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mercoledì 25 febbraio 2009

NAPOLITANO BACCHETTA LA GELMINI

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa un altro passo e, dopo il “no” alla legge express sul caso Englaro, si cimenta in un secondo sgambetto all’esecutivo della libertà. Nel discorso tenuto ieri a Perugia, in occasione delle celebrazioni per i 700 anni dell’Università, il capo dello Stato ha rimesso il dito nella piaga dei tagli all’istruzione pubblica, invitando il governo a rivedere i piani di spesa oramai approvati della riforma Gelmini-Tremonti. Sottolineando il contesto nazionale, che è “di straordinaria difficoltà per via della crisi e dei pesi che l'Italia si porta, tra cui l'ingente debito pubblico”, Napolitano ha espresso l’esigenza di salvaguardare il nostro capitale umano evitando “la dispersione di talenti e risultati del nostro sistema scolastico e universitario, che troppo spesso non sono tradotti in occasioni di lavoro e di sviluppo”.

Un monito che riapre un dibattito ormai dato per defunto dopo il riflusso natalizio dell’onda studentesca e che riporta ai margini delle cronache un problema, quello della scuola pubblica, che è ben lungi dall’essere risolto con le linee guida dello scarno fascicoletto ministeriale. Un esempio recente è l’annuncio della scomparsa definitiva dell’insegnamento all’utilizzo di internet, nelle ore di informatica alle elementari e alle medie: dal prossimo anno scolastico, il taglio delle compresenze alle primarie e la riduzione delle ore di tecnologia alle medie, renderanno praticamente impossibile l’apprendimento dei rudimenti di informatica e internet, cancellando così uno dei pilastri della precedente riforma Moratti, questo a riprova del fatto che i berluscones hanno le idee molto chiare in fatto di istruzione.

SEGUE>>>

venerdì 31 ottobre 2008

Università - Napolitano: "Governo apra a confronto"

Dall'incontro a Milano con i rettori universitari e gli studenti il presidente della Repubblica ha ricavato una chiara impressione: sia gli studenti che i rettori non vogliono soltanto dire dei "no", vogliono un confronto nel merito nelle proposte di riforma dell'università. Perciò Napolitano chiede "a chi ha responsabilità di governo in questo campo cruciale di essere pronto ad aprire una discussione". "E' necessario - aggiunge prima di lasciare Milano con un bilancio positivo della giornata - sentire le ragioni dell'università espresse nel modo più disinteressato e costruttivo come mi pare possa farsi con l'organismo rappresentativo dei rettori".

giovedì 23 ottobre 2008

Lettera di Napolitano in risposta agli studenti de ''La Sapienza''

"Cari studenti, dottorandi e ricercatori della Sapienza, ho ascoltato e letto con attenzione la lettera che mi avete consegnato e colgo l'occasione per indirizzarvi alcuni chiarimenti e spunti di riflessione. Innanzitutto : penso vi sia chiaro quale ordinamento la Costituzione abbia disegnato per la Repubblica. La nostra e' una democrazia parlamentare - simile a quella di quasi tutti gli altri Stati europei - in cui al Capo dello Stato non sono attribuiti poteri esecutivi. Io non debbo dunque ''decidere da che parte stare'' : non posso stare dalla parte del governo e delle sue scelte, ne' dalla parte opposta. Le politiche relative a qualsiasi campo dell'azione dello Stato vengono definite dal Parlamento, in seno al quale la maggioranza e l'opposizione sono chiamate al confronto tra le rispettive proposte, che possono configurare soluzioni alternative ai problemi da affrontare. Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi nel merito dell'una o dell'altra soluzione in discussione, ne' suggerirne una propria, ma spetta solo richiamarsi ai principi e alle regole della Costituzione."

.... Leggi il resto della lettera

venerdì 17 ottobre 2008

INVITO

In questi giorni sono moltissime le e-mail inviate al Presidente della
Repubblica per chiedergli di non firmare la legge di conversione del decreto
Gelmini.

Ora il Presidente della Repubblica non può, per disposto costituzionale,
rifiutarsi di firmare una legge approvata dal Parlamento.

Egli, però, prima di firmarla, può inviare un messaggio motivato alle Camere
con il quale chiede una nuova deliberazione.

Per chiedergli di seguire questa strada, costituzionalmente corretta, ho
predisposto il testo di una lettera che chi volesse può inviargli

Importanti sono due cose:

Che la richiesta sia fattibile (e quella allegata lo è)

Che le richieste che gli pervengono siano tantissime

Il meccanismo per scrivere al Presidente della Repubblica è semplicissimo:

Andare su Internet

Indirizzare a; www.quirinale.it <http://www.quirinale.it/>

Appare il portale su cui c'è l'indicazione : La posta

Cliccare su La Posta ed appare una finestra sulla quale vanno scritti i propri
dati personali ed il testo della lettera (Lo spazio a disposizione contiene
esattamente il testo allegato - che va scritto tutto di seguito senza andare a
capo - e la firma di chi scrive: non di più)

L'invito a chi concorda è duplice:

inviare la lettera

trasmetterla a tutte le persone di cui si ha l'indirizzo invitandole a fare
altrettanto.

L'unica possibilta per essere ascoltati è di essere tanti, tantissimi

Cordiali saluti a tutti


TESTO:

Signor Presidente, la Camera dei Deputati ha approvato la legge di conversione del decreto 137/08 con un voto di fiducia. E' facilmente prevedibile che
altrettanto avverrà al Senato. Non Le chiedo di non firmare quella legge, ma di
compiere un atto che la Carta Costituzionale Le consente. Lei avrà trenta
giorni di tempo, dopo il voto del Senato, per promulgarla (comma1, art. 73
della Costituzione).Le chiedo di inviare al Parlamento, in quel lasso di tempo,
un messaggio motivato (comma 1, art.74 della Costituzione) per chiedere una
nuova deliberazione. E quale più forte motivazione di quella di una legge di
riforma della scuola approvata senza la necessaria discussione ed i doverosi
confronti (!) con un voto di fiducia usato proprio per impedire discussione e
confronti. Confido in un Suo intervento