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martedì 10 febbraio 2009

Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.


A Milano si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia


Il 3 febbraio è stata pubblicata a Milano la circolare per le iscrizioni alle scuole dell'infanzia comunali per l'a.s. 2009/2010.

Confrontando la circolare di quest'anno con quella dello scorso anno si notano delle differenze non trascurabili a proposito di "ORARI E FREQUENZA".
Ecco i due testi a confronto.

Circolare N. 20 del 17 dicembre 2007

ORARI E FREQUENZA

La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 9,00 alle 16,00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale, con possibilità di uscite anticipate alle 14.00 o alle 15.00. Solo in casi particolari e documentati è prevista, previa autorizzazione della Responsabile del Servizio, la possibilità di uscita durante le attivitá.
E’ altresì prevista un’anticipazione e/o prolungamento, dalle 7,30 alle 18.00, dell’orario base, su motivata richiesta della famiglia.

Circolare N. 2 del 3 febbraio 2009

ORARI E FREQUENZA

La Scuola dell’Infanzia funziona dal lunedì al venerdì, dalle 8.00 alle 18.00, nei periodi previsti dal calendario scolastico redatto dall’Amministrazione Comunale.
L’orario di funzionamento è di 10 ore giornaliere.
Su richiesta delle famiglie in fase di iscrizione e sentito il Consiglio Scuola, l’apertura può essere anticipata alle 7.30. Sempre in fase di iscrizione, i genitori possono scegliere orari diversificati con uscita alle 13.00/13.30, alle 16.00/16.30 o alle 17.30/18.00

L'offerta delle 25 ore settimanali in alternativa alle 40 o 50 si sta concretizzando, in altri termini questo vuol dire che si sta preparando l'ingresso del "maestro unico" nelle scuole dell'infanzia. Il Comune di Milano vuole generalizzare il servizio a costo zero riducendo il tempo a scuola.

Ecco come la Moratti fa da sponda alla Gelmini.

Milano, 10 febbraio 2009

Mario Piemontese

venerdì 28 novembre 2008

Milano, le famiglie in rivolta per l'aumento delle mense scolastiche

Dopo quella contro il caro-parcheggi, parte la rivolta contro gli aumenti della refezione scolastica. La giunta ha annunciato la decisione di ritoccare le rette pagate dalle famiglie dei 70mila bambini che ogni giorno mangiano a scuola. E su Internet è cominciata la mobilitazione dal basso degli utenti del servizio offerto da Milano Ristorazione, la società comunale che per conto di Palazzo Marino rifornisce e gestisce 475 refettori.

«Le famiglie non dovevano essere agevolate? Sono indignata, spero in un vostro ripensamento, altrimenti era meglio pagare l’Ici», scrive rivolta al sindaco Stefania, impiegata part time, marito impiegato, tre figli. «Sono un padre di famiglia, ho due figli alle elementari, il Pdl mi ha tolto 200 euro di Ici e adesso me ne mette 400 in più di mensa scolastica. Vergogna», gli fa eco un genitore che usa “fantedipicche” come pseudonimo. Antonio Tuzzi aggiunge: «Se non ho capito male l’aumento non servirà per migliorare la qualità del servizio ma solo per riempire le casse vuote del Comune». E Rosanna fa notare: «Fa piacere apprendere che per il Comune da 23mila euro in su si entra nella categoria dei ricchi».

Segue>>>>

giovedì 27 novembre 2008

Piatto più caro

L’aumento, in parte anticipato negli scorsi me­si, è quello delle rette per la refezione scolastica. Qui davvero il piatto si fa più salato. Gli aumenti scattano per 47.901 fami­glie su 62.345. In pratica il 76 per cento. Ma gli au­menti colpiscono in modo diverso a seconda delle fasce di reddito parame­trate sull’indice europeo di ricchezza ( Isee). Per quelle con redditi compre­si tra 2mila e 6.500 euro (in tutto 36.768 bambini) le tariffe scenderanno da un minimo di 22 a un massi­mo di 119 euro. La tabella a fianco riporta tutte le variazioni. Con alcune bizzarrie: lo “sconto” per chi ha un reddito Isee infe­riore ai 2mila euro (equi­valente a 4-6mila euro di reddito effettivo) è di 112 euro, per quelle con reddi­to tra 4mila e 6.500 (ovve­ro reddito reale da 13.260 a 16.060) sale invece a 119. Insomma, chi è più povero paga di più, chi è “ricco” paga meno.
«Operazione di equità», ha comunque insistito l’assessore Mariolina Moioli presentando le nuove tariffe perché la ma­novra introduce anche fa­sce reddituali nuove per chi supera l’Isee di 6.500. I redditi tra 12.500 e 27mila pagheranno 290 euro in più per le mense nelle scuole d’infanzia e 208 per primarie e secondarie di primo grado. Oltre i 27mi­la l’aumento è rispettiva­mente di 440 e 338 euro. «E’ vero ci sono gli aumen­ti ma da quest’anno il Co­mune mette in cantiere un intero mese in più a luglio che prima non c’era», ri­marca Moioli.

Leggi articolo sulla "stangata"

lunedì 17 novembre 2008

Libere da ogni deriva ideologica

Libere da ogni deriva ideologica, da ogni sentirci schierate da una parte o dall'altra della sponda politica, dilatando il nostro sguardo sulle realtà “vere e vissute” della scuola, vogliamo comunicare il nostro pensiero di maestre della scuola dell’infanzia sulla legge approvata in questi giorni.
L'immagine distorta che a nostro parere viene oggi consegnata all'opinione pubblica ci ferisce. L'eco dei luoghi comuni che in questo periodo risuona nella piazza evoca la metafora di un mostro-scuola fagocitante denaro pubblico, esageratamente speso a causa dei troppi insegnanti, di un tempo scuola troppo dilatato e di una media di alunni per classe troppo bassa. Sì, nei vari contesti della “polis” - siano essi il bar o la sala di attesa di un ambulatorio o la “piazza” stessa – le opinioni, su questo argomento, confermano una visione di un'istituzione parassita prima ancora che educativa, l'insegnante un onere prima ancora che garante di un processo di civilizzazione, umanizzazione, conoscenza, cultura.
Per chi fa della nostalgia l'elemento guida delle sue valutazioni, vorremmo ricordare che la deamicisiana maestra dalla penna rossa, può essere stata la nostra occasione di crescita, maturazione, apprendimento, ma ciò che ha portato, nel 1985, a legiferare per una riforma della scuola primaria, furono i nuovi orizzonti culturali, i nuovi saperi che si erano radicati nella società. Andavano perciò reimpostati su una nuova base epistemologica e metodologico-didattica gli obiettivi di apprendimento nonché tutte le discipline e il piano di studi, perchè i bisogni di apprendimento dei bambini e delle bambine non erano più quelli del 1955. Non è stato per capriccio che si è ricorsi alla formazione di insegnanti specialiste, ma per la necessità di meglio organizzare i saperi.
Ciò che ci brucia nel profondo in questa congiuntura, soprattutto come insegnanti di scuola dell'infanzia, è che siano stati stabiliti dall’alto, come prioritari, il voto in condotta, il grembiulino e la valutazione espressa in numeri. Non c'erano altre priorità? Il rapporto numerico ad esempio, che per noi da anni è di una maestra a 28 bambini, l'edilizia scolastica, l'impossibilità di frequentare contesti altri dall'edificio scuola perchè le uscite hanno i loro costi, il materiale insufficiente: queste erano le nostre attese, altro che cinque in condotta! Ci si metta nelle condizioni di lavorare bene e riusciremo a fare del bambino più “bullo” un vero cittadino.

Eppure ci sembrava che il nostro lavoro non si configurasse soltanto come professione, ma anche e soprattutto come un vero e proprio servizio alla società intera. Servizio beninteso non di tipo assistenziale, ma servizio alla costruzione di una cultura che fa delle bambine e dei bambini dei cittadini a pieno titolo. Com'è possibile allora il sistematico insulto nei nostri confronti da parte di chi dovrebbe incoraggiare, anziché creare discredito e sfiducia?
Insomma, le scelte politiche che si vanno configurando per la scuola italiana e la giustificazione di tali scelte, inducono inevitabilmente a pensare che il legislatore davanti al significato educativo abbia messo l'economia di mercato, davanti al valore degli ambiti educativi per eccellenza, abbia abdicato a favore del valore del denaro.
Già, il denaro! Sperimentiamo quotidianamente quanto il “mercato” sia uno dei più importanti regolatori delle relazioni tra le persone e le istituzioni, come la “Borsa” e la “Banca” facciano parte del vissuto quotidiano dei cittadini. Tutto questo, secondo noi, ha compromesso l'aspetto valoriale, etico delle relazioni e come insegnanti, ma non solo, ne sopportiamo le conseguenze.
Massimo Fini in un suo libro ha scritto:”Il denaro da utile mezzo è diventato fine, da servo si è fatto padrone, crediamo di maneggiarlo e invece ci manipola, crediamo di usarlo e invece ci usa, crediamo di muoverlo e invece ci fa muovere, anzi, trottare, crediamo di possederlo e invece ci possiede”.
Vi garantiamo che, nonostante tutto, nonostante l'inverno mortifero dell'attuale congiuntura, nonostante la fatica quotidiana dell'educare in condizioni che spesso trasformano la nostra professione in missionarietà, ci sforzeremo di lavorare per contrastare la potenziale barbarie che potrebbe abitare qualsiasi persona non educata al rispetto di sé stessa, degli altri e delle cose.
Consegniamo al cuore della società il frutto delle nostre riflessioni, consapevoli che “la goccia che è un nulla rispetto all'oceano, può scavare la roccia”.



Insegnanti della scuola dell'infanzia Archimede, Sacile (Pn)

Mariarosa Nadal
Emanuela Santarossa
Carmela Litto
Mara Amadio
Maria Donatella Zanette
Maria rosa Gardenal

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domenica 2 novembre 2008

Gelmini anche alla materna!

Maestro unico e niente tempo pieno.
Perchè nessuno lo dice?


Nessuno parla della scuola materna. Neppure il ministro si è soffermato sul tema nelle numerose interviste rilasciate. Riporto quindi l'articolo del Piano Programmatico che riguarda le Scuole dell'Infanzia.

Leggi il seguito dell'articolo di Roberta Lerici
sul Sito "bambini coraggiosi"

Anche la scuola dell'infanzia dice NO!

Anche nella scuola dell'infanzia meno tempo scuola, maestro unico e doppi anticipi!

Della scuola dell'infanzia il ministro non parla lasciando intendere che questo segmento non sarà toccato dai tagli e dai provvedimenti del piano attuativo dell'art. 64 del decreto 112/08. Ma non è affatto così! Quello che si prospetta è un attacco inaudito alla scuola delle bambine e dei bambini più piccoli, in continuità con il disegno di destrutturazione del sistema di istruzione pubblico che ispira ogni provvedimento di questo governo di destra.

L'applicazione del piano programmatico comporterà uno stravolgimento dell'attuale scuola dell'infanzia: si cancella un ottimo modello didattico ed organizzativo - ormai consolidato negli ultimi 20 anni e riconosciuto come tra i migliori al mondo; si interviene su tutta la fascia di età 0-6 calpestando i diritti dei più piccoli, la professionalità del personale e le vere esigenze delle famiglie.

Leggi in sintesi gli interventi previsti

mercoledì 22 ottobre 2008

incontro per la scuola dell'infanzia

GIOVEDì 23 OTTOBRE
dalle ore 20.00 alle 22.30
presso il Negozio Civico CHIAMA MILANO
L.go Corsia dei Servi, 11 (MM Duomo o San Babila)

si terrà l'incontro dei genitori per parlare dei servizi all'infanzia e in particolare per discutere l'ultima versione del documento contenente le nostre richieste all'assessore Moioli e le modalità di presentazione dello stesso.

venerdì 17 ottobre 2008

Non solo scuola elementare ...

Non dimentichiamoci che questo decreto tocca la scuola pubblica a tutti i livelli!
Qui si parlerà di SCUOLA DELL'INFANZIA

GIOVEDì 23 OTTOBRE
dalle ore 20.00 alle 22.30
presso il Negozio Civico CHIAMA MILANO
L.go Corsia dei Servi, 11 (MM Duomo o San Babila)

Terzo incontro dei genitori dei bambini delle Scuole dell'Infanzia comunali.

"I genitori dei bambini delle scuole dell'infanzia si incontrano per parlare dei Servizi all'Infanzia di Milano.
Qualità e Prospettive.
L'incontro è aperto a educatrici, personale ausiliario, Consiglieri Comunali, Consiglieri di Zona e chiunque fosse interessato."