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domenica 14 dicembre 2008

E ora, che fare?

L'altro giorno due mie alunne americane, in Italia per uno scambio culturale, di fronte alla circolare del dirigente scolastico riguardante lo sciopero del 12 dicembre mi hanno chiesto, in un italiano stentato: “ma in Italia gli insegnanti sono sempre in sciopero?”.
Non è stato facile rispondergli che, storicamente, il corpo docente è al contrario uno dei meno attivi su questo fronte, come dimostrano i salari, lo status giuridico e il prestigio di cui gode nella società italiana. Ma quest'anno è diverso – ho comunque voluto aggiungere in un inglese approssimativo e con un pizzico di orgoglio: "in ballo c'è la vita dell'istruzione pubblica".
E così il 12 dicembre in classe non c'era nessuno: né io, che ho scioperato, né gli alunni e le alunne italiane, che un po' sono rimasti a casa un po' sono andati in manifestazione, né, per solidarietà, quelle americane. E ora?
Il 12 dicembre rappresenta il culmine di una mobilitazione iniziata questa estate, quando l'opinione pubblica, complice un sistema mass mediatico completamente asservito al potere, si spellava le mani di fronte agli slogan governativi sul “grembiulino e cinque in condotta”. Allora nessuno avrebbe potuto immaginare che solo pochi mesi più tardi le piazze si sarebbero riempite di docenti, studenti, universitari e genitori, costringendo i sindacati a intraprendere forme di lotta più efficaci e i media ad entrare più nel merito della questione. E quanti, di fronte ai primi scioperi e all'estendersi delle lotte, potevano sperare in qualche, seppur parziale, dietrofront del Ministero dell'Istruzione (anche se non è nel Dna di questo governo ammettere i propri errori né le proprie debolezze o divisioni interne)? In pochi mesi il movimento è stato in grado di sfidare l'aperta ostilità di gran parte dei media e di un governo incapace di comprendere che – come scrive lo studioso americano Jerome Seymour Bruner – “nessuna riforma dell'educazione può decollare senza la partecipazione attiva e onesta degli insegnanti, disponibili e pronti ad aiutare e a condividere, a offrire conforto e supporto [...] perché sono loro, in ultima analisi, gli artefici del cambiamento” (Jerome Saymour Bruner, “La cultura dell'educazione”, Campioni del Sapere / Feltrinelli, 1996)
Ma ora?
Lo sciopero è arma sicuramente efficace, ma non è la sola.

Segue>>>>




«Bene il dietrofront, masulmaestrounicononcedo»

È soddisfatto Mimmo Pantaleo, segretario generale Flc-Cgil, della giornata di ieri. Ha partecipato alla manifestazione di Messina che «è andata molto bene, nonostante la pioggia che ha isolato alcuni comuni siciliani impedendo in molti casi la partecipazione». E più in generale, malgrado non siano stati raggiunti i livelli di adesione del 30 ottobre scorso - «impossibili, dopo mesi di mobilitazioni» - «in tutte le manifestazioni d'Italia abbiamo registrato una buona presenza di Rsu, insegnanti e personale tecnico scolastico».

Dopo la retromarcia della ministra Gelmini - che lei nega accusando invece la sinistra di aver messo su una grande opera ingegneristica di mistificazione - era forse meno scottante la necessità di scendere in piazza?
No, anzi. Perché va assolutamente chiarito che quello di giovedì non era un verbale sottoscritto dai sindacati, non era un'intesa, ma solo il punto di vista che il governo ci ha presentato. I ministri Gelmini, Brunetta e Sacconi ci hanno ascoltato dopo averci illustrato le linee guida del piano programmatico della legge 133. Per noi è un punto di partenza, e va registrato che finalmente si è avviato un confronto col governo che su questo ha dovuto fare retromarcia: fino a qualche tempo fa dicevano che con il sindacato non si discuteva, che eravamo conservatori perché ci opponevano alle riforme del governo. È una svolta, frutto delle grandi mobilitazioni dei mesi scorsi.

Continua su il Manifesto>>>

Sciopero 12 dicembre 2008 - Immagini del corteo a Milano









martedì 9 dicembre 2008

RETESCUOLE ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL 12 DICEMBRE


Il 12 dicembre ci sarà uno sciopero generale indetto da una serie di organizzazioni sindacali su vari punti che riguardano tutte le categorie dei lavoratori, e tra questi punti c'è anche il no alle leggi Gelmini-Tremonti destinate a colpire mortalmente la scuola pubblica. Come sempre aderiamo a qualsiasi manifestazione, indipendentemente da chi l'abbia convocata, che abbia tra le sue rivendicazioni la difesa della scuola pubblica.


Siamo particolarmente interessati a questo appuntamento dato che, più di altre, sono le famiglie dei lavoratori ad avere interesse ad una scuola pubblica di qualità, perché è la sola che può garantire pari opportunità ai bambini e agli adolescenti di ogni gruppo sociale. Per questo vediamo con molta simpatia il 12, come occasione di incontro con meccanici, chimici, autisti, postini, impiegati, edili...

Purtroppo dobbiamo registrare che in quella stessa giornata a Milano ci saranno due diversi cortei. La maggioranza dei lavoratori e una minoranza di studenti partiranno da Porta Venezia, una minoranza di lavoratori e una maggioranza di studenti partiranno da Largo Cairoli.
In questi due mesi il popolo della scuola è riuscito a superare nei fatti e nelle piazze le divisioni dovute alle diverse appartenenze sindacali e/o politiche. E' l'unità dal basso la chiave del successo delle manifestazioni del 17, del 30 ottobre e del 29 novembre. Per questo nella gran parte delle scuole la divisione viene percepita come qualcosa di imposto "da fuori" e crea imbarazzo e disagio.

Come ReteScuole, rete di attivisti che da anni difende la scuola pubblica lavorando al servizio dell'autorganizzazione del popolo della scuola, siamo sempre stati favorevoli a muoverci "come scuole", e pensiamo che solo mantenendo ed estendendo questa unità sociale (non una unità di sigle, ma l'unità dei soggetti sociali che la scuola la fanno vivere: studenti, docenti, ata, genitori) possiamo sperare di resistere al feroce attacco che ci è stato mosso. Per questo ci rifiutiamo di scegliere tra campi la cui divisione non corrisponde al volere e al sentire del popolo della scuola. Sfidiamo chiunque a dimostrare che un corteo unico non sarebbe quel che la gran parte di studenti e lavoratori della scuola avrebbe auspicato.

Di fatto, il filtro rappresentato dalle diverse identità politiche e/ o sindacali impedisce a due soggetti sociali potenti, quello dei lavoratori e quello della scuola, di "incontrarsi" e mescolarsi. Se questo fosse accaduto, pensiamo, sarebbe stato un bel botto. Ed anche un bello spavento per la nostra comune controparte. Il fatto ad esempio che giovani metalmeccanici marcino da un lato e giovani universitari da un altro senza incontrarsi pur avendo gli stessi obiettivi, ci sembra, francamente, incomprensibile.

Non intendiamo drammatizzare questa divisione. E' già importante che sigle sindacali di così diverso orientamento abbiano scelto una giornata comune di sciopero. Quindi lavoreremo perché nella scuola questo sciopero, che è anche, lo ripetiamo, contro le leggi Gelmini- Tremonti, sia un successo. Ci sottraiamo però alla richiesta di dover scegliere a quale corteo partecipare. Non ci sarà in nessun corteo uno "spezzone ReteScuole". Ma noi tutti saremo in tutte le piazze che il 12 si animeranno dei colori del mondo del lavoro e della scuola.

Non vogliamo però perdere l'occasione di far incontrare i due soggetti sociali che ci piacerebbe fossero alleati. Per questo facciamo appello a tutti i comitati e a tutti i coordinamenti per costituire delle "batterie", come avevamo fatto anni fa in occasione di uno sciopero generale che aveva tra i suoi bersagli la Moratti e raccoglievamo firme contro la sua riforma. Una "batteria antigelmini" pensiamo possa essere costituita da 3-4 persone, dove una suona un tamburo o batte dei piatti, e un paio volantinano ed offrono i nostri gadgets, e un'altra regge la nostra bandiera gialla con una lunga asta e tutti sono bardati con cartelloni esplicativi. Se formeremo molte di queste visibili batterie per percorrere in lungo e in largo i due cortei mescolandoci ai diversi soggetti sociali daremo la possibilità alla massa di lavoratori di conoscerci, di chiacchierare, di valutare la possibilità di integrare i nostri comitati, di prendere coscienza del pericolo che grava sulla scuola pubblica e sui loro figli. Uniremo, col giallo unitario del popolo della scuola, i due cortei divisi.

Lo sappiamo che apparirà una proposta un po' stramba e difficilmente comprensibile per chi è abituato a porre sulle spalle dei soggetti sociali il peso strabordante della propria volontà d'affermazione identitaria. Noi, però, siamo certi che dai nostri fratelli lavoratori e dalle nostre sorelle lavoratrici saremo accolti con simpatia, perché tanti di loro li incontriamo già tutti i giorni fuori dai cancelli delle scuole col "vestito" di genitore, e ognuno di loro ha attraversato la scuola, chi con gioia chi con dolore, ma sempre riconoscendola come luogo "libero", sino ad ora, dalle logiche dei padroni del mondo.

quelle e quelli di ReteScuole

CHI VOLESSE PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE
COME "POPOLO DELLA SCUOLA"
IN UNA DELLE NOSTRE BATTERIE GIALLE
SCRIVA A VIVA LA SCUOLA

sabato 6 dicembre 2008

Ecco i dati definitivi dello sciopero

Il 30 ottobre 2008 la Scuola si è fermata, ma il ministro non lo sa

Hanno scioperato i due terzi dei lavoratori. Il Ministero, su nostra richiesta, ci comunica i dati definitivi ma non li pubblica sul suo sito.

In un Paese normale un ministro non direbbe che il mondo della scuola è con lei se contro i suoi provvedimenti scioperano quasi 670.000 lavoratori della scuola.
In un paese normale il ministero avrebbe comunicato i dati definitivi dello sciopero, anziché fermarsi ai dati provvisori che riguardavano meno della metà del personale.
In un Paese normale, quando scioperano i 2/3 dei docenti un ministro potrebbe anche dimettersi.

Sul sito del Ministero, nell'ultimo mese, c'è un resoconto dettagliato e ossequioso degli incontri della Ministra Gelmini con docenti, associazioni e studenti. Ricorrono con insistenza due parole che suonano beffarde, "confronto" e "incontro", purtroppo non troviamo quelle che contano, che testimoniano il dissenso del mondo della scuola sul merito e sul metodo dei provvedimenti adottati: "adesione" e "sciopero".

Eppure, il 30 ottobre, si è trattato di un evento, di una giornata storica, la pacifica invasione della capitale con il corollario delle tante manifestazioni che hanno percorso l'Italia. Tutto questo, unito alla più alta adesione ad uno sciopero della scuola che il Paese ricordi, avrebbero dovuto consigliare al Ministro ed al governo tutto un ripensamento.

SEGUE>>>


venerdì 14 novembre 2008

L'onda inarrestabile

Roma

Milano

Sassari

Madrid

Obiettivi raggiunti. Un corteo massiccio e pacifico, una protesta convinta e colorata, l'assedio di Montecitorio, del Senato, niente provocazioni né frizioni. "L'onda non si arresta, il potere non si acquista" hanno scandito ancora una volta le migliaia di universitari che hanno manifestato a Roma contro la riforma. Duecentomila, forse di più per gli organizzatori, trentamila secondo la Questura. Ma Berlusconi, da Washington, commenta: "Una manifestazione certamente molto inferiore alle aspettative". Confermando che quei ragazzi sono un nervo scoperto per il governo che probabilmente non si aspettava una reazione così compatta e matura ai suoi provvedimenti.

Leggi la cronaca della giornata di protesta a Roma

A Milano e nelle altre città

martedì 11 novembre 2008

Appello alle scuole

In occasione dello sciopero di Università, Ricerca ed AFAM

venerdì, 14 novembre 2008

per dimostrare la solidarità del mondo della Scuola al mondo della Ricerca, chiediamo alle scuole consenzienti di appendere fuori dagli istituti striscioni con scritto:

“LA SCUOLA (nome…) E’ SOLIDALE COL MONDO DELLA RICERCA”

comitato di Donato e Baccarini, Roma
http://scuoleinpiazza.wordpress.com/

mercoledì 5 novembre 2008

I mali dell'università

… i danni del dl 133 e possibili soluzioni, in una lettera di eccezionale chiarezza del Rettore del Politecnico di Milano; Michele Corsi ci dice perché siamo solo all’inizio; inoltre confronti, segnalazioni, informazioni, appelli.

Il decreto Gelmini è stato approvato (qui un’esposizione dettagliata), la ricetta di Cossiga è stata messa in pratica (qui una testimonianza), mentre il ministro Maroni ha una nuova ricetta. Il 30 ottobre la scuola ha scioperato e più di un milione di disinformati facinorosi sono scesi in piazza. Il Presidente si scandalizza e dice che bisogna aumentare i fondi alla scuola privata, si scandalizzano anche gli insegnanti, che guadagnano un aumento contrattuale di 61 euro lordi. Intanto alcuni pensano a un referendum abrogativo, l’università si prepara a scioperare il 14 novembre e in tanti dicono che il bello viene adesso. Anche il ministro Gelmini, che annuncia prossima una riforma dell’università. E sarebbe il caso di cominciare a dare un’occhiata alla proposta di legge Aprea n. 953
...
leggi il resto dell'articolo sul sito di "la poesia e lo spirito"

domenica 2 novembre 2008

E poi cosa si farà?

Cosa fare e come continuare la protesta dopo il grande sciopero del 30 ottobre?
C'è chi parla di referendum, chi di continuare le proteste.

Qualche Suggerimento?
Discutiamone insieme sul FORUM
l'accesso è libero previa registrazione

venerdì 31 ottobre 2008

L'articolo della costituzione dice(va)

L'articolo 33 della Costituzione dice(va): L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.La Repubblica detta le norme generali sulla istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi. Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato. La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali. E' prescritto un esame di Stato per la ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale. Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato

L'articolo 34 della Costituzione dice(va): la scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

Leggi tutto il post preso dal blog pappacaccananna

Sciopero della scuola - testimonianze


Roma


Milano (non eravamo 4 gatti!!!)

VIDEO
mamme e bambini (repubblica.it)

VIDEO
le maestre in piazza (repubblica.it)

VIDEO
striscioni e cori (repubblica.it)

giovedì 30 ottobre 2008

La rivolta del popolo della scuola.

A Milano una manifestazione per la scuola così grande (200.000? 300.000?) non solo non l'avevamo mai vista: non la immaginavamo. Quando la testa è arrivata in Duomo la coda stava ancora muovendosi, dalla parte opposta, a poche centinaia di metri: abbiamo circondato tutto il centro. Ci siamo mossi alle 9.00, e la coda è riuscita a entrare in piazza alle 13.30. E' piovuto e pure grandinato sul corteo. La gente, semplicemente, ha aperto l'ombrello ed è andata avanti. Una premonizione positiva ce l'avevamo avuta in occasione della fiaccolata del 28 quando ci siamo ritrovati in qualche migliaio. Alla questura avevamo detto: "massimo 200, a quell'ora lì chi volete che venga!". La questura di Milano ormai è abituata a non tener più in conto i numeri previsionali che le forniamo. Sono sempre al ribasso.
...
leggi tutto l'articolo di M. Corsi dal sito di Retescuole

L'importante è non mollare!!!

Uno sciopero senza precedenti. Secondo lo stesso MIUR le adesioni raggiungono il 57 per cento del personale della scuola. Una media che segnala il fatto che in molte realtà di fatto le scuole sono rimaste chiuse.
A Milano, ad esempio, stando ai dati dell'Usp, ha scioperato oltre il 70 per cento degli insegnanti, il 54 per cento del personale Ata, addirittura il 43 per cento dei dirigenti scolastici, categoria tradizionalmente restia ad aderire a uno sciopero.

Adesso il ministro Gelmini non ha più alibi: la sua legge non piace al mondo della scuola. Con quali conseguenze? Difficile fare previsioni, anche perchè pare che più che la convinzione di avere idee valide da sostenere la maggioranza di governo sembra più arroccata su pregiudizi di parte.
Molto comunque dipenderà anche dalla tenuta della rivolta alla legge.

Insomma lo sciopero e le manifestazioni in atto (anche qui senza precedenti) potrebbero diventare uno scoglio che nemmeno questa maggioranza potrebbe superare. Del resto basti ricordare quel che è successo alla Moratti con la legge 53: al momento di fare i regolamenti applicativi l'operazione è andata in confusione. Quella legge è ancora lì inapplicata. Quel che si dice agire senza consenso. E la Gelmini di consenso ne ha raccolto ancor meno che la Moratti.

Dal sito di ScuolaOggi

Sciopero della scuola corteo a Milano

(istituto comprensivo statale Luigi Galvani Milano)












Nessuna cifra ufficiale ma i manifestanti, partiti stamane alle 9.30 da piazza Cairoli, hanno finito per riempire interamente piazza del Duomo a Milano per protestare contro la "non riforma" della scuola voluta dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. La manifestazione, alla cui testa sfilavano Retescuole con i docenti delle scuole primarie, accompagnate da molti genitori e bambini, si è svolto in un clima del tutto privo di tensione, E' un corteo colorato e pacifico "Le nostre maestre sono già uniche", gridano i bambini delle elementari armati di fischietti e tamburi. Dicono no alle classi ponte e ai tagli all'istruzione sia i genitori che le insegnanti che hanno manifestato fianco a fianco. Al seguito gli studenti delle superiori raggiunti in coda anche dagli universitari milanesi che si sono trovati nella vicina piazza Cordusio, che hanno dedicato la manifestazione di oggi ad Abdoul 'Abba' Guiebre, il ragazzo di colore ucciso a Milano lo scorso 14 settembre. Sulla statua di Vittorio Emanuele II in piazza Duomo campeggia lo striscione: "la scuola è il futuro dell'Italia".

in marcia ...

Siamo al 30 ottobre
... non dimentichiamoci
dello sciopero!!!


Il percorso del corteo
Qui trovate qualche notizia
e anche qui!

Io ci sono
e porto anche i miei figli!

domenica 26 ottobre 2008

non solo Roma ... anche Milano


giovedi, 30 ottobre 2008
la manifestazione studentesca partirà da
Largo Cairoli alle ore 9.00

si dirigerà poi all'Università Statale per rappresentare anche nel percorso il filo che unisce le rivendicazioni della scuola con quelle dell'università.

Speriamo che in quella piazza possano mescolarsi e confondersi tutte le identità che apparentemente ci dividono perché appaia un solo colore: quello di una scuola e di una università pubblica che non si arrendono.
(Assemblea delle Scuole del Milanese)


L'invito di Vivalascuola è rivolto soprattutto ai genitori,
che vengano in molti insieme ai loro figli!!!!

venerdì 17 ottobre 2008

Sciopero della scuola, il sindacato di base canta vittoria

Hanno riscosso un grande consenso lo sciopero e la manifestazione del sindacato di base (Cobas e Cub) della scuola.

Il corteo nazionale di Roma è partito intorno alle 10.30 da piazza della Repubblica ed è arrivato, in alcuni momenti sotto una pioggia battente, a piazza san Giovanni. Alcune frange di manifestanti, costituite in prevalenza da studenti, si sono staccate dal serpentone, per protestare direttamente sotto il ministero dell'Istruzione in viale Trastevere.

I cori e gli striscioni si sono per lo più indirizzati contro il ministro della "D-Istruzione Gelmini" e il premier Silvio Berlusconi, raffigurato in un "fantoccio" portato in strada dagli studenti del liceo Mamiani di Roma.

Soddisfazione è stata espressa nel corso della manifestazione dagli organizzatori dello sciopero.

Il portavoce dei Cobas, Piero Bernocchi ha commentato: "C'è stata una partecipazione massiccia non solo di iscritti ai sindacati di base, ma cittadini, studenti, e anche molti iscritti ai confederali. Domani ci sarà un'assemblea del Popolo della scuola pubblica, sarà bene che esca una proposta di mobilitazione generale, per arrivare a novembre ad una nuova tappa, a una giornata nazionale per bloccare questa sciagurata politica scolastica".

Lo sciopero per il portavoce dei Cobas è stato "riuscitissimo", con un'adesione "di circa il 70%": "Più della metà delle scuole sono chiuse contro la politica Tremonti-Gelmini, contro una filosofia della scuola che appartiene all'800, contro provvedimenti razzisti di separazione tra italiani e stranieri, contro un'idea di distruzione di un'istituzione fondante del paese".

Pierpaolo Leonardi, coordinatore nazionale dei Cub, prova a dare in numeri dello sciopero: "La manifestazione di oggi è il sondaggio che Berlusconi non avrebbe mai voluto vedere: circa 300 mila persone in piazza e oltre 2 milioni in sciopero nel Paese". Dal palco, a fine corteo, gli organizzatori hanno detto di avere manifestato addirittura in 500 mila.

tuttoscuola.com - venerdì 17 ottobre 2008

La cattiva informazione della signora Gelmini

Sono ormai diversi mesi che il Ministro Gelmini, insieme ad altri suoi colleghi del governo Berlusconi, parla della scuola utilizzando argomentazioni e dati sbagliati. E così per giustificare i pesanti tagli alla spesa per la scuola avanza motivazioni prive di qualsiasi fondamento reale. Non siamo sicuri se scientemente o per incompetenza e superficialità, ma questo non cambia il risultato: la manovra del Governo è una scelta grave e immotivata.

Non siamo gli unici – per fortuna – a rilevare gli "errori" del Ministro.

Anche nel sito del CIDIinfatti, è stato pubblicato nei giorni scorsi un scritto da Emanuele Barbieri (già Capo Dipartimento per la programmazione, le politiche finanziarie e il bilancio del MIUR nel precedente governo Prodi) dove vengono smentite, sulla base di dati pubblicati dallo stesso Ministero nei suoi resoconti annuali, tutta una serie di dichiarazioni che il ministro Gelmini continua a snocciolare per tentare, maldestramente, di coprire i tagli di Tremonti.

Ma vediamoli questi argomenti allo scopo di fare chiarezza e, soprattutto, per ripristinare un po’ di verità.

La spesa per l'istruzione (settore scuola)

Il ministro Gelmini ha ripetutamente affermato che la spesa per l'istruzione, in particolare quella per il personale, è fuori controllo e che negli ultimi 10 anni è aumentata di 10 miliardi a fronte di una diminuzione degli alunni.
Che la spesa per l'istruzione in 10 anni sia aumentata è persino ovvio, visto che dal 1997 al 2007 ci sono stati ben 5 rinnovi contrattuali. Ma non è vero è che sia aumentata rispetto al PIL. Al contrario, la spesa dal 1997 al 2007 è diminuita rispetto al PIL dello 0,2-0,3% circa in termini sia di spesa del MIUR che di spesa pubblica complessiva per l'istruzione (MIUR + oneri a carico degli EE.LL.). Oggi siamo al 3.29% contro una media OCSE del 3,8%. Inoltre in Italia va all'istruzione il 9,3% della spesa complessiva, mentre negli altri paesi la quota si aggira intorno al 13,2%. Non è vero, inoltre, che gli alunni siano diminuiti negli ultimi 10 anni: sono invece aumentati di oltre 152.000 unità (+ 2%) mentre il numero dei docenti è diminuito del 2,38%.
Quindi non è affatto vero che la spesa per l'istruzione sia fuori controllo.

Il 97% della spesa per l’istruzione è destinata agli stipendi del personale

Sulla base di questa affermazione il ministro richiama sull’urgenza di ridurre il personale, riqualificare la spesa e innalzare le retribuzioni. Ma anche una tale affermazione è del tutto infondata.
Dai dati rintracciabili nelle annuali pubblicazioni del MIUR ("La scuola in cifre") emerge che la spesa per gli stipendi del personale è il 74% della spesa complessiva, al di sotto, non al di sopra, della media europea e OCSE (la media OCSE di spesa per il personale è pari al 79,8% del totale). La voce stipendi è circa il 93% del bilancio del MIUR (cioè 39, 2 miliardi su 42 miliardi e 396 milioni di euro totali), su cui pesa l'onere degli stipendi e delle spese di funzionamento. I trasferimenti alle scuole da parte del MIUR sono pari infatti a 3,1 miliardi del suo bilancio, ¼ dei quali per il funzionamento e ¾ per le attività del POF, il resto è spesa per stipendi del personale.
Il ministro, nelle sue affermazioni, non vuole tenere conto che ci sono oneri a carico delle Regioni per circa 2 miliardi e 263 milioni di euro e degli EE.LL. per altri 8 miliardi per incombenze, quali edilizia scolastica, trasporto, mensa e diritto allo studio.
Delle due l’una: o il ministro dice bugie oppure non sa fare i conti. È più probabile la prima ipotesi perché è più funzionale a giustificare i tagli.

La spesa per alunno in Italia è più alta della media OCSE

Anche su questo il ministro dice bugie oppure è male informata.
È vero che in Italia la spesa per alunno è mediamente più alta rispetto ai paesi OCSE, ma questo vale per la scuola primaria, 6.835 dollari per alunno contro 6.252, ma non per la secondaria di secondo grado dove la spesa di 7.648 dollari è leggermente inferiore alla media OCSE di 7.804.

Ma anche sulla scuola primaria non è completamente vero. Vediamo perché. In Italia il costo della spesa per l'integrazione scolastica degli alunni diversamente abili o per l'educazione degli adulti è interamente a carico (circa 96.000 insegnanti pari a circa il 12% del totale) del bilancio MIUR. In altri paesi sono state fatte scelte diverse e i costi di interventi diversi dall’insegnamento curricolare sono a carico di altri soggetti e non figurano nelle statistiche. Inoltre il MIUR retribuisce ben 25.000 docenti di religione cattolica, un costo questo che altri paesi non hanno. C’è da aggiungere che le condizioni orografiche dell'Italia sono diverse da paesi quali la Francia o la Germania: noi dobbiamo tenere aperte scuole anche con pochi alunni in molte zone di montagna per garantire il diritto allo studio dei bambini che certo non possono fare i pendolari. Infine, in altri paesi il costo di alcuni servizi (prestati da personale parascolastico) non gravano sul bilancio dell'istruzione, mentre in Italia queste funzioni sono tutte affidate alla scuola (il personale Ata). Quindi figura tutto nel bilancio dell'istruzione. Giuste o sbagliate che siano queste scelte diverse vanno tenute in debito conto se si vuole fare una corretta comparazione, perché non è consentito a nessuno di sommare grandezze diverse e trarre conclusioni affrettate sulla base di dati incompleti o disomogenei.

La rete scolastica

Il ministro vuole ristrutturare la rete perché dai dati risulta che 700 scuole sono sottodimensionate e vanno adeguate ai parametri dell’autonomia scolastica.
Noi siamo stati protagonisti del processo autonomistico nella scuola, quindi il problema ci sta a cuore. Però, non bisogna far confusione tra le sedi amministrative (in tutto 700) e i punti di erogazione del servizio (dove ci sono gli alunni). Questi ultimi, secondo la FLC Cgil, andrebbero in larga misura mantenuti perché si tratta in gran parte di scuole dell’obbligo. In caso di chiusura di questi piccoli plessi, altri soggetti come EE.LL e famiglie dovranno farsi carico delle spese (700 milioni circa) di trasporto verso comuni più distanti. Qui non stiamo parlando di sprechi di denaro pubblico, ma di scelte di politica scolastica, come ci spiega bene l’Ocse nel suo rapporto quando afferma che non esiste una semplice relazione tra la spesa complessiva per l’istruzione e il livello di prestazione degli studenti. Un quarto dei punti di erogazione del servizio in Italia si trova in comuni montani con differenze da territorio a territorio (si passa infatti dal 74% della Basilicata al 5% della Puglia con una media nazionale del 24%). In queste scuole la presenza degli alunni è nettamente inferiore per tutti i livelli scolastici, in particolare per gli ordini oltre la scuola primaria. Ad esempio, nella scuola secondaria di I grado, il numero di alunni per scuola in un Comune montano è mediamente uguale a 109, a fronte di 231 alunni nella media delle scuole statali sul territorio nazionale.

I dati OCSE

La statistica è un’arma a doppio taglio. Ci sono paesi OCSE, ad esempio Corea e Lussemburgo, dove i costi per studente in termini di percentuale del Pil pro capite sono ben superiori alla media (rispettivamente 15,5% e il 15,2% contro il 10,9% di media). Questi due paesi, pur avendo una media di spesa simile, hanno fatto scelte diverse. La Corea paga molto bene gli insegnanti ma al prezzo piuttosto elevato di più studenti per classe; in Lussemburgo l’alto costo per studente è quasi interamente dovuto alla dimensioni ridotte delle classi. Questa è la dimostrazione che i dati di cui si sta discutendo servono ai Governi per valutare accuratamente le loro scelte ed acquisire una maggiore comprensione di come le scelte politiche influiscano sul rapporto tra qualità e costi per aumentare l’efficienza dei servizi scolastici.

Il maestro unico e l'orario a 24 ore

Qui siamo alla farsa. Nell’ambito della scuola statale la fascia oraria più rispondente alle esigenze dei figli e all'organizzazione familiare verso cui si orienta il 70,3% delle famiglie è quella tra 28-39 ore settimanali. Solo il 4,1% aveva scelto le 27 ore proposte dalla Moratti (dall'indagine dello stesso MIUR), mentre il 25,6% opta per il classico tempo-pieno di 40 ore.
Come si fa a scrivere una norma per la quale le classi devono essere costituite preferibilmente a 24 ore settimanali? Il numero di classi a tempo pieno è aumentato del 3,2% dal 2001/2002 ad oggi, nonostante la cura dimagrante sugli organici della varie finanziarie in questi anni. È vero che l’Italia investe nella scuola primaria più risorse della media Ocse (6.835 dollari per alunno contro 6.252 dollari). Questo farebbe pensare che togliendo mezzo maestro in più per classe (mezzo maestro,non tre per ogni classe come ama ripetere il male informato Ministro Gelmini) si sia trovata una fonte di risparmio. Ma il ritorno al maestro unico aggraverebbe i problemi delle famiglie, scaricando altrove i costi. Ma non dimentichiamo che queste spese sono ben ricompensate dai risultati di qualità della nostra scuola elementare come riconoscono tutte le indagini europee ed internazionali. Infatti il tempo pieno è un modello pedagogico-didattico ricco, non il doposcuola per la gente povera.
Infine, imporre per decreto (bella riforma!) il maestro unico è un fatto grave che viola persino la Costituzione, la quale garantisce l'autonomia didattica ed organizzativa delle scuole, autonomia che non può essere pregiudicata, come pure ha chiaramente ribadito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 13 del 2004.

L'obbligo scolastico

Prima Moratti poi Gelmini si dilettano a giocare al ribasso. In Italia c’è un ritardo storico e un gap culturale rispetto ad altri Paesi europei, con punte critiche soprattutto in alcune regioni del sud, che arrancano nello sviluppo economico e nei processi di modernizzazione. È solo in tempi relativamente recenti che da noi si parla di obbligo scolastico fino e oltre i 16 anni. Altri Paesi della Comunità Europea sono molto più avanti da più tempo. In Inghilterra, ad esempio, l'obbligo di istruzione gratuita da 5 a 10 anni è del 1880, fino a 14 anni è del 1918 e fino a 16 anni è del 1970. La Gelmini, come la sua predecessora, ha riabbassato a 14 anni l'obbligo scolastico riportato da Fioroni a 16 anni solo 2 anni fa. Non è un caso se poi in Italia ci sono dei fenomeni fortissimi di analfabetismo di ritorno e di abbandono. Se si vuole elevare il livello culturale e scolastico del paese bisogna investire e non tagliare. Il contrario di quello che fa il ministro anche nel campo dell’istruzione per gli adulti.

In conclusione

L’uso e la conoscenza dei dati è importante ma non può essere usato strumentalmente per giustificare tagli insensati. Sarebbe più corretto trarne spunto per migliorare davvero la scuola anche con un maggiore investimento.

Quello che il ministro tanto pomposamente chiama "riforma" è solo una manovra di tagli e sottrazione per mandare in malora la scuola pubblica. Non hanno alcuna efficacia nella soluzione dei problemi, essi servono unicamente ad una riduzione secca di oltre 130 mila lavoratori (dietro ci sono più di 130.000 famiglie) secondo le stime contenute nella relazione tecnica del Miur, ma che, secondo le nostre stime, potrebbero diventare molti di più (150.000) per il numero crescente di abbandoni a seguito di un sistema scolastico reso dequalificato proprio dalla politica dei tagli, cui si aggiungerà la diminuzione di studenti nella scuola superiore per effetto della cancellazione dell’obbligo scolastico a 16 anni.

Se lo scopo è quello di intervenire sul sistema, il ministro deve porsi l’obiettivo di utilizzare al massimo le risorse oggi esistenti, per poter più efficacemente e velocemente realizzare i cambiamenti.

Il piano Gelmini-Tremonti è un impedimento e un ostacolo al ringiovanimento della classe docente e degli altri lavoratori che deve sempre accompagnare un processo di cambiamento. Con i tagli agli organici si mandano a casa i più giovani, gli attuali precari, che da molti anni (anche 20!) contribuiscono con la loro professionalità a formare alunni e studenti.

Il governo vorrebbe reinvestire solo una piccola parte dei risparmi prodotti con i tagli. E siccome la spesa complessiva, come abbiamo dimostrato, è più bassa rispetto alla media OCSE. questa è un’ulteriore conferma che si vuol fare solo un’operazione di diminuzione della spesa e di smantellamento della scuola pubblica.

Per tutte queste ragioni è necessaria una massiccia adesione allo sciopero della scuola per 1 intera giornata, proclamato per il 30 ottobre, e alla manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma.

(Roma, 14 ottobre 2008)

giovedì 16 ottobre 2008

GIOVEDI 30 OTTOBRE 2008

sciopero generale nazionale per l’intera giornata

Comunicato unitario

Le Organizzazioni Sindacali FLC Cgil, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS Confsal e GILDA hanno registrato – in sede di tentativo di conciliazione – una risposta negativa rispetto alle loro rivendicazioni.

Hanno, quindi, deciso di promuovere una forte mobilitazione di tutto il personale della scuola che comprende lo sciopero generale nazionale per l’intera giornata di giovedì 30 ottobre.

Per tale giornata i sopraindicati sindacati scuola organizzano una manifestazione nazionale a Roma.

Roma, 9 ottobre 2008