domenica 26 ottobre 2008

Riflessioni sulla riforma ...

Un gruppo di insegnanti dell’Istituto Comprensivo di Guastalla (RE) ha sentito l’esigenza di confrontarsi e di stendere un documento con le loro riflessioni sulla riforma Gelmini.
Il testo che segue è stato sottoscritto dal 90% degli insegnanti della scuola primaria e da alcuni colleghi della scuola secondaria di primo grado.


Al Ministro dell’Istruzione
Al Collegio Docenti
Al Presidente del Consiglio d’Istituto
Alle organizzazioni sindacali

Gli insegnanti dell’ Istituto Comprensivo “ Ferrante Gonzaga” di Guastalla sentono di dover esprimere profonda preoccupazione per i cambiamenti che la nuova riforma porterà.
In una società complessa e in continua evoluzione è anacronistico pensare che una scuola come quella ipotizzata possa rispondere alle esigenze educative, culturali, sociali e di integrazione che quotidianamente si affrontano.
Questo documento non ha scopi di mobilitazione sindacale, ma esprime la consapevolezza di non poter far fronte, in maniera professionale ed efficace, alle molteplici richieste a cui la scuola è chiamata.
Nel corso degli anni la scuola primaria è andata rinnovandosi costantemente, si è adeguata ai tempi e ai ripetuti cambiamenti legislativi cercando di innalzare i propri livelli e rimettendo spesso in discussione il proprio modo di operare: abbiamo adeguato le nostre competenze professionali, abbiamo approfondito le specificità delle discipline secondo una pedagogia della condivisione e abbiamo istaurato nuove e positive relazioni con gli alunni e le famiglie.
Non è possibile individuare alcuna giustificazione pedagogica ai cambiamenti che coinvolgeranno la scuola primaria.

In nome di una razionalizzazione delle risorse si prospetta:
• una forte riduzione del tempo scuola ( da 30 a 24 ) che implicherà un impoverimento dell’ offerta formativa: meno ore per le discipline e meno strumenti per capire il mondo.
• Ripristinare l’insegnante unico vorrà dire cancellare la compresenza tra docenti rendendo impossibili le attività a piccoli gruppi di recupero, potenziamento, alfabetizzazione e di laboratorio; un unico docente non potrà più far fronte all’esigenza di integrare gli alunni diversamente abili, né alunni dislessici, iperattivi, con difficoltà di apprendimento e problemi psicologici. Diventerà impossibile realizzare uscite didattiche, collaborazioni con associazioni del territorio e gite. Diminuirà inevitabilmente il confronto tra docenti: gli insegnanti si ritroveranno da soli a far fronte alla complessità della didattica e degli stili cognitivi. Avere, quindi, un unico punto di vista sull’alunno, porterà ad una valutazione arbitraria e soggettiva che con tanti anni di formazione si è cercato di superare. La scuola di oggi non può delegare la costruzione del sapere ad un maestro tuttologo che sa di ogni disciplina e di ogni didattica un po’.
• I voti espressi in cifre costituiranno una valutazione sterile e puramente sommativa che non aiuterà l’alunno a prendere consapevolezza di sé, delle proprie capacità e difficoltà. Dopo anni di progetti, attività e formazione riguardante la gestione pacifica del conflitto e l’educazione socio – affettiva non è possibile pensare al voto in condotta come unico rimedio al problema del bullismo.
• Infine l’introduzione della disciplina “Cittadinanza ed educazione” non rappresenta certo una novità : la scuola primaria ha sempre sviluppato questi temi prima nella materia “Studi sociali” poi nella “Convivenza civile”.

Alla luce di tutte queste considerazioni, gli insegnanti si auspicano di riportare l’attenzione sui veri e sostanziali problemi della scuola e che il decreto venga ripensato.

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