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lunedì 1 dicembre 2008

E i "baroni" continueranno a fare i loro comodi

Il ridicolo progetto di riforma dell’università italiana presentato dal Ministro Gelmini alla fine produrrà il classico buco nell’acqua. La coalizione di estrema destra al potere ha volutamente evitato di perseguire in modo drastico e decisivo lo strapotere dei docenti “baroni”, anche perché molti di questi sono legati a doppio filo con la destra più reazionaria e retrograda.

Purtroppo le plateali proteste degli studenti neofascisti contro il potere dei “baroni” della sinistra avevano, di fatto, come scopo finale quello di occultare il peso del potere decisionale dei docenti ultra conservatori nelle università italiane.

In pratica, come negli altri settori della società civile, anche in abito accademico si assiste ad un continuo scontro tra docenti appartenenti a gruppi di potere contrapposti, i quali a loro volta si identificano con aree politiche ben determinate.

SEGUE>>>

venerdì 28 novembre 2008

Università, cambiato il decreto Gelmini: "Norme anti baroni"

Arrivano le norme "anti-baroni"? Il ministro dell'Università, Mariastella Gelmini, parla di "svolta nel sistema universitario" , l'opposizione frena e definisce il provvedimento "senza coraggio". Al centro del dibattito parlamentare la conversione in legge del decreto-legge dal titolo "Disposizioni urgenti per il diritto allo studio, la valorizzazione del merito e la qualità del sistema universitario e della ricerca". Dopo la contestazione studentesca delle scorse settimane, che ha più volte sottolineato come il decreto non affronta la questione del cosiddetto baronato universitario, questa mattina in commissione Cultura al Senato sono state apportate alcune modifiche al testo del decreto che sarà votato entro l'11 dicembre.

"Per la prima volta - dichiara il ministro Gelmini - le carriere dei docenti non saranno legate a scatti automatici ma, come previsto dagli emendamenti approvati in commissione, al merito ed alla ricerca effettivamente svolta". In base alle modifiche apportate in VII commissione i docenti universitari che non si dedicheranno all'attività di ricerca saranno esclusi, a partire dal primo gennaio 2011, dagli scatti biennali" in busta paga e costituiranno un peso per gli atenei di appartenenza: verranno infatti esclusi "dalle ripartizioni dei fondi Prin", i Progetti di ricerca di rilevanza nazionale. Gli ignavi non potranno neppure fare parte delle commissioni di concorso per il reclutamento dei docenti e dei ricercatori.

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