Inoltre gli sms alle famiglie suonano come una barzelletta: oltre al problema dei costi (come faranno le scuola a pagare gli sms?) è assurdo pensare che gli sms possano essere risolutivi in un Paese in cui l’abbandono e la dispersione scolastica è tra le più alte d’Europa.

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lunedì 26 gennaio 2009

seminario



1 FEBBRAIO 2009
Seminario

dell'assemblea delle scuole del milanese

Domenica 1° febbraio si terrà il seminario di riflessione dell'assemblea delle scuole del milanese. Lo scopo è garantirci uno spazio di dibattito e approfondimento al di là delle contingenze immediate sui metodi di lotta, sulle forme di mobilitazione, sulle riforme in atto. Il metodo è partecipativo e dunque nessuno si aspetti di arrivare e "trovare" esperti o informazioni. Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo. Si formeranno dei gruppi di lavoro. Ogni gruppo ha un coordinatore con i seguenti compiti: assicurarsi che la parola sia data a tutti in maniera ordinata evitando che parlino pochi e troppo e stendere il report sul lavoro svolto da distribuire successivamente a tutta la rete. I coordinatori preparano anche i materiali sui quali il gruppo potrà lavorare. Ogni gruppo termina i lavori con conclusioni o proposte operative da far circolare.

INFO

domenica 25 gennaio 2009

Davanti a Palazzo Marino debuttano le Segreterie della Buona Scuola

Il camper è arrivato in piazza Scala.

Molti coraggiosi ad accoglierlo, nonostante il freddo polare.

Ora comincia la campagna per le iscrizioni.

Da martedì il camper sarà ogni giorno davanti a una scuola materna.

Prestissimo sul blog il calendario completo delle 'fermate'.

C'è chi ha detto che dobbiamo raccogliere "1000 iscrizioni con un litro"!

E' il momento di darsi molto, molto da fare.


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venerdì 23 gennaio 2009

Circolare iscrizioni: insostenibile leggerezza dell'essere

di G. Gandola e F. Niccoli

Strano modo di procedere quello del Miur. Come già è stato fatto notare da più parti (vedi ad es. il documento del Cidi, ecc.) è del tutto irrispettoso, sul piano formale, delle procedure previste dal nostro sistema legislativo.
Cerchiamo di fare il punto della situazione rispetto allo stato attuale della normativa relativa alla scuola primaria (e non solo). Allo stato attuale dell’arte esistono – e sono quindi in vigore – due leggi, la L. 133/08 e la L.169/08. Tutto il resto, per così dire, è ancora “incompiuto”.
Ma ad oggi il Ministero ha già adottato alcuni provvedimenti attuativi degli art. 64 L. n. 133/08 e della L. n. 169/08, vale a dire:
la C.M. n. 5 del 16.01.2009 sulla valutazione del comportamento
la C.M. n. 4 del 15.01.2009 sulle iscrizioni.
Il problema è che questi atti attuativi, sono stati adottati nonostante manchino - a tutt’oggi - i regolamenti ai quali le circolari fanno riferimento, i pareri sui regolamenti e, soprattutto la formale adozione del piano programmatico che, ex art. 64 L. 133/08, è il presupposto necessario dei regolamenti. Già sul piano programmatico infatti sorge qualche dubbio di legittimità.

Infatti il piano programmatico è un atto presupposto dei regolamenti attuativi dell’art. 64 e deve però essere formalmente adottato dopo l’acquisizione dei pareri della Conferenza Unificata e delle Commissioni Parlamentari; il Ministero ha acquisito detti pareri sulla base di uno “schema” che ovviamente non poteva essere il piano; dopo tali pareri il piano, che è il documento base di tutti i regolamenti, doveva essere adottato formalmente, si suppone con D. I. di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze. Non risulta però che acquisiti i pareri sopraindicati, il Ministro abbia adottato con un provvedimento formale il piano.
Dopo di che sono circolate diverse “bozze” di Regolamenti, mai formalmente approvate in versione definitiva.

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giovedì 22 gennaio 2009

Cosa si perde

Care amiche e amici,
questa pagina serve ad una raccolta speciale.
Un aspetto di cui è difficile dar conto ai genitori e renderci conto noi stesse/i è la quantità di pratiche, atteggiamenti, attività didattiche, opportunità che si perdono con questi provvedimenti della ministra Gelmini. Fare l'esercizio di pensare in concreto a cosa si perde è anche utile perché ci permette di misurare con drammaticità cosa sta per avvenire se non riusciamo a fermare la Gelmini e la sua opera distruttiva.

Così in questa pagina abboamo deciso di raccogliere alcune brevi note di insegnanti che, durante questi mesi, proveranno a scrivere per registrare ciò che non sarà più possibile: un diario minimo di episodi che rischiano di scomparire, non potranno più essere. Con l'unica attenzione di cambiare i nomi dei bambini e delle bambine, vorremmo che si raccontasse la microfisica della pluralità docente: dalla socialità all'apertura al territorio, dalla possibilità di aiutare i soggetti in difficoltà alla opportunità di capire le situazioni difficili attraverso il confronto tra colleghi, ecc...

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Segreterie della buona scuola


Scarica il volantino
QUI


(username e password ambedue vivalascuola)

A ruota libera

E’ iniziata la grande campagna di comunicazione per annunciare all’opinione pubblica ed in particolare alle famiglie interessate alle iscrizioni scolastiche le caratteristiche della salvifica riforma concepita dal governo Berlusconi con l’ausilio della prolifica coppia Gelmini-Tremonti.
Data la dimensione di massa che ha raggiunto nel paese l’opposizione al progetto governativo giustamente percepito, per quello che gli stessi artefici dichiaravano, come un deliberato attacco alla qualità attuale e al futuro della scuola pubblica, la comunicazione normalizzatrice governativa doveva essere, come si sta dimostrando, massiccia e spregiudicata.
Spregiudicata soprattutto nel senso di dare come già vigenti norme che debbono ancora completare il loro iter prima di apparire sulla Gazzetta Ufficiale, prima cioè di poter sostituire le norme di legge vigenti. Ad esempio nessuno può escludere che il Consiglio di Stato si accorga che la legge 133/08 al suo articolo 64 non concede nessuna delega al governo per trattare della scuola dell’Infanzia e tantomeno degli anticipi delle iscrizioni che la riguardano. Non è sicuramente istituzionalmente corretto operare come se i pareri del Consiglio di Stato, del CNPI e della Conferenza Unificata Stato Regioni siano già stati espressi in modo favorevole o comunque totalmente ininfluente. Ciò è già avvenuto per il Piano programmatico che è stato, a quanto ci dicono le premesse degli Schemi di Regolamento approvati il 18 dicembre 2008, presentato a quel Consiglio dei Ministri, nella stesura rappresentata nello Schema inizialmente sottoposto ai previsti pareri.

Segue sul sito di Scuola Oggi>>>>

Gelmini beffa i genitori: iscrizioni blindate e famiglie alla cieca

Iscrizioni alle porte ma come sceglieranno i genitori? E sopratutto, quale sarà l’offerta didattica? Quante prime avranno il maestro unico? Quanti studenti potranno usufruire della mensa? E le classi successive alla prima, troveranno in cattedra gli stessi insegnanti? Saranno sempre consentite le uscite didattiche? Non solo: l’educazione fisica avrà ancora un voto in pagella o sarà valutata a parte come religione? Fatti, pilastri dell’istruzione, che i direttori scolastici e i presidi non potranno garantire. Hanno le mani legate: illustreranno un Pof, piano dell’offerta formativa, che sarà solo virtuale. Perchè non sanno se saranno in grado di garantire il tempo pieno, gli anticipi alla scuola dell’infanzia e tutto il resto. E la circolare Gelmini (forse oggi la firma) non aiuta: è un rebus di contraddizioni. 22 pagine compresive dei moduli che le famiglie dovranno compilare alla cieca. Già i genitori, i grandi beffati della controriforma Gelmini.
modello supermarket

Berlusconi e la ministra unica dell’Istruzione fin dal «golpe» d’autunno non hanno fatto altro che cercare il consenso delle famiglie. «Il maestro sarà unico solo se le famiglie lo scelgono», il tempo pieno «non verrà cancellato ma incrementato» e poi sotto Natale il «regalo» dell’inglese potenziato, senza dire la verità alle famiglie dei ragazzini che andranno alle medie: 5 ore a settimana di english ma a discapito della seconda lingua straniera comunitaria. Una strategia di governo da boomerang. I vari modelli orari da scuola supermarket: 24 (maestro unico), 27, 30 (con attività opzionali a carico delle scuole) e 40 ore (tempo pieno con 2 docenti ma senza compresenza), sulla carta ci sono ma la scelta della famiglia è subordinata agli organici che il ministero tirerà fuori solo a fine estate, alla disponibilità dei locali, all’erogazione dei servizi, agli strumenti didattici disponibili.
«Siamo delusi», è lo sfogo dei genitori democratici, l’associazione nazionale fondata da Marina Musu e Gianni Rodari. «Con la circolare Gelmini vengono smentite tutte le legittime aspettative delle famiglie», sottolinea Angela Nava, presidente del Coordinamento genitori democratici (Cgd). I telefoni dell’associazione in questi giorni sono bollenti. «Chiamano mamme e papà disperati. Le scuole sono nell’incertezza più totale per le promesse-spot». In più la circolare sulle iscrizioni cade a ridosso degli scrutini con la pagella in voti.
La garanzia del tempo scuola e dell’offerta didattica sono fondamentali anche per l’organizzazione di vita delle famiglie italiane. «Un genitore vuol sapere se gli insegnanti di suo figlio resteranno in quella cattedra per tutto il ciclo di studi. Sceglie per suo figlio il meglio e non una scuola con un’offerta al minimo su didattica e servizi - conclude Nava -. Si capirà che nella scuola non si possono operare tagli indiscriminati?».

MARISTELLA IERVASI

miervasi@unita.it


mercoledì 21 gennaio 2009

Iscrizioni


Sabato, 24 gennaio 2009
Piazza della Scala a Milano
Dalle 15.00 alle 18.00
aprono le
"segreterie della buona scuola"

INFO QUI

Invitiamo maestre, maestri, mamme, papà, bambine, bambini, nonne e nonne, giocolieri, musicisti, clown, danzatori per riprendere insieme il cammino per salvare la nostra buona scuola. Da piazza Scala partiranno i nostri camper che si fermeranno in ogni angolo della città per richiedere a gran voce la scuola di tutte e di tutti, per tutte e per tutti che questo governo vuole distruggere.
... si stancheranno prima loro!

martedì 20 gennaio 2009

La «Campagna della buona scuola»: riparte la protesta dei genitori


Retescuole farà partire da sabato 24 gennaio la «Campagna della buona scuola»

Banchetti davanti agli istituti, un gazebo e due camper gireranno la città per spiegare le ragioni della protesta

E ora? «E ora inizia la guerra ». Anche se la circolare sulle iscrizioni è stata pubblicata, «non ci diamo per vinti», dicono i genitori di Retescuole. Mamme e papà contro il maestro prevalente, i voti al posto dei giudizi, gli anticipi (in classe a 5 anni). Pronti a scendere in piazza per una nuova stagione di proteste: tre settimane in difesa «della buona scuola ». Obiettivo: «Rivogliamo le compresenze». Il nodo, come sempre, è il tempo pieno. Nonostante i tagli, il ministro Mariastella Gelmini è riuscito a conservare lo schema delle 40 ore settimanali per le elementari. «Ma — accusano insegnanti e famiglie — il modello pedagogico è stato completamente snaturato: mancano le compresenze».

Addio allo schema dei due maestri impegnati contemporaneamente con i ragazzi per quattro ore settimanali. La circolare del 16 gennaio dice così: «Per le prime classi sarà introdotto l'insegnante unico di riferimento». Quindi: «Le prime possono essere formate a 24 ore; a 27; a 30; a tempo pieno, con 40 ore e con due docenti, senza le compresenze, assicurando comunque l'assistenza alla mensa». Stessa cosa per le classi successive. Una maestro per 22 ore settimanali, uno per 14. «Le compresenze — spiega Mario Piemontese, tra i leader di Retescuole — servono per intervenire sulle situazioni più difficili: solo con due insegnanti è possibile lavorare su gruppi più piccoli e fare attività di recupero». Il timore, dicono ancora i genitori, è che si torni a «scuola del mattino» e «scuola del pomeriggio», soprattutto alle medie.

Tempo pieno, un rebus da risolvere. E che divide: chi accoglie con favore le novità introdotte dal ministro Gelmini, chi annuncia nuove manifestazioni. Retescuole farà partire da sabato la «Campagna della buona scuola»: «Chiederemo alle famiglie — spiega Alberto Ciullini, altro fondatore del movimento — di integrare il modulo di iscrizione con la richiesta delle compresenze ». Tre settimane «per salvare il tempo pieno»: davanti agli istituti saranno sistemati banchetti informativi, due camper gireranno per la città spiegando le ragioni della protesta, saranno organizzate assemblee, un gazebo in piazza Duomo coordinerà le attività. La campagna partirà sabato pomeriggio da piazza della Scala e terminerà il 14 febbraio. «Consegneremo migliaia di firme all'ufficio scolastico regionale». Ma sul tema anche la direzione didattica si sta muovendo: per domani a Roma è previsto un incontro sugli organici destinati alla Lombardia. Uomini e risorse. Il vero problema.

Annachiara Sacchi
19 gennaio 2009

lunedì 19 gennaio 2009

La scuola che verrà

Inizio d’anno nel caos per la scuola, e la circolare del ministro non migliora la situazione. Oltre a essere confusa e ad avere vizi formali. Anzi Mario Piemontese dimostra che la circolare è fuorilegge. Intanto si simula il caos che verrà, si riflette sul tempo pieno (qui) e sulla valutazione (qui, qui, qui). Si parla anche del ministro che verrà… mentre la scuola si riorganizza: a Milano, a Bologna, a Firenze, i precari

Voglio fare la maestra
di Donata Glori

Passo spesso per un’ ottimista ai limiti dell’ottusità, questa volta non è così.

Complici malattia e vacanze a sprazzi ero riuscita a tenermi un po’ fuori dall’assillo dell’ orribile Controriforma Gelmini-Tremonti-Brunetta-Aprea-Cota e dagli scenari che si aprono per il nuovo anno per godermi Natale, famiglia e amici.

Sono rientrata molto sfiduciata, sento che ho consumato quasi tutte le energie di cui sono capace per contrastarla, per cercare forme di opposizione ma devo ammettere che sono stanca.

Stanca di vedere quello che i più non vedono o fingono di non vedere: la distruzione della scuola pubblica.

SEGUE SUL SITO "La Poesia e lo Spirito">>>>

dalla parte delle compresenze ...

Molto spesso, recentemente, il dibattito affidato ai media si è soffermato su alcuni aspetti (maestro unico e tempo pieno) di forte impatto emotivo e certamente anche sostanziale sul piano qualitativo (basti pensare all'inevitabile limitazione di opportunità per i bambini che il ritorno all'insegnante unico comporterà o alla destrutturazione sostanziale di un modello scolastico di tempo lungo invidiatoci in tutto il mondo....), come origine e causa del conseguente taglio del numero dei docenti dal prossimo anno.
La realtà che proverò a dimostrare invece è che la scure che si abbatterà sugli organici sarà determinata dalla cancellazione delle compresenze nella scuola primaria. Ma innanzitutto occorre precisare cosa è e a cosa serve una compresenza (visto che un noto giornalista RAI presente tutte le sere fino a tarda notte ha rilevato l'inutilità di tale istituto in quanto esistono gli insegnanti di sostegno.....sic!).
Comunemente si definisce compresenza l’atto di essere presente con altri nella stessa classe, funzione svolta da due o più docenti soprattutto nella scuola elementare e media e, in misura limitata, negli altri ordini di scuola. La compresenza si concretizza in varie forme: sia con gli insegnanti impegnati insieme sulla classe, sia in azioni che coinvolgono piccoli gruppi di allievi.

segue>>>>


Riparte la protesta dei genitori

Banchetti davanti agli istituti, un gazebo e due camper gireranno la città per spiegare le ragioni della protesta

MILANO - E ora? «E ora inizia la guerra ». Anche se la circolare sulle iscrizioni è stata pubblicata, «non ci diamo per vinti», dicono i genitori di Retescuole. Mamme e papà contro il maestro prevalente, i voti al posto dei giudizi, gli anticipi (in classe a 5 anni). Pronti a scendere in piazza per una nuova stagione di proteste: tre settimane in difesa «della buona scuola ». Obiettivo: «Rivogliamo le compresenze». Il nodo, come sempre, è il tempo pieno. Nonostante i tagli, il ministro Mariastella Gelmini è riuscito a conservare lo schema delle 40 ore settimanali per le elementari. «Ma — accusano insegnanti e famiglie — il modello pedagogico è stato completamente snaturato: mancano le compresenze».

Addio allo schema dei due maestri impegnati contemporaneamente con i ragazzi per quattro ore settimanali. La circolare del 16 gennaio dice così: «Per le prime classi sarà introdotto l'insegnante unico di riferimento». Quindi: «Le prime possono essere formate a 24 ore; a 27; a 30; a tempo pieno, con 40 ore e con due docenti, senza le compresenze, assicurando comunque l'assistenza alla mensa». Stessa cosa per le classi successive. Una maestro per 22 ore settimanali, uno per 14. «Le compresenze — spiega Mario Piemontese, tra i leader di Retescuole — servono per intervenire sulle situazioni più difficili: solo con due insegnanti è possibile lavorare su gruppi più piccoli e fare attività di recupero». Il timore, dicono ancora i genitori, è che si torni a «scuola del mattino» e «scuola del pomeriggio», soprattutto alle medie.

Tempo pieno, un rebus da risolvere. E che divide: chi accoglie con favore le novità introdotte dal ministro Gelmini, chi annuncia nuove manifestazioni. Retescuole farà partire da sabato la «Campagna della buona scuola»: «Chiederemo alle famiglie — spiega Alberto Ciullini, altro fondatore del movimento — di integrare il modulo di iscrizione con la richiesta delle compresenze ». Tre settimane «per salvare il tempo pieno»: davanti agli istituti saranno sistemati banchetti informativi, due camper gireranno per la città spiegando le ragioni della protesta, saranno organizzate assemblee, un gazebo in piazza Duomo coordinerà le attività. La campagna partirà sabato pomeriggio da piazza della Scala e terminerà il 14 febbraio. «Consegneremo migliaia di firme all'ufficio scolastico regionale». Ma sul tema anche la direzione didattica si sta muovendo: per domani a Roma è previsto un incontro sugli organici destinati alla Lombardia. Uomini e risorse. Il vero problema.

Annachiara Sacchi

domenica 18 gennaio 2009

Campagna in difesa delle compresenze


per tutelare il diritto di fare una buona scuola, a partire dalla didattica cooperativa e dai diritti delle bambine e dei bambini

Il senso della compresenza


Nell’accezione comune la compresenza è l’atto di essere presente con altri nella stessa classe, funzione svolta da due o più docenti soprattutto nella scuola elementare e media e, in misura limitata, negli altri ordini di scuola.
La compresenza si attua in varie forme: sia con gli insegnanti impegnati insieme sulla classe, sia in azioni che coinvolgono piccoli gruppi di allievi. A questo primo livello di analisi si può dire che essa svolge una funzione puramente sommatoria di presenze all’interno della classe; quando ciò accade non aggiunge tanto alla qualità della scuola giacché la semplice presentia fisica non scalfisce la qualità dell’accoglienza-ascolto dell’altro. Quando invece la compresenza diviene cum-praesentia, cioè intenzione comune, o meglio strategia comune dell’agire, intesa non solo come stare nello stesso luogo, ma il farlo tendendo insieme ad un obiettivo, allora crescono forme e modalità didattiche ed educative virtuose che dovrebbe essere/divenire patrimonio comune di tutti docenti.

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Maestri a ore

Ci hanno pensato i pediatri a tranquillizzare i genitori. Dal prossimo anno sarà più difficile avere i figli in una scuola pubblica a tempo pieno? Meglio, rispondono loro. «E' preferibile farli stare in casa con la famiglia, anche con i nonni oppure con la baby sitter, dato che, peraltro, la capacità di apprendimento dopo le ore 13 cala sensibilmente. Il tempo pieno deve essere l'ultima spiaggia e scelto solo per motivi di reale impossibilità a gestire il bimbo».

Lo sostiene il pediatra Italo Farnetani: ha condotto un sondaggio fra 119 colleghì: il 69,7% dice no al tempo prolungato a favore di momenti di relax all'aria aperta alternati allo studio, «nelle ore in cui è più facile per gli studenti riprendere a immagazzinare le nozioni, cioè fra le 15 e le 17». E poi, ricordano i pediatri, più si sta a scuola più aumenta il pericolo di ammalarsi e di stressarsi

Chissà se il parere dei pediatri basterà a calmare la rabbia di chi dal prossimo anno rimarrà senza tempo pieno e dovrà trovare come sistemare i figli durante il pomeriggio. Forse se avesse un po' di tempo potrebbe anche organizzarsi ma, a quanto pare, il lato più spiazzante della riforma varata è la sua imprevedibilità.

Il ministro Gelmini «continua a seminare confusione e disorientamento, anche con quest'ultima, contraddittoria, circolare sulle iscrizioni», avverte Maria Coscia, responsabile scuola del governo ombra Pd. «Centinaia di migliaia di famiglie e bambini, per la prima volta nella storia della scuola, a settembre non sapranno - spiega - se gli sarà consentito seguire il modello didattico scelto al momento delle iscrizioni nè, ai più grandi, sarà dato sapere se ritroveranno in classe gli stessi insegnanti. Con l'avvio del maestro unico fin dal prossimo anno e i tagli al personale, oltre a destabilizzare l'intero sistema scolastico - aggiunge - si impone alle scuole un organico ridotto, senza ore di compresenza; ore che garantivano un lavoro di equipe tra gli insegnanti e un'eccellenza della scuola pubblica in tutte le classi».

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scelta al buio per le iscrizioni in prima elementare

di Associazione Italiana Genitori

Il buio più fitto avvolge il destino dei bambini che si affacciano adesso alla scuola primaria e certo un genitore non può iscrivere il proprio figlio senza essere preoccupato.
Purtroppo non siamo in grado di dare indicazioni alle famiglie che si rivolgono a noi per un parere – lamenta Rita Manzani Di Goro, presidente dell’A.Ge. Toscana - Il consiglio per tutti è quello di attendere gli ultimi giorni di febbraio prima di procedere alle iscrizioni. Nella speranza che il Ministero dica una parola definitiva sul funzionamento delle nuove classi”.
La circolare ministeriale sulle iscrizioni scolastiche per il prossimo anno ha sciolto infatti alcuni dubbi, ma ne ha lasciati in sospeso altrettanti. Si dice ad esempio che le famiglie debbono esprimere la propria preferenza fra quattro differenti possibilità (24, 27, 30 e 40 ore). Il genitore può sì esprimere le proprie preferenze, ma poi sarà la scuola ad assegnare i bambini alle classi e a stabilire quanto e come dovranno frequentare, per di più con la precisazione che “gli alunni sono tenuti alla frequenza per l’intero orario settimanale previsto per la classe cui sono assegnati”.

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La Ue critica l'Italia: a scuola non basta l'inglese

Il commissario per il multilinguismo e la riforma: vanno raddoppiati gli insegnamenti

Ne sono arrivate più di 400, in pochi giorni: email partite dall'Italia, un piccolo maremoto di protesta. Mittenti: in gran parte insegnanti, ma anche genitori. Destinatari: la Commissione europea, e soprattutto il commissario europeo al multilinguismo, Leonard Orban. La richiesta: salvare l'insegnamento alla scuola media del francese, dello spagnolo o del tedesco, cioè della «seconda lingua comunitaria » che dall'autunno diventerà facoltativa.

Imputata, o presunta imputata: il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. Che, a metà dicembre, stabilì: «a richiesta delle famiglie e compatibilmente con le disponibilità di organico e l'assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria, è introdotto l'insegnamento potenziato dell'inglese per 5 ore settimanali complessive, utilizzando anche le ore d'insegnamento della seconda lingua comunitaria». Vale a dire: l'inglese potrà passare da 3 a 5 ore settimanali, e le 2 ore in più le cederà l'altra lingua. «Ma questo aiuterà gli italiani a sentirsi più europei?», chiedono i messaggi giunti a Bruxelles. «No, è un regolamento anti-europeo». E ancora: «È noto il gran divario linguistico che ci divide dagli altri Paesi Ue, parliamo poco le lingue straniere. Ora le parleremo ancor meno! Altrove si investe sulla seconda lingua straniera, pensiamo che l'Italia dovrebbe fare lo stesso...».

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Circolare fuorilegge

Il 13 gennaio 2004 il MIUR pubblicò la Circolare n.2 per le iscrizioni relative all'a.s. 2004/05, all'epoca ministro era Letizia Moratti. La circolare fissava come termine per le iscrizioni il 31 gennaio e faceva riferimento allo schema di decreto legislativo approvato dal Governo il 12 settembre 2003, quindi non ancora legge, che in seguito, una volta approvato, sarebbe diventato il decreto legislativo 19 febbraio 2004, n.59, vale a dire il decreto applicativo previsto dalla legge n. 53/03 (Riforma Moratti) per la scuola dell'infanzia, la primaria e la secondaria di I grado.
Quella non fu altro che una circolare fuorilegge perché si riferiva a norme che non esistevano.

In questi giorni, a distanza di 5 anni, sta accadendo esattamente la stessa cosa.

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venerdì 16 gennaio 2009

Immaginiamo di essere nei panni di una Preside...


Allora,
per il prossimo anno, sulla base delle serie storiche, prevedo di avere 16 classi a tempo antimeridiano, come nell’anno in corso.
Per queste 16 classi a 30 ore nell’anno in corso ho 24 docenti.
Il prossimo anno bisogna eliminare da tutte le parti le compresenze, le tre classi prime potranno funzionare solo a 27 ore (tot. 81 ore) e le altre 13 classi a 30 ore (390 ore).
Perciò in tutto devo coprire 471 ore.
Quasi sicuramente i docenti dovranno impiegare tutte le loro 24 ore di servizio in classe, infatti se non esiste più il modulo non esiste neanche più la necessità di coordinarsi nelle ore di programmazione come previsto dal contratto (che per altro, in ogni caso ai sensi dell’art 6 comma 3 non potrebbe disapplicare o prevedere deroghe a questo Regolamento).
Facciamo comunque il caso che i docenti debbano svolgere in classe solo 22 ore: devo dividere le 471ore di tutte le classi per le 22 ore di lavoro di un singolo docente.
Fatto: avrò 21 docenti + 9 ore.
Dunque sul modulo perdo quasi 3 docenti.
Calma, non devo farmi prendere dal panico, certo dovrò fare la graduatoria di Circolo, dovrò verificare i perdenti posto, ma per fortuna (?!?) ho tre precari storici che da anni suppliscono sempre le solite tre maestre.
Però l’anno prossimo Veronica, Fabrizia e Patrizia rimangono disoccupate.
O.K. Sono perse, non è colpa mia, non posso farci niente, anzi devo essere contenta che (almeno sul modulo) non perdano posto insegnanti titolari, ma mi servono comunque almeno 3 insegnanti + 15 ore da mettere nelle tre future prime.
Ma come si fa ? le compresenze sono divise tutte in pacchetti di 3 ore che avanzano alle singole classi mica posso fare una classe prima con 9 docenti diversi ?!?
Comincio a intuire che per fare le classi prime con il docente prevalente, dovrò quasi certamente fare il maestro prevalente anche in alcune classi che attualmente funzionano con tre docenti.
Significa che alcuni bambini di terza o di quinta ecc. perderanno una delle loro insegnanti.
Significa che dovrò frantumare l’orario di alcune docenti generiche su 5 o 6 classi.
Basta, non c’è altro da fare che cominciare a simulare gli organici dell’anno prossimo.
Ci metterò tutta la nottata solo per le 16 classi a modulo.
Carta e matita, classe per classe, provo a vedere chi resta e chi parte.
Comincio a sfogliare modulo dopo modulo, partendo dalle quinte.
Ogni modulo un soprassalto, ogni trio spezzato un colpo al cuore.
Come glielo dico a questi genitori che non avranno più la maestra Grazia?
Come glielo dico a Grazia che dall’anno prossimo deve svolgere il suo orario in 5 classi diverse?
Come potrò loro spiegare perché viene penalizzata quella classe piuttosto che un’altra e quel docente invece degli altri due?
L’unico criterio che ho adoperato nella mia simulazione è quello della continuità: più anni passati con gli stessi bimbi più crediti per rimanere irremovibili fino in quinta.
Naturalmente non mi sogno nemmeno di rimetterle a fare le tuttologhe in seconda terza ecc.
Le maestre che restano, rimangono su due classi, ci mancherebbe che invece di sottrarne uno di docenti ai bambini ne sottraessi due.
Invece per le prossime classi prime deciderà il Collegio se i docenti dovranno svolgere 11 ore in ogni classe, dividendosi fra loro le discipline come ora, o se ritornare a fare i fac totum come 20 anni fa.
Non so cosa convenga loro perché il risparmio sulla pianificazione e sull’insegnamento della metà delle discipline comporta comunque un raddoppio degli alunni da curare e valutare, soprattutto per il terzo docente che dovrà comunque dividersi su 4 classi se svolgerà pacchetti di circa sei ore, o su 6 classi se svolgerà pacchetti di circa quattro ore.
C’è anche il rischio che Matilde, che aveva testardamente insistito per continuare ad insegnare religione nella sua classe, che ha sempre fatto l’aggiornamento obbligatorio di religione e quindi è riconosciuta idonea dalla Curia, si trovi ad insegnare solo religione in 10 classi diverse.
In questo momento è la disciplina che mi manca di più laddove invece perdono posto eccellenti insegnanti di matematica e italiano. Sempre che naturalmente si voglia badare veramente al risparmio.
E’ l’alba oramai quando finisco l’organico dei moduli.
Fatto: il Ministro sarà soddisfatto di me, la cura dimagrante ha sortito il suo effetto, il paziente sovrappeso ha perso 4 chili, senza inutili negoziazioni, senza diete rigide e faticose.

E’ bastato tagliargli una gamba ed è tornato nel peso richiesto.

Rane bollite

Di Michele Corsi

Gente forse saggia, forse crudele, racconta questa storia. Se una rana viene gettata su una pentola d'acqua bollente reagisce prontamente balzando fuori con un gran salto al solo contatto delle sue zampe col calore. Ma: se mettiamo una rana in acqua tiepida e poi scaldiamo la pentola gradatamente, l'animale non si accorgerà del variare della temperatura e, senza reagire, finirà bollito. Ascoltando questa storia, e quel che accade nella scuola, e il clamore del mondo, mi sono domandato: siamo già rane bollite?


Il che equivale a chiedersi: il Male che impera e pervade sempre più le nostre vite ci ha abituato talmente alla sua presenza e invadenza da annichilire le nostre capacità di indignazione? Ci hanno già ucciso e non ce ne siamo accorti? Me lo domando pensando a fatti piccoli e grandi.

A Milano il sindaco Moratti nel giorno più gelato degli ultimi vent'anni ha deciso che tutti sarebbero dovuti andare a scuola, senza aver approntato minimamente i mezzi perché i piccoli cittadini potessero riuscire nella gloriosa impresa. L'ha fatto con la stessa logica dei grembiulini della Gelmini: serve a dimostrare che la destra è cosa seria e non quel baraccone grottesco e tragicomico che conosciamo sin dal Ventennnio. Non si salta la scuola, che diamine! A lavorare, fannulloni! Ai pochi bambini e ragazzi che hanno dato retta alla Moratti, dopo aver rischiato di finire azzoppati sulle lastre di ghiaccio, non è stato consegnato il pranzo o sono state servite scatolette di tonno semicongelato alle quattro del pomeriggio. Il giorno dopo il sindaco invece di dichiarare: scusate, sono una pirla, ha affermato che più dell'80% degli studenti erano in classe. Dunque è pure bugiarda. Mi sono stupito? No. La Moratti è della stessa razza di quelli che in altri tempi chiudevano infastiditi le finestre delle loro dimore principesche quando fuori rimbalzavano le grida di quelli che caricavano sui treni, figuriamoci cosa gliene frega dei bimbi e della neve. Mi sono domandato invece: perché Palazzo Marino non è stato assediato da migliaia di genitori inferociti? La maggioranza dei genitori dopotutto l'ha votata come sindaco. E forse tornerà a farlo. E così mi viene il dubbio: siamo già rane bollite?

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giovedì 15 gennaio 2009

Circolare iscrizioni anno scolastico 2009-2010

Su invito del Capo Dipartimento Dott. Giuseppe Cosentino, si è tenuto, il 15 gennaio, presso il MIUR, un incontro sulle “disposizioni concernenti le iscrizioni degli alunni per l’a.s. 2009/2010”. L’incontro si è svolto in presenza del Capo di Gabinetto del Ministro e dei Direttori generali interessati.
Lo schema di circolare (di cui si pubblica il testo in allegato) dà indicazioni operative alle scuole sulla complessa procedura delle iscrizioni, propedeutica a tutte le operazioni per l’apertura del prossimo anno scolastico.
Ciò avviene in un momento di trasformazione della normativa, non essendo stati ancora emanati i regolamenti attuativi delle riforme che coinvolgono tutto il sistema di istruzione e di formazione, dal primo ciclo, alla valutazione, al sistema di istruzione per adulti, al secondo ciclo, alla razionalizzazione della rete scolastica.
Lo schema ha una struttura tradizionale, ha caratteristiche di chiarezza e mette in evidenza i punti critici della scuola (evasione dall’obbligo, alunni con cittadinanza non italiana, disabilità …). Per quanto riguarda le informazioni per i genitori e gli studenti, fa riferimento agli emanandi regolamenti per ciò che attiene ai profili orari per la scuola dell’infanzia, per la primaria e per la secondaria di primo grado.

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c’è materia sufficiente per dare luogo a ricorsi ...


Il Piano programmatico non corrisponde alla legge
I Regolamenti non corrispondono al Piano

CIDI Nazionale (Centro iniziativa democratica insegnanti)

Finora non è stata resa nota la stesura definitiva del Piano presentato al Consiglio dei Ministri il 18 dicembre in occasione dell’approvazione degli schemi di Regolamento.
I due schemi di Regolamento fanno con ogni evidenza riferimento, come si deduce dai loro contenuti e dalle loro premesse, a due diverse stesure del Piano. Il CNPI e il Consiglio di Stato non possono dunque esprimere correttamente i loro pareri se il Piano definitivo non viene reso noto. Questo perché la legge prevede che i Regolamenti devono dare attuazione al Piano programmatico (art.64, commi 3 e 4, della legge 133/08).

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