domenica 14 dicembre 2008
lunedì 8 dicembre 2008
le classi ponte
Immagini dell'intervento di Tullio De Mauro alla Sapienza:
"Le classi ponte portano alla ghettizzazione" (del 4-12-2008)
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martedì 2 dicembre 2008
Scuola e immigrazione
Il ministro della Pubblica istruzione si dice “favorevole alle classi ponte”.
“Sono favorevole alle classi ponte ma ci saranno anche corsi pomeridiani di italiano per stranieri” è quanto ha dichiarato il ministro della Pubblica istruzione Maristella Gelmini in un’intervista al quotidiano “La Stampa”.
Il ministro, che per la prima volta si è espressa sulla proposta della Lega Nord, ha poi detto di non sapere ancora come saranno organizzate: “si formerà una classe, è un problema didattico, organizzativo, non certo di razzismo”. La Gelmini ha poi ribadito che corsi aggiuntivi per studenti stranieri sono comunque necessari, al di là della forma prescelta.
Dal sito Immigrazione oggi
giovedì 13 novembre 2008
Che ne sa il leghista Roberto Cota ...
Che ne sa il leghista Roberto Cota dell’inserimento dei bambini stranieri nelle classi delle nostre scuole?
Ha mai visto una classe all’opera?
Ha mai visto come le bambine e i bambini stranieri e italiani interagiscono tra di loro?
Ha mai visto i bambini e le bambine italiani applaudire i loro compagni cinesi o marocchini, albanesi o ghanesi in quei momenti magici in cui iniziano ad impossessarsi della nostra lingua e dicono in italiano le prime parole e leggono sul libro di lettura comune e scrivono testi che si fanno capire?
Ha mai visto il bambino cinese che alla lavagna scrive i misteriosi segni della sua lingua e tutti i bambini gli corrono attorno e vogliono che gli scriva il loro nome o solo ciao in quell’affascinante alfabeto?
.... SEGUE>>>
martedì 11 novembre 2008
prossimi appuntamenti a Milano
ore 16,45
proiezione del film:
"L'amore che non scordo"
presso la scuola elementare di viale Mugello
Quattro storie di maestre e un maestro, quattro classi, quattro realtà scolastiche riprese tra
il 2005 e il 2007 a Milano, Roma e Bologna. Il film documentario mette in risalto quella
parte invisibile nei programmi didattici, quello scambio umano così particolare e vivo nella
quotidianità, che fanno l'effettiva qualità di una scuola, quella elementare italiana.
organizzato da Comitato genitori-insegnanti Cipro-Mugello-Mezzofanti-XXII marzo
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ore 21:00
MUSEO DI STORIA NATURALE
GIARDINI PUBBLICI - MM 1 PALESTRO
*IO NON HO PAURA*
Il valore dell'incontro e del dialogo tra le culture,
contro l'ideologia delle classi ghetto
Con: Vincenzo Cerami, Gad Lerner e Moni Ovadia
Intervengono inoltre: Daniela Benelli, Emilia De Biasi, Pierfrancesco
Majorino, Patrizia Quartieri, insegnati, educatori, rappresentanti di
associazioni e comunità.
Hanno garantito la loro partecipazione : Marilena Adamo, Francesca Zajczyk,
David Gentili
lunedì 10 novembre 2008
Ofelé fa el to meste
(da Retescuole)
Ofelè fa el tò meste
Ovvero non banalizziamo la morale.
Al solo scopo d’onestà intellettuale mi sento chiamato in causa nel doverle rispondere in merito all’articolo del supplemento Il Venerdì di Repubblica del 7/11/08 “Lo strano dibattito sulle classi per stranieri”
Sono l’insegnante accusato d’essere un cattivo maestro dal quotidiano Libero del 18 ottobre 2008 per aver parlato ai miei studenti dell’aspetto razziale e discriminatorio delle classi ponte.
L’incipit della presente, cita una frase milanese che denuncia l’insipienza di chi parla, senza nozione di causa, di cose che ignora; proverò a colmare questa falla informativa.
Segue>>>>
lunedì 20 ottobre 2008
All’Infedele le classi per studenti immigrati -ore 21.10
Sarà mio ospite Roberto Cota, capogruppo alla Camera della Lega Nord e primo firmatario della mozione. Troverà di fronte a sè una vasta rappresentanza del mondo della scuola. Insegnanti e genitori provenienti da Prato, Brescia, Torino, Milano, Genova. Giovani stranieri che hanno già vissuto l’impatto con la nostra scuola senza conoscere una parola d’italiano. Famiglie che per cercare standard didattici più elevati hanno scelto di spostare i figli nelle scuole private. In collegamento da Prato sarà con noi lo scrittore-papà Sandro Veronesi.
Che il problema sia reale, e destinato a diventare sempre più grande, nessuno può seriamente negarlo. Anche perchè in tempi di tagli drastici alla spesa scolastica i governi non hanno investito finora su strutture di supporto, corsi estivi o pomeridiani, insegnanti di sostegno. Fermo restando, dicono i pedagogisti, che i nuovi venuti apprenderanno l’italiano in pochi mesi soprattutto stando insieme ai bambini italiani; e che la formazione di classi scolastiche in cui sono presenti bambini dal rendimento molto diverso fra loro è considerato un vantaggio e non un handicap, anche per i più bravi.
Vi sollecito a intervenire numerosi con suggerimenti, segnalazioni, domande e commenti che leggerò attentamente e di cui vi sono grato in anticipo.
Gad Lerner
Qui il link del blog
domenica 19 ottobre 2008
Classi Differenziali ... discutiamone! (parte seconda)
Classi Differenziali ... non funzionava allora, funzionerebbero adesso???
Dalle classi differenziali e integrazione scolastica
Nella seconda metà degli anni Sessanta la scuola non può fare a meno di rispecchiare quelle differenze economiche sociali e culturali che il boom economico ha evidenziato, si avverte sempre di più l’esigenza d’istituire quelle classi differenziali che, nelle intenzioni del ministero, hanno il compito di recuperare quei ragazzi soggetti a disturbi transitori.
Nella legge del 21 dicembre del 1962, che istituiva la nuova scuola media, proprio l'esigenza di far corrispondere le risposte didattiche ai problemi posti dalla scolarizzazione di massa portò a prevedere le cosiddette classi differenziali. Classi, cioè, nelle quali venivano inseriti gli alunni con problemi di apprendimento, per i quali venivano conseguentemente predisposti dei percorsi specifici. A dispetto dell'intento positivo che le animava, le classi differenziali si rivelano un fallimento clamoroso e non hanno, di fatto, eliminato il problema.
Solo nel 1977 con la Legge 517 vengono abolite le classi differenziali per gli alunni svantaggiati, consentendo a tutti gli alunni in situazione di handicap di accedere alle scuole elementari e alle scuole medie inferiori con il supporto di insegnanti di sostegno specializzati. A trent'anni dalla sua emanazione le indicazioni della legge 517 restano fondamentali per realizzare la qualità dell'integrazione scolastica.
L’emigrazione e la scuola multiculturale
Nel 1984 gli alunni stranieri iscritti nelel scuole italiane sono 6104, vent’anni dopo, nel 2004 sono 200.000. Si prevede che nel 2010 saranno oltre 500.000 provenienti da 186 diversi.
Le nazionalità maggiormente diffuse sono quella albanese, marocchina ed ex jugoslava; in forte aumento risultano anche gli studenti provenienti da Romania ed Ecuador.
La sempre maggiore presenza di minori stranieri nelle scuole italiane implica la necessità per il sistema scolastico italiano di aprirsi alle esigenze di una scuola sempre più multiculturale e di contribuire ad una piena integrazione degli alunni stranieri e delle loro famiglie nella nostra società.
Il nostro sistema scolastico ha compiuto l’importante scelta di non separare i bambini stranieri dal resto della classe, ma di integrarli insieme ai compagni italiani facendo attenzione, comunque, a non superare il numero di cinque stranieri per ogni classe. Inoltre, se necessario per un rafforzamento delle loro competenze, per gli alunni immigrati sono previste delle ore di insegnamento extra. Una particolare attenzione va riservata, naturalmente, al potenziamento della lingua italiana.
Fonte “la storia siamo noi” trasmissione di Giovanni Minoli
Guarda la puntata integrale "Leggere Scrivere e far di conto"
Flessibilità didattica: lavorare per gruppi:
Rendimento negativo
Da quando, negli anni Sessanta, ha preso piede in Italia la scolarizzazione di massa, uno dei principali impegni dei docenti è stato quello di ridurre il numero degli alunni con rendimento negativo.
Rispetto a un tale impegno, ha assunto particolare importanza il problema della formazione delle classi: non essendoci strumenti di flessibilità che consentissero di articolare il gruppo classe costituito, non rimaneva che agire sulla distribuzione degli alunni nelle classi medesime.
Nella legge del 21 dicembre del 1962, che istituiva la nuova scuola media, proprio l'esigenza di far corrispondere le risposte didattiche ai problemi posti dalla scolarizzazione di massa portò a prevedere le cosiddette classi differenziali. Classi, cioè, nelle quali venivano inseriti gli alunni con problemi di apprendimento, per i quali venivano conseguentemente predisposti dei percorsi specifici.
A dispetto dell'intento positivo che le animava, le classi differenziali si sono rivelate un fallimento clamoroso e non hanno, di fatto, eliminato il problema. Ancora oggi, infatti, capita di sentir parlare di classi "buone" e "cattive".
In effetti, nonostante si utilizzino, ormai da decenni, strumenti statistici di vario genere per la formazione delle classi iniziali dei cicli, persiste tutt'ora l'idea che vi esistano classi dal "destino segnato".
Con l'autonomia scolastica si fissa ora l'obbligo, per le scuole, di raggiungere il traguardo di un "successo formativo" esteso al maggior numero di alunni. E questo dovrebbe contribuire a limitare la percentuale di alunni respinti.
Ma la novità più incisiva consentita dagli strumenti della flessibilità didattica è quella per cui la formazione delle classi si coniuga ormai con la formazione e la gestione di gruppi di apprendimento diversi dalle classi medesime. Questo potrà consentire che le classi siano alla fine composte da alunni che come si dice "vanno bene", da altri che "vanno male", da altri ancora che hanno rendimento intermedio, senza che il flusso didattico ne abbia a soffrire.
Flessibilità dei gruppi
Col metodo dell'articolazione flessibile, l'autonomia consente di suddividere temporaneamente la classe, l'insieme degli alunni di più classi o più sezioni in sottogruppi diversi.
Giova ricordare che nessuna norma parla di abolizione della classe. Questa, al contrario, resta il gruppo fondamentale di riferimento della attività didattica. E va altresì rammentato che la flessibilità dei gruppi deve tener conto del principio generale dell'integrazione.
E questo riguarda, in special modo ma non solo, gli alunni con problemi di handicap. A cosa serve la flessibilità dei gruppi? Essa ha lo scopo di valorizzare le diversità e di promuovere le potenzialità di ciascuno al fine di realizzare il successo formativo.
Per raggiungere tale obiettivo si potranno allora costituire temporaneamente gruppi di livello rivolti ad allievi particolarmente capaci perché essi possano conseguire determinate competenze. Così come potranno sorgere dei gruppi per riallineare allievi in difficoltà al rendimento medio della classe di appartenenza.
Raggiunti tali obiettivi, il gruppo classe andrà senz'altro ricostituito. Qualora, infatti, si rendesse permanente la suddivisione degli alunni in base al profitto, verrebbe meno la dialettica necessaria e stimolante tra soggetti con diverse capacità, e si riprodurrebbe, infine, la situazione fallimentare delle classi differenziali.
Classi Differenziali ... discutiamone! (parte prima)
Da un link sul sito di Forza Italia:
Sì alle classi differenziali
Non so quanti, leggendo il titolo, riescano a collegare le due parole "classi differenziali" con le "classi ponte" approvate alla camera con la mozione Cota.
Le classi differenziali erano, negli anni sessanta e settanta prima della loro incauta abolizione dovuta alla massificazione voluta dalla sinistra, quelle classi dove venivano inseriti tutti i bambini troppo "vivaci" o troppo lenti nell'apprendimento che, con la loro vivacità o con la loro lentezza, danneggiavano il regolare apprendimento degli altri bambini.
Le classi differenziali servivano dunque ad un duplice scopo:
1) permettevano il regolare svolgimento del programma di studi per i bambini che non manifestavano né troppa vivacità, né troppa lentezza nell'apprendimento;
2) aiutavano questi bambini ad apprendere, con corsi e lezioni mirate.
Era talmente normale l'esistenza di simili classi che, a Bologna, una scuola era pressoché interamente dedicata loro.
Arrivò poi il sessantotto, la sinistra massificatrice e circa 30 anni fa le classi differenziali furono abolite.
I programmi scolastici non furono più rispettati e così abbiamo il risultato di una scuola dissestata come è quella di oggi.
Da alcuni anni al cronico e naturale problema di bambini troppo vivaci o troppo lenti, si aggiunge anche quello dei figli degli immigrati che non conoscono l'italiano e sono motivo di ulteriore danno per tutti, rallentando i programmi, ma anche essendo motivo di disturbo nella complessiva economia di una classe il cui buon apprendimento deriva da svariati fattori, non ultimo quello della omogeneità delle basi di partenza.
La mozione Cota, approvata dalla camera, ha deciso l'introduzione di "classi ponte" che altro non sono che le vecchie classi differenziali.
Dopo la restaurazione del voto in condotta, del grembiule, del maestro unico, finalmente si è compreso che anche la qualità della classe deve essere oggetto di intervento per tornare ad avere studenti che studiano con profitto e, così si pensa di restaurare le classi differenziali.
Non posso che esserne lieto.
Ricordo un mio amico di infanzia che ha frequentato quelle classi ed ora è uno stimato professionista.
Non si è laureato, ma i docenti di allora (altra tempra, altra qualità rispetto a quelli di oggi: allora insegnare non era un mestiere e neppure una professione, ma una missione !) riuscirono a fargli capire che poteva realizzarsi in altro modo che non con i libri.
Così è stato.
Ne ha guadagnato lui, ne abbiamo guadagnato noi che con il nostro maestro proseguimmo e completammo regolarmente il nostro programma di studi.
Mi piacerebbe che il ministro Gelmini avesse il coraggio di non centellinare le riforme che si propone di fare, ma di esprimere, sic et simpliciter, la volontà di restaurare la scuola secondo la Riforma Gentile, l'unica che sia seria e fruttuosa, per chi studia e per la società.
In questi giorni studenti, docenti e genitori sono uniti nell'orgia scioperaiola e si rivedono gli istituti occupati.
Ecco se questa è la scuola pubblica che dobbiamo pagare, allora ben vengano i tagli, anzi ben venga l'azzeramento di ogni finanziamento e la soppressione della scuola pubblica, perché è inutile, anzi dannoso, pagare per una scuola nella quale i docenti e i genitori incitano gli studenti non a studiare (che sarebbe il loro unico compito) ma a scioperare ed occupare le aule.
Non mi va che i miei soldi siano spesi per costoro, preferisco che mi siano lasciati in tasca per pagare eventualmente una seria scuola privata, all'antica, con un programma da seguire e che sarà svolto senza grilli per la testa.
sabato 18 ottobre 2008
L'infedele e le classi ponte
andrà in onda una puntata dell'Infedele
(trasmissione condotta da Gad Lerner)
sulle "classi ponte"




