Che la cosiddetta “riforma Gelmini” in realtà non sia una riforma è stato riconosciuto da più parti, di diverso orientamento. Non solo dalla Cgil e dall’opposizione politica ma persino da Emma Marcegaglia che – come ha scritto su Repubblica Eugenio Scalfari – di certo bolscevica non è, fino a Famiglia Cristiana o al Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (Azione cattolica). Tutti quanti a sottolineare il fatto che si tratta di un puro e semplice taglio di spesa.
Ma, al di là del contenuto, quello che colpisce – e che indispone – è il metodo seguito per arrivare all’approvazione del decreto 137 ed alla sua conversione in legge. Anche qui, come è stato da più parti rilevato, non c’è stato nessun confronto con il mondo della scuola, con le associazioni professionali, con i pedagogisti. E nessun serio dibattito parlamentare. Questa è forse la cosa più grave, in una democrazia degna di questo nome.
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dal sito di ScuolaOggi
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martedì 11 novembre 2008
lunedì 10 novembre 2008
il "day after" della scuola media
La scuola media, così amiamo ancora nostalgicamente chiamarla, si sta preparando in questo periodo alle giornate di scuola aperta o open days, per la presentazione dell’Offerta Formativa 2009-10 al territorio, in particolare ai genitori dei futuri “primini”.
Quali modelli didattici proporre? E ancor prima, quale progetto culturale, didattico e formativo è stato progettato?
Sino a ieri l’autonomia organizzativa e didattica delle Istituzioni Scolastiche Autonome ha consentito una certa originalità creativa nel trovare soluzioni adatte alle esigenze dell’utenza e del territorio, a rimediare situazioni compromesse dall’attuazione di riforme realizzate parzialmente e scarsamente condivise. La scuola media ha resistito all’abolizione del tempo prolungato, conseguente all’entrata in vigore della riforma Moratti; miracolosamente ne ha mantenuto in vita un suo surrogato, il modello 33 ore, pacchetto integrato di attività opzionali facoltative ideato per strutturare organicamente l’introduzione di un tempo scuola di 29 ore obbligatorie+4 opzionali.
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Quali modelli didattici proporre? E ancor prima, quale progetto culturale, didattico e formativo è stato progettato?
Sino a ieri l’autonomia organizzativa e didattica delle Istituzioni Scolastiche Autonome ha consentito una certa originalità creativa nel trovare soluzioni adatte alle esigenze dell’utenza e del territorio, a rimediare situazioni compromesse dall’attuazione di riforme realizzate parzialmente e scarsamente condivise. La scuola media ha resistito all’abolizione del tempo prolungato, conseguente all’entrata in vigore della riforma Moratti; miracolosamente ne ha mantenuto in vita un suo surrogato, il modello 33 ore, pacchetto integrato di attività opzionali facoltative ideato per strutturare organicamente l’introduzione di un tempo scuola di 29 ore obbligatorie+4 opzionali.
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