martedì 10 febbraio 2009
Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.
A Milano si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia
Il 3 febbraio è stata pubblicata a Milano la circolare per le iscrizioni alle scuole dell'infanzia comunali per l'a.s. 2009/2010.
Confrontando la circolare di quest'anno con quella dello scorso anno si notano delle differenze non trascurabili a proposito di "ORARI E FREQUENZA".
Ecco i due testi a confronto.
Circolare N. 20 del 17 dicembre 2007
ORARI E FREQUENZA
La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 9,00 alle 16,00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale, con possibilità di uscite anticipate alle 14.00 o alle 15.00. Solo in casi particolari e documentati è prevista, previa autorizzazione della Responsabile del Servizio, la possibilità di uscita durante le attivitá.
E’ altresì prevista un’anticipazione e/o prolungamento, dalle 7,30 alle 18.00, dell’orario base, su motivata richiesta della famiglia.
Circolare N. 2 del 3 febbraio 2009
ORARI E FREQUENZA
La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 18.00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale.
L’orario di funzionamento è di 10 ore giornaliere.
Su richiesta delle famiglie in fase di iscrizione e sentito il Consiglio Scuola, l’apertura può essere anticipata alle 7.30. Sempre in fase di iscrizione, i genitori possono scegliere orari diversificati con uscita alle 13.00/13.30, alle 16.00/16.30 o alle 17.30/18.00
L'offerta delle 25 ore settimanali in alternativa alle 40 o 50 si sta concretizzando, in altri termini questo vuol dire che si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia. Il Comune di Milano vuole generalizzare il servizio a costo zero riducendo il tempo a scuola.
Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.
Milano, 10 febbraio 2009
Mario Piemontese
lunedì 22 dicembre 2008
lettera aperta al Ministro Gelmini
Presa visione della legge 169/08, vorremmo evidenziarLe la profonda preoccupazione del nostro Circolo per le conseguenze derivanti dai provvedimenti adottati in materia di riforma scolastica.
Nelle scuole che compongono il nostro Circolo (due scuole dell’Infanzia e due scuole primarie) la popolazione scolastica è aumentata considerevolmente nell’arco di pochi anni.
Abbiamo quindi toccato con mano tutti i disagi derivanti dalla necessità di coniugare risorse insufficienti, domanda di tempo scuola delle famiglie, qualità della didattica.
Ci preoccupa, in particolare, l’idea che un’istituzione strategica per il futuro del paese com’è la Scuola Pubblica, possa essere rimodellata in poche settimane partendo esclusivamente da ragioni di tipo finanziario, senza alcun dibattito pubblico né approfondimento con il mondo della scuola (in Francia, ad esempio, il dibattito sulla riforma scolastica ha coinvolto due milioni di persone).
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sabato 20 dicembre 2008
Maestro unico, la Gelmini ha barato.
Restano interdetti i sindacati che, dopo l'ultimo incontro, avevano accreditato l'idea di un ripensamento del ministro della Pubblica istruzione. Secco il primo commento di Mariangela Bastico, ministro ombra del Partito democratico: "Se le cose stanno così, andiamo al referendum".
L’ex viceministro dell’Istruzione non ci sta con lultima versione della Gelmini (che somiglia, peraltro, terribilmente a quella messa in campo fin dalla prima ora), e non per pura posizione ideologica: “Hanno dato alle famiglie l’illusione di poter scegliere, ma togliendo la compresenza dei due insegnanti per classe la qualità non sarà più la stessa”. E aggiunge ritrovando l’ironia: “Il ministro presenta oggi la “prima riforma organica dopo Gentile”. Delirio d’onnipotenza? Più che una riforma, questa è una conseguenza dei tagli di Tremonti…”.
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venerdì 19 dicembre 2008
Scompare il modulo. Resta il tempo pieno (ma quale?)
Il Consiglio dei ministri ha approvato la bozza di schema di regolamento “Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione ai sensi dell’art.64 del Dl n.112/2008”, già presentata alle Regioni.
Questa volta occorre riconoscere che – per quanto riguarda la scuola primaria - molte nebbie si sono diradate e che le recenti dichiarazioni del ministro Gelmini hanno avuto un seguito. Ma vediamo di sottolineare, in sintesi, alcuni passaggi significativi.
1. Innanzi tutto è chiaro, in via definitiva, che “il tempo scuola della primaria è svolto secondo il modello dell’insegnante unico o prevalente che supera il precedente assetto del modulo e delle compresenze” (art.4, comma 3). Senza ombra di dubbio questo è il modello pedagogico di riferimento della scuola elementare. Si decreta pertanto la fine dell’organizzazione modulare, vale a dire del modello introdotto dalla legge di riforma n.148/1990, fondato sul gruppo docente e sulla suddivisione degli ambiti disciplinari.
2. C’è da rilevare, rispetto alle bozze precedenti, che questo vale non solo per le classi prime a.s. 2009/2010, ma anche per le altre classi. Le classi successive alla prima - dice il 4° comma dell’art.4 - funzionano secondo i seguenti modelli orari: a) 27 ore, secondo quanto previsto dal decreto lgs.n.59/2004 (Moratti), senza compresenze; b) 30 ore, comprensive delle attività opzionali-facoltative (decreto Moratti), senza compresenze e nei limiti dell’organico assegnato per l’a.s. 2008/2009. Questo vuol dire che in tutti i modelli orari, siano essi a 24, a 27 o a 30 ore, non essendo più previste le compresenze dei docenti, l’insegnante è unico e/o prevalente.
Di fatto il tempo scuola dei moduli (27-30 ore di scuola) resta ma cambia la sostanza, l’assetto organizzativo: non c’è più la pluralità docente, non c’è più il “modulo” (che attualmente riguarda il 75% delle classi di scuola elementare sul territorio nazionale). Questo è dunque il dato saliente, l’aspetto principale delle modifiche dell’assetto ordinamentale introdotte dal regolamento.
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mercoledì 17 dicembre 2008
Intervento prof. Baldacci sul "pacchetto" gelmini
lunedì 15 dicembre 2008
Il mio maestro unico
[...]
Il mio maestro
di Donato Salzarulo
(Il mio maestro nasce sull’onda del movimento di protesta anti-Gelmini. Tra le pagine circola affetto nei confronti di una persona che si è preso cura di un allievo, ma l’esperienza educativa, svoltasi in un tempo e in un luogo e con precise modalità, mostra tutti i suoi limiti psico-pedagogici, didattici e culturali. I momenti più felici e più significativi, si sostiene, sono quelli in cui la relazione educativa è altro: assistenza in Biblioteca, timbratura di libri al Patronato, passeggiata, ecc.
Pur con tutta la nostalgia per la propria infanzia e per le persone incontrate, se ne deve concludere che il “maestro unico” era soluzione educativa ed organizzativa inadeguata già negli anni Cinquanta-Sessanta, in un paese prevalentemente agricolo e culturalmente autoritario. Figurarsi oggi, nella “società della conoscenza”!)
Aveva tra l’altro un cognome su misura: Lapenna. Antonio Lapenna. Esattamente come l’omonimo ancora vivo, il grande latinista che insegna all’Università di Firenze. Anche lui del mio paese. Bisaccia, modestia a parte, è fucina di cervelli!
Quindi, ho avuto un maestro unico. Un maestro rimasto celibe per tutta la vita, un maestro che abitava nella casa della sorella Resuccia (diminutivo credo di Teresa). Anzi “zia Resuccia” perché, come ho scritto in altre pagine, al mio paese tutti i fanciulli chiamavano zii gli adulti. Il maestro ovviamente era il Signor Maestro.
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domenica 14 dicembre 2008
«Bene il dietrofront, masulmaestrounicononcedo»
Dopo la retromarcia della ministra Gelmini - che lei nega accusando invece la sinistra di aver messo su una grande opera ingegneristica di mistificazione - era forse meno scottante la necessità di scendere in piazza?
No, anzi. Perché va assolutamente chiarito che quello di giovedì non era un verbale sottoscritto dai sindacati, non era un'intesa, ma solo il punto di vista che il governo ci ha presentato. I ministri Gelmini, Brunetta e Sacconi ci hanno ascoltato dopo averci illustrato le linee guida del piano programmatico della legge 133. Per noi è un punto di partenza, e va registrato che finalmente si è avviato un confronto col governo che su questo ha dovuto fare retromarcia: fino a qualche tempo fa dicevano che con il sindacato non si discuteva, che eravamo conservatori perché ci opponevano alle riforme del governo. È una svolta, frutto delle grandi mobilitazioni dei mesi scorsi.
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sabato 13 dicembre 2008
venerdì 12 dicembre 2008
Via le compresenze e il modulo ... nessuna retromarcia
NESSUN DIETROFRONT SUL MAESTRO UNICO
intervista al Ministro Gelmini da La Stampa.it
La Gelmini ha incassato il colpo dell’Onda e ora deve fare marcia indietro. Così dicono di lei, signora ministro. Cosa replica?
«Siamo di fronte ad una ingegneria della mistificazione. Voglio essere chiara subito: il maestro unico resta. Chiaro? Anzi: resta “solo” il maestro unico. Il modulo dei due maestri su tre classi è morto e sepolto per sempre».
E chi è invece che mistifica?
«La sinistra. E’ veramente pazzesco: mi hanno fatto una guerra su questo, l’hanno persa e ora si inventano che io, pressata dai loro scioperi e dalle loro proteste, sono tornata sui miei passi con la coda tra le gambe. Ma scherziamo?».
Ministro, ma qualche cosa è cambiato o no? Adesso si parla di maestro unico come «opzione». Non è stato sempre così.
«Vede? Siete caduti anche voi nella rete della disinformazione. E’ stato sempre così, invece. Tale e quale da sei mesi, da quando queste cose le ho scritte nel piano programmatico. Andatelo a rileggere».
Allora facciamo come ai quiz televisivi: una domanda per volta. Le famiglie e le scuole possono o no fare delle opzioni sul maestro unico?
«No. Il maestro è sempre unico».
Allora su cosa possono farle?
«Sull’orario scolastico».
Si spieghi, prego.
«Un docente ha un orario di lavoro di 22 ore. Se si sceglie di adottare l’orario di 24 ore settimanali, quella classe avrà un maestro unico, più due ore fatte da quelli di materie specialistiche, come religione o inglese, per esempio. Idem se si opta per le 27 ore».
«Se poi però si sale alle 30 ore o addirittura al tempo pieno di 40 ore, è detto esplicitamente che i maestri sono due.
«Già, ma sono due nel senso che uno fa un certo numero di ore e quando ha finito arriva l’altro. Non c’è compresenza, non c’è modulo. Prima lavora uno poi lavora l’altro».
Senta, ministro, ma perché potendo scegliere una scuola a tempio pieno, o con un orario più generoso, una famiglia dovrebbe decidere di tenersi il «modello base» da 24 ore?
«Queste sono scelte educative che ogni famiglia fa autonomamente. La scuola deve solo offrire la possibilità di aderire a più modelli».
Ma se in una classe si alternano due docenti, il maestro unico salta?
«Uno sarà il maestro prevalente. Ma il “modulo” come è stato concepito fino ad oggi non c’è più».
Non c’era stato un parere della commissione Istruzione della Camera perché alle famiglie venisse data la possibilità di scegliere tra maestro unico e modulo?
«No. Mai. La commissione aveva suggerito di fornire alle famiglie la possibilità di poter optare tra diverse formule di orario, e questo suggerimento noi l’abbiamo recepito. Ma che c’entra tutto questo con il passo indietro sul maestro unico?».
E’ una mistificazione anche il fatto che ha stoppato la riforma delle superiori di un altro anno?
«Non ho fermato nessuna riforma. Tant’è che procederò nelle prossime settimane a varare i provvedimenti relativi anche a questo segmento dell’istruzione».
E che cosa ha fatto, allora, dato che ne ha rimandato l’attuazione al 2010?
«Ho deciso di dedicare più tempo ad una campagna di informazione presso le scuole e le famiglie, sul carattere e sulle novità di questa riforma varata dai miei due diretti predecessori, Moratti e Fioroni. Una campagna in questo senso partirà all’inizio dell’anno nuovo. Poi ci sono ancora alcuni pareri da acquisire, alcune decisioni da tradurre in provvedimenti normativi. Una cosa è fare le cose nei tempi giusti, altro è dare uno stop. Giusto?».
mercoledì 26 novembre 2008
29 NOVEMBRE: di nuovo tutti in piazza
Uno dei più grandi economisti del Novecento, John Maynard Keynes, era solito ripetere: “ogni volta che risparmi 5 scellini togli ad un uomo un giorno di lavoro”. In fondo si tratta di una scelta, per quanto drastica: risparmiare o tagliare? E se si opta per i tagli, che cosa tagliare? Il governo Berlusconi pare avere le idee molto chiare a tale proposito: per risparmiare occorre tagliare le spese sociali, dalla sanità all'istruzione. Un'ottica liberistica, che ha già fatto i suoi danni e rischia di farne di più pesanti in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando. Ma sarebbe, tuttavia, pur sempre una scelta, se almeno fosse coerente. La realtà, invece, è che nel nostro paese esiste tutta una schiera di privilegiati molto potente, una vera e propria lobby, capace di bloccare ogni riforma del nostro sistema. Ci sono, per esempio, decine di migliaia di evasori fiscali che fanno mancare ogni anno nelle casse dello Stato trecento miliardi di euro, pari cioè alla somma delle ultime sei finanziarie! Uno scandalo, che tuttavia non pare preoccupare il governo, che considera una vera e propria emergenza le spese sociali, a partire dall'istruzione. Su questo settore il governo conta di risparmiare otto miliardi, una bella cifra per un settore che negli ultimi anni è stato fortemente penalizzato.
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lunedì 24 novembre 2008
il protagonismo delle maestre
Sono i tagli del ministro Tremonti a servire da copertura a una reazione in campo educativo che ha i suoi punti di forza proprio in quegli atti simbolici (il grembiulino, i voti, la condotta) rispetto ai quali il senso comune, sia a destra che a sinistra, vede, invece, un rassicurante ritorno al buon tempo andato. Anche sul «maestro unico» l'opposizione politica ha fatto proprie le ragioni sindacali e di garanzia del servizio per le madri lavoratrici, ma non la questione di fondo. La scuola elementare italiana, che è tra le migliori del mondo, non piace alla destra, perché in essa, nelle sue maestre e maestri, è operante quell'insieme di culture di innovazioni pedagogiche e pratiche educative che, sono nate dalla rivoluzione copernicana dell'«educazione attiva»: mettere al centro l'attività spontanea, personale, produttiva dei bambini; educare attraverso la relazione con l'ambiente e l'esperienza pratica; dare un ruolo formativo all'attività manuale; individualizzare il programma educativo per esaltare attitudini e recuperare difficoltà di ciascuno.
L'abolizione del grembiule ribadiva l'idea che la scuola non doveva essere una caserma, ma una comunità, un modo di vita sociale.
Leggi tutto l'articolo di Mario Sai sul Manifesto
domenica 23 novembre 2008
Sul maestro unico
In effetti, non è facile spiegare la complessità di una situazione a chi non ne sia direttamente coinvolto, ma provo a individuare alcuni punti per aiutare chi ha voglia di capire.
I momenti di crisi, in fondo, sono anche occasioni di verifica, di confronto. Perché non coglierne l’aspetto positivo?
Comincio dal rapporto maestra/o – bambini.
Oltre al curricolo “formale” ogni insegnante porta con sé la sua storia affettiva e il suo bagaglio di conoscenze che trasmette quasi inconsapevolmente attraverso il linguaggio, lo stile comunicativo, il comportamento. Una classe di bambini che affronta un percorso di cinque anni merita di conoscere a fondo almeno due adulti. Se crediamo che compito della scuola sia insegnare a pensare e non insegnare un pensiero, la presenza di due insegnanti garantisce che non si incorra nell’equivoco di credere che l’unico pensiero possibile sia quello dell’unico insegnante.
Mi è accaduto più volte che un bambino o una bambina trovandosi a vivere momenti difficili – personali e/o familiari – abbiano sentito il bisogno di chiedere aiuto alle insegnanti. In questi casi, di solito la richiesta è arrivata ad una sola di noi, a volte a me, altre alla mia collega, quella che per qualche motivo il bambino individuava come la persona più vicina, o più in sintonia, o più affidabile.
Chi riceve una richiesta di questo tipo, risponde ovviamente con un forte coinvolgimento emotivo ed ha bisogno di confrontarsi con un’altra persona che conosce a fondo quel bambino e la sua situazione. Le risposte, personali e familiari, devono essere fondate su scelte ponderate, devono essere condivise. In genere abbiamo cercato di ottenere dal bambino l’assenso a informare anche l’altra insegnante. I bambini ce l’hanno dato, e aver fronteggiato in due il problema ha dato maggior respiro alla situazione.
Mettiamo che l’insegnante viva un periodo difficile a livello personale, e – anche inconsapevolmente – comunichi tensione, insoddisfazione, malessere ai bambini. Essere in due significa garantire un certo equilibrio, accogliere eventuali segni di disagio dei bambini, confrontarsi con la collega per superare le difficoltà.
Se invece è la classe ad attraversare un periodo di particolare agitazione, mettendo a dura prova la tenuta delle insegnanti, è molto efficace che i bambini si confrontino con la reazione delle due insegnanti che, seppur con modalità diverse, evidenziano la presenza del problema e la necessità di risolverlo.
Quanto al rapporto maestri – genitori, vale anche in questo caso quello che ho detto fino ad ora.
Due voci, due pensieri, due sistemi di valutazione, anziché uno, forniscono più elementi di comprensione, maggiori garanzie di oggettività, un giudizio più articolato. Tutto questo diventa tanto più importante quando non vi sia piena condivisione tra le due insegnanti e, in tal caso, le diverse valutazioni rendono conto delle diverse facce di un bambino.
Succede a volte che un genitore o entrambi vivano momenti difficili e chiedano agli insegnanti di essere aiutati a gestire la situazione con i figli (malattia o morte di un genitore, o di un parente; separazione o divorzio; problemi di lavoro ecc.). Essere in due a ricevere questa richiesta fa sì che il genitore non scambi l’insegnante per lo psicologo personale, e il colloquio scolastico per una seduta psicoterapeutica, ma sia consapevole che si sta confrontando con gli insegnanti di suo figlio. Quello che il genitore confida agli insegnanti serve solo per aiutare insieme il bambino.
Infine, il curricolo.
Tanto nel modello a tempo pieno, quanto nel modello a moduli a ciascun insegnante è affidato l’insegnamento di alcune discipline. In entrambi i casi la possibilità di “specializzarsi” consente una conoscenza più approfondita dei contenuti della disciplina e della didattica degli stessi. Tra conoscere una disciplina e saperla insegnare c’è una bella differenza! Allo stesso tempo il dialogo e lo scambio tra gli insegnanti (garantito da un tempo settimanale di programmazione) permette che gli ambiti trovino dei momenti di incontro. Solo per fare un esempio, se l’insegnante di italiano parla di dialetti, lo stesso argomento può essere trattato da chi insegna geografia. Affrontare i temi da più punti di vista, fa sì che si infittisca la rete delle conoscenze dei bambini.
Fin qui non ho parlato di compresenza. Nella mia esperienza di tempo pieno abbiamo due ore di compresenza alla settimana (altre due sono utilizzate per l’insegnamento della religione e dell’attività alternativa). Come le usiamo? Per uscite didattiche con la classe; per preparare queste o altri eventi particolari (feste, incontri, attività che hanno bisogno di una programmazione condivisa per essere seguite anche da una sola insegnante, secondo linee prestabilite); per attività a piccolo/medio gruppo (laboratorio di informatica, pittura…); per attività di recupero e/o consolidamento; infine per i “discorsi seri”, quando il gruppo, per problemi di comportamento, è chiamato a raccolta per una “strigliata” a due voci, oppure quando accadono eventi speciali che richiedano un momento di riflessione collettiva.
La scuola è un luogo dove relazioni e apprendimento vanno a braccetto, diventare “buoni” cittadini è una finalità precipua quanto quella di imparare a pensare, decifrare la realtà, costruirsi una capacità di giudizio, che sono ben altro dal sapere quante furono le guerre puniche.
Per far fronte a questo all’adulto si chiede autorevolezza e non autorità, servono capacità di mediazione e di ascolto e non di comando. Non serve “il prevalente”, tanto meno “l’unico”. Servono almeno due maestri/e in condizione paritaria che in prima persona si misurano giorno per giorno con il rispetto reciproco, il dialogo, la capacità di ascoltarsi, pur nella diversità.
Servono due maestre/i che si impegnino a dare il meglio di sé relativamente agli ambiti disciplinari di cui sono responsabili, mantenendosi aggiornati, confrontandosi con colleghi, sperimentando sul campo con i bambini, scambiandosi opinioni, esperienze, emozioni.
Se mi penso maestra unica, non mi vergogno a dire che attualmente, delle mie quattro e più discipline, non per tutte riesco a garantire la stessa preparazione. Non è solo una questione di tempo e di energie, è anche una questione di interesse e di piacere. Figuriamoci se ne avessi ancora di più!
Non ho parlato del tempo, dell’importanza di svolgere il lavoro in un arco di tempo che preveda un’alternanza di attività più impegnative e più rilassanti, più teoriche e più operative, di gruppo e individuali. Il tempo di 24 ore, per questo ordine di scuola, per questa età dei bambini, in questa situazione sociale per la maggior parte delle famiglie così complessa, è un tempo “mal ridotto”.
Chiudo con una riflessione: credo che il tempo di non insegnamento più proficuo (per me e per i bambini) speso con le mie colleghe sia quello dedicato allo scambio di osservazioni sui singoli bambini: esternare le osservazioni, i dubbi, i giudizi ad una collega significa anche ri-pensarli prima di esprimerli, oppure esprimerli con la curiosità di vedere cosa ne pensa l’altra, se li condivide, se li “contesta”, se ha altre/diverse osservazioni da affiancare. Ascoltando la collega puoi accorgerti che qualcosa ti è sfuggito, non hai colto, non gli hai dato peso, oppure il bambino non ti ha svelato di sé. Puoi scoprire che ti è mancato quello sguardo in più, per distrazione, per fretta, per fatica. Succede. Essere in due vuol dire che il bambino è più protetto. Ed essere protetto, quanto più possibile, è un diritto di ogni bambino.
Condividere le scelte educative di una classe in due (tempo pieno) o più (moduli) persone, progettare e lavorare insieme è un lusso che questo paese non può permettersi? Quali sono le priorità assolute? Il lavoro? Non lavoriamo per il futuro dei nostri figli? Il PIL? Non produciamo per i cittadini di domani?
Anna Sarfatti
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sabato 22 novembre 2008
La Gelmini travolta dall'Onda???
“Il Pdl sconfessa la Gelmini. Maestro unico, solo a richiesta”, di Maristella Iervasi
La Gelmini potrebbe essere travolta dall’Onda. Per ora è la sua stessa maggioranza a fare marcia indietro, a corrodere i pilastri della controriforma sulla scuola. Sarà proprio la Pdl a far diventare il maestro unico un optional, conun voto al piano programmatico sul sistema scolastico atteso per giovedì prossimo alla Camerain commissione Cultura e poi anche al Senato.
Proprio cavalcando l’Onda delle proteste di studenti, insegnanti, genitori, Regioni, sindacato (con la Cgil in primis) e dell’opposizione, la relatrice Valentina Aprea (Forza Italia), «corregge» il ministro Mariastella Gelmini presentandouna bozza di parere condizionato al piano in 21 punti.
Una operazione politica di facciata per andare incontro alle famiglie, come la propaganda di questo governo ha più volte ribadito. Una mossa che sembra accondiscendere alla richieste del movimento e dell’opposizione. Ma con un grosso neo: non elimina i tagli imposti da Tremonti in Finanziaria per la scuola. Gli 8 miliardi di euro in meno nei prossimi in 3 anni restano confermati. Idem la scure sui docenti.
SEGUE L'ARICOLO>>>
CAMERA DEI DEPUTATI - XVI LEGISLATURA Resoconto della VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) -
Piano programmatico di interventi voltialla razionalizzazione dell'utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico (Atto n. 36). PROPOSTA DI PARERE DEL RELATORE
venerdì 21 novembre 2008
Tempo pieno, doppio organico e autonomia scolastica
Dopo il ripristino del maestro unico come modello base della scuola primaria (art.4 dpr 137 poi legge n.169 del 30 ottobre 2008), con la possibilità, subalterna e opzionale, di un ventaglio di diverse proposte orarie (in buona parte mutuate dal decreto legislativo Moratti, n.59/2004) abbiamo formulato l’ipotesi che per tempo pieno si intendesse – da parte governativa – la possibilità, appunto, di un tempo scuola di 40 ore inteso come prolungamento orario del maestro unico (in questo caso “prevalente”) o comunque come “spezzatino orario”. In questo modo, in ogni caso, si tenderebbe a dare una risposta in termini quantitativi alle esigenze di carattere assistenziale (un tempo scuola lungo) delle famiglie, smontandone i possibili motivi di protesta.
LEGGI>>>
tutto l'articolo di G. Gandola e F. Niccoli dal sito ScuolaOggi
giovedì 20 novembre 2008
Il Tempo Pieno finanzia le 40 ore
Il parere, in quanto favorevole, non mette in discussione il taglio di 8 miliardi in tre anni previsto dall’articolo 64 del decreto legge n. 112/08 convertito nella legge 133/08, e di conseguenza il taglio di 132.000 posti di lavoro. Per evitare equivoci deve essere chiaro che non si potrà parlare di vittoria del movimento fino a quando il Governo non deciderà di abrogare tale articolo, la legge n. 169/07, conversione in legge del decreto legge n. 137/08, e l’articolo 3 del decreto legge n. 154/08, nonostante le modifiche apportate dal Senato.
Il testo della proposta di parere prevede una serie di condizioni che all’atto della presentazione il sottosegretario Giuseppe Pizza, a nome del Governo, ha ritenuto condivisibili.
Vediamo di cosa si tratta scegliendone alcune.
Per la scuola primaria sono diverse le richieste rivolte al Governo.
LEGGI IL SEGUITO DEL'INTERVENTO
LEGGI UN'ITEGRAZIONE ALL'INTERVENTO
Qualche consiglio ai coordinamenti docenti-genitori
Che fare, dunque? Intanto vigilare. Rendere operativo il decreto-legge non è cosa semplice. Già con la riforma Moratti, per fare un esempio, Portfolio & ore opzionali si rivelarono un buco nell'acqua di cui, a distanza di pochi anni, nessuno si ricorda. Tante sono le applicazioni in sospeso. E poco il tempo per metterle a regime. Il prossimo mese caldo sarà gennaio. Il momento delle iscrizioni degli alunni al prossimo anno scolastico.
Vigilare, dicevamo. I modelli di iscrizione offriranno alle famiglie la possibilità di scegliere realmente, per i propri figli, i modelli di scuola desiderati? Il tempo pieno sarà veramente garantito o sarà trasformato in doposcuola? Insomma, quale sarà l'organizzazione oraria per gli alunni? E gli eventuali costi aggiuntivi per le famiglie? Nelle future prime elementari quale sarà l'effettiva offerta formativa? Come verrà articolato l'orario settimanale delle materie di studio? A quanto ammonterà il tempo-mensa e il tempo-interscuola nei tempi pieni? Con che personale sarà gestito? Ci saranno spese aggiuntive che cadranno sulle famiglie o sui comuni?
Leggi tutto l'articolo di Giuseppe Caliceti del Manifesto
martedì 18 novembre 2008
Ecco perché io, insegnante precario, protesto
Sergio Catalano, 30 anni, maestro elementare siciliano insegna nella scuola A.L. Moro di San Vito al Tagliamento in provincia di Udine. Contrario alla legge Gelmini appena varata, scrive al Direttore, argomentando punto per punto le contestazioni al provvedimento.
Egregio Direttore,
Sono un insegnante che aderisce allo sciopero proclamato dai sindacati contro la riforma della scuola contenuta nel decreto Gelmini approvato ieri. La mia contrarietà al decreto Gelmini scaturisce da motivazioni di ordine pedagogico-didattiche che vorrei spiegare e argomentare e elencandole qui di seguito:
Maestro unico - Il ritorno al maestro unico è una perdita di risorse a favore degli alunni, infatti, la personalizzazione dell’insegnamento, obiettivo già presente nella riforma Moratti, con il maestro unico diventerà un obiettivo sempre più lontano da potersi attuare. Un solo insegnante sarà difficile che possa seguire con attenzione un‘intera classe di bambini dai sei ai dieci anni. L’attenzione dei bambini, sempre più scarsa in queste ultime generazioni, condiziona l’apprendimento e sempre di più gli alunni hanno la necessità di essere seguiti singolarmente dagli insegnanti della classe. Inoltre, soprattutto nelle prime classi della scuola primaria, i livelli di maturità degli alunni sono differenti e alcuni bambini manifestano difficoltà a seguire il lavoro dell’intera classe e necessitano dell’intervento individualizzato dell’insegnante. Come sarà possibile senza compresenze garantire questo fondamentale diritto?
le commissioni di camera e senato chiedono un dietro front alla Gelmini
I pareri che le commissioni istruzione di camera e senato si apprestano a dare, quasi certamente favorevoli ma che passeranno a maggioranza, pare prevedano un sostanziale dietro front su alcune delle questioni che hanno fatto esplodere l’Onda(ta) di proteste in questi mesi.
Questi i punti: nelle scuole dell’infanzia dovrebbe essere garantito l’orario obbligatorio per 40 ore (non più fino alle 12,30 come prevede il decreto) si suppone con due insegnanti (una/o al mattino una/o al pomeriggio);
il maestro unico a 24 ore settimanali ci sarà ma in maniera residuale, ovvero solo lì dove viene richiesto dai genitori (nel decreto è il modello da preferire); il tempo pieno va garantito con due docenti per classe;
resterebbe anche il tempo prolungato alle medie;
chieste delle garanzie per gli insegnanti di lingua inglese che dovranno restare ad affiancare l’insegnante di classe; per le superiori, dovendo essere ridotti indirizzi ed orari (specie ai tecnici ed ai professionali) pare si chieda uno slittamento delle iscrizioni.
Sembra ci sia una marcia in dietro anche sull’aumento degli alunni per classe.
Si chiede di innalzare il numero medio e non più quello massimo, poiché quest’ultimo metterebbe a rischio la sicurezza degli alunni e dei docenti.
Per quanto riguarda i disabili, dovrà essere garantito un docente di sostegno ogni due alunni.
In merito agli Ata, bisognerà prestare attenzione a dove si opereranno i tagli; sarebbe bene non tagliare, per esempio, sui bidelli poiché potrebbero essere utilizzati anche per le pulizie, lavoro che oggi viene esternalizzato.




