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venerdì 16 gennaio 2009

Rane bollite

Di Michele Corsi

Gente forse saggia, forse crudele, racconta questa storia. Se una rana viene gettata su una pentola d'acqua bollente reagisce prontamente balzando fuori con un gran salto al solo contatto delle sue zampe col calore. Ma: se mettiamo una rana in acqua tiepida e poi scaldiamo la pentola gradatamente, l'animale non si accorgerà del variare della temperatura e, senza reagire, finirà bollito. Ascoltando questa storia, e quel che accade nella scuola, e il clamore del mondo, mi sono domandato: siamo già rane bollite?


Il che equivale a chiedersi: il Male che impera e pervade sempre più le nostre vite ci ha abituato talmente alla sua presenza e invadenza da annichilire le nostre capacità di indignazione? Ci hanno già ucciso e non ce ne siamo accorti? Me lo domando pensando a fatti piccoli e grandi.

A Milano il sindaco Moratti nel giorno più gelato degli ultimi vent'anni ha deciso che tutti sarebbero dovuti andare a scuola, senza aver approntato minimamente i mezzi perché i piccoli cittadini potessero riuscire nella gloriosa impresa. L'ha fatto con la stessa logica dei grembiulini della Gelmini: serve a dimostrare che la destra è cosa seria e non quel baraccone grottesco e tragicomico che conosciamo sin dal Ventennnio. Non si salta la scuola, che diamine! A lavorare, fannulloni! Ai pochi bambini e ragazzi che hanno dato retta alla Moratti, dopo aver rischiato di finire azzoppati sulle lastre di ghiaccio, non è stato consegnato il pranzo o sono state servite scatolette di tonno semicongelato alle quattro del pomeriggio. Il giorno dopo il sindaco invece di dichiarare: scusate, sono una pirla, ha affermato che più dell'80% degli studenti erano in classe. Dunque è pure bugiarda. Mi sono stupito? No. La Moratti è della stessa razza di quelli che in altri tempi chiudevano infastiditi le finestre delle loro dimore principesche quando fuori rimbalzavano le grida di quelli che caricavano sui treni, figuriamoci cosa gliene frega dei bimbi e della neve. Mi sono domandato invece: perché Palazzo Marino non è stato assediato da migliaia di genitori inferociti? La maggioranza dei genitori dopotutto l'ha votata come sindaco. E forse tornerà a farlo. E così mi viene il dubbio: siamo già rane bollite?

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giovedì 4 dicembre 2008

Dovremmo essere grati alla Gelmini

Di Alberto Alberti

Dobbiamo essere grati alla Gelmini che, con i suoi tagli alla scuola pubblica, ha reso evidente “di che lacrime grondi e di che sangue” la finanziaria di Tremonti. Del resto, l’abbattimento di quello che la Moratti bollava come “il monopolio statale” è stato sempre il vero obiettivo del blocco sociale che ci governa. I colpi di machete con cui viene ridotto drasticamente l’orario e vengono tagliati 130 mila posti e quasi 8 miliardi di euro in tre anni, non sono misure accidentali e contingenti, dettate dalla necessità di far cassa o dalla tristezza dei tempi. Si tratta propriamente di interventi ben mirati, che fanno parte integrante di un disegno politico istituzionale complessivo, alla cui base c’è la condanna - “senza se e senza ma” - della scuola pubblica, in quanto fornitrice di uguali opportunità per tutti i cittadini.

[…] Sto dicendo cose note, che la protesta di studenti, insegnanti, genitori ha reso chiare a tutti. Invece non mi pare che si stia facendo sufficiente chiarezza sulla macchina mediatica che accompagna l’azione del governo con effetti che alla lunga possono essere più devastanti e profondi degli stessi “tagli” di Tremonti e Gelmini.
Perché non riguarda le singole misure adottate. Nel gran parlare di scuola, in TV o sui grandi organi di stampa, non sentirete mai un’analisi delle ragioni pedagogiche che consigliano il grembiule o il voto numerico.

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lunedì 1 dicembre 2008

Che tempo che (non) fa

La buriana

Un grande vento di tempesta si è abbattuto questa estate sulla nostra scuola. Una buriana che, in brevissimo tempo, per esattezza nove minuti e mezzo con il cronometro di Tremonti, ha spazzato via, o per lo meno si illude di farlo, decenni di lavoro, studi, ricerche, sperimentazioni che il mondo della scuola ha svolto, spesso con fatica, contraddizioni, disomogeneità territoriali, di ordine di scuola. La stessa nozione di “scuola italiana” solo approssimativamente rende conto di diversità spesso profonde tra una scuola e un’altra. Anche sub categorie territoriali come scuola del nord, del centro, del sud sono estremamente approssimative, così come lo sono quelle relative agli ordini di scuola come primaria, secondaria di 1° e 2°. Non parliamo poi delle statistiche che, da cosa seria quali sono, a condizione che vengano usate con discrezione scientifica, utilizzate al contrario come strumento di certezza assoluta, definitiva, inoppugnabile finiscono per ottundere, recintare, chiudere, giudicare dove, al contrario, dovrebbero invece dare avvio ed aprire alla conoscenza, spingendo verso il discernimento e la distinzione, anziché verso la facile, superficiale e rozza sintesi, finendo inesorabilmente con il rievocare la vecchia, e mai passata di moda, storiella del “pollo a testa” per gli Italiani.

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giovedì 27 novembre 2008

Piano programmatico: ok della Commissione Bilancio

La Commissione Bilancio teme che le condizioni poste dalla Commissione Cultura non consentano di conseguire i risparmi previsti dalla legge. Al Senato Garavaglia (PD) parla di inevitabile rinvio delle iscrizioni degli alunni e forse anche di sospensione dei trasferimenti.

Nella seduta del 25 novembre la Commissione Bilancio della Camera ha messo le mani avanti rispetto alle “condizioni” poste sul Piano programmatico dalla Commissione Cultura.
Come si ricorderà nei giorni scorsi la presidente della Commissione Cultura Valentina Aprea aveva presentato una bozza di parere che era stata apprezzata dalla stessa opposizione.
La Commissione Bilancio ha però evidenziato che “dalle disposizioni del Piano programmatico non emerge un quadro tale da giustificare e assicurare il conseguimento degli effetti finanziari previsti”.
Se poi dovessero essere accolte le condizioni poste da Valentina Aprea la “squadratura di bilancio” potrebbe rendere del tutto inaccettabile il Piano, sotto il profilo finanziario.
La Commissione Bilancio ha avanzato anzi la richiesta di esaminare più approfonditamente i regolamenti applicativi nel caso in cui il Governo dovesse accogliere le condizioni della Commissione Cultura.

SEGUE>>>(Tecnica della scuola)

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mercoledì 26 novembre 2008

29 NOVEMBRE: di nuovo tutti in piazza


Uno dei più grandi economisti del Novecento, John Maynard Keynes, era solito ripetere: “ogni volta che risparmi 5 scellini togli ad un uomo un giorno di lavoro”. In fondo si tratta di una scelta, per quanto drastica: risparmiare o tagliare? E se si opta per i tagli, che cosa tagliare? Il governo Berlusconi pare avere le idee molto chiare a tale proposito: per risparmiare occorre tagliare le spese sociali, dalla sanità all'istruzione. Un'ottica liberistica, che ha già fatto i suoi danni e rischia di farne di più pesanti in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando. Ma sarebbe, tuttavia, pur sempre una scelta, se almeno fosse coerente. La realtà, invece, è che nel nostro paese esiste tutta una schiera di privilegiati molto potente, una vera e propria lobby, capace di bloccare ogni riforma del nostro sistema. Ci sono, per esempio, decine di migliaia di evasori fiscali che fanno mancare ogni anno nelle casse dello Stato trecento miliardi di euro, pari cioè alla somma delle ultime sei finanziarie! Uno scandalo, che tuttavia non pare preoccupare il governo, che considera una vera e propria emergenza le spese sociali, a partire dall'istruzione. Su questo settore il governo conta di risparmiare otto miliardi, una bella cifra per un settore che negli ultimi anni è stato fortemente penalizzato.

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martedì 25 novembre 2008

la Regione Emilia-Romagna si è schierata compatta contro i tagli

Marco Monari (Presidente del Gruppo Pd Regione Emilia-Romagna)
Perché riformare ciò che funziona?
Con la riforma Gelmini sulla scuola italiana milioni di bambine e bambini, il futuro del nostro Paese, diventano semplicemente un numero in una casella. E’ questa la conclusione, sconsolante, alla quale si arriva leggendo il conto dei tagli annunciati dal Ministro dell’Istruzione. 87mila docenti e 43mila tra personale Ata e tecnici in meno. Almeno 4mila istituti scolastici a rischio chiusura, soprattutto nei piccoli comuni. Blocco del ricambio del personale docente: i giovani precari della scuola rimangono fuori. Riduzione del numero degli insegnanti di sostegno. Devastazione dei progetti di qualificazione scolastica, del lavoro di integrazione per gli studenti stranieri. Un taglio di 8 miliardi di euro in tre anni. Ritorno al maestro unico.
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Paola Manzini * (Assessore alla scuola della Regione Emilia-Romagna)
Tagliare nella scuola significa tagliare le gambe al futuro
... Nei giorni scorsi il Ministro ci ha detto quanto investirà nella scuola pubblica la mano sinistra del Governo, tacendo però sul fatto che con la mano destra ne taglierà approssimativamente quattro volte tanto. A suo tempo, il superamento della figura del maestro unico venne accompagnato da un approfondito dibattito pubblico che coinvolse famiglie, mondo della scuola, pedagogisti, mentre oggi si procede con grande disinvoltura con un decreto che metterà fine ad un’esperienza che ha elevato i livelli di apprendimento dei bambini e ridotto le disuguaglianze sociali.
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Gabriella Ercolini (Consigliera regionale Partito Democratico - Emilia-Romagna)
Alla Gelmini non interessa la qualità della scuola, ma pensa solo a fare cassa
... Non neghiamo certo i problemi seri che la scuola deve affrontare, ciò che contestiamo è la efficacia della risposta che il governo intende dare. La proposta della Gelmini sposta infatti il suo intervento verso contenuti assolutamente sbagliati che vengono di fatto identificati come le cause di tutte le questioni aperte nella scuola: troppi insegnanti, il voto in condotta, l’orario scuola, la valutazione numerica. In tutto il decreto non c’è un solo elemento propositivo per lo sviluppo degli apprendimenti: niente sulla ricerca didattica, sulla qualificazione professionale dei docenti e sulla stessa organizzazione della scuola. Cioè sulla qualità, che è la vera necessità della scuola italiana.
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Laura Salsi (Consigliera regionale Partito Democratico - Emilia-Romagna)
Maggioranza compatta contro i tagli alla scuola
... La maggioranza di centrosinistra che governa la Regione Emilia-Romagna si è schierata compatta contro i tagli annunciati dal ministro Gelmini, attraverso una risoluzione che è stata approvata dall’Assemblea legislativa del 23 settembre scorso. Come ho avuto modo di sottolineare in aula presentando il testo della risoluzione, in questo modo le forze politiche di centro sinistra hanno inteso schierarsi a fianco delle famiglie e dei lavoratori (che vengono colpiti pesantemente dai cambiamenti del sistema scuola) chiedendo ampie consultazioni sulla riforma.
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martedì 18 novembre 2008

L'ideologia della meritocrazia

Da una parte c'è la meritocrazia, dall'altra l'egualitarismo: voi da che parte state? Questa è la subdola domandina che la Gelmini sta ponendo da giorni all'opposizione. Come se egualitarismo e meritocrazia fossero facce di una stessa medaglia. «Noi vogliamo cancellare dalla scuola e dall'università l'ideologia dell'egualitarismo», ha detto, «vogliamo cancellare l'ideologia del 18 o del 6 politico a tutti». E ha aggiunto: «Lo vogliamo fare perché abbiamo fiducia nelle persone e vogliamo premiare il merito». Figurarsi. Di fronte al crescere dell'Onda, appare chiaro che le parole «meritocrazia» - declinata ora nella volontà di cancellare una presunta «ideologia dell'egualitarismo» - resta la preferita da Gelmini per tendere una trappola all'opposizione, se è vero che, parlandone, fa «un appello all'opposizione e a una parlamentare che stimo», Mariapia Garavaglia, sua omologa del governo-ombra, a cui chiede «un contributo per migliorare la scuola». A parte che Garavaglia non rappresenta l'Onda, Gelmini non parla comunque a caso di «ideologia dell'egualitarismo». Così facendo, intende tirare in ballo i movimenti del '68 e del '77. Per correttezza, occorrerebbe che ricordasse anche come tutto o quasi quello che di nuovo si è avuto nella scuola pubblica italiana e nell'università negli ultimi 30 anni avvenne proprio in quegli anni. Per esempio, si deve a quegli anni il superamento di un'idea classista e privatistica dell'istruzione e della formazione, troppo simile a quella che propone oggi il governo riportando le lancette della storia della scuola italiana indietro di almeno 40 anni.

Leggi tutto l'articolo di Giuseppe Caliceti (Il Manifesto)

venerdì 7 novembre 2008

Il Ministro trasparente

Cercatela a San Gregorio Armeno. Al momento unico luogo in cui si manifesti tangibile la sua presenza. Grembiule, coccarda e un abaco fra le mani, Maria Stella Gelmini appare in un'inedita versione scolaretta sotto forma di statuina del presepe, recente creazione di un artigiano napoletano. Se non fosse per la statuina, per i "santini" sfoggiati durante i cortei in cui è ritratta nelle vesti di "Beata Ignoranza", per le foto pubblicate di tanto in tanto sui quotidiani (e per la conferenza stampa, ovviamente blindata, dopo il Consiglio dei ministri di oggi) si stenterebbe a ricordare la faccia del ministro dell'Istruzione. Che in carne ed ossa non si fa vedere da tempo. Più o meno dall'inizio della protesta contro il decreto al quale dà il nome, in maniera più marcata da quando il decreto è diventato legge.
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leggi tutto l'articolo da Repubblica.it

mercoledì 5 novembre 2008

I mali dell'università

… i danni del dl 133 e possibili soluzioni, in una lettera di eccezionale chiarezza del Rettore del Politecnico di Milano; Michele Corsi ci dice perché siamo solo all’inizio; inoltre confronti, segnalazioni, informazioni, appelli.

Il decreto Gelmini è stato approvato (qui un’esposizione dettagliata), la ricetta di Cossiga è stata messa in pratica (qui una testimonianza), mentre il ministro Maroni ha una nuova ricetta. Il 30 ottobre la scuola ha scioperato e più di un milione di disinformati facinorosi sono scesi in piazza. Il Presidente si scandalizza e dice che bisogna aumentare i fondi alla scuola privata, si scandalizzano anche gli insegnanti, che guadagnano un aumento contrattuale di 61 euro lordi. Intanto alcuni pensano a un referendum abrogativo, l’università si prepara a scioperare il 14 novembre e in tanti dicono che il bello viene adesso. Anche il ministro Gelmini, che annuncia prossima una riforma dell’università. E sarebbe il caso di cominciare a dare un’occhiata alla proposta di legge Aprea n. 953
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domenica 2 novembre 2008

le regioni dicono no al commissariamento

Mentre si svolgeva la splendida manifestazione, che ha invaso pacificamente le strade di Roma, oltre che di tante altre città, anche le Regioni, nella Conferenza dei Presidenti, ieri hanno alzato ufficialmente la propria voce, confermando il proprio no al loro commissariamento, in caso non rispettassero il termine del 30 novembre prossimo per ridefinire la presenza delle scuole nel proprio territorio.

E’ sicuramente un grave sgarbo istituzionale quello perpetrato dal Governo nei confronti delle Regioni, informate della decisione del Governo dalla lettura del provvedimento, come un normale cittadino, pur avendo da sempre competenza in materia.

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giovedì 30 ottobre 2008

La rivolta del popolo della scuola.

A Milano una manifestazione per la scuola così grande (200.000? 300.000?) non solo non l'avevamo mai vista: non la immaginavamo. Quando la testa è arrivata in Duomo la coda stava ancora muovendosi, dalla parte opposta, a poche centinaia di metri: abbiamo circondato tutto il centro. Ci siamo mossi alle 9.00, e la coda è riuscita a entrare in piazza alle 13.30. E' piovuto e pure grandinato sul corteo. La gente, semplicemente, ha aperto l'ombrello ed è andata avanti. Una premonizione positiva ce l'avevamo avuta in occasione della fiaccolata del 28 quando ci siamo ritrovati in qualche migliaio. Alla questura avevamo detto: "massimo 200, a quell'ora lì chi volete che venga!". La questura di Milano ormai è abituata a non tener più in conto i numeri previsionali che le forniamo. Sono sempre al ribasso.
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leggi tutto l'articolo di M. Corsi dal sito di Retescuole

mercoledì 29 ottobre 2008

Legge Gelmini: la vergogna del Palazzo

Il decreto Gelmini è diventato legge dello Stato. Una pagina nera della democrazia italiana è stata scritta. Fuori dal Palazzo assediato, studenti, genitori e professori erano i testimoni muti dell’arroganza di una politica incapace di ascoltare i cittadini.

Alle 10,36 di questa mattina l’agenzia Ansa rilanciava la notizia: il decreto Gelmini è diventato legge.

++ SCUOLA: SI’ SENATO A CONVERSIONE DECRETO, E’ LEGGE ++ VOTA A FAVORE LA MAGGIORANZA, CONTRO PD, IDV E UDC (ANSA) - ROMA, 29 OTT - Il Senato approva, in via definitiva, la conversione in legge del decreto Gelmini sulla scuola con 162 a favore, 134 controri e tre astenuti. Il provvedimento, approvato il 9 ottobre dalla Camera, non e’ stato modificato dai senatori e ora e’ legge. (ANSA). SES 29-OTT-08 10:36 NNN

Nonostante un numero impressionante di cittadini studenti e cittadini professori da giorni chiedessero non solo al governo, ma anche all’opposizione, di fare tutto il possibile per impedire la devastazione dell’istruzione pubblica italiana. La maggioranza ha scelto di trasformare la democrazia in potere.

La vicenda del decreto Gelmini non deve essere circoscritta alla sola ‘materia istruzione’. Perchè è l’ennesimo segnale, in tempi molto ravvicinati, di un modo di intendere la vita democratica che non ha precedenti nella storia repubblicana italiana.

Il Parlamento, anche in anni lontanissimi, ha sempre tenuto conto dei sentimenti più profondi del Paese. L’opposizione è sempre stata capace di far comprendere ai cittadini contrari alla linea dell’esecutivo di esser lì, nella stanza dei bottoni, per difenderne ideali ed interessi.

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Leggi tutto l'articolo di Roberto Barbera

martedì 28 ottobre 2008

La Gelmini non vuole bene alla scuola

Ho capito che Maristella Gelmini sarebbe andata a sbattere quando l’ho vista in posa sulla copertina di “Panorama”, sdraiata sullo scalone del Ministero della Pubblica Istruzione con un vestitino alla Audrey Hepburn, le braccia incrociate dietro la testa. Complimenti al fotografo, un po’ meno all’onorevole che pure nella sua rapida carriera aveva dato prova di capacità politiche non indifferenti.
Forte dei sondaggi che la indicano al vertice della popolarità grazie al voto in condotta, i grembiulini e altri provvedimenti vintage d’omaggio alla scuola che fu, la ministra dev’essersi gasata un po’ e ha ignorato che stava operando in un luogo speciale, dove, se apri una vertenza, è d’obbligo premunirsi col massimo della delicatezza.
Colpa delle corporazioni, dei sindacati, dei baroni universitari, della solita rivolta italiana contro la meritocrazia? Senz’altro c’è anche questo, e la Gelmini avrà pensato di riscuotere sempre più consensi lanciando una crociata contro i fannulloni e gli sprechi della scuola. Il metodo Brunetta applicato a un’istituzione gigantesca, facendo buon viso al cattivo gioco imposto dalla Finanziaria di Tremonti che richiede subito tre miliardi di tagli alla Pubblica Istruzione (più o meno la somma stanziata per pagare i debiti e gli ammortizzatori sociali dell’Alitalia) e lascia intendere che seguiranno altre sforbiciate.

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leggi tutto l'articolo di Gad lerner (Vanity fair)

NON CHIAMIAMO RIFORMA UN SEMPLICE TAGLIO DI SPESA

«il grembiulino e il voto di condotta sono condivisibili, ma sono cose marginali, direi futili. Colpire la scuola e l'università significa colpire il cuore pulsante di una nazione».

Secondo gli esperti, nell’andamento dell’economia il capitale umano vale fino all’80 per cento della ricchezza. È ovvia, quindi, l’importanza che l’istruzione ha nello sviluppo. Eppure, in Italia c’è chi fa finta d’ignorarlo. E non ci si preoccupa se due terzi della popolazione, tra i 16 e 65 anni, presenta "insufficiente competenza alfabetica funzionale" (cioè, ha difficoltà 17 volte più della media europea a usare il linguaggio scritto per un ragionamento, anche modesto).

Studenti e professori hanno seri motivi per protestare. E non per il voto in condotta o il grembiulino (che possono anche andar bene), ma per i tagli indiscriminati che «colpiscono il cuore pulsante di una nazione», come dice il filosofo Dario Antiseri. Nel mirino c’è una legge approvata di corsa, in piena estate. La dicitura è roboante: "Riforma della scuola"; più prosaicamente "contenimento della spesa", a colpi di decreti, senza dibattito e un progetto pedagogico condiviso da alunni e docenti.

Non si garantisce così il diritto allo studio: prima si decide e poi, travolti dalle proteste, s’abbozza una farsa di dialogo. Il bene della scuola (ma anche del Paese) richiede la sospensione o il ritiro del decreto Gelmini. Per senso di responsabilità; l’ostinazione, infatti, è segno di debolezza. Né si potrà pensare di ricorrere a vie autoritarie o a forze di polizia. Un Paese che guarda al futuro investe nella scuola e nella formazione, razionalizzando la spesa, eliminando sprechi, privilegi e "baronìe", nonché le "allegre e disinvolte gestioni".

Ma i tagli annunciati sono pesanti: all’università arriveranno 467 milioni di euro in meno. Nei prossimi cinque anni il Fondo di finanziamento si ridurrà del 10 per cento. Solo il 20 per cento dei professori che andranno in pensione verrà sostituito. Come dire: porte chiuse all’università per le nuove generazioni.

Tremonti ha dettato la linea, la volenterosa Gelmini è andata allo sbaraglio, spacciando per riforma la scure sulla scuola. Nessun Governo era giunto a tanto, anche se i vari ministri dovevano sempre chiedere in ginocchio le briciole al Tesoro. Oggi l’università italiana ha una "produttività" pessima, ha il record mondiale dei fuori corso, la metà delle matricole non arriva alla laurea. Per i dottorati di ricerca stiamo peggio della Grecia: 16 ogni mille abitanti (in Francia sono 76 e in Germania addirittura 81).

Che contributo si può dare alla formazione del capitale umano tra resistenze e tagli di bilancio? Pochi sanno che lo stipendio dei professori universitari non è regolato da contratto nazionale ma, come per magistrati e parlamentari, aumenta automaticamente ogni due anni, senza controllo. Gli stipendi si portano via l’88 per cento del Fondo dello Stato alle università. Percentuale destinata a salire con i tagli, con grave danno a didattica e ricerca. La riforma dell’istruzione la chiedono tutti. Nessuno, però, la ritiene una "priorità". Si procede solo con slogan nelle piazze e improvvisazioni politiche.

Un Paese in crisi trova i soldi per Alitalia e banche: perché non per la scuola? Si richiedono sacrifici alle famiglie, ma costi e privilegi di onorevoli e senatori restano intatti. Quando una Finanziaria s’approva in nove minuti e mezzo; quando, furtivamente, si infilano emendamenti rilevanti tra le pieghe di decreti legge, il Parlamento si squalifica. Ci siamo appena distratti, che già un’altra norma "razziale" impone ai medici di denunciare alla polizia gli immigrati clandestini che bussano al pronto soccorso.

Dario Antiseri (filosofo)

Berlusconi ha fatto male i conti: Il mondo vuole il modello "emiliano" di scuola

BOLOGNA - A New York sono sorte negli ultimi dieci anni scuole materne ed elementari che copiano quelle emiliane perfino negli arredi. Via i banchi, le classi prendono l'aria delle fattorie reggiane che ispirarono Loris Malaguzzi, con i bambini impegnati a impastare dolci sui tavolacci di legno, le foglie appese alle finestre per imparare a conoscere i nomi delle piante.
Si chiama "Reggio approach", un metodo studiato in tutto il mondo, dall'Emilia al West, con associazioni dal Canada all'Australia alla Svezia.

Se la scuola elementare italiana è, dati Ocse, la prima d'Europa, l'emiliana è la prima del mondo, celebrata in centinaia di grandi reportage, non soltanto la famosa copertina di Newsweek del '91 o quello del New York Times un anno fa, e poi documentari, saggi, tesi di laurea, premi internazionali. Non stupisce che proprio dalle aule del "modello emiliano", quelle doc fra Reggio e Bologna, sia nata la rivolta della scuola italiana. La storia dell'Emilia rossa c'entra poco.
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leggi tutto l'articolo da repubblica.it

lunedì 27 ottobre 2008

La lingua batte dove il dente duole ... il tempo pieno!

Scusate se torniamo sempre a battere su questo argomento ma ... a noi sta a cuore la qualità e abbiamo i nostri dubbi che si possa raggiungere con la strada del "maestro unico"! (vivalascuola)

Tempo pieno con un solo maestro


Come salvare le 40 ore settimanali senza rinunciare all'insegnante unico? I buchi del decreto e il silenzio dei sindacati

Una delle cose che non si capiscono è come sia possibile il gioco di prestigio di salvare il tempo pieno – cioè 40 ore di scuola per gli alunni, al mattino e al pomeriggio – senza rinunciare all’insegnante unico. Il decreto afferma semplicemente che anche nel tempo pieno ci saranno, invece dei due insegnanti attuali, un solo insegnante.
Come è possibile questo? Cerco di spiegarlo, almeno intuitivamente. E mi scuso con i lettori per il linguaggio un po’ tecnico che, però, spero sia capito almeno dai docenti.

Leggi tutto l'articolo di Giuseppe Caliceti

Legambiente contro la riforma Gelmini

L'invito è a partecipare alla manifestazione per lo sciopero generale del 30 ottobre a Roma

Con meno scuola per tutti ci sarà anche meno coesione sociale, che gli enti locali si troveranno a gestire sui territori. ....
.... La coesione sociale è il maggiore punto di forza dell´istituzione scolastica, e la riforma Gelmini ha, fra le varie ricadute negative, proprio quella di inficiare il ruolo di "collante sociale" svolto dalla scuola PUBBLICA italiana.

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Corteo bipartisan al Senato

ROMA - Kefiah e teste rasate. Stelle rosse e magliette nere. I ragazzi del Blocco Studentesco, vicini alla destra radicale, sfilano con i giovani delle organizzazioni studentesche di sinistra. Insieme bloccano le strade del centro di Roma, da Piazza della Repubblica fino a piazza Navona: in tutto migliaia di giovani delle scuole superiori. Secondo gli organizzatori addirittura 20mila ragazzi. Tensioni? Sì, e anche qualche spintone dopo che da qualche militante parte qualche "Duce, duce". Il corteo che si divide ma alla fine al Senato arrivano tutti insieme.
E si dicono tutti d'accordo: "E' una manifestazione apartitica e apolitica - dicono - senza firme né bandiere. Siamo uniti contro la riforma Gelmini".

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leggi il resto dell'aritcolo di Repubblica.it

domenica 26 ottobre 2008

Le balle del governo sul tempo pieno

il Tempo pieno che abbiamo conosciuto e vissuto in tutti questi anni è un’altra cosa. E questo modello pedagogico-didattico è inconciliabile con il ritorno del maestro unico. Non basta il gioco delle tre tavolette per occultare questa verità.

leggi l'articolo di Gianni Gandola e Federico Niccoli

dal sito di Scuola Oggi il giornale delle scuole diretto da Augusto Pozzoli

LA SPONTANEITA’ FA PAURA

Dev’essere un timore concreto, palpabile, quello che spinge il premier Berlusconi e altri rappresentanti della maggioranza ai commenti quotidiani sulle proteste del mondo della scuola. Trovarsi di fronte, inaspettatamente (perché, diciamolo, gli italiani non mettono in discussione tanto spesso il potere costituito) ad un movimento di questa portata deve aver sollevato non poche preoccupazioni. Ed ecco, allora, che si cerca ogni mezzo per incasellarlo, circoscriverlo, giustificarlo in qualche modo. La soluzione d’attribuirne la responsabilità all’opposizione sobillatrice e mal informata è fin troppo banale. Ridurre tutto ciò che accade ad una manovra di disturbo ideata da Veltroni di certo aiuta a ridimensionare la situazione, a trattarla come ordinaria amministrazione, ma certo non rende giustizia della realtà.
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Leggi tutto l'articolo di Valentina Laviola