martedì 17 febbraio 2009

La scuola privata della Gelmini se ne frega

Di Giorgio Morale
dal Blog "La poesia e lo spirito"


Prosegue la battaglia delle iscrizioni e delle valutazioni: con l’obbedienza coatta, il 10 in pagella (qui, qui, qui, qui, qui), il rifiuto delle pagelle da parte dei genitori. Intanto il CNPI dà parere fortemente negativo sulla “riforma” Gelmini. Mentre dopo la trasmissione di Jacona esplode il “sistema”-truffa di tante scuola private (qui, qui, qui). Ripropongo l’ appello ai vescovi di Giuseppe Caliceti. E il 18 a Milano…

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lunedì 16 febbraio 2009

Com'è andata?



Sabato 14 febbraio si è conclusa la campagna
"Segreterie della Buona Scuola"
con una manifestazione in piazza Duomo a Milano.


Com'è andata?




C'erano i camper gialli che hanno condotto la campagna "Segreterie della Buona Scuola" in giro per Milano e provincia; c'erano le scatole gialle piene di moduli di iscrizione e di riconferma alla scuola elementare e scuola media con il Tempo Pieno, il tempo Prolungato, le compresenze e la Buona Scuola che tutti vogliamo; c'erano i genitori, c'erano gli insegnanti.
C'erano i gadgets venduti per finanziare la manifestazione, c'era chi raccoglieva sottoscrizioni per pagare impianto voce, generatore, camper e l'autoarticolato che è stato usato
come palco.
E poi ci sono stati i giocolieri, le danze popolari, la fanfara degli Ottoni a Scoppio, i truccatori.

E, cosa importante: c'erano i bambini.
I bambini si sono divertiti a fare con le loro mamme ed i loro papà tutto quello che facevano le loro mamme ed i loro papà.

Erano in una piazza che il vicesindaco non vuole dare più a nessuno, in una città che si mostra sempre più chiusa, arcigna, impaurita; una città che sembra diventata capace solo di odiare, escludere, consumare.

Sabato 14 febbraio i bambini hanno cambiato il volto della piazza simbolo di quella città, con il loro gioco e la loro voce.

L'Assemblea delle Scuole del milanese, organizzatrice della manifestazione, aveva
invitato in piazza tutti quelli che ci volevano essere, realtà sindacali e di partito che volevano, insieme con i genitori, gli insegnanti ed i bambini, riprendere la parola. In tanti sono venuti,
hanno raccolto l'appello dell'Assemblea.

Perché in Italia, e non solo a scuola, e non solo a Milano, pochi decidono e tutti devono ubbidire.
La democrazia e la nostra Costituzione sono sotto attacco: a scuola, ma non solo. Sul posto di lavoro, nelle strade, nei palazzi del potere.

A partire dalla scuola pubblica, occorre riprendere la parola: per dire come vogliamo vivere, quali sono i nostri desideri, che cosa vogliamo per i bambini ed i ragazzi che sono il futuro nostro e del nostro Paese.I provvedimenti di legge Tremonti-Gelmini, che distruggono
scuola pubblica ed università, sono stati emanati con grande arroganza e disprezzo delle opinioni di tutti: uno decide, gli altri devono adeguarsi.

"Devono farci il callo" ha dichiarato il Presidente del Consiglio.

"Noi non ci stiamo" è lo slogan dell'Assemblea delle scuole del milanese.

Se per decidere sul futuro della scuola nessuno ha chiesto il parere di chi si intende di scienze della formazione - pedagogisti, mondo accademico- e nemmeno di chi nella scuola vive e lavora - studenti, insegnanti, genitori - allora è proprio questo popolo della scuola che ha la responsabilità ed il dovere di alzare la voce, riprendere la parola, farsi sentire.

Per questo è andato in piazza. Il popolo della scuola a Milano ha fatto perciò un altro pezzo di strada: i genitori, veri protagonisti della campagna, in tutte le scuole di Milano e provincia hanno firmato e raccolto iscrizioni alla prima elementare e prima media che richiedono una scuola di qualità, le compresenze, il tempo mensa gestito dagli insegnanti, un tempo scuola
abbastanza lungo da garantire tempi di apprendimento distesi.In centinaia e centinaia, poi, sono stati i genitori degli alunni già frequentanti a firmare riconferme del modello scolastico prescelto
all'atto dell'iscrizione.

L'Assemblea delle scuole del milanese porterà all'Ufficio Scolastico Regionale tutte le richieste, per far pesare la voce, fino ad ora inascoltata, delle persone.
Questo sarà il prossimo pezzetto di strada che il popolo della scuola farà.

E sarà una strada di democrazia.Perché difendere la scuola dello Stato è un
atto di amore verso la Costituzione e verso il futuro di tutti.

Questo ha detto piazza Duomo, il 14 febbraio, a Milano.

Carlo Avossa
(maestro elementare veramente UNICO!)

venerdì 13 febbraio 2009

Disinformati? Bugiardi?

Parere del Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione sullo schema di Regolamento concernente la revisione dell’assetto della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione. In sostanza il Regolamento (non ancora assunto in via definitiva) di attuazione della legge 169/08 (Gelmini).

SCARICA IL DOCUMENTO
(username e password ambedue vivalascuola)

È ASSOLUTAMENTE INEQUIVOCABILE NELLA CENSURA DEL MINISTERO.
Il CNPI è organismo istituzionale tecnico (non politico) che è chiamato a formulare pareri facoltativi o obbligatori più o meno vincolanti (vedi http://www.pubblica.istruzione.it/dg_ordinamenti/premessa.shtml) “Nei casi di questioni generali in materia di programmazione dello sviluppo della scuola e di contenuti culturali e didattici nonché di riforma di struttura di uno degli ordini scolastici”.

Quindi è obbligatoriamente consultato nel caso delle "riforme", così come la Conferenza Unificata Stato-Regioni.

Il parere espresso oggi NON DA VIA DI SCAMPO A TUTTO L'IMPIANTO DELL'ATTUAZIONE DELLA RIFORMA. Basta leggersi preambolo e conclusioni.

Che sia un covo di disinformati anche il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione?

giovedì 12 febbraio 2009

'10' politico in pagella per tutti

Cosi’ i docenti delle scuole elementari di Bologna hanno disobbedito ad una delle principali novita’ della riforma scolastica. Al termine degli scrutini di meta’ anno i consigli di classe hanno infatti premiato l’impegno di ogni alunno con un 10 in pagella in tutte le materie

Bologna, 11 febbraio 2009 - A quarant’anni dal ‘68 torna il voto ‘politico’. Con una pagella tutta di dieci e lode per protestare contro il ritorno dei voti numerici voluto dal ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Cosi’ i docenti delle scuole elementari Longhena di Bologna hanno disobbedito ad una delle principali novita’ della riforma scolastica. Al termine degli scrutini di meta’ anno i consigli di classe hanno infatti premiato l’impegno di ogni alunno con un 10 in pagella in tutte le materie. Il voto e’ stato giustificato da un giudizio scritto: “l’alunno possiede conoscenze e competenze esaurienti in relazione alle proprie capacita’. Obiettivi raggiunti in modo personale”.

Il dieci d’ufficio della scuola bolognese, pero’, non e’ solo un modo per protestare contro i cambiamenti imposti dal ministro, ma un chiaro segnale indirizzato alla preside, Ivana Summa. La dirigente scolastica, con un ordine di servizio emanato a dieci giorni dagli scrutini ha infatti obbligato i docenti ad esprimersi con i voti, andando cosi’ contro una delibera del collegio dei docenti, votata all’unanimita’, in cui si stabiliva invece che gli studenti sarebbero stati valutati ancora con i vecchi giudizi.

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LE CONTEMPORANEITA’ NON VENGONO “ABOLITE”, PAROLA DI DUTTO!

A proposito del tempo pieno e del fatto che nella circolare si specifichi che non ci sono le compresenze

A proposito del tempo pieno e del fatto che nella circolare si specifichi che non ci sono le compresenze, Dutto, avallando la preparazione dei dirigenti scolastici che sottolineano l’improrogabilità di far deliberare i Collegi dei Docenti sulla finalità didattiche e pedagogiche delle ore di contemporaneità, garantendole agli alunni dai tagli d’organico, dice:
” Si dice senza compresenze, questo non per abolire i momenti, diciamo, di presenza dei due insegnanti, ma per richiedere che queste compresenze siano finalizzate esplicitamente, cioè mentre prima erano un dato, come dire, garantito, o comunque che poi la scuola gestiva, oggi, anche perché è difficile altrimenti organizzare il servizio scolastico tenendo conto della presenza di due insegnanti, quelle quattro ore in più o le ore che derivano magari dalla presenza dell’insegnante di inglese come specialista o dell’insegnante di religione, queste devono essere esplicitamente finalizzate; quindi, diciamo, una buona gestione da parte delle scuole consente di mantenere l’idea del tempo pieno come progetto educativo e non semplicemente come orario 40 ore, questa è la nostra posizione.”

Alla domanda relativa ai moduli integrativi presentati dai genitori in aggiunta a quelli deliberati dai Consigli d'Istituto“Questi moduli in cui si chiede la compresenza e che possono essere protocollati, hanno un valore?” Dutto risponde:
“Questi sono altri moduli con cui la scuola raccoglie le scelte e le preferenze dei genitori, quindi se ci sono altre informazioni o altre richieste, la scuola deciderà, valuterà.”

Relativamente alla scelta del modello orario nel modulo di iscrizione approvato nelle singole scuole, Dutto, smentendo completamente le rassicurazioni della Gelmini, dice che alla fine le richieste dei genitori devono fare i conti con il tempo scuola presente nei POF e con gli organici che alla fine verranno comunicati agli istituti :
“Questa non è la scelta dei genitori del modello, è una preferenza che il genitore esprime, questo consentirà alle scuole, una volta che ricevono gli organici assegnati all’istituto, di decidere qual è l’offerta formativa reale."

Riguardo al modulo di iscrizione allegato alla circolare, Dutto dice:
“Abbiamo dato un modello a titolo meramente indicativo, ci mancherebbe che andassimo oltre l’autonomia delle scuole.”

Dall'intervista rilasciata a “RepubblicaTV”

mercoledì 11 febbraio 2009

In quanti in classe con la gelmini?

Analisi dello schema di regolamento recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 dicembre scorso.

Lo Schema di Regolamento recante “Norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola, ai sensi dell’articolo 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”, approvato dal Consiglio dei Ministri del 18 dicembre scorso, prevede la formazione delle classi - dall’anno scolastico 2009-‘10 - con un numero maggiore di studenti per aula.


Lo Schema di Regolamento deve ottenere il parere della Conferenza Unificata Stato-Regioni e del Consiglio di Stato, per poi essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale come Decreto del Presidente della Repubblica, prima di diventare norma a tutti gli effetti, ma è bene prendersi per tempo per valutare la possibilità di autodifendersi.


Dando per scontata la necessità di proseguire la lotta per il ritiro dell’art. 64 della legge 133, il quale sovrintende ai pesanti tagli previsti dai Regolamenti attuativi, proviamo però a vedere se esiste la possibilità di rendere inapplicabili queste norme.
L’aumento generalizzato del numero degli alunni per classe, se da una parte va a peggiorare la qualità dell’offerta didattica ed educativa, rendendo impossibile l’intervento individualizzato, il recupero in itinere e la lotta alla dispersione scolastica, dall’altra rappresenta un attentato al benessere a scuola e alla sicurezza.


I nuovi parametri per la formazione delle classi, infatti, confliggono con le norme previste dal D.M. 18 dicembre 1975 (Norme tecniche aggiornate relative all’edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica) e dal D.M. 26 agosto 1992 (Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica).


Scuola per scuola, plesso per plesso, in sede di formazione delle classi, dobbiamo controllare, puntando sulla contraddizione che il Dirigente Scolastico è responsabile dei tagli (comma 5 dell’art. 64 della legge 133) e del rispetto dei parametri relativi alla formazione delle classi conseguenti ai tagli (comma 6 dell’art.4 dello Schema di Regolamento in questione), ma è anche responsabile della sicurezza come datore di lavoro, ai sensi della 626 (ora Decreto Legislativo 81 del 2008).

in dettaglio negli articoli a seguire>>>>

martedì 10 febbraio 2009

Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.


A Milano si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia


Il 3 febbraio è stata pubblicata a Milano la circolare per le iscrizioni alle scuole dell'infanzia comunali per l'a.s. 2009/2010.

Confrontando la circolare di quest'anno con quella dello scorso anno si notano delle differenze non trascurabili a proposito di "ORARI E FREQUENZA".
Ecco i due testi a confronto.

Circolare N. 20 del 17 dicembre 2007

ORARI E FREQUENZA

La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 9,00 alle 16,00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale, con possibilità di uscite anticipate alle 14.00 o alle 15.00. Solo in casi particolari e documentati è prevista, previa autorizzazione della Responsabile del Servizio, la possibilità di uscita durante le attivitá.
E’ altresì prevista un’anticipazione e/o prolungamento, dalle 7,30 alle 18.00, dell’orario base, su motivata richiesta della famiglia.

Circolare N. 2 del 3 febbraio 2009

ORARI E FREQUENZA

La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 18.00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale.
L’orario di funzionamento è di 10 ore giornaliere.
Su richiesta delle famiglie in fase di iscrizione e sentito il Consiglio Scuola, l’apertura può essere anticipata alle 7.30. Sempre in fase di iscrizione, i genitori possono scegliere orari diversificati con uscita alle 13.00/13.30, alle 16.00/16.30 o alle 17.30/18.00

L'offerta delle 25 ore settimanali in alternativa alle 40 o 50 si sta concretizzando, in altri termini questo vuol dire che si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia. Il Comune di Milano vuole generalizzare il servizio a costo zero riducendo il tempo a scuola.

Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.

Milano, 10 febbraio 2009

Mario Piemontese

lunedì 9 febbraio 2009

IO CI SARO'

Il 14 febbraio in piazza Duomo si chiuderà la campagna delle "Segreterie della Buona Scuola" lanciata dall'Assemblea delle scuole del milanese. APPELLO.



Il 14 febbraio in piazza Duomo si chiuderà la campagna delle "Segreterie della Buona Scuola" lanciata dall'Assemblea delle scuole del milanese.
Una campagna che si oppone al processo di distruzione della scuola pubblica avviata dal governo Berlusconi con i suoi ministri Gelmini e Tremonti e che ha visto il popolo della scuola dire con chiarezza che l'istruzione, per tutti e per tutte, è un bene comune e l'impoverirsi di questa risorsa impoverirà l'intera società.

Oggi insieme alla scuola pubblica sono oggetto di un attacco massiccio tutti i settori del sapere, della ricerca e del pensiero produttore di conoscenza; anche la Storia del nostro paese viene smontata e riscritta cancellando la memoria e svilendo addirittura alcuni principi fondanti della nostra Costituzione.

A Milano lo sgombero del Conchetta e quello annunciato dell'ambulatorio popolare di Via dei Transiti è indice di una situazione di assoluta chiusura di una parte di questa città nei confronti del lavoro invisibile dell'intelligenza, verso quei luoghi in cui la società si sogna, si inventa e sperimenta i modi e le forme del fare cultura, solidarietà, integrazione.

Non vogliamo rassegnarci alla lenta agonia di una città, la nostra, che ha in sé, nella sua storia, nelle sue donne e uomini la capacità di ricominciare a vivere, a desiderare e a pensare.

Per questo il 14 febbraio dalle 15 alle 19 e anche oltre, vorremmo trasformare piazza Duomo in un luogo di incontro dove tutte le realtà, le persone, le associazioni, i gruppi che esprimono quotidianamente questa volontà rendano viva la piazza e la città ciascuno con le proprie modalità, con la propria creatività, la propria storia, la propria passione.
Vorremmo che il 14 febbraio piazza del Duomo sia di tutti quelli che non si rassegnano a veder morire Milano, soffocata dall'egoismo, dall'ignoranza, dal razzismo e dalla xenofobia...

Noi amiamo la scuola pubblica: non ci stancheremo... si stancheranno prima loro!

Noi ci saremo


Quelle e quelli di Retescuole

venerdì 6 febbraio 2009

Il Provveditore ritira la circolare sulle iscrizioni. Dirigenti scolastici incerti e confusi.


di G. Gandola e F. Niccoli

A Milano il Direttore dell’Ufficio scolastico provinciale ha ritirato la Circolare sulle iscrizioni alla scuola primaria del 2 febbraio scorso con la quale si chiedeva ai dirigenti scolastici di formulare, in via previsionale e come prima ricognizione, proposte di quadri orari e quindi di organici. A noi una simile iniziativa - in un contesto ancora caratterizzato da un quadro normativo indefinito e discutibile, quando non è ancora chiaro sulla base di quali parametri il MIUR intende assegnare gli organici e, soprattutto, ad iscrizioni ancora in corso nelle scuole, quando ancora i genitori devono esprimersi - era sembrata francamente improvvida e iperrealista.

Nel corso della Conferenza di servizio con i dirigenti scolastici di giovedì 5 febbr. il dott. Lupacchino ha affermato che questa circolare – che doveva avere appunto lo scopo di una prima ricognizione delle possibili richieste delle scuole in modo da avere un’idea della consistenza organica necessaria- era stata suggerita da un gruppo di lavoro ristretto di dirigenti scolastici costituito dall’USP ma che di fatto aveva finito per creare più problemi interpretativi e confusione che altro. Di qui la decisione di ritirarla, esentando i dirigenti scolastici e le scuole dalla compilazione. Questo spiega perché già nei giorni scorsi la circolare in oggetto non era più reperibile nel sito dell’USP.
Il direttore ha ribadito più volte la sua intenzione di difendere il più possibile la dotazione organica esistente, consolidata nel corso degli anni nella provincia di Milano, assicurando che il tempo pieno nella primaria avrà il doppio organico e che verrà fatto il possibile per garantire il tempo mensa anche nelle situazioni di 27 e 30 ore con rientri pomeridiani. Più o meno stesso ragionamento per la scuola secondaria di primo grado.

Continua>>>>


giovedì 5 febbraio 2009

Caos Tempo Pieno


Guarda il video su repubblica TV



A fine mese scadono i termini per le iscrizioni del prossimo anno. Ma ci sarà la scuola pomeridiana?
In studio a Roma Marco Olivieri, preside scuola elementare Cesare Battisti di Roma, Mario Giacomo Dutto, dir. ordinamenti scolastici ministero Istruzione. In studio a Milano Alberto Ciullini, genitore Rete Scuole. Conducono Paolo Garimberti e Edoardo Buffoni

I ragazzi dell'Onda nascosta

di Marco Rossi Doria
L'Unità - 5.2.2009 - pag. 13



Nel mezzo dell'autunno italiano, mentre un'onda di ragazzi riempiva le strade a difesa di istruzione e formazione pubblica, altre migliaia di ragazzi continuavano a lavorare nei bar e nelle officine; servivano a tavola, fabbricavano pantaloni, camicie e borse in piccole manifatture nascoste nei vicoli o in periferia. Per sei o settecento euro al mese. O decidevano di prendere il treno come avevano fatto i loro nonni per entrare in una fabbrica lontana, tornando ogni sera in un appartamento diviso con gli amici del quartiere con cui si erano dati reciproco coraggio per partire. Diciassette, diciannove, ventuno anni. Pochi parlano di questa onda silenziosa, fatta da ragazzi e ragazze di un'altra Italia.

Nel mezzo dello stesso autunno, una sera veniva fatto fuoco su quattro ragazzini davanti a una sala giochi, a cinque chilometri dal centro della terza città italiana, probabilmente da parte di altri ragazzi, legati alla malavita organizzata. E qualcuno per un giorno si è chiesto come mai. Ma né i giornali né le tv si sono interrogati più di tanto sulle persone dell'età dei ragazzi dell'onda o più piccoli che sono parte di tribù adolescenziali e giovanili senza rete e fuori controllo e troppe volte già in balia dei miti e dei comportamenti ispirati al crimine organizzato. Fatti di modelli e riti che tanto più attraggono quanto più forniscono una sponda identitaria, un'appartenenza.

C'è un mare fatto da centinaia di migliaia di ragazzi italiani che hanno lasciato presto la scuola o l'hanno fatta male o comunque sono andati presto a lavorare. Spesso in regime di precarietà, di bassi salari, con mansioni a basso contenuto di sapere e di apprendimento e con quasi nessuna prospettiva di futura formazione. Al Nord come al Sud, questi nostri giovani concittadini producono ricchezza. Senza avere in cambio alcuna reale prospettiva di «sviluppo umano» che ogni paese civile dovrebbe dare ai suoi figli nati meno fortunati. Ve ne sono, inoltre, alcune migliaia che ogni giorno vivono nella immediata vicinanza di mercati illeciti o criminali, in prossimità di armi da fuoco e di alcool. E di sostanze che generano comportamenti incontrollabili e danni duraturi, ottenibili a costi irrisori.

Di chi sono figli questi nostri giovani concittadini con poca scuola? Sono quasi tutti figli di famiglie che vivono sotto la soglia di povertà. E non sono pochi. Secondo l'Istat i minori poveri in Italia sono 1 milione e 809 mila, il 17% del totale; ma di questi, 1 milione e 245 mila risiede nel Mezzogiorno. E' il 70 percento del totale dei bambini e ragazzi poveri italiani, uno su tre dei minori meridionali, concentrati nelle grandi aree urbane.

La nostra scuola o non li conquista o comunque non riesce a favorire la loro emancipazione dall'esclusione precoce. Proprio no. E' fatta per gli altri. Nonostante i molti sforzi di tanti di noi. E la scuola pubblica, per essere tale, non può essere più difesa così com'è. Deve cambiare. Sono i fatti ad esigerlo. Il «Social situation report 2007» della Unione Europea ce lo conferma: la nostra scuola rimane di classe. Più che altrove. I figli di chi ha fatto l'università e ha un lavoro sicuro hanno sempre più possibilità di completare bene l'intero corso degli studi. Tale possibilità va moltiplicata per 2,1 per la Germania, per 2,4 per il Regno Unito, per 2,8 per l'Olanda, per 3,3 per Spagna e Francia, per 3,6 per la media dei 25 paesi dell'Unione Europea. Ma in Italia la possibilità del figlio di chi ha studiato e ha un buon lavoro di finire bene scuola e università è di ben 7,7 volte quella del figlio di chi ha in tasca la terza media! E l'istruzione ancora serve a vivere meglio. E' il primo fattore a determinare buon lavoro e guadagno. E' il primo antidoto alle dipendenze, alle malattie mal curate, alla violenza recata e subita, alle povertà.

L’Italia subito dopo la vittoria della Repubblica, mostrò di esistere anche perché la sua parte migliore, di ogni colore politico, del Nord e del Sud, riconobbe nel libro di Carlo Levi - «Cristo si è fermato ad Eboli» - che vi era una parte d'Italia chiusa nella miseria, esclusa dalle possibilità, che doveva ricevere risposte. Oggi le risposte le si devono ai bambini e ai ragazzi figli di poveri. E del Mezzogiorno in particolare. Ci vuole una grande politica. Che metta insieme le esperienze migliori di scuola, volontariato, banche, imprese. Che ripristini, certo, la forza della legge. Che deve tornare a difendere i diritti e a presidiare i limiti e a essere visibile ai ragazzi di tanti quartieri pieni di rischi. Ma che offra anche scuola innovata, vera formazione. E lavoro dove si produce, si guadagna e si impara anche.

Dov'è questa politica?

mercoledì 4 febbraio 2009

Il Ricorso al TAR contro il Piano Programmatico

Il Coordinamento Genitori Democratici (CGD) il Centro di Iniziativa Democratica degli Insegnanti, (C.I.D.I.), il 126° Circolo didattico di Roma, assistiti dall’avv. Riccardo Marone hanno presentato nei giorni scorsi un ricorso al TAR del Lazio per richiedere l’annullamento del Piano Programmatico per la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico, di cui all’art. 64, comma 3, D.L. n. 112/08 (convertito con modificazioni in legge 6.8.2008 n. 133) e l’annullamento di ogni atto preordinato, connesso e conseguente al medesimo Piano. Cioé nell’ipotesi dell’ annullamento del Piano risulterebbero annullati anche i Regolamenti che ne dovrebbero, a quanto sostiene il comma 4 del medesimo articolo 64, fornire una ”puntuale attuazione”.

In Ricorso pone in via incidentale e in subordine all’annullamento del Piano varie questioni di legittimità costituzionale dell’art. 64 della legge 133/08, che il Tar del Lazio, in alternativa o congiuntamente all’annullamento del Piano, potrebbe trasmettere alla Corte Costituzionale.

Il ricorso ricorda che con decreto legge in data 25 giugno 2008 n. 112, convertito in legge 6 agosto 2008 n. 133, sono state approvate misure urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione finanziaria e la perequazione tributaria.

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