sabato 18 ottobre 2008

la storia si ripete ... e purtroppo anche noi!

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro.

La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito?

Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito.

Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta.

Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime...

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito?

Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle.

Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private.

Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina.
L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"



Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

4 commenti:

tiptop ha detto...

ecco, quando lo ho letto in commento da me, e poi ho visto "1950".... è detto tutto.

Anonimo ha detto...

per essere del secolo scorso mi sembra un discorso di molto attuale... o si sta regredendo o erano parecchio avanti allora... ma vedi, qui lo dico e poi chiudo, non è un problema solo della scuola... guardiamoci attorno e capiremo che coloro che dovrebbero operare per il cittadino lavorano in maniera indefessa per il dio denaronellemietasche, gl'importa una sega del resto (prova a domandare alla Gelmini se ha votato contro l'aumento di 1135 euro mensili ai parlamentari)... ma sono d'accordo con gli scioperi, almeno per dire icchè si pensa...

MDP

Anonimo ha detto...

Infatti è pauroso pensare che questo "colpo di spugna" ci riporterà indietro di decenni. "Esperienza insegna" a chi però???

Una mamma

marprof ha detto...

Mi pare fosse il 2005, il governo si trovava in grave crisi di consensi, Berlusconi andò a Ballarò per attaccare, come fa quando si trova in difficoltà.
C'erano anche Rutelli e D'Alema. Berlusconi disse che la sinistra ha il suo punto di forza nella scuola e nelle università, oltre che in altre istituzioni.
Ecco, sicuramente qui sta anche una motivazione della furia distruttiva del governo rispetto alla scuola: smantellare una roccaforte della sinistra e dei progressisti.
La Gelmini c'entra poco. Come la Carfagna e altre signore cooptate in Parlamento è addetta alla persona del padrone.
Sicuramente le motivazioni sono anche altre, come quella di far cassa e di distruggere un'istituzione per far posto alla scuola privata.
Ma ritengo che l'odio per la scuola e la cultura che anima la destra abbia radici lontane, e sopratutto nella loro incapacità di confrontarsi con la parte più consapevole della società italiana.