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lunedì 19 gennaio 2009

dalla parte delle compresenze ...

Molto spesso, recentemente, il dibattito affidato ai media si è soffermato su alcuni aspetti (maestro unico e tempo pieno) di forte impatto emotivo e certamente anche sostanziale sul piano qualitativo (basti pensare all'inevitabile limitazione di opportunità per i bambini che il ritorno all'insegnante unico comporterà o alla destrutturazione sostanziale di un modello scolastico di tempo lungo invidiatoci in tutto il mondo....), come origine e causa del conseguente taglio del numero dei docenti dal prossimo anno.
La realtà che proverò a dimostrare invece è che la scure che si abbatterà sugli organici sarà determinata dalla cancellazione delle compresenze nella scuola primaria. Ma innanzitutto occorre precisare cosa è e a cosa serve una compresenza (visto che un noto giornalista RAI presente tutte le sere fino a tarda notte ha rilevato l'inutilità di tale istituto in quanto esistono gli insegnanti di sostegno.....sic!).
Comunemente si definisce compresenza l’atto di essere presente con altri nella stessa classe, funzione svolta da due o più docenti soprattutto nella scuola elementare e media e, in misura limitata, negli altri ordini di scuola. La compresenza si concretizza in varie forme: sia con gli insegnanti impegnati insieme sulla classe, sia in azioni che coinvolgono piccoli gruppi di allievi.

segue>>>>


giovedì 4 dicembre 2008

Compresenza: battaglia arretrata o conquista da mantenere (per migliorare)?

di Marco Pistoi

Leggendo l’intervento di Reginaldo Palermo non riesco a comprendere per quali motivi la richiesta di salvaguardare le ore di compresenza si possa definire una “battaglia arretrata” che “sottende ad una visione angusta e semplicistica”… tanto più scorrendo le ragioni espresse nell’articolo.
In particolare, concordo sul fatto che la questione della compresenza sia più complessa di una “semplice questione aritmetica”, ma proprio per questo ritengo importante mantenere e “difendere” le compresenze.

Viene giustamente ricordato che in alcune classi, in cui l’insegnamento della lingua inglese è affidato agli specialisti, la compresenza dei docenti può superare le 4 ore.
In questi casi, come descritto, tali “ore in più” sono utilizzate per attività di sostegno ad alunni stranieri o con diagnosi di difficoltà specifiche di apprendimento. Perché rinunciare a questa opportunità? È difficile considerarle solo in termini di costi…

Naturalmente tali attività devono essere “produttive” e progettate con serietà, non improvvisate o distribuite con “leggerezza”. Sono (dovrebbero essere …) ore di insegnamento a tutti gli effetti.
Allo stesso modo la compresenza “classica” dei docenti (4 ore) deve essere “qualificata, sul piano pedagogico e organizzativo” (concordo ancora una volta…) Ma questo discorso vale per ogni ora (e minuto) che un insegnante passa a scuola, sia esso impegnato in lezione frontale, attività di laboratorio o uscita didattica… Ai dirigenti scolastici l’arduo compito di vigilare!
La possibilità che in talune circostanze la compresenza non sia utilizzata e sfruttata al meglio esiste, lo riconosco, ma non deve diventare un alibi per proporne l’abolizione. È un altro problema. Che va risolto. Ma è un altro problema.
Non penso, infine, che “ per dispiegare appieno la propria funzione, la compresenza, necessiti di attrezzature e spazi adeguati” o particolari (anche se l’aspetto evidenziato non è da sottovalutare). Molto si può fare anche in una sola aula (penso per esempio alla gestione di gruppi cooperativi), o sfruttando il laboratorio di informatica o il locale biblioteca…(di necessità virtù…). La differenza la fanno ancora una volta gli insegnanti, la qualità della loro azione educativa e …il tempo che hanno a disposizione!

Chi come me vede con preoccupazione il futuro del tempo pieno, chiede la salvaguardia delle ore di compresenza proprio perché non si accontenta di un “prolungamento orario” più o meno garantito e guarda alle possibilità dell’autonomia didattica e dell’innovazione senza cancellare con un colpo di spugna quanto di buono la scuola (nonostante tutto!) ha saputo offrire e può ancora proporre, attingendo anche da quel “vecchio armamentario” che si dice andrebbe superato.

C’è ancora molto da fare, lo so. Salvaguardare il tempo pieno non basta.


martedì 25 novembre 2008

L'Università nella Casa del Sole


L'Università nella Casa del Sole,
scuole del Parco Trotter a Milano,
in collaborazione con
il collettivo dei "diversamente strutturati"

vi invita a

L'Università
nella Casa del Sole

Giovedì, 27 Novembre
Nei padiglioni, in teatrino,
nella ex- chiesetta, a partire dalle 13.30

Una novità per i bambini, ma anche per gli studenti, i dottorandi, i ricercatori che per la prima volta si confrontano con i piccoli e l'occasione di una visione complessiva del concetto di scuola.

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Contro i provvedimenti del governo che dequalificano e mettono in discussione il futuro di tutta la scuola pubblica, dalla materna all'università, la scuola elementare "Casa del Sole", incontrerà docenti, ricercatori e studenti dell'università statale, in 2 ore di gioco-confronto-scambio per interviste reciproche, laboratori, esperimenti, giochi e magie.

E' a partire dalla scuola che si ragiona sul futuro: le classi differenziate o ponte, il maestro unico o prevalente, i tagli all'università e la privatizzazione galoppante,

non sono il futuro che vogliamo.

L'università al Trotter, nella "Casa del Sole" sarà l'occasione per vivere insieme un sapere libero e condiviso e per ripensare ad una nuova scuola e ad una nuova università, pubblica ed accessibile a tutti.

Tutti i genitori sono invitati

Programma dell'incontro

prime elementari: intervista "doppia" con gli esperti di lettere in teatrino. Sarà un confronto molto semplice su come e dove gli studenti "adulti" e gli studenti "bambini" fanno scuola. L'incontro sarà preparato dalle insegnanti qualche giorno prima con i bambini.

seconde elementari: incontro con gli esperti di chimica in Chiesetta. Simuleranno semplici esperimenti con l'aiuto di immagini e di filmati. Seguirà nel piazzale antistante esperimento di magia.

terze elementari: elaboreranno e costruiranno con gli esperti di geografia una mappa del quartiere (Pad. Grazioli).

quarte elementari: un docente di Storia condurrà una lezione elementare su argomenti accattivanti per i bambini (Pad.Da Feltre).

quinte elementari: i docenti di economia proporranno un laboratorio dal titolo "dalla paghetta alle tasse". (Pad. Gabelli)

nel pomeriggio alle 16,45 in Chiesetta: il Prof. Sandro Rinauro, rivercatore di scienze politiche, parlerà dell'immigrazione italiana clandestina nel dopo guerra, attraverso immagini, foto e video.


Il comitato genitori - insegnanti della Casa del Sole

diversamente strutturati - Coordinamento Dottorandi/Assegnisti/Contrattisti degli Atenei di Milano




lunedì 24 novembre 2008

Marta

Ci vuole tempo e cura - esattamente come ci vuole all’interno di una famiglia, ci vuole lo spazio e il tempo per ascoltare le domande, i dubbi e i desideri dei nostri bambini e delle bambine

Ogni giorno, in questo periodo, ricevo un centinaio di mail, le leggo, le inoltro, rispondo.
Partecipo a tante assemblee pubbliche e parlo davanti a genitori e insegnanti, parlo della scuola, del bisogno di tempo e cura che richiedono i nostri bambini e le nostre bambine perché possano trovare un ambiente accogliente e formativo, un ambiente in cui si impara ad imparare . Confronto le pratiche della nostra scuola con quello che invece la Gelmini vorrebbe imporci come modello.

Giovedi mentre ero, come sempre, davanti al mio computer a preparare un lavoro di storia, mi arriva una mail . È di Laura, una ex alunna. Ha 24 anni adesso. Me la ricordo: era una bella bambina, capelli lunghi, due occhioni chiari spalancati sul mondo, una gran voglia di partecipare e il coinvolgimento su qualsiasi cosa proponevamo….


Ha trovato il mio indirizzo nelle maglie della rete e ha deciso di scrivermi. Mi racconta di sé, della sua carriera lavorativa, del suo fidanzato, della sua fatica a stare dentro tempi stretti di vita.

“La cosa più pazzesca e più dolce allo stesso tempo – mi scrive Laura - è che, in tanti anni trascorsi, il nome Marta è ancora capace di emozionarmi, farmi scendere una lacrima e stamparmi un sorriso in viso nonostante l'immensa stanchezza della giornata.
Ho il tuo sorriso indelebile nella mente, come se fosse ieri... come se in borsa anzichè portafoglio e patente avessi quadernone giallo e rosso...e la penna cancellabile!!!
Mi ricordo le ore che passavo a fissare il tuo vestito di lana viola e gli scaldamuscoli dello stesso colore pensando che,quando sarei stata grande, mi sarei vestita come te... avrei voluto essere come te. Sento ancora la tua risata che mi faceva ridere... e proprio ieri, mentre ero ad un corso di aggiornamento, disegnavo intorno agli appunti i tuoi sorrisini. La ragazza di fianco a me si è messa a ridere e io le ho risposto che li faceva la mia maestra alle elementari anziché dare i voti!
Non so se sono proprio così uguale a te, sicuramente ho molti centimetri in meno per quanto riguarda l'altezza e in più in larghezza...ma sento di aver dentro il tuo stesso entusiasmo, il tuo sorriso,la passione nel proprio lavoro, la grinta, la voglia di fare, la decisione ,la forza nel difendere le proprie scelte, l'indipendenza...
Ti abbraccio forte, immensamente... ti stringo e ti dico grazie... perché parte di quello che sono è quello che tu e Carmen mi avete insegnato”.


Ci vuole tempo e cura - esattamente come ci vuole all’interno di una famiglia, ci vuole lo spazio e il tempo per ascoltare le domande, i dubbi e i desideri dei nostri bambini e delle bambine. Senza di essi non si può fare una buona scuola. 

Per questo sapere fatto di relazioni vive, gli interventi di Tremonti e Gelmini sono di quel particolare tipo di risparmio che porta distruzione. Noi insegnanti vogliamo difendere le nostre scuole, i luoghi che amiamo e in cui si svolge una parte importante della nostra vita – della vita dei bambini e delle bambine.

giovedì 20 novembre 2008

Uno sguardo anche al voto "numerico"

Parole e numeri, giudizi e voti

Nel decreto 137 e nella successiva l. 169/2008 l’attenzione generale è stata calamitata dal cosiddetto “ritorno al maestro unico”. Ma anche nella valutazione i “ritorni” non sono irrilevanti.
Esprimo qualche avviso intorno alla valutazione degli alunni, con riferimento anche a quella secondo parole e giudizi o secondo numeri e voti. Sono considerazioni personali dovute sia alle ricerche e agli studi cui ho partecipato sia al mio trascorso mestiere di maestro e di professore. Dirò pure di quelli che mi sembrano essere i vantaggi e gli svantaggi di entrambe le formalizzazioni del valutare.

Parola e numero

La prima differenza è inerente alla tipologia formale dello strumento. Penso che, nei confronti dei genitori e degli stessi ragazzi (o anche di noi stessi), non ci si possa nascondere dietro il velo del voto né, nei giudizi, dietro un gergo "tecnico". E' noto che un linguaggio non é solo confezionamento esterno di un prodotto; fa il prodotto stesso. Si dice quel che il linguaggio adottato ci fa dire e la sua identità o anonimia fanno la valutazione.
La parola è intimamente situata nella storia, esprime dei volti e delle relazioni intersoggettuali, contiene (e normalmente esplicita) margini di polivalenza, di ambiguità, di in-definizione; delimita debolmente un campo semantico elastico, agile, variabile; accorda crediti; concede proroghe. La parola apre, espone; attrae il soggetto verso l’intero campo del possibile.
Il numero è normalmente percepito come in una bolla sospesa dalla storia, “nome” di qualcosa di oggettivo, forma stabile di identità permanenti, sovrapponibili e interscambiabili; è percepito o almeno presentato come indipendente da chi enumera, univalente e univoco, preciso, esattamente definito, inelastico, inflessibile. Riflette –si opina- quel che c’è al momento e basta; è dichiaratamente aintenzionale e “protettivo” dell’esistente e –da solo- archiviativo del possibile.

Comunque, atti linguistici

Il rispettivo potenziale del numero e della parola si riflette sul giudizio e sul voto.
Essenzialmente, il giudizio guarda in volto ed esprime il “come ti vedo”, il voto guarda il prodotto e aspira a riprodurre il “cosa vale il tuo agire”.

SEGUE>>> sul sito di ScuolaOggi


Il Tempo Pieno finanzia le 40 ore

Martedì 18 novembre l’onorevole Valentina Aprea ha presentato in VII Commissione Cultura e Istruzione della Camera il testo della proposta di parere favorevole al Piano programmatico. Il testo prima del voto subirà probabilmente qualche modifica, ma non cambierà nella sostanza.

Il parere, in quanto favorevole, non mette in discussione il taglio di 8 miliardi in tre anni previsto dall’articolo 64 del decreto legge n. 112/08 convertito nella legge 133/08, e di conseguenza il taglio di 132.000 posti di lavoro. Per evitare equivoci deve essere chiaro che non si potrà parlare di vittoria del movimento fino a quando il Governo non deciderà di abrogare tale articolo, la legge n. 169/07, conversione in legge del decreto legge n. 137/08, e l’articolo 3 del decreto legge n. 154/08, nonostante le modifiche apportate dal Senato.

Il testo della proposta di parere prevede una serie di condizioni che all’atto della presentazione il sottosegretario Giuseppe Pizza, a nome del Governo, ha ritenuto condivisibili.

Vediamo di cosa si tratta scegliendone alcune.

Per la scuola primaria sono diverse le richieste rivolte al Governo.

LEGGI IL SEGUITO DEL'INTERVENTO

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UN'ITEGRAZIONE ALL'INTERVENTO