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martedì 9 dicembre 2008

Dalla parte di voi ragazzi

di Tania Pascucci

Lunedì primo dicembre, ore 8.00. Arrivo, come di consueto, all’ingresso della succursale del Liceo Scientifico “F. Enriques” di Livorno, Via Calafati; il vento, lì sul mare, imperversa, e quando scendo dalla macchina per raggiungere i cancelli della scuola ho i brividi. Gli studenti si stanno organizzando per la loro manifestazione, non sono molti, per la verità, dentro di me penso che è probabile che il loro corteo si riveli un “flop” e mi scappa detto: “ma dove andate con questo tempo?”, non attendendo una loro risposta. Ma dentro di me il dialogo con loro continua e gli dico: “ma dove volete stare meglio oggi, con questa bufera, se non in una scuola calda e accogliente (si fa per dire)? Lasciate per un po’ la piazza e venite a istruirvi, perbacco! Rischiate di ammalarvi e basta.”
Entro nell’edificio e scopro che il secondo piano è completamente allagato; la mia classe è vuota, eppure ai cancelli ho intravisto solo tre mie studentesse intenzionate a manifestare. Mah! L’egocentrismo tipico dei docenti che, come me, credono di svolgere un’utilissima funzione per la società, mi assale e comincio a valutare quest’assenza collettiva come una sorta di attacco personale, un affronto al mio lavoro (“che palle, mamma” direbbe mia figlia di dodici anni). In realtà valuto anche la possibilità di una riuscita della loro mobilitazione, poi in fondo sono anni che non li vedevo così convinti e impegnati, direi dai tempi del social forum a Firenze.

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domenica 26 ottobre 2008

Nel liceo occupato con mio figlio

Lo scrittore Sandro Veronesi tra i ragazzi dell´istituto di Prato che lui stesso aveva frequentato

DUNQUE. L´altra mattina ho deciso di andare a dare un´occhiata al liceo dove si è appena iscritto uno dei miei figli, lo Scientifico Niccolò Copernico di Prato, che è occupato da lunedì scorso

Mica per nulla: ha più di millequattrocento studenti, e sentire mio figlio quattordicenne dire «occupiamo» o «facciamo autogestione» mi ha un po´ stranito - così sono andato a vedere cosa stavano combinando. Tra l´altro, è lo stesso liceo che ho fatto io, e questo un po´ mi emozionava, ma è pur vero che la sede è cambiata, perciò non correvo il rischio proustiano di sprofondare nella memoria involontaria.
Fin dall´ingresso ho cominciato a constatare qualcosa di sorprendente, di cui vorrei dar conto: si tratta davvero di un´occupazione-modello. Tanto per cominciare, il servizio d´ordine c´è e funziona. Non è nulla di intimidatorio, ma si capisce che gli studenti hanno ben chiaro il pericolo di infiltrazioni che minaccia ogni occupazione, e stanno parecchio attenti. Gliel´ho chiesto: «Chi ve l´ha insegnato a fare un servizio d´ordine come questo?». E la risposta è stata: «L´esperienza». Già, perché i più grandi tre anni fa hanno partecipato a un´altra occupazione e qualcosa l´hanno imparata lì, ma soprattutto ogni anno in questa scuola viene attuato un progetto che si chiama «Agorà», d´accordo con preside e professori, che prevede tre giorni di autogestione totale, per far funzionare il quale gli studenti hanno imparato le tecniche per difendersi dal virus del disordine. D´altra parte, l´occupazione di questo liceo ha luogo anche grazie alla responsabilità che si sono presi preside e docenti, non è conflittuale, ed è basata su un patto di fiducia reciproca: per esempio, le lezioni sono comunque garantite, per tutti quelli che vogliono farle.

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